Creato da algori il 31/01/2007

quello che sono

Storie di tutti i giorni

 

 

Le mani

Post n°171 pubblicato il 09 Giugno 2013 da algori
Foto di algori

Da troppo tempo non scrivo, ed ho come la sensazione che il tempo porti via con se tutte le emozioni che la vita mi sta regalando giorno dopo giorno.

Devo riportarle in questo mio mondo affinche restino il piu a lungo possibile e dipingano chi sono, perche questo sono io

Qualche domenica fa mi reco in chiesa a messa con mio figlio. oramai ha 14 anni ed e' grande come me. lo so, dovremmo andare piu spesso in chiesa assieme, ma il fatto di andarci cosi di rado, diventa quasi un'occasione che lascia ogni volta il segno. SIamo in piedi uno accanto all'altro. la predica e finita e lui comincia ad avvertire i primi cedimenti. Non riesce piu a restare fermo, cerca in ogni modo di distrarsi, un qualche cosa che attiri la sua attenzione. Cerco in tutti i modi di indurlo a restare fermo e semmai auspicando che qualcuno da lassu lo induca a raccogliersi almeno per un istante a pregare. Ma nn c'e nulla da fare. Continua irrequieto a guardarsi intorno. Poi d'un tratto trova qualcosa.

La mia mano appoggiata sul banco con le dita orizzontali sul piano ed il resto della mano piegata verso l'alto. Si formano cosi alcune pieghe della pelle sul dorso della mano. Lui le nota, le studia un po, le raggruppa in una sola piega. La prende con due dita e mi solleva un po la mano. Ci gioca come fosse una piega su un foglio di carta, poi mi guarda, lo guardo negli occhi, e mi fa un sorriso.

E' stato come un lampo di fulminr, la stessa scena, quella mano, le pieghe, il gioco ed infine lo sguardo. Lvevo fatto anch'io con mio padre quando avevo piu o meno la sua stessa eta. In chiesa con mio papa. E stato come se i suoi occhi fossero i miei ed in quell'istante al posto suo c'ero io. Ed ho visto mio padre davanti a me. Un colpo al cuore. Un pensiero..... come la sensazione che tuti quei discorsi del continuare a vivere dentro ai nostri figli quando noi nn ci saremo piu, sono veri

che sensazione meravigliosa. indescrivibile davvero.

ho guardato il sorriso di mio figlio, anche se ero in chiesa, l'ho abbracciato stretto stretto e gli ho dato un bacio sulla fronte.

Chissa se farà anche lui lo stesso un giorno con suo figlio.

 
 
 

Un’altra occasione per me

Post n°170 pubblicato il 19 Gennaio 2013 da algori
Foto di algori

E’ da tanto, forse troppo tempo che non scrivo, e mi mancavano le pagine di questo blog su cui annotare la mia vita e i miei pensieri.

L’occasione per farlo arriva l’altra sera. Un film alla tv, the company man. La storia di un’uomo all’apice della carriera professionale che perde all’improvviso il proprio lavoro, e con esso tutte le certezze, i sogni e la propria identità. Bene è rappresentato nel film lo stato d’animo, la perdita di ogni punto di riferimento, l’amarezza, la non appartenenza al mondo che ti circonda. Ed i sogni che d’un tratto svaniscono nel nulla.

Ed allora mi torna in mente quanto vissuto in prima persona un’anno fa. Tutto quanto, ogni singolo pensiero, tutto tale e quale, vissuto, senza sconto alcuno.

Un giorno preso dallo sconforto, senza nessuna opportunità di lavoro all’orizzonte, nonostante i colloqui i curriculum e tutto quanto l’impossibile fatto, mi convinco che l’unica scelta che avevo era quella di prendere in mano la mia vita e partire con un nuovo progetto.

Ho deciso. Faro il libero professionista. Un lavoro tutto mio da cui iniziare una nuova vita. Prendo la macchina e parto. Destinazione un concessionario d’auto a pochi km da casa, dove acquistare un’auto usata per me e cominciare a girare per trovare lavori da fare.

