Creato da braulink il 28/11/2005

Avasinis -UD- 2.5.45

Ragionando sul come e sui perché di una strage nazista

 

Addio a Mariuta, lucida testimone dei fatti di Avasinis

Post n°129 pubblicato il 11 Ottobre 2015 da braulink
 
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Anche Maria Rodaro se ne è andata. Per tanti anni, per tante persone, Mariuta ha rappresentato l'immagine diretta della strage di Avasinis, per la lucidità e la decisione con le quali ha rievocato il dramma personale di una ragazza che si è vista strappar via crudelmente la madre e la sorellina. Una vicenda familiare, dunque, che spesso è diventata l'emblema del dolore di un paese.

Maria ha raccontato tante volte quelle drammatiche ore: la sua narrazione è stata pubblicata tra le testimonianze a corredo del diario di don Zossi, nei libri di P.A. Carnier e B. Ghigi, ha rilasciato interviste video diffuse in "Tatort Avasinis" e "Avasinis luogo della memoria"... 

Sempre con piglio deciso, raccontava lucidamente all'interlocutore quella drammatica esperienza che aveva segnato la sua vita, cercando di controllare la commozione per offrire quanti più dettagli fosse possibile per far comprendere a chi ascoltava il dolore che aveva avvolto il paese durante  quella giornata.

L'immagine che può forse ricordarla meglio è quella che la vede parlare a un gruppo di studenti di un istituto trentino venuti ad Avasinis a studiare le drammatiche vicende del Novecento: attenti, in religioso silenzio, ascoltavano il lucido racconto di una giovinezza strappata.

Mandi, Mariuta!

                                                     Pieri Stefanutti

 

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Su questo stesso Blog è stato pubblicato  quanto raccontava Maria Rodaro nel 2005:

http://blog.libero.it/2diMaj/1821654.html 

Si tartta di una intervista del 2005 a cura di Renata Piazza e Walter Rodaro - ampi stralci dell'intervista sono riprodotti nel video "Avasinis, luogo della memoria" di Dino Ariis (Comune di Trasaghis, 2006) 

 
 
 

Il Presidente del Consiglio regionale ed il Prefetto di Udine ad Avasinis nel 70mo dell'eccidio

Post n°128 pubblicato il 04 Maggio 2015 da braulink
 
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Alle celebrazioni per il 70° anniversario dell’eccidio di Avasinis, frazione del comune di Trasaghis, perpetrato il 2 maggio 1945 da truppe nazifasciste in ritirata, il presidente Franco Iacop ha voluto testimoniare con la sua presenza e con una riflessione la vicinanza del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia al Comune decorato di medaglia d’oro e d’argento al merito civile, ma anche agli Amministratori, ai partigiani, ai rappresentanti delle Associazioni combattentistiche, a tutta la cittadinanza. La grande e sentita partecipazione a questa commemorazione – ha rimarcato Iacop nella sua orazione ufficiale che ha chiuso il programma delle celebrazioni – sottolinea l’impegno civile con cui difendiamo la memoria della Resistenza, che rappresenta un valore fondante della nostra Repubblica. Un impegno che riaffermiamo in occasione del 70° della Liberazione, che deve costituire un momento di riflessione sul sacrificio di donne e uomini che parteciparono alle battaglie per la riconquista della libertà e della democrazia, consegnando agli italiani un Paese libero, ricco di prospettive e di speranze che dobbiamo saper custodire e salvaguardare. Il messaggio della Resistenza – così ancora Iacop – al di là di qualsiasi retorica, rappresenta una lezione di responsabilità, di impegno, di coraggio e mantiene ancora oggi immutati i suoi fondamenti che troviamo nei princìpi sanciti dalla nostra Carta costituzionale. Bisogna riconoscere che quell’esperienza sofferta ha rappresentato per le generazioni più giovani un modo diverso di valutare le situazioni di tensione nel mondo, dove perdurano troppi conflitti. Dobbiamo tenere alta la bandiera della pace, della solidarietà, della tolleranza, della convivenza, con la partecipazione attiva delle popolazioni, dei cittadini, delle Associazioni, delle istituzioni, per favorire il consolidamento del processo democratico, costruito con tanta determinazione. L’esperienza della lotta partigiana nel Friuli – ha aggiunto Iacop – anche con la costituzione delle zone libere, ha rappresentato un elemento innovativo di democrazia e ha sviluppato un’opera di rinnovamento civile e democratico, pur con tutti i limiti imposti dalla condizione di guerra. Il sacrificio di quanti hanno combattuto ha riconosciuto nella Resistenza un movimento di lotta popolare per la libertà che ha assicurato una prospettiva nuova di democrazia all’Italia e al Friuli. Il 25 aprile del 1945 fu per tutti il giorno della fine della guerra; in Italia molte città furono liberate dall’occupazione nazifascista in un clima di speranza, anche se permanevano anche in Friuli sacche di combattimento e rappresaglie collegate alle azioni partigiane e alla ritirata delle truppe tedesche. L’eccidio di Avasinis del 2 maggio 1945 che costò la vita a 51 persone, per lo più donne, bambini e vecchi, avvenne il giorno in cui doveva entrare in vigore il cessate il fuoco, e fu opera di un reparto delle SS che si dirigeva in Austria. Una tragedia – ha evidenziato Iacop – che l’Amministrazione comunale di Trasaghis ricorda per mantenere vivo il senso della memoria, per trasmettere a quanti non hanno vissuto direttamente quei giorni la conoscenza del dramma e del sacrificio della popolazione. Un grazie riconoscente a nome di tutto il Consiglio regionale – ha concluso Iacop – vada dunque a coloro che con dedizione esemplare ci consentono di celebrare in modo condiviso il sacrificio dei caduti, per dare alle nuove generazioni un futuro di pace, di progresso, di libertà, di democrazia e di partecipazione. Il programma delle celebrazioni aveva visto la celebrazione della Santa Messa nella chiesa Parrocchiale, cui era seguita la cerimonia ufficiale al cimitero Monumentale “Martiri 2 maggio 1945″ con gli interventi del sindaco di Trasaghis Augusto Picco, della presidente provinciale dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra Adriana Geretto, del prefetto di Udine Provvidenza Delfina Raimondo e, a chiudere, l’orazione ufficiale del presidente Iacop.

