Creato da rinnegata il 09/02/2007

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racconto

Post n°166 pubblicato il 06 Febbraio 2009 da rinnegata

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UN GRANDE SCRITTORE

Era una magnifica giornata, tiepida e  trasparente. Le montagne formavano un semicerchio di vette innevate  e sembravano così vicine da poterle toccare allungando un braccio. Le otto del mattino. Pareva impossibile che avesse potuto rovinarsi in quel modo  la sera prima…”

Amore,come continuo? “mi chiese in tono arrogante, come faceva sempre quando si avventurava in acrobazie linguistiche che finivano in un vicolo cieco. Ebbi il solito moto di rabbia e d’insofferenza “arrangiati” avrei voluto dire “ non sei forse un grande scrittore?studia prima la grammatica e la sintassi”. Invece, gli risposi sorridendo “dipende da cosa vuoi dire, cos’è che si è rovinato? la sera? una storia? il tempo?E poi quel rovinarsi ,tesoro, è riflessivo, può riferirsi solo al soggetto! Cosa aveva fatto sto’ tipo, aveva giocato alla roulette? Aveva perso tutto?” “Ma no”, mi rispose stizzito, “La situazione, la storia d’amore, ma se l’hai letto ieri!” . Ero lì, lì per esplodere. Secondo lui non avevo altro in mente che le sue banalissime storie d’amore! ma come al solito resistetti e risposi con dolcezza, come se stessi parlando ad un bambino”allora, scrivi amore: pareva impossibile che la sera prima le cose si fossero rovinate in quel modo…” “Più o meno come avevo scritto io” mi rispose con sufficienza e riprese a scrivere quel polpettone  che poi io avrei dovuto  demolire e riscrivere completamente. Quell’ uomo mi irritava come nessuno riusciva a fare. In lui si fondevano presunzione, arroganza ed ignoranza! Ogni volta che dovevo fare buon viso a cattiva sorte, mi dicevo che era questo il prezzo da pagare per aver venduto l’anima al diavolo! Si, perché avevo venduto l’anima al diavolo, per un nobile scopo,ma l’avevo venduta. Quando mi ero laureata in lettere moderne con 110 e lode e bacio  accademico, la situazione era già precipitata . Mia madre mostrava già i sintomi della malattia che l’avrebbe ridotta ad un vegetale. Quando cominciò a rendersi conto che avrebbe fatto la fine di tutte le altre persone che avevano preso quel farmaco maledetto, mi fece giurare che avrei provveduto a Federico quando lei non sarebbe più stata in grado di farlo. Cominciai subito a cercare un lavoro. Non avevo grandi pretese, avrei accettato di tutto. Contemporaneamente cominciai a fare decine di concorsi. Un giorno ricevetti la telefonata del professore che era stato mio relatore, aveva per me un grande affetto unito a stima e ammirazione. “Prati-Donati ha bisogno di un negro, si è rivolto a me per trovare il migliore sul mercato, non bada a spese. So quanto vali Angelica, ma so che hai bisogno di lavorare, comincia a guadagnare un po’,tanto prima o poi il tuo talento sarà riconosciuto”. Alessio Prati-Donati era l’unico figlio del più famoso Antonio, Nobel per la letteratura nell’’85. Era nato dal suo secondo matrimonio con una giovane soubrette ,quando lui aveva già 75 anni. Tra le varie opzioni che la natura poteva concedergli c’era quella di nascere bello come la madre e geniale come il padre,invece, l’unico rampollo del grande Prati –Donati era brutto come il padre e cretino come la madre! Ma il nome, ed il denaro ereditati, gli spianarono tutte le strade.“Negri”,sono definiti con espressione poco felice, in ambiente letterario, coloro che lavorano nell’ombra e scrivono libri per un nome famoso al quale andranno gli incassi e la fama. Naturalmente il giovane Alessio se ne servì sin dal primo libro. Da solo non era in grado di scrivere nemmeno la lista della spesa, ma gli editori non andavano tanto per il sottile, quel nome assicurava le vendite. Rimase subito affascinato da me,non dico che si innamorò, perché non ama nessuno se non se stesso, ma probabilmente, la dolcezza, la pazienza con cui mi pongo alle persone, abituata da sempre ad avere a che fare con un fratello down, lo colpirono in modo particolare .Valutò in oltre che avrebbe potuto evitare di far sapere a tutti che i libri non li scriveva da se. Dovendo provvedere a mio fratello, alla clinica di mia madre a pagare gli avvocati per quella infinita causa di risarcimento contro la casa farmaceutica, accettai  di vendere il mio corpo e la mia mente a quello squallido individuo ed andai a vivere insieme a lui. Sottostare alle attenzioni fisiche di quella palla di lardo era niente  rispetto a dover sopportare il suo modo di essere. Era così pieno di se da raccontare  persino a me stessa che i libri se li scriveva da solo. Se l’agente diceva che c’era qualcosa che non andava, allora la colpa era mia, se invece andava tutto bene, come succedeva di solito, era merito suo!mi trattava come trattava tutti e cioè come una cosa di sua proprietà. Mi ritirai avvilita ed infelice nel soggiorno a guardare la tv. Squillò il telefono, era l’avvocato Roberti “ Angelica devo darle una magnifica notizia! Abbiamo vinto la causa, devono risarcire un milione di euro, tempo una settimana”.mi sedetti  perché mi girava la testa, lo ringraziai, risi, piansi, poi risi ancora. Presi solo il cappotto, il cellulare ed il pc portatile, volevo andare subito via da lì, senza portare niente con me e senza dare nessuna spiegazione,ma dallo studio lui gridò “Amore fammi un caffè”, e allora non potei fare a meno di rispondere ”Amore…VATTENE AFFANCULO”.

RINNEGATA

NOTE DELL’AUTRICE: come al solito quando devo misurare il numero delle parole. la mia creatività ne risente enormemente!!!!

Poi se qualcuno di voi gentilmente può dirmi come si fa a “linkare” il blog di writer!!!! Ditemi anche se linkare è qualcosa di sconveniente, se si può fare a tutti e se farlo può essere lesivo della mia onorabilità !!!!! Ringrazio anticipatamente

 

 

 

 
 
 
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