Creato da: ischia.velenidistato il 07/04/2011
Blog ufficiale della sezione Ischia-Napoli del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche

 

 

Armi chimiche, le risposte scoraggianti di Capitaneria e Ministero: la questione finisce su un binario morto

Post n°14 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da ischia.velenidistato
 

ARMI CHIMICHE, LE RISPOSTE SCORAGGIANTI
DI CAPITANERIA E MINISTERO: LA QUESTIONE FINISCE SU UN BINARIO MORTO


Grazie all’azione di Legambiente (si veda il post precedente 
a questo) finalmente qualche autorità si è degnata di rispondere agli interrogativi che, anche su Ischia e sul Golfo di Napoli, da un anno la Sezione Campania del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche ha posto pubblicamente.

Purtroppo bisogna subito precisare onestamente che le risposte sono davvero scoraggianti e, da un certo punto di vista, obiettivamente conclusive: nel senso che è difficile immaginare un qualsiasi sviluppo positivo per quanto concerne la situazione locale. Mentre in altre parti d’Italia si sta procedendo ad esaminare il problema o, addirittura, si è già nella fase della bonifica, il mare campano è destinato a restare inviolato a causa della mancanza di notizie precise sulla posizione degli arsenali inabissati.

Telegrafica la risposta della Capitaneria di Porto di Napoli: “Si comunica che questa Capitaneria di Porto non è in possesso di alcun elemento oggettivo di riscontro circa l’eventuale presenza di ordigni bellici contenenti sostanze pericolose nelle acque del Golfo di Napoli e, in particolare, al largo dell’isola d’Ischia”.

L’inizio, come si vede, non è dei più incoraggianti. Ma è ancora niente rispetto a quanto viene affermato subito dopo: “Come è peraltro evidente, la Scrivente Capitaneria non ha alcuna competenza/capacità tecnica a svolgere accertamenti al riguardo”.

Quindi, “per tali motivazioni, appare del tutto corretto che codesta Associazione si sia rivolta al Ministero della Difesa, che si ritiene possa avere competenza a conoscere e trattare la problematica di cui trattasi”.

E dunque vediamo cosa il Ministero della Difesa ha risposto.

In esito a quanto rappresentato – scrive il Ministero - sono stati promossi puntuali approfondimenti presso lo Stato Maggiore della Marina dai quali è emerso che, già a partire dal 1945-46, è stata svolta dalla citata Forza Armata una intensa attività di bonifica di residuati bellici che ha interessato ampi tratti delle coste italiane. Tale attività risulta essersi concretizzata sia in operazioni a carattere sistematico che occasionale che hanno interessato anche il Golfo di Napoli negli anni immediatamente successivi alla cessazione del secondo conflitto mondiale e trova riscontro in documentazione presente presso l’Ufficio Storico della Marina”.

Le premesse della risposta, come si vede, sembrano promettenti. Ma purtroppo, subito dopo, ci si rende conto che si deraglia immediatamente: “In tale ambito, la Marina Militare ha infatti eseguito la bonifica di numerosi ordigni bellici, inclusi quelli caricati ad agenti chimici, intervenendo anche recentemente, come nel caso dell’operazione denominata ‘Baccoli ‘04’, svoltasi nel periodo dal 5 al 17 giugno 2004 nel Golfo di Napoli, in località Bocca Piccola, tra Punta Baccoli e l’isola di Capri”.

Ecco: quest’operazione, in realtà, non può avere alcuna attinenza con quanto denunciato nei documenti militari americani, da cui si evince (per tutti i ragionamenti fatti e resocontati nei post precedenti) che l’area tra la Penisola Sorrentina e Capri non è certamente quella normalmente utilizzata per la gran parte dell’inabissamento degli arsenali chimici!

Quindi il Ministero va in un certo senso a contraddire quanto detto dalla Capitaneria di Porto di Napoli, perché conferma che “secondo le norme vigenti in materia, le attività di bonifica di ordigni in mare vengono normalmente effettuate dalle competenti articolazioni della Marina Militare sulla base di segnalazioni solitamente provenienti dalle Autorità Territoriali di Governo – Prefetture”; ma purtroppo, e questa è una doccia fredda, solo “nei casi di effettivo ritrovamento di ordigni, quando vi sia pericolo per la ‘pubblica incolumità’, svolgendo attività a carattere concorsuale di ‘bonifica occasionale’, rimborsate dal Ministero dell’Interno”. Traduzione: se si trovano delle bombe, allora si può fare qualcosa, sempre che siano effettivamente pericolose e che ci siano i soldi…

Se invece si devono cercare? È tutto più complicato: “Ulteriori attività che invece investono ampi tratti di mare, come potrebbe essere nel caso di specie, possono invece rientrare in operazioni di ‘bonifica sistematica’, che presuppongono il preventivo finanziamento da parte di una specifica Amministrazione/Ente richiedente; questo, ad esempio, è il caso dell’attività in corso di svolgimento nelle acque del porto di Molfetta”.