Read more: http://www.ilgiornaledelfriuli.net/com-stampa/avasinis-intervento-presidente-iacop-a-commemorazione-70-eccidio/#ixzz3ZAumERoS

 
 
 

Avasinis, le commemorazioni per il 70° anniversario

Post n°127 pubblicato il 29 Aprile 2015 da braulink
 
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Avasinis ricorda l’eccidio nazista di 70 anni fa

 

Ricorre nel fine settimana il 70esimo anniversario dell’eccidio di Avasinis avvenuto il 2 maggio del 1945 e anche quest’anno la comunità si ritroverà per ricordare questi fatti tragici in una serie di eventi proposti dal Comune in collaborazione con l’Anpi “Val del lago”. Il culmine delle manifestazione si avrà sabato con la celebrazione di una messa nella chiesa alle 10.30, a cui seguirà la deposizione di una corona di fiori sul monumento memoriale. Quest’anno tra gli ospiti alla commemorazione ci sarà anche il prefetto di Udine, Provvidenza Delfina Raimondo, che sarà accompagnata dal presidente del Consiglio regionale Franco Iacob, dalla presidente provinciale dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra Adriana Geretto, e dal sindaco Augusto Picco. La cerimonia di sabato sarà preceduta da un incontro in programma giovedì, alle 20.30, sempre nella parrocchiale, dove sarà presentata la riedizione aggiornata del volume “Avasinis 1940 - 1945. Il diario del parroco di Avasinis e altre testimonianze sulla seconda guerra mondiale nel territorio di Trasaghis”. In quell’occasione, oltre al sindaco Picco, interverranno lo storico Pieri Stefanutti, l’arcivescovo emerito Pietro Brollo e Andrea Zannini dell’Università di Udine. Il 2 maggio del 1945 una squadra di SS penetrò in paese e compì una strage indiscriminata che provocò 51 vittime innocenti tra la popolazione civile. Ininterrottamente, dal 1946 a oggi, la gente di Avasinis e della vallata ha mantenuto viva la memoria: negli anni Novanta è stato realizzato un monumento-memoriale ove sono state sepolte le vittime, integrato, tre anni fa, dallo scoprimento di una targa commemorativa. (p.c.)

 

Messaggero Veneto, 28 aprile 1945

 
 
 

Prevista nel 2015 la riedizione del volume "Avasinis 1940 - 1945"

Post n°126 pubblicato il 31 Dicembre 2014 da braulink
 
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Il 7 marzo 2011 si scriveva su questo Blog: "Tutto tace, anche sul 2 maggio di Avasinis. Nessun nuovo sviluppo sul piano storiografico, nessuna voce di testimone che sia venuta ad aggiungersi al materiale documentario che faticosamente si è messo assieme. E' una "fatica della memoria" che molto difficilmente potrà trovare ulteriori risposte.".

A distanza di tanto tempo, tocca constatare che lo "stallo" permane e che assai difficilmente si potranno aggiungere ulteriori tasselli.

Fa ben sperare, comunque, la notizia che l'Amministrazione comunale di Trasaghis è intenzionata, per il 2015, a proporre  una riedizione del volume "Avasinis 1940 - 1945" con il Diario di Don Zossi e del materiale documentario correlato, dal momento che il  libro è da tempo esaurito e continua a essere richiesto da quanti hanno interesse ad approfondire quanto si conosce della vicenda.

 
 
 

Il Prefetto di udine ed il Presidente del Consiglio regionale ricordano le vittime dell'eccidio di Avasinis del 1945

Post n°125 pubblicato il 02 Maggio 2014 da braulink
 
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E' stato  ancora  un mesto pellegrinaggio quello che, per la sessantanovesima volta,  ha condotto la gente di Avasinis a rendere omaggio alle 51 vittime dell'eccidio del 2 maggio 1945 compiuto dalle SS nelle ore convulse della ritirata sul finire della guerra. Si tratta di un momento di incontro nato in occasione del primo anniversario, quando don Francesco Zossi, parroco dell'epoca (lo stesso che, ferito gravemente in canonica mentre cercava di difendere i suoi parrocchiani, lasciò un diario con una lucida ricostruzione del dramma di quelle vicende) raccogliendo la volontà dei superstiti, auspicò che il triste anniversario venisse ricordato costantemente. E tale mesto appuntamento si è ripetuto negli anni, anche quando, verso il 1999, le lapidi e le immagini fotografiche delle vittime sono state inglobate in un nuovo "monumento memoriale" a forma di croce capace di implorare - e sono ancora le parole di don Zossi a ribadirlo- "pace ed amore ai posteri tutti".

Il 69mo anniversario  è stato ricordato, a partire dalle 10.30 del 2 maggio, con la celebrazione, da parte di don Giulio Ziraldo,  di una messa a ricordo delle vittime, la deposizione di tre corone d'alloro al monumento e gli interventi del sindaco di Trasaghis Augusto Picco, del presidente dell'associazione vitime civili Adriana Geretto, del prefetto di Udine Provvidenza Delfina Raimondo e del presidente del Consiglio regionale Franco Jacob. Nei diversi interventi è stata sottolineata l'esigenza che quei fatti lontani vengano conosciuti nella loro interezza e ricordati adeguatamente, per trarne un monito affinchè episodi del genere non abbiano più a verificarsi.

 

P. St.

 
 
 

2 maggio 2014. Il programma della commemorazione di Avasinis

Post n°124 pubblicato il 29 Aprile 2014 da braulink
 
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69 anni dopo l'eccidio di  Avasinis: ricordo delle vittime

Venerdì  2 maggio cadrà il 69° anniversario della strage di Avasinis: in quella uggiosa mattinata del 1945, una squadra di SS penetrò in paese e compì una strage indiscriminata che provocò 51 vittime innocenti tra la popolazione civile. Ininterrottamente, dal 1946 ad oggi, la gente di Avasinis e del Comune di Trasaghis ha mantenuta viva la memoria di quel doloroso episodio, partecipando in maniera sentita all’annuale cerimonia commemorativa a ricordo delle vittime. L’attenzione al significato del “senso della memoria” si è vista confermata anche dalla costruzione, negli anni '90, di un monumento-memoriale sul vecchio cimitero ove sono state sepolte le vittime dell’eccidio, integrato, due anni fa, dallo scoprimento di una targa commemorativa tesa a sintetizzare il contesto storico di quelle lontane vicende. Rilevante anche la pubblicazione del diario di don Francesco Zossi, parroco dell’epoca e protagonista diretto di quelle vicende, nonché la realizzazione di documentari video, iniziative tutte promosse dal Comune.

Quest’anno le cerimonie prevedono per venerdì 2 maggio  la celebrazione di una Santa Messa, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale, seguita, alle 11.30, dalla deposizione di una corona d’alloro al monumento sacrario. La commemorazione ufficiale prevede gli interventi del sindaco di Trasaghis Augusto Picco e di Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

 
 
 

Studenti da Bolzano per conoscere la vicenda dell'eccidio di Avasinis

Post n°123 pubblicato il 16 Maggio 2013 da braulink
 
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Studenti di Bolzano ad Avasinis

 

da: Messaggero Veneto, 15 maggio 2013

 

TRASAGHIS. Una classe dell'Istituto tecnico economico "C.Battisti" di Bolzano, durante un percorso didattico sulle guerre del Novecento che li ha portati a visitare Trieste, Gorizia e Caporetto, ha recentemente effettuato una visita anche ad Avasinis, località che sul finire della guerra ha visto consumarsi l'eccidio nazifascista del 2 maggio 1945 nel quale furono uccisi 51 tra uomini e donne (molti anziani e bambini). Gli studenti sono stati accolti nel Centro servizi dal vicesindaco Enzo Vidoni e dall'assessore Elena Rodaro, che hanno loro donato alcune pubblicazioni edite dal Comune per approfondire la conoscenza del territorio. Il responsabile del locale Centro di documentazione, Pieri Stefanutti, ha poi inquadrato il contesto storico dell'eccidio, sottolineando il lavoro di ricerca intrapreso per analizzare e far conoscere il doloroso episodio. Gli studenti hanno poi fatto visita al monumento-memoriale, eretto a ricordo delle 51 vittime di Avasinis e potuto ascoltare la drammatica testimonianza di alcuni dei superstiti della strage. (p.c.)