Ma prima, un’ultimo tentativo. Strada facendo passo davanti ad un’impresa edile di cui conosco il titolare da oltre 20 anni, ma con cui non ho mai parlato. Ha chiuso l’anno prima, ma ora sta tentando di ripartire, con il figlio davanti a prendere in mano le redini dell’azienda. Ci provo, suono al campanello. Mi fanno entrare. Chiedo se possibile parlare con il titolare, ma ovviamente non se ne parla nemmeno. Prendo un bigliettino, scrivo sopra il mio numero di cellulare ed il mio nome. Lo consegno all’impiegata e le chiedo di riferire al titolare che avrei bisogno di parlargli.

Riparto. Destinazione concessionario. Entro, tratto l’acquisto di un’auto. La più economica di quelle presenti. Più di un’ora a parlare a trattare, e poi esco riservandomi di pensarci ancora un po’ e mi dirigo verso casa.

Oramai è sera gia le 18.00 passate. Ripasso davanti all’impresa che faccio? Si mi fermo e parcheggio davanti agli uffici restando in macchina ad aspettare chissa che cosa, o a sperare arrivi quella telefonata. Figurati, devo essere proprio matto. Ma che ci faccio qui, non mi conosce nemmeno. Solo di nome, ma nulla di più, perché dovrebbe chiamarmi.

Si è vero, devo essere proprio uno stupido. Prendo le chiavi, sto per accendere e suona il telefonino.

Rispondo. E lui mi dice ‘ciao _____ come stai?’. Gli rispondo ‘Ciao bene grazie, avrei bisogno di parlarti’. E lui ‘Bhe sono qui in ufficio se vuoi. Quando vorresti venire’. Gli rispondo ‘Sono seduto in auto parcheggiato davanti ai tuoi uffici. Puoi ora?’. E lui ‘Scherzi? Che ci fai li?’. Gli rispondo ‘sapevo che la sera al rientro degli operai sei sempre li ad accoglierli ed allora ti ho aspettato ed ho sperato’. E lui ‘Entra subito dai, ti apro’

Abbiamo parlato per più di un’ora. Ho scoperto che mi conosceva più di quanto potessi immaginare, anzi ho avuto l’impressione quasi mi stesse aspettando. Mi ha presentato a suo figlio con lodi e parole che mai avrei potuto pensare qualcuno dicesse di me.

A maggio sarà un’anno che sono qui al lavoro. Forse il contratto a termine scadrà e sarò di nuovo in strada vista la crisi che ci circonda. Ma ora sono qui, e sono tornato a far parte di qualcosa, e a sentirmi utile per qualcuno. E questa è un’opportunità una fortuna che se anche durasse poco non ha prezzo.

E domani si vedrà

 
 
 

SEQUESTRATO

Post n°169 pubblicato il 02 Marzo 2012 da algori
Foto di algori

Dal libro dei ricordi. 2007

 