Nel caso del Golfo di Napoli: “In tale quadro l’eventuale avvio di un’analoga bonifica sistematica dei fondali del Golfo di Napoli risulta essere condizionato dalla sussistenza dei seguenti presupposti: l’individuazione dell’effettiva area da sottoporre a bonifica (al momento non esattamente definibile con le informazioni disponibili), attraverso un’attività di ricerca/prospezione dedicata, da effettuare a cura di un’impresa privata abilitata per il caso specifico; una valutazione delle effettive capacità operative necessarie per svolgere l’attività e conseguente l’accertamento della complessiva sostenibilità tecnico-operativa del progetto, anche in termini di una verifica della disponibilità di assetti da poter impiegare (unità navali e personale), tenuto conto anche dei concomitanti impegni operativi della Marina Militare, nonché conseguente quantizzazione degli oneri derivanti; l’identificazione del soggetto responsabile del finanziamento, nonché delle relative modalità tecnico-amministrative e contrattuali, tali da assicurare alla Marina Militare il completo ristoro dei relativi oneri da sostenere”.

Ricapitolando: per trovare gli ordigni inabissati nel Golfo di Napoli ci vuole una campagna di ricerca fatta da un’impresa privata che possieda le capacità necessarie; una volta trovati, per recuperarli, bisogna valutare se sia tecnicamente possibile un’operazione del genere, e se la Marina può distaccare uomini e mezzi a tale scopo; infine, ma si direbbe soprattutto, ci vogliono i soldi, perché la Marina deve essere risarcita di ogni spesa.

Le risposte di Capitaneria e Ministero sono leggibili integralmente QUI e QUI.


CONCLUSIONI

Ce n’è abbastanza per capire che la vicenda, almeno per quanto concerne il mare di Ischia e Napoli, finisce qui. Non è realistico pensare che, specie con il deficit del settore pubblico italiano, sia locale che nazionale, si possano trovare i fondi per cercare e recuperare le armi chimiche affondate.

Peraltro manca, di fondo, anche la volontà politica di farlo: non c’è stato un solo sindaco o esponente delle istituzioni con poteri operativi, dai Comuni alla Regione, allo stesso governo, che si sia dimostrato concretamente e fattivamente desideroso di attivarsi.

Alla luce di tutto quanto sopra asserito, è da ritenersi oramai conclusa l’attività della sezione campana del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche: è infatti di chiarezza meridiana che siamo finiti su un punto morto e che nessuna autorità vuole e può fare nulla. È pura utopia pensare che, da qualche parte, escano ingenti finanziamenti per cercare quello che sembra essere un ago in un pagliaio.
Tuttavia l’attività del Coordinamento e della sezione campana non sono state vane: abbiamo sollevato il problema e siamo arrivati ad una conclusione, anche se negativa.

 
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Legambiente e Coordinamento scrivono al ministro La Russa ed alla Capitaneria di Porto di Napoli

Post n°13 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da ischia.velenidistato
 

“Fare immediata chiarezza sulla presenza di armi chimiche nel Golfo di Napoli e nel mare di Ischia”
LEGAMBIENTE E COORDINAMENTO SCRIVONO
AL MINISTRO LA RUSSA ED ALLA CAPITANERIA
DI PORTO DI NAPOLI


Legambiente e Coordinamento Nazionale Bonifica Armi
Chimiche hanno inviato una lettera al Ministro della Difesa, On. Ignazio La Russa, ed al Comandante della Capitaneria di Porto di Napoli, Comandante Domenico Picone, per chiedere accertamenti e fare chiarezza sulla presenza di armi chimiche nel Golfo di Napoli e nel mare di Ischia.
Un impegno preso in occasione della tappa di Ischia della campagna Goletta Verde 2011 durante la scorsa estate, visti gli alti rischi che la presenza di questo materiale comporterebbe per l’ecosistema marino e per le aree costiere che si affacciano sul golfo.
Chiediamo - scrivono nella missiva Vittorio Cogliati Dezza e Alessandro Lelli, rispettivamente presidente nazionale di Legambiente e portavoce del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche - alle istituzioni di approfondire immediatamente la problematica per fornire informazioni chiare e prendere gli eventuali e dovuti provvedimenti per liberare il mare da questa minaccia. In particolare Legambiente e il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche chiedono se il Ministero della Difesa e la Capitaneria di Porto sono a conoscenza dell’esistenza di arsenali chimici inabissati dagli anglo-americani nel 1945-46 e cosa intendano fare alla luce dell’opera di sensibilizzazione finora effettuata sull’argomento dalle suddette associazioni e rilanciata dai mass media ormai da mesi”.
La lettera delle associazioni è accompagnata da documenti che riferiscono di ordigni contenenti sostanze molto pericolose quali fosgene, iprite, lewisite o cloruro di cianuro, la cui presenza sul fondale potrebbe mettere a serio rischio l’ambiente e la salute delle persone, come già accaduto in altri siti.

La lettera di Legambiente e del Coordinamento è leggibile QUI.

 
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Bombe atomiche affondate nel Golfo di Napoli? Le autorita’ non hanno mai risposto

Post n°12 pubblicato il 08 Agosto 2011 da ischia.velenidistato
 

BOMBE ATOMICHE AFFONDATE NEL GOLFO DI NAPOLI? LE AUTORITA’ NON HANNO MAI RISPOSTO


Secondo una Commissione Parlamentare d’inchiesta 20
missili nucleari sovietici furono affondati nel Golfo di Napoli nell’ambito di un’operazione rivolta quantomeno all’inquinamento radiologico delle località che ospitavano una delle più importanti basi navali americane del mondo. Quattro di essi giacerebbero addirittura tra Ischia e Procida.