 
 
 

La commemorazione dell'eccidio di Avasinis

Post n°122 pubblicato il 13 Maggio 2013 da braulink
 
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Avasinis 2 maggio 2013: l’omaggio alle vittime dell’eccidio del 1945

 

A 68 anni di distanza, si è rinnovata la commemorazione delle vittime dell’eccidio nazifascista di Avasinis, avvenuto sul finire della guerra, il 2 maggio 1945.

In una chiesa parrocchiale gremita, padre Giuliano Melotti ha celebrato la santa messa, soffermandosi, nell’omelia, sul significato evangelico del perdono.

Dopo la Santa Messa, sono state deposte tre corone d’alloro al monumento-sacrario che ricorda le vittime, un'area oggetto di una recente ristrutturazione e sistemazione.

Il sindaco di Trasaghis, Augusto Picco, esprimendo un vivo ringraziamento agli intervenuti, ha sottolineato come la numerosa partecipazione rappresenti la ideale prosecuzione di una scelta presa dalla popolazione nell’immediato dopoguerra e poi costantemente premiata dalla partecipazione commossa da parte dei familiari delle vittime e della gente. E' seguito il commosso intervento della signora Adriana Geretto, presidente provinciale dell’Associazione Vittime Civili della Guerra, che si è soffermata sulle sofferenze della popolazione e sull'impegno per la costruzione di un futuro di pace, senza guerre.

Il prof. Andrea Zannini, docente di storia all'Università di Udine e membro del direttivo dell'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, nell'orazione ufficiale, è partito da una ricostruzione storica di quelle lontane vicende, inquadrando i fatti di Avasinis nel più generale quadro repressivo instaurato dal nazifascismo. Ha quindi sottolineato le circostanze dell'episodio ed il vasto dibattito che, da anni, è avviato sulle caratteristiche della Lotta di Liberazione, invitando comunque a una analisi attenta per non arrivare a pericolose generalizzazioni, in modo da distinguere tra “causa” e “conseguenza”. Zannini è passato a trattare poi una profonda riflessione, dalla "rilettura" delle contrapposizioni del periodo della guerra, con il significativo esempio dato dalla costituzione della Repubblica Libera di Carnia e sul senso dell’impegno nella società contemporanea, anche attraverso una ferma difesa dei valori espressi dalla Costituzione.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, numerosi Sindaci e amministratori dei comuni vicini, i rappresentanti dell’ANPI Provinciale guidati dal vicepresidente Rapotez, la quinta elementare e la prima media in rappresentanza delle scuole del comune (gli alunni hanno anche dato lettura dell'elenco dei nomi delle vittime), gli Alpini dei Gruppi di Avasinis, Alesso e Peonis, diversi assessori e consiglieri comunali di Trasaghis, e tanti cittadini di Avasinis e dei paesi vicini.

 
 
 

“Tatort Avasinis”: il video della TV tedesca ora diffuso su Internet

Post n°121 pubblicato il 01 Maggio 2013 da braulink
 
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Nel 2003 era stato realizzato dalla televisione bavarese Medienwerkstatt di Norimberga con la regia di Jim G. Tobias “Tatort Avasinis”(Luogo del massacro: Avasinis): un importante servizio giornalistico  dove  sono stati ricostruiti i momenti della strage nazifascista del 2 maggio 1945, attraverso riprese dirette sui luoghi ed interviste ai testimoni di quel tragico evento.  Il filmato era stato trasmesso con notevole interesse dalla televisione tedesca e seguito con estrema attenzione nella presentazione di Avasinis  il primo maggio 2005  nella chiesa parrocchiale di Avasinis, da parte delle numerosissime persone convenute. Le testimonianze riportate (Cèsar Venturini, Menia Stefanutti e Mariuta Rodaro, tutte intente a rievocare la propria esperienza personale nelle drammatiche ore del 2 maggio, unitamente alla introduzione storica di Pieri Stefanutti)  avevano suscitato notevole interesse e anche commozione, quando era stato proiettato il reportage (specificatamente sottotitolato grazie a un lavoro di traduzione di Stefano Di Giusto e Rosa Stevanato) e al termine, era  stato tributato al lavoro della troupe tedesca un fragoroso applauso. 

L’Amministrazione comunale di Trasaghis, ritenendo che il filmato possa essere un utile strumento per far conoscere le vicende di una strage assai poco nota fuori dai confini del Friuli, ha deciso nel 2005, con il consenso del regista,  di affidare alla Raster di Osoppo il compito di duplicarlo in un buon numero di DVD: le copie  sono state quindi distribuite a scuole, Biblioteche, Istituti di Ricerca.

 

In questi giorni, a ridosso della commemorazione, lo stesso regista Jim G. Tobias ha pubblicato su Internet un articolo (http://www.hagalil.com/archiv/2013/05/01/massaker-von-avasinis/ ) in cui riprende i contenuti del video e, sul sito della Tv tedesca, è ora possibile visionare direttamente il filmato nella sua versione originale (http://www.medienwerkstatt-franken.de/index.php?id=22&tx_ttnews[tt_news]=71&cHash=cb984bf15bd80567e8899a1999859075  ): un contributo ulteriore alla conoscenza di quei dolorosi fatti.

 
 
 

IL programma della prossima commemorazione di Avasinis

Post n°120 pubblicato il 26 Aprile 2013 da braulink
 
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Commemorazione

68° anniversario dell’eccidio  di AVASINIS

 

Il Comune di Trasaghis ha diffuso il programma della commemorazione del 68° anniversario dell'eccidio di Avasinis, che avverrà in due momenti distinti. 

Martedì 30 Aprile alle ore 20.30 nella Chiesa Parrocchiale,  In collaborazione con l’ANPI Provinciale di Udine e la sezione ANPI “Val del Lago”, avrà luogo la presentazione del libro “Donne e ragazze della Resistenza in Friuli” di Flavio Fabbroni.

Introdurrà la serata Antonella Lestani del Gruppo Donne dell’ANPI, che dialogherà con l’autore della pubblicazione.

Lettura scenica di alcuni brani a cura di Federica Vincenti, accompagnamento musicale di Giorgio Cantoni.

Giovedì 2 Maggio, nella Chiesa Parrocchiale ore 10.30 vi sarà la Celebrazione della Santa Messa seguita, nel Cimitero Monumentale “Martiri 2 Maggio 1945” dalla  Cerimonia Ufficiale con l’intervento di:Augusto Picco, Sindaco di Trasaghis e del prof.  Andrea Zannini, Docente di Storia moderna presso l’Università di Udine.

