Creato da raissadub il 04/02/2010

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... capita a tutti prima o dopo
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il 10/01/2013 alle 10:41
 
Potrebbe essere una risposta al mio post!
Inviato da: esperiMente
il 25/10/2012 alle 22:21
 
Sconfinamenti interessanti.
Inviato da: esperiMente
il 02/10/2011 alle 17:41
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 3
 

NOI DAGLI ALTRI

"Forse è solo un'illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarvi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri."
( Cesare Pavese )

 

 

sopravvivenza

Post n°40 pubblicato il 10 Gennaio 2014 da raissadub
 

benvenidos nell'era del disfacimento dello spirito, della ferita rimarginata, dei sentimenti superficialissimi.

quando ce lo raccontavano non ci credevamo, eppure eccoci qui, semi vecchi con i baffi bianchi e una saggezza da istruzioni d'uso.

quel momento dell'appagamento del niente, del sorriso finto (ma anche io lo credevo vero), dove non ci si infervora più sui massimi sistemi ma solo perchè non ci è più chiaro quali siano.

e quindi il tempo scorre velocissimo, tra smalti e aperitivi al freddo, negozi a saldo e puttanate varie. Chiacchiere a noia, di niente. Che non resta più niente. 

anche la mia vicina adorata se ne è andata (all'ospedale), da più di un mese. e il mio microcosmo dorato, fatto di piante e urla dal balcone, è finito. per ora.

nella fatica generale, non mollo niente. neanche il piagnisteo. e non vedo nulla oltre la punta del mio naso, che è molto lungo, retaggio di papà.

ho detto troppi niente.

 
 
 

Ciao Cosa

Post n°39 pubblicato il 31 Maggio 2013 da raissadub
 

Cara Cosa,
volevo scriverti due parole serie, approfittando della scia di buon umore che ha portato il tuo compleanno.
C'è tanta distanza tra noi e tutte quelle foto della nostra vita mi hanno fatto capire che non è giusta questa situazione anche se in realtà nessuna delle due ha avuta la forza volenterosa di mettere un punto, o chiarire o mandarsi affanculo.
Parlo per me, perchè pur intuendo le tue ragioni, io ho solo la mia testa e le sue di ragioni, ora.
Sento che tanto è cambiato e che le priorità non siamo più noi, forse ho cominciato io, risalendo a sentimenti atavici; forse è l'essere odiosamente adulti, forse tu hai detto quello e poi io quell'altro e poi nessuno aveva voglia di tirarsi i capelli.
Ho tante cose da dirti, vorrei dirle tutte, perchè tu sei le mie radici. Lo penso sempre tutti i giorni: "so perchè faccio così, sono cresciuta con Cosa", "grazie a dio ho avuto Cosa e crescendo con lei non sono diventata uno scaricatore di porto" ed altri pensieri che ho fatto e che faccio anche quando ti odio. Però ora sono senza radici perchè sei l'unica persona al mondo che riesce a farmi sentire un'idiota, e mi ci sento da morire senza te che nè mi condanni e nè mi consoli e nè mi plaudi.
Sento questa indifferenza verso tutto, questo sforzarsi a fare una cosa perfettamente e tutte le altre per evenienza, senza sentimento, senza sorriso, senza desiderio. Se ti stai chiedendo perchè mi sono messa al centro del tuo mondo, ti dico subito che NO, non lo sto facendo, so che il momento è più difficile del previsto. Che respirare/battere il cuore/svegliarsi la mattina sono diventate le uniche prove di sopravvivenza.. ma io non ce la faccio ad essere messa da parte. E tu non hai bisogno di me, lo sai. E l'ho capito.
E' per questo che ti chiedo il divorzio.
Scendi dallo scalino delle mie pretese, mettiti comoda sul cuscino della tua vita, dove non riceverai la mia telefonata inutile e senza pianto, dove non ci saranno le mie parole leggere, sciocche, banali che non aggiungono niente alla tua giornata.
Smetterò così di ricevere risposte telegrafiche e senza affetto. E soffrirò di meno. Forse.

 
 
 

coincidenze

Post n°38 pubblicato il 02 Maggio 2013 da raissadub
 

Succede quando meno te l'aspetti. E' inutile l'attesa.
Decidi che è il momento di risanare quella ferita, ti accordi col tempo, col sudore, con il tuo guardaroba, che indosserai quei jeans, quella canotta fucsia, il nuovo paio di orecchini, metterai delle scarpe troppo strette, perchè fa caldo e il piede si allarga, parcheggerai di fronte la sua casa, perchè vuoi risanare quella ferita e puntare all'orizzonte del futuro, ma vuoi risentire quell'odore, e sai che lì si cucinano i migliori spaghetti allo scoglio del mondo. Parcheggi l'auto al sole, hai reciso delle rose per un pranzo con una donna di vento e il fiore si appassirà, ma non sai perchè, non ti importa molto. Attraversi la strada lì, in quell'angolo, guardi quel vicolo in cui sei sempre entrata e stavolta profuma di paste appena sfornate. Svolti l'angolo pensando che quella di fronte è la nuova macelleria dove tua madre compra gli hamburger a forma di tramezzino con dentro il prosciutto e il formaggio, volti lo sguardo e ti prende un infarto.
Di occhi, braccia, bocche.
Vuoi vaporizzarti lì sulla mattonella ma invece tiri fuori un sorriso troppo stentato che vuole disperatamente sapere di ieri. Parli con troppa poca saliva, mentre ti afferra quell'odore di menta e buono e ti stacchi e guardi dietro il muro per non incrociare quegli occhi normali che un tempo riflettevano i tuoi sogni.
Non ci sono più quei sogni, sono finiti nella bugia di una amica che è venuta a tenerti la mano e poi è sparita, nelle pieghe di un resoconto banale a qualcuno a cui non interessava.