La circostanza è venuta alla luce alla fine del 2004, e ne furono investite la Protezione Civile, nella persona di Guido Bertolaso, e la Capitaneria di Porto di Napoli.

Eppure, da allora, nulla si è saputo di eventuali indagini o dell’adozione di provvedimenti.

Una totale mancanza di trasparenza o una negligenza ingiustificabile? E’ quanto si chiede la Sezione Campania del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, nato alcuni mesi fa per raccogliere i rappresentanti di numerose realtà territoriali e per chiedere alle autorità di individuare e bonificare le armi chimiche inabissate o interrate dagli angloamericani e dai tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale.

Per una volta non ci occupiamo solo dei residuati chimici bellici, comunque venefici e pericolosi per la salute dell’ecosistema marino e dell’uomo, ma vorremmo una parola di chiarezza anche su questa inquietante vicenda che ha visto calare un inaccettabile silenzio tombale”, spiega il responsabile territoriale campano, Massimo Coppa, che aggiunge: “Cosa ne fu di quelle segnalazioni e di quelle ipotesi? È stata fatta un’indagine? Che ne è scaturito? Che iniziative sono state prese? Queste bombe atomiche ci sono o no? Sono pericolose?”.

Secondo un documento ufficiale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), datato settembre 2001, il 10 gennaio 1970 si verificò nel Golfo di Napoli un “incidente non confermato” riguardante missili nucleari inabissati e mai recuperati.

Sul misterioso riferimento viene fatta un po’ di luce dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta che fu formata per indagare sul cosiddetto “dossier Mitrokhin”, relativo all’attività spionistica svolta dal KGB (i servizi segreti sovietici) nel territorio nazionale italiano, operativa dal 2002 al 2006.

Secondo la Commissione Mitrokhin, dunque, il 10 gennaio del 1970 un sottomarino sovietico della classe “November” avrebbe segretamente adagiato sui fondali del Golfo di Napoli venti testate nucleari. A quel tempo Napoli era una delle basi navali americane più importanti del mondo. Non si capisce tuttora se lo scopo della posa dei missili fosse quello di poterli far esplodere in caso di conflitto mondiale o quello, più subdolo, di inquinare con la radioattività il mare, con tutte le conseguenze del caso. La presenza di attività militare sovietica nel Mediterraneo in quel gennaio del 1970 è stata confermata dalla Nato. Ma il portavoce della Marina russa, una volta emersa questa vicenda, smentì indignato ogni coinvolgimento delle forze armate di Mosca. Inoltre, sempre secondo la Commissione Parlamentare d’inchiesta, quattro di quei venti missili nucleari furono sganciati sul fondale marino tra Ischia e Procida dove, oltretutto, esisterebbe un canyon naturale  a 150 metri di profondità: un passaggio sottomarino segreto, ma conosciuto ed utilizzato anche dalla Nato.
Ed ancora: l’attività navale sovietica in queste zone è confermata anche da un misterioso incidente tenuto nascosto ai mass media e verificatosi tra il traghetto di linea “Angelina Lauro” ed un piccolo sommergibile sovietico, di classe Foxtrot, che scortava il sottomarino principale incaricato della posa dei missili. Incidente confermato dall’equipaggio del traghetto, ma la cui relativa documentazione è successivamente misteriosamente sparita dalla Capitaneria di Porto di Napoli.

Il sommergibile incaricato dello sporco lavoro era presumibilmente il K-8, che pochi mesi dopo, nell’aprile del 1970, affondò nel Golfo di Biscaglia (Oceano Atlantico) a causa di un incendio a bordo causato da due corto-circuiti. A nulla valsero i tentativi di impedire l’affondamento dell’unità (che giace ad una profondità di 4.700 metri); morirono 52 membri dell’equipaggio. Quel sommergibile era dotato di 24 missili nucleari, ma al momento dell’incidente a bordo ce n’erano solo quattro. Perché gli altri venti erano appunto stati affondati nei mari di Napoli ed Ischia?
Se così fosse, è davvero inquietante la possibilità che gli involucri delle testate nucleari, dopo oltre 40 anni, si stiano deteriorando, facendo trapelare radioattività nei nostri mari.

APPENDICE

Rapporto 2001 AIEA dispersione nucleare (completo)

Rapporto 2001 AIEA dispersione nucleare (estratto)

 
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Armi chimiche in mare, Goletta Verde annuncia passi formali

Post n°11 pubblicato il 11 Luglio 2011 da ischia.velenidistato
 

ARMI CHIMICHE IN MARE, GOLETTA VERDE
ANNUNCIA PASSI FORMALI


Venerdì 8 luglio 2011 Goletta Verde, la campagna estiva
itinerante di Legambiente, è arrivata ad Ischia per portare avanti con rinnovato impegno e dedizione il proprio lavoro di monitoraggio ed informazione sulla tutela dei mari e delle coste italiane. L’attenzione dell’equipaggio dell’imbarcazione ambientalista include nella propria agenda tutti quegli argomenti che rappresentano un pericolo per l’integrità degli ecosistemi marini.