 
 
 

La commemorazione di Avasinis citata sulla rivista "Patria Indipendente"

Post n°119 pubblicato il 03 Ottobre 2012 da braulink
 
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La rivista "Patria Indipendente", che esce a diffusione nazionale, ha citato ampiamente, nel numero di settembre, la commemorazione tenutasi ad Avasinis lo scorso due maggio.

Nell'articolo, corredato da due immagini a colori della cerimonia, dopo una ricostruzione del contesto storico della vicenda, vengono ricordati tutti i momenti principali lungo i quali si è suddiviso l'evento: la presentazione del monologo di Elena Vesnaver, lo scoprimento di una targa con le informazioni storiche sulla vicenda, la celebrazione della santa messa il 2 maggio, gli interventi del sindaco di Trasaghis Picco, del rappresentante dei familiari delle vittime civili di guerra Geretto e l'orazione ufficiale tenuta da Alessandro Tesini, già presidente del Consiglio regionale.

 
 
 

Avasinis e le altre stragi nazifasciste in un'interrogazione al Senato

Post n°118 pubblicato il 06 Luglio 2012 da braulink
 
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Mancano ancora tanti documenti nell' "armadio della vergogna”

 

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I senatori del Pd riaprono il capitolo delle stragi nazifasciste. La Germania non collabora

 

ROMA - In un’interrogazioni orale con carattere d’urgenza, l’intero gruppo Pd del Senato ha chiesto ai Ministri della giustizia, degli affari esteri e della difesa di sapere quali e quante stragi nazifasciste siano ancora sepolte impunite nell’ “armadio della vergogna”e cosa intenda fare il governo per sollecitare la collaborazione di un paese amico, come la Germania. Sicuramente ieri Mario Monti si sarà guardato bene dal parlare di quest’infamia con Angela Merkel.

Resta il fatto che a 70 anni da quegli eccidi efferati che causarono al nostro Paese almeno 15.000 vittime accertate ed altrettante neppure finite in quell’ “armadio” (Massa Lombarda, Saonara, Trasaghis, Bologna, Arezzo, Onna, eccetera) restano ancora sul tavolo dei rapporti italo-tedeschi diversi problemi irrisolti, come quello dei mancati risarcimenti per le vittime italiane delle stragi nazifasciste, o quello relativo alla mancata esecuzione delle pene dell’ergastolo inflitte da tribunali militari italiani ad oltre venti cittadini stranieri, ex militari tedeschi, residenti all’estero. Su tutto questo la Germania non solo non ha mai collaborato, ma non ha neppure mai risposto e in qualche caso si è limitata a comunicare che non si poteva ottemperare dato che si trattava di processi (quelli italiani) celebrati in contumacia.

A fine 2010 gli ergastolani condannati con sentenza definitiva dai tribunali militari italiani erano 21. Nel frattempo ne sono morti 6. I procuratori militari italiani che hanno condotto inchieste assai difficili, anche ovviamente per il tempo trascorso hanno compiuto tutti gli atti necessari attraverso Interpol e i rituali canali ministeriali per ottenere l’esecuzione della pena. Il procuratore generale militare presso la Corte d’appello, Fabrizio Fabretti, si è rivolto ripetutamente al Ministro della difesa pro tempore, chiedendo un intervento del Governo per questa situazione paradossale. Nemmeno lui, però, è riuscito ad avere un qualche contributo dalla repubblica tedesca.

Per questi motivi, gli interroganti si rivolgono ancora una volta ai ministri competenti per sapere “quanti e quali dei provvedimenti restrittivi della libertà personale risultino essere stati trasmessi all’autorità tedesca e quale risulti essere stata la sua risposta”.

 

(da: http://www.romacapitale.net/politica/34-politica/10138-mancano-ancora-tanti-documenti-nell-armadio-della-vergogna.html )

 
 
 

Avasinis, le commemorazioni per il 67° anniversario

Post n°117 pubblicato il 02 Maggio 2012 da braulink
 
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Il Comune di Trasaghis ha ricordato il 67º anniversario dell’eccidio di Avasinis, costato la vita a 51 tra donne, bambini e anziani  per mano di un reparto delle SS il 2 maggio 1945.
Quest’anno le manifestazione proposte hanno avuto una significativa anteprima alla vigilia dell’anniversario,  nella chiesa parrocchiale,  con la  recita del monologo storico-civile “Un bel posto tranquillo”, scritto e proposto da Elena Vesnaver. Si è trattato di una rappresentazione che rievoca la terribile vicenda dell’eccidio di Avasinis immaginando che essa venga filtrata attraverso gli occhi di una bambina, Tina, una superstite dell'eccidio che si trova a vivere la sopravvivenza come sorta di colpa senza soluzione, nell'eterno chiedersi "perchè" e interrogarsi sul senso delle responsabilità e della reazione alle offese. Lo spettacolo, che è stato finalista al premio “Per Voce Sola 2009” e ha ricevuto la menzione speciale dell’Istituto di Storia della Resistenza di Cuneo come migliore testo a contenuto politico e sociale, è stato seguito con commozione e intensità.
Al termine dello spettacolo, l’amministrazione comunale ha proposto lo  scoprimento di una targa commemorativo-descrittiva dei dolorosi fatti che, posta all’ingresso del monumento-memoriale,  destinata  quindi in primo luogo a informare quanti conoscono poco o nulle quelle lontane vicende.  Dopo l'introduzione del Sindaco Augusto Picco, è intervenuto lo studioso di storia locale Pieri Stefanutti che ha ricordato i passi sostenuti (attraverso ricerche, pubblicazioni, audiovisivi) per informare ed inquadrare correttamente nel suo contesto quelle vicende.
Mercoledì 2 maggio, alle 10.30, è stata  celebrata da don Giulio Ziraldo una santa messa in suffragio alle vittime. Terminata la celebrazione eucaristica, alle 11.30 la cerimonia si è spostata i nell'attiguo cimitero monumentale dedicato ai “Martiri del 2 Maggio 1945” dove si è svolta la Cerimonia ufficiale con l’intervento del sindaco Augusto Picco, della signora Adriana Geretto, presidente dell'associazione vittime civili  e del consigliere regionale Alessandro Tesini al quale è stata affidata l’orazione ufficiale. Tesini, nel suo intervento, riallacciandosi alla significativa presenza alla commemorazione delle associazioni di partigiani e d'arma e delle scolaresche, ha invitato a trovare nella contemporaneità motivi di attuazione pratica del messaggio che può venire dalla rilettura di queste vicende, attraverso un serio e quotidiano impegno in favore della libertà e del superamento della violenza e  delle diseguaglianze sociali.

 
 
 

Addio a un altro testimone dei fatti di Avasinis: Catin di Barbin

Post n°116 pubblicato il 02 Maggio 2012 da braulink
 
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Il primo maggio ci  ha lasciati Caterina Di Gianantonio, "Catin di Barbìn", che dei fatti del 2 maggio di Avasinis aveva lasciato una lucida testimonianza nel video "Luogo della Memoria". Catìn,  pur abitando lontano, ogni anno ritornava nel paese natale per la commemorazione delle vittime e, anche per questo, è stata ricordata con commozione nell'intervento del Sindaco durante la commemorazione ufficiale.