Coincidenze. Oggi abbiamo chiuso il cerchio. 
Il mio nome è stato cancellato da una parte e riscritto da un'altra.

 
 
 

erri (io so scrivere solo così)

Post n°37 pubblicato il 25 Ottobre 2012 da raissadub

Ho fatto viaggi, io, ho trovato parole, spesso, in un uomo di cui conosco la storia a menadito, un uomo che potrebbe essere figlio di una non terra; parole le sue, che avrei voluto pensare io, che avrei voluto aver scritto io. Erri rappresenta la febbre degli anni '70, una febbre che ho avuto anche io, postuma, e che, al contrario, è implosa dentro, prima, ed uniformata al resto, poi. Con frasi e costruzioni semplici apre e dipana l'universo del lessico con quelle mani da operaio, da muratore della sua vita.
Leggo molto, io, ma molto di più cerco nella vita di chi scrive, di chi si esprime, il motivo ultimo che ha causato l'atto, le parole, la tela dipinta. Non è uno sprovveduto, non è un intellettuale da scrivania e tv, non è un laureato alla Bocconi, non è un laureato. Mi colpisce il suo desiderio di andare oltre, di costruire parallelismi e iperbole con la sua vita, che è tanto materiale, che è storia. Lo seguo da anni, la sua esperienza e la mia di lui mi portano a onorargli una particolare attenzione didattica che ha favorito l'orecchio alle sue parole, tessuto grigio e tappeto per approcciare ad altro materiale conoscitivo.
Mi aspetto da lui sempre quella parola saggia che faccio accomodare di volta in volta al mio proprio conto. Come un nonno che raccontando la sua storia ti insegna cos'è il pericolo e cosa la paura, dove nasce il coraggio e dove finisce la vita, la quale, spesso, finisce nelle mani. E io le sue le ho fotografate, le ho strette, le ho benedette.
Le parole, che sono patrimonio mondiale, che sono di tutti e di nessuno, che prese in prestito o regalate, che possono tagliare fino all'osso lasciandoti sgocciolare fino all'ultima disperazione, che dalla gola si riversano nello stomaco, che proclamano, che fanno prevaricare, che si prestano ad un arto, la mano, quando ti fanno un favore. Che stimolano.
 
Parafrasando una nota canzone, quello che non abbiamo, è di farla franca. Nessuno esce vincitore dal conto della storia, i famosi posteri ci perseguiteranno lasciandoci una etichetta che peserà, per certo, sulla politica, sulla finanza, sulle pubblicità. Quello che intendo è che nessuno si è dimenticato dei romani, o di Napoleone, di Hitler, e ancora più indietro, del cavallo di Troia. Nessuno dimenticherà cosa è Lampedusa. Le contraddizioni della nostra condizione di italiani, figli di altrettanti figli di nessuno che abbandonarono la bella terra per una prospettiva migliore e che molto spesso trovarono una condizione migliore. Formulo questo pensiero tutte le volte che sento parlare di immigrati, diritti agli immigrati, trattamento agli immigrati. Gente che rende popolosa la nostra terra, che crede ancora nella famiglia e che non ha smesso di mettere al mondo figli pur non trovandosi in condizioni migliorate.
 
Credere, o meglio "sentire", non nell'accezione di ascoltare. E' questo quello che sento,  il vento.
Erri è un uomo senza fede ma che ama la lettura dei testi sacri. Nella sua ultima battuta utilizza la preghiera: benedetto il viaggio che vi porta, affinchè vi affranchi dal dolore dal quale fuggite e vi premi per il coraggio che cresce in voi; benedetto il mare rosso che vi lascia uscire, affinchè non vi ingoi come cerchi nell'acqua che non sanno nuotare, affinchè il vostro viaggio sia armonia con la natura affinchè non si frapponga tra voi e la salvezza; benedetto l'onore che ci fate bussando alla finestra, affinchè si restaurino i principi della fratellanza delle genti e degli ordini sociali, affinchè chi può tenda una mano, offra un caffè; affinchè si stabilisca che non ha colpa chi decide di vivere e ci onora ancora della sua presenza su questo pianeta.

 
 
 

#33

Post n°36 pubblicato il 22 Maggio 2012 da raissadub

tre minuti, solo tre, canterebbero i Negramaro, ma io ne ho solo due.

Ok, capitano la nave ha ripreso la rotta.

 
 
 
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