Proprio per questa ragione Goletta Verde di Legambiente, nel giorno del suo approdo a Ischia, insieme al Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche – Sezione Campania, ha annunciato che muoverà passi formali verso le autorità competenti allo scopo di chiedere chiarezza e provvedimenti in merito all’inquietante problematica delle discariche di armi chimiche presenti nel Golfo di Napoli ed al largo di Ischia a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

L’impegno ufficiale è stato preso nel corso dell’incontro sulla “Bonifica delle armi chimiche inabissate nel Golfo di Napoli: valutazioni e proposte” che si è svolto a bordo della Goletta “cattolica”, ormeggiata presso la Marina di Forio.

Al fine di chiarire la posizione di Legambiente, Giorgio Zampetti, portavoce di Goletta Verde, spiega: “Legambiente scriverà ufficialmente alla Capitaneria di Porto di Napoli ed al Ministero della Difesa chiedendo se siano a conoscenza dell’esistenza di arsenali chimici inabissati dagli anglo-americani nel 1945-46 e cosa intendano fare alla luce dell’opera di sensibilizzazione finora effettuata sull’argomento dal Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche e rilanciata dai mass media ormai da mesi. Chiediamo alle istituzioni di approfondire immediatamente la problematica, fornire informazioni chiare e prendere gli eventuali e dovuti provvedimenti per liberare il mare da questa minaccia”.
E’ un’ottima iniziativa che, finalmente, potrebbe squarciare il muro di silenzio e di indifferenza finora opposto dalle autorità. Vogliamo risposte ed impegni ufficiali”, aggiunge Massimo Coppa, il responsabile della Sezione Campania del Coordinamento.

 
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Ischia, la Goletta Verde sposa la battaglia contro le armi chimiche in mare

Post n°10 pubblicato il 05 Luglio 2011 da ischia.velenidistato
 

ISCHIA, LA GOLETTA VERDE SPOSA LA BATTAGLIA CONTRO LE ARMI CHIMICHE IN MARE


E’ Goletta Verde il nuovo alleato d’eccezione per la
campagna portata avanti dal Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche e relativa all’individuazione e bonifica delle discariche di armi chimiche presenti anche nel Golfo di Napoli ed al largo di Ischia.

La celebre nave di Legambiente, salpata anche quest’estate per monitorare e denunciare lo stato di salute dei mari italiani, farà tappa ad Ischia l’8 ed il 9 luglio, ormeggiando presso il porto di Forio.

Nella prima di queste due date, alle ore 19.30, a bordo del battello ecologista si terrà un incontro pubblico con giornalisti e simpatizzanti, nel corso del quale si parlerà anche del problema degli arsenali chimici che, secondo documenti militari americani desecretati per un breve periodo, sono stati inabissati in imprecisati punti del mare campano.
Legambiente proverà quindi, a sua volta e supportando l’operato della sezione campana del Coordinamento, ad infrangere il muro di indifferenza che finora le istituzioni hanno riservato allo spinoso argomento, nel nome del diritto-dovere di proteggere l’ecosistema e la salute delle persone.

 
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Armi chimiche nel mare, un imprenditore offre sommergibili per cercarle

Post n°9 pubblicato il 30 Giugno 2011 da ischia.velenidistato
 

ARMI CHIMICHE NEL MARE, UN IMPRENDITORE OFFRE SOMMERGIBILI PER CERCARLE
L’italo-americano Aldo Caretti si fa avanti:“Spesa sostenibile anche per un privato”

Un sommergibile per la ricerca delle discariche di arsenali
chimici inabissati nel Golfo di Napoli ed al largo di Ischia nel biennio 1945-46: è la straordinaria opportunità messa a disposizione da Aldo Caretti, un imprenditore italo-americano di base a Los Angeles.

Aldo Caretti è venuto a sapere dell’esistenza della problematica denunciata nel libro-inchiesta “Veleni di Stato” di Gianluca Di Feo e della lotta che sta portando avanti il neo-costituito “Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche”, il quale raccoglie i rappresentanti di numerose realtà territoriali e chiede appunto che le autorità individuino e bonifichino le armi chimiche inabissate o interrate dagli angloamericani e dai tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale.

L’imprenditore di origine napoletana ha appreso dai mass media regionali dell’esistenza del problema e dell’opera di sensibilizzazione effettuata finora dalla sezione campana del Coordinamento. Da qui l’offerta di collaborare alla ricerca: “Se le istituzioni lo vogliono, posso mettere a disposizione la mia flotta di sommergibili”.

Un’opportunità indubbiamente interessante, e dal costo non proibitivo: ammesso che, finalmente, qualche autorità pubblica voglia interessarsi del lento e costante inquinamento marino causato dalla presenza di bombe contenenti micidiali sostanze e gas venefici come iprite, fosgene, lewisite e cianuro, “smaltite” nel mare di Napoli ed Ischia in luoghi tuttora ufficialmente sconosciuti, come rivelato da documenti militari americani desecretati per un breve periodo.

Anche privati ed associazioni possono unirsi per fare fronte all’impegno finanziario necessario”, argomenta Aldo Caretti, negli Stati Uniti dal 1978 e patron della “Caretti Family Group Inc.”, che si occupa di tecnologie ambientali rivolte specialmente al trattamento dei rifiuti ed alla produzione di energie verdi: una holding con sedi negli Stati Uniti, in Italia, Brasile, Hong Kong, Messico, Argentina, Maldive, Guatemala, Perù, Libano, Kenya e Filippine.
Il tipo di sommergibile utilizzabile è un Triumph della “Seamagine” Hydrospace Corporation, a propulsione elettrica e dall’ampia cabina trasparente, ideale per setacciare i fondali marini.

