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Post n°76 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da fantasista76
Scrivo il primo post del 2012. Questo nuovo anno è iniziato bene meteorologicamente (almeno dalle mie parti il tempo è mite e soleggiato), ma porta con sé un'eredità di problemi economici non indifferenti. Il precedente governo con la sua inerzia ha provocato danni gravi all'economia, già gravata da almeno un decennio di bassa crescita, e ai conti dello Stato. Il nuovo governo (da me ribattezzato da 'Monti' a 'Marcegaglia', visto il peso che sta dimostrando di avere la Confindustria sulle scelte governative) sì trovato di fronte ha una situazione disastrosa e ha fatto finora quello che ha potuto, varando comunque una manovra a mio avviso iniqua, che ha colpito maggiormente i soliti noti, vale a dire la gente comune stipendiata o pensionata e i piccoli imprenditori. Tanto per fare un esempio, le varie nuove accise sulla benzina sono un'ulteriore mazzata ai consumi, già stagnanti e all'economia in generale. Per tanto non è difficile prevedere che per il 2012 non ci sarà una ripresa economica dell'Italia, anzi faremo ulteriori passi indietro.
Tutti questi sacrifici non hanno ovviamente toccato la cosiddetta 'casta', ma sarebbe meglio dire 'feccia', vale a dire i parlamentari italiani. Mettiamo in chiaro una cosa: i tagli agli stipendi dei parlamentari non risolverebbero alcun problema di bilancio. Ricordiamoci che la Repubblica Italiana ha un debito pubblico di circa 1900 (millenovecento) miliardi di euro e non basterebbe dunque ridurre lo stipendio a senatori e deputati, magari anche del 50%, per ridurre in maniera significativa questo enorme fardello, che continua a crescere in maniera esponenziale. Detto questo, però, mettiamo bene in chiaro un'altra cosa: le retribuzioni dei parlamentari andrebbero comunque ridotte per dare un segnale al Paese. Peccato che chi deve deliberare su ciò è il Parlamento stesso, per tanto è altamente improbabile che questo possa accadere.
Infatti la commissione ad hoc, creata per confrontare le retribuzioni dei parlamentari italiani con quelle dei colleghi europei, ha affermato che gli onorevoli stipendi italiani sarebbero addirittura inferiori a quelli europei, affermando però di non essere arrivata a una conclusione ufficiale rimandando il responso definitivo al 31 marzo.
Ora, mi risultano incomprensibili le difficoltà nell'effettuare questi calcoli e giungere ad una conclusione. Resta il fatto che in nessun paese europeo l’indennità mensile è alta come in Italia: 11.283 euro per un deputato e 11.550 euro per un senatore.
Come è un dato di fatto che, ormai da tempo, gli stipendi medi italiani sono tra i più bassi d'Europa, in particolare quelli dei precari. Infatti tanti bravi e intelligenti giovani laurati se ne vanno all'estero, dove il merito viene riconosciuto molto più che da noi, dove conta molto di più una raccomandazione o la furbizia.
Leggete l'articolo qui sotto:
Post n°75 pubblicato il 06 Dicembre 2011 da fantasista76
Finalmente la manovra economica è stata svelata nei suoi dettagli. Non mi aspettavo provvedimenti soft, visto lo stato comatoso dei conti conti pubblici, a cui ci ha portati il precedente governo. Senza questa manovra l'Italia fallirebbe e il default dei titoli di stato sarebbe inevitabile.
Devo dire, però, che questa manovra mi ha parecchio deluso. Ancora una volta a salvare la baracca saranno sempre i soliti, vale a dire la massa dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, ai quali viene richiesto un sacrificio enorme, che va ad aggiungersi ad un decennio che ha falcidiato il potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni. Non sono stati colpite le rendite finanziarie e gli evasori fiscali, com'era giusto che fosse. Se con il precedente governo tutto ciò non era strano, con l'attuale ci si aspettava un po' più di coraggio.
Con il ricatto del default verrà approvata un'iniqua manovra che non aiuterà per nulla la crescita economica. Peccato, è un'occasione persa e un altro motivo per pensare che il futuro di questo paese sarà ancora più difficile. Gioisce solo la Marcegaglia: questo governo sembra presieduto da lei più che dal Professor Monti.
