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Armi chimiche nel Golfo di Napoli, ecco dove potrebbero essere

Post n°7 pubblicato il 29 Aprile 2011 da ischia.velenidistato
 

ARMI CHIMICHE NEL GOLFO DI NAPOLI,
ECCO DOVE POTREBBERO ESSERE
Nell’ambito di un’area di circa 287 chilometri quadrati, situata in un triangolo immaginario compreso fra Bagnoli, Ischia e Capri, ci sono le profondità adatte
per l’affondamento

 

 

Gli arsenali di armi chimiche affondati dagli americani nel 1945-46 nel Golfo di Napoli potrebbero trovarsi sui fondali di un’area situata in un triangolo immaginario che ha per vertici Bagnoli, Ischia e Capri.
È l’ipotesi formulata da due docenti dell’Istituto Nautico di Forio d’Ischia e dal responsabile per la Campania del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, il movimento nato alcune settimane fa e che lotta affinché le autorità individuino, monitorino e bonifichino le armi chimiche inabissate o interrate dagli angloamericani e dai tedeschi durante e dopo la seconda guerra mondiale.
I rapporti militari americani Brankowitz ed Aberdeen, nuovamente secretati dopo un periodo in cui furono resi pubblici, riferiscono dell’affondamento, nel Golfo di Napoli, di enormi quantità di bombe e proiettili contenenti iprite, fosgene, arsenico, lewisite, cloruro di cianuro e cianuro idrato: sostanze micidiali, che ancora oggi rilasciano il loro carico di veleno nell’ecosistema marino e nella catena alimentare.
Esaminando le carte nautiche e le profondità dei fondali marini del Golfo di Napoli, ed ipotizzando la partenza delle chiatte dal porto di Bagnoli (come del resto confermato dagli stessi rapporti top secret), il prof. Nicola Lamonica, insieme al Fiduciario dell’Istituto Nautico, ing. Luigi Lamonica, su richiesta del dott. Massimo Coppa del Coordinamento Nazionale, hanno individuato un’area dove, presumibilmente, gli affondamenti potrebbero essere stati effettuati.
L’area in questione è inscritta in un immaginario triangolo che ha per vertice Bagnoli; si è proceduto a tracciare due rotte limite: una tangente alle isole di Procida ed Ischia, e l’altra vicinissima all’isolotto di Nisida. Verosimilmente le chiatte e le navi usate per la discarica degli arsenali si sono inoltrate in mare aperto all’interno di questo cono largo, dal lato di Bagnoli, circa 42-47 gradi.
Secondo le cartine con le profondità del Golfo di Napoli, procedendo verso Sud, Sud-Ovest, una volta superata l’altezza del Canale di Procida si riscontrano fondali superiori a cento metri, che diventano presto di 200 metri e quindi superano i 300. Spingendosi fino alla linea immaginaria che unisce Ischia e Capri si spalancano profondità abissali: 500, 600, 700 e addirittura oltre mille metri: è la zona della Bocca Grande, un vero e proprio abisso dove può essere occultata qualsiasi cosa.
Tuttavia, data la scarsa sensibilità ambientale dell’immediato dopoguerra e la condizione di sostanziale strapotere delle autorità militari americane non è verosimile che siano stati cercati fondali così profondi per compiere il lavoro che si era deciso di fare. Per cui è più probabile che gli arsenali giacciano tra i 200 ed i 400 metri di profondità.
Nella peggiore delle ipotesi, comunque, l’area da scandagliare si estende per 287 chilometri quadrati, pari a 155 miglia nautiche quadrate: una zona molto vasta, indubbiamente, ma non impossibile da esaminare con le moderne tecnologie di ricerca: ammesso, naturalmente, che qualche autorità si decida ad interessarsi di una questione che riguarda la salute di tutti.

 

 
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