 
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Discariche di armi chimiche, due senatori provano a squarciare il muro del silenzio

Post n°8 pubblicato il 05 Maggio 2011 da ischia.velenidistato
 

DISCARICHE DI ARMI CHIMICHE, DUE SENATORI PROVANO A SQUARCIARE IL MURO DEL SILENZIO
Ferrante e Della Seta hanno presentato un’interrogazione al governo chiedendo che si facciano le bonifiche e si cerchino gli arsenali anche nel Golfo di Napoli


Informare approfonditamente il Parlamento e l’opinione
pubblica sulla reale situazione delle armi chimiche inabissate o interrate in varie zone italiane alla fine della seconda guerra mondiale; costituire una commissione straordinaria che completi o promuova gli interventi di bonifica; avviare una campagna di ricerca per i siti non ancora esattamente individuati, come nel caso di Ischia e del Golfo di Napoli.

Sono queste le richieste che i senatori del PD Francesco Ferrante (foto in alto) e Roberto Della Seta (foto in basso), entrambi membri della Commissione permanente Ambiente, hanno appena effettuato presentando insieme un’approfondita interrogazione a risposta scritta ai ministri della Difesa, dell’Ambiente e della Salute (atto n. 4-05112).

Per la prima volta, dunque, viene squarciato il muro di silenzio istituzionale sull’argomento e due parlamentari della Repubblica chiedono ufficialmente al governo di rispondere su un argomento scottante quale quello degli arsenali chimici che inquinano l’ambiente e mettono in pericolo la salute degli italiani dal 1945 in poi.

I senatori Ferrante e Della Seta si sono mossi in seguito alle iniziative del recentemente costituito “Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche”, che si avvale della vicinanza di Legambiente, che raccoglie i rappresentanti di numerose realtà territoriali e che chiede appunto che le autorità individuino e bonifichino le armi chimiche inabissate o interrate dagli angloamericani e dai tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale.

***

Nell’interrogazione gli esponenti del PD illustrano le varie situazioni conosciute in Italia, denunciando che “i protagonisti di questa vicenda sono agenti chimici che causano gravi danni alla salute e uccidono da ottant’anni. Sono stati usati in Libia e in Etiopia, e poi i loro effetti si sono sentiti anche sulla salute degli italiani. I loro nomi sono lewisite, iprite, fosgene, difosgene, arsenico, cloro, cloropicrina e agenti nervini serie G e V e tanti altri”, sottolineando che questi agenti chimici “entrano nell’aria, nell’acqua, nella terra. E sembra che siano ancora lì: alle porte di Roma, alla periferia di Milano, nel Golfo di Napoli, nel mare di Bari e Molfetta, sulla costa di Pesaro, sulle rive del Lago Maggiore e del Lago di Vico, nei fiumi d’Abruzzo”.

In particolare, nell’interrogazione si legge ancora che “le armi chimiche sopravvivono a lungo nel terreno e nell’acqua: le migliaia di bombe che sembra giacciano nel mare di Ischia, di Manfredonia, di Molfetta, nel territorio di Foggia e del Lago di Vico potrebbero essere ancora fonte di pericolo”; inoltre, “dopo il 1945 gli Alleati si liberarono del loro arsenale di gas e di quello catturato agli sconfitti. I files dell’US Army - documenti in parte ancora segreti - rivelano che molte decine di migliaia di ordigni chimici vennero inabissati in una «discarica chimica» nel Golfo di Napoli, davanti all’isola di Ischia; questo cimitero sottomarino potrebbe lentamente liberare i suoi veleni: le bombe si corrodono e rilasciano iprite e arsenico”.

Per questo i senatori Ferrante e Della Seta chiedono al governo “di conoscere: se i Ministri in indirizzo non intendano, entro brevissimo termine, informare il Parlamento sullo stato reale dei lavori di bonifica, presentando un’apposita e dettagliata relazione sui siti in premessa in modo da poter chiudere definitivamente una vicenda troppo a lungo tenuta segreta; se non intendano istituire urgentemente una commissione straordinaria al fine di predisporre, realizzare e completare le bonifiche, anche attraverso lo stanziamento di uomini, mezzi e fondi adeguati, di tutti i siti inquinati affinché si possa dare seguito ad un’efficace azione di bonifica delle aree contaminate colpite drammaticamente nel loro equilibrio ambientale al fine di preservare inoltre la salute pubblica delle popolazioni residenti; se non intendano dare seguito alle richieste dei vari comitati e movimenti, oggi rappresentati dal Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche, che da tempo chiedono un’approfondita campagna di individuazione di ulteriori aree di smaltimento non ancora precisamente individuate ma di cui si ha notizia certa negli archivi militari, e il monitoraggio sanitario e ambientale sui cittadini e sui loro territori”.

Il testo completo dell’interrogazione è consultabile sul sito Internet del Senato, QUI.