 

Riproponiamo pertanto la sua testimonianza rilasciata ai curatori del video:

Non dimenticherò mai quella giornata...Il 2 maggio eravamo sul ponte vicino alla latteria, c'erano uomini che discutevano... alcuni dicevano che non sarebbe successo niente, altri avevano timore per la ritirata. Mio zio, il "Sara" non ha voluto andarsene; mio padre, mio fratello Giovanni e mia sorella Romana sono invece salite in montagna, Ta Pala, con le mucche. Io e mia sorella Orestina abbiamo deciso di restare in casa con la nonna. Mia sorella diceva di partire anche noi, eravamo giovani, c'erano dei pericoli, durante la ritirata...- Possibile? - dicevo io. I tedeschi avevano già fatto almeno tre rastrellamenti, ma i civili non li avevano mai toccati. Siamo ritornate sulla piazzetta, dove abbiamo incontrato don Zossi che ci ha invitate a recitare una litania, lì di Ana di Gèa. Poi ci ha mandati ognuno a casa propria, raccomandandoci di non uscire; si era già sentito un colpo di mortaio. Siamo tornate verso casa con la Mariuta di Edoardo e le sue figliolette. Le bambine erano contente...Appena arrivate in casa, abbiamo sentito degli spari. Nel frattempo, i partigiani Pizzato e Valentino Morcja si sono avviati per fronteggiare i tedeschi. Hanno detto:- Andiamo almeno noi a fare in modo che non entrino in paese! Solo in due, cosa potevano fare? I tedeschi avevano già l'intenzione di entrare....Mia suocera stava lavando le vasche del latte alla fontana; da una finestra le abbiamo parlato. Lei ci ha detto:- Andate, voi, che siete giovani, andate in montagna, scappate: non si sa cosa può succedere se entrano i tedeschi! A un certo punto vedo Giuseppe Braulinese entrare ferito in casa. Dico a Mia:- Guarda, mi pare che il Nese sia pieno di sangue...- Impossibile! - dice lei. In quel momento compare il soldato, il viso coperto di frasche, il mitra puntato. Mia gli chiede:- Dove volere andare? In montagna? - e indica il sentiero. Senza dire nulla, quello le ha sparato in testa. Mia nonna, a vedere questo, voleva scendere a rimproverare il soldato ma l'abbiamo bloccata. Il soldato ha sparato una raffica in una casa, poi è andato in quella successiva ed ha ucciso due vecchi, i Venturini. Poi è tornato indietro, è entrato in un'altra casa. Nella stalla erano riunite una ventina di persone: li ha uccisi tutti! Si vede a scappare la Pele [Pellegrina Schiratti], col bambino in braccio: le hanno sparato ed è finita distesa a terra, morta. Il bambino sgambettava, era ancora vivo. Non si poteva uscire per aiutarlo.. Poi il soldato è andato verso la canonica dove ha ucciso ancora. E' stato uno solo, "il boia", a fare tutti quei morti. Avanzava deciso, con l'elmetto e il volto coperto da frasche, la tuta mimetica; l'ho seguito con gli occhi sin nella piazzetta. Evidentemente, però, non era solo: su nel Cjanal ci deve essere stato uno che ammazzava solo uomini. La nonna del Sara, per esempio, non l'ha toccata, mentre ha fatto uscire lui e lo ha ucciso; Nan dal Titin [Giovanni Orlando]è stato ucciso ugualmente... Dopo hanno invece iniziato a radunare gli uomini e a rinchiuderli in una stanza. Le due Anna le abbiamo sentite a urlare, ma non le abbiamo viste.

Qualche tempo dopo sono arrivati dei cavalli; io ho detto:- Almeno fossero quelli della Todt con cui ho lavorato! Quelli non ci farebbero del male! Mia sorella era assai preoccupata, mi si attaccava addosso, disperata. Andando a chiuderci in una stanzetta, io cercavo di consolarla dicendo che almeno avevamo vissuto mezz'ora più degli altri... Sentivamo i lamenti del Nese e della Caterina...I cavalli saltavano i due corpi distesi per terra ed io pensavo che le bestie avevano avuto più rispetto degli uomini; poi è arrivato un militare, ha raccolto il bambino e lo ha portato in una casa, dove c'erano anche due bambini della Mariuta. Hanno anche tirato da parte il corpo della nonna, la Pele. Non si sentiva più a sparare...Sul far della sera ho visto arrivare una ragazza accompagnata da un militare: diceva che, se non avesse trovato nessuno, avrebbe chiesto di essere riaccompagnata dai parenti. Ho detto a mia sorella che doveva trattarsi di un soldato buono, a comportarsi così. Io sono uscita fuori a vedere sul terrazzo, mentre mia sorella era ancora piena di paura. Il soldato (parlava abbastanza bene l'italiano, doveva essere croato) ha detto:- Coraggio signorine, che è tutto finito! Io trovare lo stesso a casa mia, solo disastri. Uno solo, scellerato, ha combinato tutto questo! Era un atroce criminale! Ora rimanete qui, fin quando ritorno...Poi, avendo visto il corpo di "Mia" per terra e credendo che fosse mia madre, si è fatto consegnare una coperta, ha spostato il corpo e vi ha messo la coperta sopra. E' stato l'unico cadavere lasciato per strada, gli altri li hanno tutti portati via, nelle rogge, anche quelli delle due ragazze. Poverette, le abbiamo viste entrare. Alla prima un tedesco ha detto "Komm", lei tutta spaventata si è rivolta alla sua amica. Anna, la più grande, le ha risposto: - Non avere paura, vengo io ad aiutarti, ci chiameranno solo per far loro da mangiare...Le abbiamo solo sentite urlare... debbono averle trucidate. Sono andata poi ad abitare in quella casa e, per anni, nonostante passassi il pavimento con la varechina, le macchie di sangue ricomparivano! Dopo una mezz'ora il tedesco è ritornato e ci ha detto:- Tutto finito! Chi ha fatto tutto questo è già stato punito! Non preoccupatevi più e rimanete qui, fino al mio ritorno! Gli abbiamo chiesto del bambino, il nipote della Pele e lui ha risposto di averlo portato al sicuro, assieme a due altri bambini sopravvissuti, e di aver anche portato loro del formaggio. Ci ha anzi chiesto del pane, per portarlo ai bambini (anche al giorno d'oggi quel bambino ricorda di questo pane che gli ho mandato) e poi del formaggio e dell'acqua. Ha aggiunto anche di avere portato un secchio d'acqua ai due coniugi, i Braulinese, feriti gravemente. Ci ha ribadito di non muoverci:- Guai se il mio comandante lo viene a sapere! Io faccio tutto questo senza che nessuno lo sappia. Intanto portavano tutti i cadaveri nella roggia di Bearç, solo mia suocera è rimasta. L'indomani è tornato il soldato a dirci che potevamo uscire e allora siamo andate subito dal Parroco, che ci ha dato una cassetta da pronto soccorso per andare a soccorrere i feriti, dato che avevamo imparato a fare le iniezioni e a medicare. Siamo andate subito dai Braulinese: lui aveva il cranio con la pelle sollevata, l'inguine tutto insanguinato... chiedeva di essere soccorso, chiedeva della Pele, l'infermiera, chiedeva di essere portato all'ospedale... Lei aveva una ferita al petto, sotto al letto c'era una enorme macchia di sangue, chiedeva di non essere lasciata sola... è morta poche ore dopo. Lui è stato portato in canonica, dove erano stati raccolti tutti i feriti. Il Nese, ferito, ci diceva:- Ragazze, vi ringrazio del bene che avete fatto, non lo scorderò mai, pregherò per voi, ve lo assicuro...

