Creato da Zero.elevato.a.Zero il 21/07/2008

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Chiacchiere al vento: Regata a Pola

Post n°661 pubblicato il 03 Maggio 2026 da Zero.elevato.a.Zero
 

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Ciao Maria Stella,
le promesse sono promesse, e così sono qui a scrivere per raccontare la nostra regata fino a Pola. Aspetta però, raccontare una regata d'altura? Non credo di esserne capace, davvero no. È stata una corsa sul mare dal tramonto all'alba fatta di mille momenti, in genere i marinai parlano poco perché sarebbe banale conversare su una sensazione che sentiamo tutti: una corsa di levrieri spinti dal vento per arrivare prima degli altri, una sfida contro il tempo e contro il vento, contro i limiti personali, contro le incertezze sulle decisioni prese, a volte meditate i giorni prima, più spesso improvvisate in pochi attimi.
Ho deciso, se mi permetti, che racconterò le nostre conversazioni come le ricordo: finché sono calde; mi scuso per quelli che non capiranno molti termini, ma possono chiedermene conto, come hai fatto tu. Ho anche appiccicato una nuova canzoncina che racconta questa esperienza, non ce ne sono molte che parlano di una regata vista da dentro, così ci ho pensato io, coi limiti che ho.
StartIn questa prima navigazione assieme ho visto che eri carica di voglia di fare bene, ho sorriso quando hai detto "mi cresce l'emozione", mi è rimasto impresso come il saluto della gente quando si esce dal porto e il gomitolo stretto di barche sulla linea di partenza dove il cronometro scandisce il conto alla rovescia, poi le bandiere scendono dal pannello della barca comitato, finché quando arriva lo 0 vengono tutte giù con lo squillo della tromba e la radio sul canale dedicato che dice: Partiti! Il fiato trattenuto si libera piano dai polmoni come in un acuto da opera. Noi ce l'abbiamo il timoniere che sa partire, non che sia il fulcro di una regata che dura molte ore, ma insomma… chi inizia bene… Dai che andiamo! Mi risuona ancora nelle orecchie il "Dai" dello skipper che incita con energia.
Te lo dicevo nel turno di notte, quando abbiamo cambiato la rotta per l'arrivo sperato e fortemente atteso del vento caldo da Sud e mi hai chiesto stupita la differenza tra la magia con i suoi incantesimi e le equazioni di Navier-Stokes (ma come sai ci aggiungo quelle di Nicholas Cook che piace agli ingegneri civili).
SinotticheI tecnicismi: te ne posso raccontare quanti ne vuoi, anche un papiro onusto, sull'analisi delle sinottiche che si leggono ben prima di partire, bisbigliano a chi ha imparato la loro lingua fatta di geometria analitica, come si muoverà l'aria e quando, come e da dove spingerà il vento, ma sono tutte probabilità che tu puoi leggere come: desideri.
Intanto i concetti facili: dove c'è più pressione l'aria è più compressa e va verso dove ce n'è meno, è abbastanza intuitivo; poi c'è da tenere conto che la terra ruota e ci sono le forze di Coriolis. Ci sono anche quelli che tagliano corto e guardano le previsioni fatte da altri (soprattutto computer) e che puoi leggere sul cellulare finché c'è campo, secondo me questa notte sbagliano e la mia tensione dipende da quello. La vedi questa depressione sul Golfo della Luga? Sì, è molto lontano, dalle parti della Finlandia; certo che interessa anche noi, richiama aria calda da Sud e noi bhe, noi siamo il Sud, quindi secondo me stanotte gira il vento da meridione. No in barca non lo chiamiamo Mezzogiorno ma Ostro, perché la barca ha il suo dizionario come per tutte le altre mille cose della vita nei diversi mestieri.
Ecco brava, questa è una buona domanda: Quando? Consideriamo le isobare, che sono quelle linee di uguale pressione con il numeretto in mezzo, vedi che sono abbastanza vicine, raccontano di raffiche più intense, da valutare con la formula del vento geostrofico di Ferrel, io penso dopo la mezzanotte. Ah non dice così sul tuo telefonino? Magari usi le previ-meteo standard fatte da un istituto americano, sul piatto della bilancia c'è anche questo, super computer stranieri contro marinai appassionati ma indigeni. Nell'App che uso io ci sono a confronto dieci istituti diversi e ciascuno racconta le cose a modo suo; si può fare una stima vedendo se dicono più o meno le stesse cose, con linguaggio forbito si dice interpolare, ma qualcuno è più affidabile di altri, sono quelli che contro i quintali dei super computer usano chilogrammi di modelli matematici tarati per l'Italia, che è un accidente meteo, con montagne alte nella spina dorsale e sulla corona a Nord con le Alpi, circondata dal un mare caldo come il Mediterraneo: così solo noi. Poi, ci aggiungiamo qualche etto di esperienza personale, alla fine io mi baso sui dati misurati, quelli delle carte sinottiche, il risultato finale viene da conti miei, con molta umiltà.