 
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Armi chimiche nel Golfo di Napoli, ecco dove potrebbero essere

Post n°7 pubblicato il 29 Aprile 2011 da ischia.velenidistato
 

ARMI CHIMICHE NEL GOLFO DI NAPOLI,
ECCO DOVE POTREBBERO ESSERE
Nell’ambito di un’area di circa 287 chilometri quadrati, situata in un triangolo immaginario compreso fra Bagnoli, Ischia e Capri, ci sono le profondità adatte
per l’affondamento

 

 

Gli arsenali di armi chimiche affondati dagli americani nel 1945-46 nel Golfo di Napoli potrebbero trovarsi sui fondali di un’area situata in un triangolo immaginario che ha per vertici Bagnoli, Ischia e Capri.
È l’ipotesi formulata da due docenti dell’Istituto Nautico di Forio d’Ischia e dal responsabile per la Campania del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, il movimento nato alcune settimane fa e che lotta affinché le autorità individuino, monitorino e bonifichino le armi chimiche inabissate o interrate dagli angloamericani e dai tedeschi durante e dopo la seconda guerra mondiale.
I rapporti militari americani Brankowitz ed Aberdeen, nuovamente secretati dopo un periodo in cui furono resi pubblici, riferiscono dell’affondamento, nel Golfo di Napoli, di enormi quantità di bombe e proiettili contenenti iprite, fosgene, arsenico, lewisite, cloruro di cianuro e cianuro idrato: sostanze micidiali, che ancora oggi rilasciano il loro carico di veleno nell’ecosistema marino e nella catena alimentare.
Esaminando le carte nautiche e le profondità dei fondali marini del Golfo di Napoli, ed ipotizzando la partenza delle chiatte dal porto di Bagnoli (come del resto confermato dagli stessi rapporti top secret), il prof. Nicola Lamonica, insieme al Fiduciario dell’Istituto Nautico, ing. Luigi Lamonica, su richiesta del dott. Massimo Coppa del Coordinamento Nazionale, hanno individuato un’area dove, presumibilmente, gli affondamenti potrebbero essere stati effettuati.
L’area in questione è inscritta in un immaginario triangolo che ha per vertice Bagnoli; si è proceduto a tracciare due rotte limite: una tangente alle isole di Procida ed Ischia, e l’altra vicinissima all’isolotto di Nisida. Verosimilmente le chiatte e le navi usate per la discarica degli arsenali si sono inoltrate in mare aperto all’interno di questo cono largo, dal lato di Bagnoli, circa 42-47 gradi.
Secondo le cartine con le profondità del Golfo di Napoli, procedendo verso Sud, Sud-Ovest, una volta superata l’altezza del Canale di Procida si riscontrano fondali superiori a cento metri, che diventano presto di 200 metri e quindi superano i 300. Spingendosi fino alla linea immaginaria che unisce Ischia e Capri si spalancano profondità abissali: 500, 600, 700 e addirittura oltre mille metri: è la zona della Bocca Grande, un vero e proprio abisso dove può essere occultata qualsiasi cosa.
Tuttavia, data la scarsa sensibilità ambientale dell’immediato dopoguerra e la condizione di sostanziale strapotere delle autorità militari americane non è verosimile che siano stati cercati fondali così profondi per compiere il lavoro che si era deciso di fare. Per cui è più probabile che gli arsenali giacciano tra i 200 ed i 400 metri di profondità.
Nella peggiore delle ipotesi, comunque, l’area da scandagliare si estende per 287 chilometri quadrati, pari a 155 miglia nautiche quadrate: una zona molto vasta, indubbiamente, ma non impossibile da esaminare con le moderne tecnologie di ricerca: ammesso, naturalmente, che qualche autorità si decida ad interessarsi di una questione che riguarda la salute di tutti.

 

 
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Armi chimiche inabissate, i filmati

Post n°6 pubblicato il 12 Aprile 2011 da ischia.velenidistato
 

Materiali audiovisivi
ARMI CHIMICHE INABISSATE, I FILMATI

La pagina di YouTube che contiene i filmati postati e
segnalati dai componenti e dai simpatizzanti del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche è
QUESTA.

Tuttavia, in questo post si vuole proporne una sintetica antologia per avere un’idea più chiara del problema, sia a livello nazionale che per il caso di Ischia e del Golfo di Napoli.

Di seguito:

 

Il video realizzato dal settimanale “l’Espresso”, in cui viene presentata la questione in generale, con la voce di Gianluca Di Feo, il giornalista che con il suo libro “Veleni di Stato” (Rizzoli Editore) ha avuto il merito di aver sollevato il problema, sensibilizzando l’opinione pubblica:

 

 

La prima parte di una trasmissione di Rai News 24 nella quale si parla approfonditamente della questione:

 

 

La seconda parte della stessa trasmissione di cui sopra:

 

 

Uno stralcio ancora dalla stessa trasmissione in cui si parla espressamente di Ischia e del Golfo di Napoli:

 
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I rapporti militari americani segreti

 

Gli arsenali inabissati al largo di Ischia e nel Golfo di Napoli

Post n°4 pubblicato il 08 Aprile 2011 da ischia.velenidistato
 

GLI ARSENALI INABISSATI AL LARGO DI ISCHIA
E NEL GOLFO DI NAPOLI


Per quanto concerne il Golfo di Napoli ed il ruolo avuto
dall’isola d’Ischia, ci si deve rifare ad alcuni documenti militari americani la cui sola esistenza è sufficiente a far supporre la presenza di altri atti, ancora oggi rimasti segreti.