Così è trascorsa la giornata cruciale...In questo piazzale ci sono state 23 vittime: noi siamo state come miracolate. Quando mio padre è venuto giù dalla montagna, a trovarci vive, è rimasto assai meravigliato. Quelli che salivano in montagna incrociavano quelli che scendevano e nessuno aveva il coraggio di raccontare con precisione quello che era successo. La mamma della Minuta, con la gerla, era arrivata su ancora di notte, a dire :- Laggiù non c'è più un solo camino che fuma, hanno ammazzato tutti! Poi è cominciata la ricerca dei corpi, nei cortili e nei fossati: c'era caldo e con le assi è stata fatta un'unica fossa, dove sono stati messi tutti i corpi allineati. Tutta la nostra gioventù è passata in mezzo alla guerra...Gli altri soldati erano di nazionalità diverse: tedeschi, italiani, friulani. Alcuni poi sono stati presi e uccisi, davanti all'osteria. Erano italiani, repubblichini. Ormai la guerra stava finendo e si mettevano assieme ...Qualcuno mi ha detto: "Signora, eran peccati vecchi". Ma quali? Ognuno è solo con la sua coscienza.Abbiamo visto sicuramente cose che non andavano fatte: ma è la guerra a portare a questo, è la rovina di tutte le coscienze.


Intervista del 2005 a cura di Renata Piazza e Walter Rodaro - ampi stralci dell'intervista sono riprodotti nel video "Avasinis, luogo della memoria" di Dino Ariis (Comune di Trasaghis, 2006)

 
 
 

Avasinis, 1-2 maggio: il programma delle commemorazioni

Post n°115 pubblicato il 26 Aprile 2012 da braulink
 
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Strage di Avasinis: ricordo delle vittime Mercoledì 2 maggio cadrà il 67° anniversario della strage di Avasinis: in quella mattinata del 1945, una squadra di SS penetrò in paese e compì una strage indiscriminata che provocò 51 vittime innocenti tra la popolazione civile. Ininterrottamente, dal 1946 ad oggi, la gente di Avasinis e del Comune di Trasaghis ha mantenuta viva la memoria di quel doloroso episodio, partecipando in maniera sentita all’annuale cerimonia commemorativa a ricordo delle vittime. L’attenzione al significato del “senso della memoria” si è vista confermata anche dalla costruzione, negli anni '90, di un monumento-memoriale sul vecchio cimitero ove sono state sepolte le vittime dell’eccidio e dalla pubblicazione del diario di don Francesco Zossi, parroco dell’epoca e protagonista diretto di quelle vicende, nonché dalla realizzazione di documentari video, iniziative tutte promosse dal Comune.Quest’anno le cerimonie prevedono due momenti significativi distinti. Nella serata del primo maggio, alle 20.30, si avrà nella chiesa parrocchiale la presentazione del monologo "Un bel posto tranquillo", scritto e recitato da Elena Vesnaver: una "rilettura" scenica del senso dell'eccidio attraverso le parole e le impressioni attribuite a uno dei superstiti, "costretta a vivere la sopravvivenza come una sorta di colpa senza soluzione". Seguirà, davanti all'ingresso del monumento-memoriale, lo scoprimento di una targa commemorativa tesa a sintetizzare il contesto storico di quelle lontane vicende.Mercoledì 2 maggio si avrà la celebrazione di una Santa Messa, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale, seguita, alle 11.30, dalla deposizione di una corona d’alloro al monumento sacrario. La commemorazione ufficiale prevede gli interventi del sindaco di Trasaghis Augusto Picco e del dott. Alessandro Tesini, già presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

 
 
 

La testimonianza di Modesto Di Gianantonio sui fatti di Avasinis

Post n°114 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da braulink
 
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Sul Notiziario Comunale di Trasaghis n. 3 del 2011 è  stato pubblicato un corposo inserto con la testimonianza di Modesto Di Gianantonio relativa a tutto il periodo della guerra: è intitolato infatti "Avasinis dall'8 settembre 1943 all'eccidio del 2 maggio 1945". 

L'autore, testimone diretto dei fatti, precisa sin dalle prime righe la finalità dello scritto, "Va pertanto resa testimonianza di tutte le sofferenze, i sacrifici, le privazioni, i dolori, gli odi e le vendette subiti sulla propria pelle da tutti, senza esclusione di nessuna delle parti in conflitto, perché questo è il prodotto che le guerre generano, con l'auspicio che queste guerre non abbiano più a oscurare la pace conquistata ad un prezzo cosi duro." Sottolineando anche la legittimità e la doverosità dell'intervento: " Ora sono passati più di sessant'anni e penso sia caduto ogni pregiudizio e che l'argomento non urti la suscettibilità di qualcuna delle parti in causa, come non vorrei che qualcuno mettesse in dubbio la mia verità a causa della mia età o per il troppo tempo trascorso che potrebbe avere oscurato la mia memoria. Niente di tutto questo perché né il tempo né la memoria hanno offuscato la mia lucidità.". 

La ricostruzione storica parte dalla incerta situazione seguita all'armistizio dell'8 settembre per poi  descrivere le fasi dell'avvio della Resistenza in zona,  in primo luogo con i garibaldini del Battaglione Matteotti e con gli osovani provenienti dalla Val d'Arzino. L'autore elenca diversi fatti  che hanno visto protagonisti i partigiani, sia  dimostranti il coinvolgimento corale (l'assalto  alla polveriera di Osoppo, il rifornimento di generi alimentari per la popolazione)  sia  quelli ritenuti  maggiormente invisi  alla gente (prelievo di generi nelle famiglie per il sostentamento dei reparti in montagna, uccisione di persone ritenute spie al soldo del nemico).

La testimonianza segue poi, cronologicamente, le fasi dell'attacco alla zona libera di inizio ottobre 1944, l'avvio dell'occupazione cosacca  e il funzionamento delle organizzazioni paramilitari tedesche, come la Todt e la Enzian, con interessanti notizie frutto della esperienza diretta).