Comunque, secondo me succede passata la mezzanotte che il vento completa un giro a Ostro, è la mia scommessa, che ho fatto diventare anche la nostra; intanto adesso vedi che il Grecale, che ci aveva costretto a fare bordi, sta allargando e abbiamo una bolina sola. Se continua così quelli che hanno scelto la rotta diretta sapranno di avere sbagliato, si troveranno il vento in poppa che si indebolisce: l'andatura più lenta.
BrachistocronaLa magia della gara, la sua poesia, sono queste qui, non la linea retta perché più corta, ma la curva più gentile perché più veloce, senti che nome da grimorio: la Brachistocrona; sembra l'evocazione di un incantesimo e di fatto lo è, se ti piace immagina che qualcuno lo trovi a intuito o "a pelle"; sulla mia pelle non ho questo talento, ma nella testa vedo scorrere i numeri un po' come Matrix. Non ho ancora la certezza di aver fatto la cosa giusta comunque: tentiamo un baratto tra miglia da percorrere in più, in cambio di nodi di velocità, un po' di ansia per la responsabilità che mi sono preso c'è, fa parte del gioco, sorridiamo, beviamo un Thè caldo e stiamo a vedere.
Una cosa però mi dà sollievo: ci sono almeno due equipaggi molto esperti, vedi anche loro sono rimasti vicini, fanno la nostra strada, vediamo ancora i fanali di via e poi sono anche sul quadrante del AIS, che forse spegne un po' l'incantesimo del viaggiare nel buio, noi sappiamo tutto di loro e loro di noi.
ReacherAbbiamo un asso nella manica sai? Nella cala vele sottobordo pronti dentro ai loro sacchi abbiamo un Code 0 e perfino un Reacher, sono le vele che possono fare la differenza. Chissà se li hanno anche loro, la gara è anche questa, muscoli per manovrare sempre, ma anche cervello, attrezzatura dedicata e il naso, per sentire dove pizzicano le raffiche.
Vedi il vento gira ancora ci ha dato buono virare rapidi sugli scarsi nelle scorse ore; ci è costato fatica, ma ha permesso di guadagnare un po', se il giro d'aria è quello previsto, tra poco sarà un gran destro che ci favorirà parecchio, nessuna certezza, ma un pizzico di speranza che cresce, la prudenza è sempre necessaria e ti confesso, non so come evolverà, ma busso sul legno.
Finito il turno di riposo? No io non sono andato a dormire, è talmente bello qui, si vedono le stelle che vedevano gli antichi marinai sulla rotta dei trabaccoli. Sta per tramontare la luna piena che ci ha segnato il percorso, il vento ha girato, noi siamo ancora nella bolla con una pressione maggiore e mentre dormivi abbiamo poggiato, montato prima Code 0 e adesso il Reacher; altra faticata ma guarda il log: 11 nodi con un vento apparente al traverso, stiamo volando e prendendo vantaggio, non ti sto a fare il poeta dicendo che le luci degli avversari sono più lontane, ho misurato con l'AIS quasi 4 miglia di vantaggio e sta crescendo… e sì che sono felice, tanto, una notte magnifica!
La luna è scesa sotto all'orizzonte, tra poco anche le Pleiadi come nella poesia di Saffo, ma vediamo bene il faro di Porer per gestire le imbardate, si plana che è un piacere.
Ecco, finalmente il nostro prodiere vede il fanale verde di Capo Kumpar, un'ora o poco più al traguardo. No, io faccio finta di non sapere in che posizione siamo, in barca certe cose non si dicono per… tradizione. Se vuoi guarda tu, ma non ne parlare; ricorda che si vince solo quando si taglia il traguardo per primi e la giuria acquattata sul molo grida il tuo numero velico, da lo STOP con il cornetto acustico e poi senti che urlano Hip Hip Urrà, ripeterlo in risposta è un momento che non si dimentica e al quale non si fa mai l'abitudine.
Finisco qui il racconto delle nostre chiacchierate, vincere è molto bello, si corre per questo, ma importante è ricordare che, se siamo arrivati primi è perché altri hanno permesso questa competizione, senza di loro saremmo arrivati unici, e non avremmo avuto alcuna soddisfazione; c'è abbastanza gente in coperta per mettere via le vele e ormeggiare, vado a dormire anche se sognare, ho sognato abbastanza.
Siamo un grande equipaggio con due donne in gamba, no mi scuso, con due marinai dai capelli più lunghi molto in gamba e il nostro timoniere che non sbaglia una partenza, ma soprattutto ci vogliamo bene: la pace sia con noi!
Godspeed!


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