Si tratta dei “rapporti Brankowitz”, vale a dire di una sorta di sommari di operazioni di trasferimento e di smaltimento in mare di arsenali chimici, operazioni realizzate dalle forze armate americane; ai rapporti di Brankowitz va aggiunta una relazione riassuntiva redatta dal Poligono di Aberdeen.

Questi atti vennero resi pubblici durante la presidenza Clinton, in un’ottica di trasparenza complessiva: dopo l’attentato alle Torri Gemelle, però, la presidenza Bush impose di nuovo il segreto. Il timore era che bin Laden ed i suoi emuli potessero utilizzare queste carte (che spesso contengono le esatte posizioni delle discariche) per mettere le mani su armi chimiche le quali, seppur vetuste, sono sempre letali. Una possibilità remota ed improbabile, indubbiamente, ma le autorità americane non hanno voluto rischiare.


Uno di questi rapporti è in realtà solo una “Bozza” redatta il 27 aprile 1987 da William R. Brankowitz e relativa ad un “sommario storico sul movimento delle armi chimiche”. La lista si compone di 139 pagine e riguarda una mole di spostamenti fatti dalla fine del secondo conflitto mondiale al 1986. Ad un certo punto si legge che dal primo al 23 aprile 1946 una quantità non specificata di bombe al fosgene è partita da “Auera” (probabilmente trattasi di Aversa, base militare americana) con destinazione “il mare”: è stata, quindi, presumibilmente affondata al largo della costa campana. Quindi, il 6 ed il 7 maggio 1946 un treno composto da tredici vagoni partì sempre da “Auera” ed arrivò a Bagnoli. Qui il materiale (bombe al fosgene) venne imbarcato su una nave (la “Francis Newlands”), che partì il 22 maggio alla volta del deposito navale Theodor, a Mobile, in Alabama (Stati Uniti), dove arrivò il 13 di giugno del 1946 e da lì venne instradato verso un’altra località interna.


Ci sono altri due documenti che trattano dell’effettivo inabissamento di arsenali chimici. In un incartamento di 51 pagine del 30 gennaio 1989, sempre redatto a cura di Brankowitz (“Sommario di alcuni scarichi di armi chimiche in mare effettuati dagli Stati Uniti”), si legge che tra il 21 ottobre ed il 5 novembre, e tra il primo ed il 15 dicembre 1945, nel “Mar Mediterraneo, isola d’Ischia” (con l’inspiegabile, erronea aggiunta “vicino a Bari”), sono state affondate quantità non specificate di bombe contenenti fosgene (
“CG”), cloruro di cianuro (“cyanogen chloride”, CK) e acido cianidrico o prussico (“hydrogen cyanide”, AC). Purtroppo, contrariamente ad altri casi citati nel rapporto, non viene specificato il punto esatto di affondamento del materiale.


In un altro documento del 29 marzo 2001, redatto a cura del Poligono americano di Aberdeen, viene confermata l’operazione di smaltimento di cui abbiamo appena detto. Anche in questo caso località esatta e quantità precise non vengono riportate. Stavolta, però, si parla di “discarica chimica di Ischia” (quindi un luogo consueto per queste operazioni). Parlando sempre di “discarica chimica di Ischia” viene confermata anche l’operazione di inabissamento svoltasi tra il primo ed il 23 aprile 1946, e si aggiunge che è stata rilasciata in mare una quantità imprecisata di bombe all’iprite ed alla lewisite provenienti dalla solita “Auera”.

Il Golfo di Napoli, in quel periodo, viene utilizzato normalmente come discarica chimica. In data imprecisata, si legge ancora nel rapporto del 2001, 13mila proiettili di mortaio carichi di iprite e 438 barili, sempre di iprite, vengono affondati “nell’area di Napoli”.

 
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Il problema delle discariche di armi chimiche in Italia

Post n°3 pubblicato il 08 Aprile 2011 da ischia.velenidistato
 

IL PROBLEMA DELLE DISCARICHE DI ARMI CHIMICHE IN ITALIA


Il problema dei residuati bellici chimici ha origini lontane ma
effetti ancora attuali. L’arsenale chimico venne creato dal regime fascista all’inizio degli anni Trenta ed è stato il cuore di un programma industriale di armamento colossale, con impianti per distillare gas letali come iprite, arsenico e fosgene in decine di fabbriche costruite dalla Puglia alla Lombardia.

Durante la guerra a questa sterminata riserva di ordigni mortali, solo in minima parte usata nelle spedizioni coloniali di Libia ed Etiopia, si aggiunse una scorta mostruosa di bombe chimiche trasferita in Italia dagli Alleati.

Alla fine del conflitto queste armi sono state nascoste e dimenticate, senza bonificare i siti dove si producevano o le discariche dove sono state sepolte.

Una quantità colossale di ordigni è stata gettata in mare dagli americani davanti alle coste di Ischia e a quelle di Molfetta, e dai tedeschi davanti a quella di Pesaro, mentre l’esercito italiano ha continuato a custodire e sperimentare i gas letali nei boschi del Lago di Vico e persino nel centro di Roma, a pochi passi dall’Università “La Sapienza”.