Post n°74 pubblicato il 09 Novembre 2011 da fantasista76
Ricordate la crisi della lira del 1992? I telegiornali di quei giorni titolavano sempre con una notizia del tipo:”Nuovo record del marco sulla lira, sfondata quota mille”, vale a dire che per 1 marco erano necessarie più di mille lire. Allora esisteva lo SME (Sistema monetario europeo) e delle parità centrali prestabilite tra le varie valute europea. Esistevano inoltre delle percentuali di fluttuazione al rialzo o al ribasso rispetto alla parità centrale. La lira sfondò quella al ribasso rispetto al marco, finchè venne presa la decisione di togliere la lira dallo SME e di lasciare il cambio con il marco libero di fluttuare liberamente. Mutatis mutandis la storia si sta ripetendo. Questo ormai famoso differenziale o ‘spread’ tra btp italiani e bund tedeschi sta battendo ormai ogni record (oggi ha superato i 500 punti) e il rendimento dei btp ha raggiunto il 7%. Questo significa una cosa soltanto, se non verrano presi provvedimenti a questo punto urgentissimi: l’incapacità del Tesoro italiano di finanziarsi e di conseguenza di pagare i propri debiti. Lo stato italiano rischia seriamente il default. Queste ‘dimissioni rimandate’ del presidente del consiglio sono un segnale molto negativo, i mercati vogliono certezze.
Tornando al 1992, ricordo che l’allora presidente del consiglio Amato istituì una nuova tassa, l’isi che sarebbe poi divenuta successivamente ici, per tamponare l’emorragia finanziaria del tesoro. Ora nel 2011 non resta altra scelta, a mio avviso, di approvare di corsa una patrimoniale che vada a colmare il deficit dello stato.
Altra osservazione: i limiti alla circolazione del denaro contante più che una misura atta a contrastare l’evasione fiscale sembra piuttosto una precauzione ad evitare la corsa allo sportello da parte dei sempre più preoccupati risparmiatori. E’ ormai chiaro che il vero malato dell’Unione siamo noi e speriamo che tutti adesso se ne rendano davvero conto. Serve coraggio per compiere scelte impopolari ma assolutamente necessarie per evitare un tracollo storico, una caporetto finanziaria delle conseguenze imprevedibili. Cliccate qui sotto:
Post n°73 pubblicato il 12 Luglio 2011 da fantasista76
Come la Grecia. L’attacco speculativo che ha colpito i titoli di stato italiani nel corso degli ultimi giorni dimostra che il rischio default per lo stato italiano è reale e, per evitarlo, nei prossimi mesi si renderanno necessari drastici interventi sulla spesa pubblica. La manovra che si sta approvando in questi giorni non è altro che un piccolo antipasto di quello che ci riserverà il futuro prossimo. La cronica bassa crescita del nostro paese associata a una crescente spinta inflattiva fanno sì (ormai da anni) che il pil cresca troppo poco e il debito pubblico aumenti senza controllo. Questo scenario è il risultato di una politica economica sbagliata che ha ignorato i campanelli che ormai da anni suonavano. Ci hanno raccontato che la crisi economica non esisteva e che bisognava essere ottimisti. La nostra classe politica al potere ha completamente ignorato lo stato del paese reale, occupandosi di tutt’altro e questi sono i risultati. Ora si tenta di correre ai ripari, quando i buoi sono ormai scappati dalle stalle. Leggete l’interessante intervista all’economista Giacomo Vaciago cliccando qui sotto
Post n°72 pubblicato il 14 Giugno 2011 da fantasista76
Finalmente. Dopo 16 in Italia il referendum abrogativo raggiunge il quorum necessario per la sua validità e spazza via senza appello 4 leggi fortemente volute da questo governo. Il popolo sovrano ribadisce che l’acqua deve essere un bene pubblico, che non vuole il nucleare e che siamo tutti uguali di fronte alla legge. Questi referendum sono un successo enorme per la nostra Repubblica e la nostra Democrazia. I nostri governanti hanno fatto di tutto per farli passare sotto silenzio, molte delle reti televisive pubbliche e private hanno ignorato per lungo tempo i quesiti referendari. Internet ha fatto ciò che la tv ha tentato di bloccare. E’ questa una grandissima novità. Le nuove tecnologie hanno permesso il diffondersi delle informazioni necessarie per far conoscere l’importanza dei quesiti referendari. C’è stata una presa di coscienza che è venuta dal basso e che ha spazzato via leggi volute dall’arroganza della maggioranza che ancora siede nel parlamento italiano. Non dimentichiamo inoltre il mancato accorpamento con le elezioni amministrative, che ci è costato un bel po’ di milioni di euro, fatto per fare in modo che si raggiungesse il quorum. Nonostante tutto ciò, oltre 26 milioni di italiani hanno espresso senza appello democraticamente la loro volontà. Ora se fossimo in un paese normale, il governo si dimetterebbe subito, di fronte a una come questa. Una sconfitta voluta anche da elettori che tre anni fa hanno votato per questa maggioranza. Invece siamo in Italia e temo che dovremo ancora assistere ad altre scempiaggini, prima che si vada giustamente di nuovo alle urne per le elezioni politiche.
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