La parte più corposa della ricostruzione riguarda, come comprensibile, le concitate ore dell'eccidio del 2 maggio. Più volte l'autore, che pur tende a evidenziare il ruolo avuto dalla Gap,   sottolinea come  non sia sufficiente la tesi di un improvvido attacco partigiano a una colonna in ritirata a giustificare lo svolgersi dei fatti: "un'altra colonna, proveniente non si sa da dove, ma dì sicuro passante lungo la strada Statale N° 13, si diresse verso Trasaghis. Secondo alcuni, la colonna aveva deviato la sua marcia a seguito di un attacco dei nostri partigiani; questo è quanto si dice, ma non corrisponde alla realtà dei fatti. Attraversato il Tagliamento, superato il paese di Braulins e giunta indenne a Trasaghis, senza incontrare nessuna resistenza di nessun genere, si installò, nel pomeriggio, in località  Montisel. altura strategica per il controllo dell'intera piana di Avasinis. unico paese abitato, per passarvi la notte. Questo fatto non poteva non mettere in allarme la gente di Avasinis, che ritenne anacronistico che un reparto in ritirata, con il nemico alle spalle, si permettesse di bivaccare una notte senza proseguire a marce forzate verso il confine, passando per Tolmezzo.

Con il sospetto che dietro a questa decisione del nemico si nascondesse dell'altro, memore di quanto era successo il 2, 3 e 4 ottobre 1944. senza alcuna indicazione da parte partigiana, lavorò per tutta la notte a trasferire generi e suppellettili in montagna", " Alcuni sostengono, anche se non trovano riscontri, che il reparto responsabile dell'eccidio di Avasinis avrebbe sostenuto un attacco partigiano sulla strada nazionale N° 13 all'altezza, un po' prima o un po' dopo, dell'innesto con la strada che porta a Trasaghis prima e a Tolmezzo poi. Evidentemente quella strada era talmente intasata da un consistente movimento di truppe tedesche ormai in ritirata verso il confine, tanto da capire perché quel reparto, anche a causa dell'ipotetico attacco subito, abbia preferito deviare il percorso verso Tolmezzo. Ma non è cosi, perché quel reparto non ha subito ostacoli da parte partigiana ed è arrivato, partito non si sa da dove, né si conoscono le sue generalità di appartenenza, ben determinato e ben deciso su Trasaghis.

Diversamente quel reparto non avrebbe pernottato in quel luogo, ma avrebbe proseguito per Tolmezzo e quindi per il confine, come aveva fatto la colonna che aveva attraversato il territorio del comune il giorno precedente, tenendo anche conto che aveva già gli alleati alle spalle. La sua meta era Avasinis, dove pare avesse dei conti da saldare, tant'è che la mattina dopo, 2 maggio 1945, si mosse verso quel paese con risolutezza e uomini e mezzi adeguati per affrontare eventuali resistenze, che però non c'erano. ",  " II famigerato reparto delle S.S. tedesche, anche se non sì poteva definire reparto un gruppo composto da sbandati raccogliticci, di varie etnie e nazionalità e provenienti da reparti diversi tedeschi, italiani, spagnoli, friulani, veneti e altoatesini, superò l'inesistente difesa. Un vero branco di criminali, invasi da follia omicida, spinti più dalla vendetta che da un atteggiamento di difesa che qualsiasi reparto militare in fuga, tallonato dal nemico inseguitore, avrebbe assunto, senza guardarsi attorno. No, a questi energumeni non interessava altro che punire mortalmente una popolazione pacifica, per vicende di guerra ad essa non imputabili. Per questo entrarono nel paese, assetati di sangue, si accanirono con le armi da fuoco contro chi capitava a tiro: bambini, anche in tenera età, vecchi e donne, senza provare un minimo di pietà o rimorso. Finirono sotto gli spari delle loro armi quanti trovarono per strada, nelle case o nascosti in qualsiasi luogo. ". 

In conclusione, Modesto Di Gianantonio sottolinea con amarezza il dolore vissuto dalla sua generazione, auspicando, nelle nuove generazioni, l'adozione di atteggiamenti di rispetto e conoscenza nei confronti di  quei fatti, ormai lontani: "La generazione che ha vissuto e testimoniato questi dolorosi avvenimenti della storia del nostro paese sta per concludersi, nella speranza che le generazioni a venire portino avanti con orgoglio la memoria ed il ricordo imperituri dì questi nostri sventurati fratelli che dalla vita non hanno avuto che emigrazione, miseria e povertà. Le loro aspettative di libertà e di giustizia erano a portata di mano, ma il destino crudele non ha voluto gratificarli dal riscatto delle loro misere condizioni di vita".

 
 
 

Addio a un altro testimone dei fatti di Avasinis: Nena di Fracas

Post n°113 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da braulink
 
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Se ne è andata anche  "Nena di Fracas", Elena Rodaro di Avasinis, una dei pochi testimoni di quel tragico eccidio del 2 maggio 1945.  

La sua testimonianza è stata raccolta in una videointervista del 2005, effettuata  a cura di Renata Piazza,   Walter Rodaro e Pieri Stefanutti:  ampi stralci di quell'intervista sono stati riprodotti nel video "Avasinis, luogo della memoria" di Dino Ariis (pubblicato dal Comune di Trasaghis nel  2006)

In una lucida rievocazione, Nena ricordava innanzitutto l'arrivo delle SS in paese: "Quando sono entrate le SS, i partigiani hanno sparato qualche colpo dall'alto. Entrati in paese, non hanno fatto interrogatori: hanno iniziato a sparare contro chiunque avessero incontrato" e poi citava alcuni dei tanti casi di violenza:  "In una stanza erano rinchiusi una quindicina di persone, tra uomini e donne: le SS hanno fatto fuoco a bruciapelo contro tutti.

C'era una donna che aveva appena fatto il formaggio: l'hanno uccisa subito, senza fare nessun interrogatorio. Più avanti hanno fatto fuoco in una stalla dove erano andati a rifugiarsi diversi: se ne sono salvati solo due. Dopo sono entrati in canonica dove hanno ucciso a bruciapelo le famiglie che erano lì e hanno ferito il parroco che si è finto morto imbrattandosi col suo sangue. Poi hanno proseguito, uccidendo chiunque incontrassero. Hanno quindi portato una trentina di corpi in una roggia con dei carretti, altri ne hanno buttati sotto il ponte del Cjanal..." 

Raccontava poi della straziante ricerca dei corpi degli uccisi, sinistramente nascosti dagli assassini: "Non si trovavano i cadaveri...... Mia madre cercava mia sorella come una disperata, ma non la trovava. Era stata mia suocera, che era rimasta nascosta nel solaio, a dirle che aveva visto i tedeschi caricare i corpi sui carretti e portarli lontano. Si vedevano solo i piedi e le braccia spuntare, li avevano coperti. Pensavamo li avessero portati al cimitero e infatti mia madre, mio fratello e la moglie di Vittorio sono andati a cercarli prima in cimitero, ma non c'era nessuno. Allora sono tornati indietro e mia madre ha preso il viottolo di campagna, dopo aver visto le tracce dei carretti sul fango bagnato di pioggia. Quando è arrivata alla  roggia e ha visto il mucchio di cadaveri. Avevano scaricato i carretti: ce n'era di qua e di là del ponte e alcuni fin nel Cjaneglàt. Mio fratello ha preso mia sorella in braccio, altri sono andati a prendere il carretto. I morti, infatti, avevano quasi ostruito il corso della roggia e l'acqua ormai vi scorreva sopra. Sono cose che non si possono nemmeno raccontare, c'è solo da pregare che non si ripetano!" 