Queste armi sono state progettate per resistere nei decenni e mantengono ancora oggi i loro poteri velenosi: soprattutto l’arsenico, che si è disperso nei suoli, come dimostrano le analisi condotte dalle forze armate nella zona del Lago di Vico o gli esami degli organismi sanitari a Melegnano (Milano). Questo accade perché solo una minuscola parte delle strutture militari attive nel dopoguerra è stata parzialmente bonificata: la gran parte degli ordigni è stata nascosta in mare e in terra dal segreto.

Questa realtà è stata svelata nel volume-inchiesta “Veleni di stato” del giornalista Gianluca Di Feo, pubblicato da Rizzoli nel 2009, che si basa su documenti britannici, americani  e tedeschi inediti, desecretati per un breve periodo o definitivamente, e dà voce a denunce inascoltate e testimonianze dirette.
Grazie a questa pubblicazione, dai contenuti mai smentiti, molti comitati locali che avevano già iniziato un lavoro di ricerca e di denuncia sui danni ambientali e sulle conseguenze per la salute dei cittadini, hanno trovato la conferma a quanto sostenevano da tempo. Ma soprattutto hanno preso coscienza del carattere nazionale di questo enorme problema, tuttora nascosto alla maggior parte delle persone, e hanno deciso di unirsi in “Veleni di Stato”, unico Coordinamento Nazionale per rafforzare le azioni e le richieste di monitoraggio e bonifica portate avanti dalle singole realtà, tuttora eluse da laconiche risposte del Ministero della Difesa che continua a negare informazioni e collaborazione.

 
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Armi chimiche, è nato il coordinamento dei Comuni inquinati e c’è anche Ischia

Post n°2 pubblicato il 08 Aprile 2011 da ischia.velenidistato
 

ARMI CHIMICHE, E’ NATO IL COORDINAMENTO
DEI COMUNI INQUINATI E C’E’ ANCHE ISCHIA
Esce allo scoperto l’Italia vittima della contaminazione dovuta agli arsenali segreti


Il conflitto in Libia rilancia l’allarme sullo spettro delle armi
chimiche, accumulate da Gheddafi in grande quantità.

Ma ci sono molti Comuni italiani che da almeno settant’anni sono vittime degli stessi veleni. Dalla Tuscia alla Lombardia, dalle Marche alla Campania, dal Lazio alla Puglia ci sono terreni, stabilimenti e discariche sottomarine che continuano a ospitare l’eredità del colossale arsenale di armi chimiche creato dal fascismo e nascosto dai governi della Repubblica.

Adesso un gruppo di associazioni e comitati ha deciso di riunirsi per chiedere che venga finalmente fatta chiarezza sui rischi di questi veleni sepolti nel mare e nel terreno del nostro Paese.

Si è quindi costituito “Veleni di Stato”, cioè il “Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche”, che si prefigge il monitoraggio e la bonifica dei siti contaminati da ordigni bellici chimici inabissati o interrati durante e dopo il secondo conflitto mondiale.

Il Coordinamento è formato da semplici cittadini, docenti universitari, professionisti, giornalisti ed attivisti ambientali che sono rappresentanti di associazioni e comitati operanti nelle zone più colpite in Italia: l’isola d’Ischia con il Golfo di Napoli, il lago di Vico, Molfetta, Colleferro, Pesaro e Cattolica. Presto entreranno a far parte del Coordinamento nuove realtà in rappresentanza di altre aree  fortemente colpite in Lombardia, Piemonte, Lazio e Abruzzo.

Il Coordinamento è aperto al contributo di tutti. Ha attivato un sito Internet all’indirizzo www.velenidistato.it, che per ora si collega ad un blog. L’indirizzo mail generale è: info@velenidistato.it; la mail del Comitato locale che si occupa di Ischia e del Golfo di Napoli è ischia.velenidistato@libero.it; inoltre il Coordinamento nazionale è presente come “Veleni di Stato” su Facebook e su YouTube all’indirizzo www.youtube.com/user/velenidistato

 
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Perché questo blog

Post n°1 pubblicato il 08 Aprile 2011 da ischia.velenidistato
 

PERCHÉ QUESTO BLOG


Questo blog, o sito che dir si voglia, nasce dall’esigenza di
avere un punto di riferimento, su Internet, per quanto riguarda la rappresentanza per Ischia e Napoli di “Veleni di Stato”, vale a dire il “Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche” ufficialmente costituitosi pochi giorni fa e che si prefigge lo scopo di sollevare il velo del mistero e dell’omertà di Stato sugli arsenali chimici fabbricati dall’Italia fascista e poi sommersi o seppelliti dai tedeschi e dagli angloamericani alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Questo blog riporterà o segnalerà fatti, dati, circostanze e le iniziative del Coordinamento nazionale e della rappresentanza campana, costituendo un punto di riferimento locale per chiunque fosse interessato alla problematica, pubblicando e rendendo disponibile la documentazione esistente posta a base dell’azione di accertamento della verità.
Cercherà altresì di essere una testimonianza duratura (perché, oramai, Internet è più persistente ed eterno persino della carta scritta) della denuncia che, da Ischia, dal Golfo di Napoli e da tutta Italia comitati locali di cittadini sollevano alle autorità per indagare ed intervenire su un fenomeno nascosto ed ignorato il quale, ancora oggi, avvelena l’ambiente e la salute di tutti.

 
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