Dopo aver raccontato delle uccisioni di sbandati dell'esercito tedesco, ritenuti responsabili dell'eccidio, e della vendetta operata contro dei cosacchi, individuati come collaboratori, il ricordo di Nena andava allo strazio dei funerali delle vittime: "Americani o inglesi non si sono mai visti ad Avasinis, non si è visto nessuno... Abbiamo solo avuto la preoccupazione di seppellire i morti. 

A Osoppo e a Gemona le campane suonavano a festa; ad Avasinis la campana    a morto avrà suonato per mezza giornata.... Poi c'è stato di nuovo il silenzio."

 

 

 

 

 
 
 

I fatti di Avasinis citati nel libro di Cazzullo "Viva l'Italia"

Post n°112 pubblicato il 24 Ottobre 2011 da braulink
 
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Oggi che è in dubbio perfino la sopravvivenza stessa della nazione, stemperata nell'Europa e nel mondo globale, frammentata dalle leghe, dai particolarismi, dai campanili,  Aldo Cazzullo (una delle più prestigiose firme del "Corriere") ha scritto un libro di storia e, insieme, politico: "Viva l'Italia" (Mondadori, 2010). Il racconto - privo di retorica e ricco di tanti dettagli curiosi - dell'idea di patria, dei protagonisti del Risorgimento e della Resistenza, dei combattenti che sono morti gridando “Viva l'Italia”; con un capitolo sulla Grande Guerra - Ungaretti in uniforme, Gadda indignato da “La grande guerra” di Monicelli che considera antipatriottico - e un capitolo sui caduti dell'Iraq e dell' Afghanistan. Accanto al racconto, una forte tesi politica in difesa dell'Unità nazionale e di un dato storico: in epoche diverse gli italiani hanno dimostrato di saper combattere per un'idea di Italia che non fosse solo quella del Belpaese e del “tengo famiglia”.

In un testo che ha suscitato interesse e discussioni in tutta Italia, il Friuli è citato (oltre che per le vicende della prima guerra mondiale), per gli eccidi di Porzus, di Avasinis e di Ovaro.

Interessante, per le tematiche di questo Blog,  riproporre quindi la descrizione che Cazzullo fa dei fatti del 2 maggio 1945:

"Ancora il 2 maggio 250 SS, debellate le difese partigiane cui alcune fonti attribuiscono i primi colpi, aprono il fuoco sugli abitanti di Avasinis, sul confine orientale: cadono 51 civili. La strage viene interrotta a mezzogiorno da un ufficiale tedesco, che i superstiti ricordano apparire all'improvviso su un cavallo bianco. Alcuni nazisti si sono procurati abiti civili e si danno alla macchia. Nelle stesse ore s Ovaro i cosacchi in ritirata, respinto un attacco, accerchiano il paese e uccidono decine di partigiani, fra cui otto georgiani che si sono uniti alla  Resistenza, e ventidue civili compreso il parroco, don Cortiula. Nei giorni successivi i partigiani si vendicano su nazisdti e cosacchi sbandati".

Una sintesi, certamente e, a parte qualche approssimazione, anche corretta (chi, da lontano, si è occupato di queste vicende, ha spesso fornito versioni approssimate e imprecise). Assai interessanti anche le conclusioni che Cazzullo trae da questo tipo di episodi:

"Su queste stragi finali la discussione è aperta. Alcune furono gli ultimi fuochi di un esercito feroce e sconfitto, altre rappresaglie contro gli attacchi dei partigiani. E, in effetti, sparare sui soldati in ritirata era spesso inutile militarmente ed esponeva i civili a gravi rischi. Ciò non toglie che la responsabilità dei massacri di donne e bambini ricada innanzitutto su chi li ha commessi. In ogni caso, non è difficile intuire quanto fossero esasperati gli animi di coloro che vedevano finalmente passare la bufera, ma dovevano sopportare indifesi gli ultimi colpi di coda del nazifascismo morente".

 
 
 

La commemorazione di Avasinis sulle pagine di "Patria indipendente"

Post n°111 pubblicato il 08 Luglio 2011 da braulink
 
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L'ultimo numero della rivista ufficiale dell'Anpi "Patria Indipendente" (datato 29 maggio)  dà conto (con un articolo tratto dal Blog "Vicende di Guerra tra Carnia e Gemonese" e seganlato dall'Anpi provinciale) della commemorazione tenutasi ad Avasinis  lo scorso 2 maggio. E' naturalmente estremamente significativo che su una qualificata rivista, diffusa in Italia e all'estero, trovino spazio le vicende occorse sul finire della guerra in un angolo dell'Alto Friuli, un ulteriore atto di riconoscimento, attraverso l'informazione, al sacrificio di Avasinis.

 
 
 

Avasinis, le parole del sindaco Honsell

Post n°110 pubblicato il 04 Maggio 2011 da braulink
 
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Rinnovata commozione per il ricordo delle 51 vittime dell'eccidio, nella cerimonia di Avasinis. Particolare interesse hanno suscitato le parole dell'oratore ufficiale, il sindaco di Udine Furio Honsell.

 

Honsell ricorda la strage di Avasinis

da: Messagero Veneto 3 maggio 2011 

 

TRASAGHIS Avasinis ha reso omaggio una volta ancora, ieri mattina, ai martiri della strage avvenuta il 2 maggio del 1945, quando 51 persone furono trucidate da truppe nazifasciste in fase di ripiegamento, in uno degli episodi più tragici e sanguinosi che il Friuli ricordi, accaduto quando già in alcune località si festeggiava l'avvenuta liberazione.La cerimonia, organizzata dal Comune e dall'Anpi,dopo la messa ha visto il corteo raggiungere il cimitero monumento dove il ricordo delle 51 vittime, molte delle quali erano donne, vecchi e bambini, è testimoniato dalla lapide realizzata appunto per mantenere viva nel tempo la loro memoria. Il sindaco di Trasaghis Augusto Picco ha voluto quest'anno quale oratore ufficiale il primo cittadino di Udine Furio Honsell, che ha accettato «solamente - ha spiegato - perché sindaco di Udine, città medaglia d'oro per la Lotta di Liberazione dal nazifascismo a nome di tutto il Friuli, che pertanto ha anche il dovere morale e civile di testimoniare con tutte le proprie forze l'ordine democratico che è il frutto di quella dolorosa ma anche valorosa lotta». Honsell, nell'inquadrare l'episodio, ha parlato di «guerra preventiva, guerra ai civili pianificata non tanto per punire, quanto soprattutto per terrorizzare la popolazione civile preventivamente e privare così la Resistenza di quel terreno su cui svilupparsi e rafforzarsi» e nel chiedersi «quale responsabilità abbiamo noi verso le generazioni future, di fronte alle vittime di Avasinis?In primo luogo - ha detto - quella di far conoscere la storia e riconoscere i valori democratici su cui si fonda la nostra Repubblica nata dalla Resistenza».

 
 
 

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