Una mattina come tante altre al lavoro, durante il giro di controllo dei cantieri ricevo una telefonata dal capo il quale mi riferisce di essere stato chiamato dalla telecom. Dicono che si è verificata una interruzione delle linee telefoniche che passano all’interno di una nostra proprietà in un altro cantiere, e che tale disservizio se non immediatamente ripristinato può avere risvolti legali nei nostri confronti. Pensiamo a cosa può essere successo prima di muoverci… In quella proprietà c’è un vecchio capannone che va demolito, all’interno del quale nei mesi scorsi abbiamo subito diversi furti dei cavi in rame. Risolvi la questione, mi dice il capo, fa quanto necessario. Sebbene il cantiere sia lontano, mi dirigo immediatamente li, ma prima per precauzione passo alla vicina stazione dei carabinieri. Entro e subito mi fanno parlare con il maresciallo ‘ bip ‘, al quale spiego la questione, i diversi furti subiti, la possibilità che siano stati dei ladri ad interrompere la linea telefonica che passa sotto l’edificio, e la remota eventualità che siano ancora all’interno dell’edificio anche durante il giorno, ed il fatto che sia necessario un mio sopralluogo di verifica, mi spaventa non poco. Mi dicono di non preoccuparmi, che di sicuro a quest’ora non ci sono. Di andare tranquillo e di chiamarli soltanto nel caso trovi qualcuno all’interno dello stabile. Per nulla rassicurato vado in cantiere. Si tratta di un vecchio capannone industriale di oltre 20'000 mq diviso in vari settori e stanze. Entro e comincio a perlustrare tutti i locali per vedere se c’è qualcosa di anomalo. Nella parte più interna trovo in una stanza un’enorme groviglio di cavi elettrici filettati. Sembra non ci sia nessuno in giro, e cosi mi dirigo verso la zona mensa e spogliatoi. Attraverso una porta a vetro posso vedere l’interno dello spogliatoio, dove ci sono materassi a terra, vestiti sparsi, cibo su un tavolo, e la finestra aperta su una piazzetta interna chiusa e senza uscita. Provo ad aprire la porta ma è chiusa a chiave. Apro quindi la porta della stanza adiacente, esco dalla finestra e vado sulla piazzetta interna per guardare nello spogliatoio. Non c’è nessuno. Torno sui miei passi, rientro nella stanza da cui sono arrivato e… dalla porta a vetro vedo passare un’ombra. Mi fermo spaventato. Mi chiude la porta a chiave. Torno indietro di corsa, e scappo sul punto più nascosto della piazzetta. Non c’è via di uscita. Mi tengono sequestrato li dentro che faccio??. La prima cosa che mi viene in mente è chiamare l’ufficio. Suona… ma nessuno risponde… Ci riprovo… Risponde un collega ‘pronto chi è?’ gli rispondo ‘Sono io, ho bisogno urgente..’ mi interrompe e mi dice ‘scusa mi puoi richiamare sto facendo una cosa urgente per il capo’, e mette giù. Non posso crederci. Riprovo nuovamente. Risponde sempre lo stesso collega ‘pronto chi e?’. Gli rispondo ‘Sono sempre io, ho bisogno di…. ‘ Mi blocca nuovamente e mi dice ‘Aspetta che finisco di stampare questi disegni per il capo e poi ti richiamo.’ E mette giù. Incredibile, che faccio ora?. Decido di chiamare i carabinieri. ‘Pronto stazione dei carabinieri’. Buongiorno sono _________ posso parlare con il maresciallo ‘bip’?’. Me lo passano subito e mi dice ‘con chi parlo?Buongiorno maresciallo, sono il geom. ________ che è passato li da voi stamattina per il problema dei cavi telefonici’. ‘Si buongiorno a lei, che problemi ci sono?’. ‘Si ricorda quando le dissi che c’era la possibilità che i ladri fossero ancora all’interno dello stabile, e che in tal caso avrei dovuto chiamarla? Bhe ecco, non solo sono all’interno dello stabile ma ora mi tengono sequestrato in una parte dell’edificio dalla quale non posso più uscire.’ ‘Accidendi, stia calmo e fermo li. Chiamo subito la polizia perché vengano a liberarla. Arriviamo’. Per fortuna ho trovato aiuto. Mi nascondo in un’angolo e aspetto. Aspetto. Aspetto. Ma il tempo non sembra passare mai. Ho paura vengano a prendermi. Accidenti se sono in tanti, come farò a difendermi. Speriamo arrivi la polizia. Aspetto. Passa mezz’ora e non arriva nessuno. Che faccio. Provo a guardare dalla finestra nello spogliatoio e non c’è nessuno. Rientro nella stanza da dove sono arrivato, mi avvicino alla porta. Provo a girare la maniglia…. Hossignore.. è aperta. Apro piano mi guardo attorno e scappo fuori dall’edificio. Vado fuori in strada e mi chiama al cell la polizia per chiedermi informazioni su dove fosse l’edificio in cui mi trovavo. Gli rispondo ‘ma come, sono stato sequestrato per mezz’ora e adesso mi chiedete dov’è l’edificio?’. Come sequestrato? A noi avevano detto che non era in pericolo. Arriviamo subito.’ D’un tratto da lontano si sente accendersi la sirena e in un’attimo sono qui. Dopo aver spiegato loro l’accaduto decidiamo di entrare. Vada avanti lei che ha le chiavi ed è il proprietario, noi la seguiamo. Quindi io davanti ad aprire e loro dietro di me con pistole alla mano entriamo. Già non c’era più nessuno naturalmente. Fatta la denuncia di rito ce ne andiamo. Poche ore dopo, un vicino, visti alcuni movimenti nell’edificio, chiama i carabinieri che chiamano me per rientrare nell’edificio. Arrivo di corsa, e si ripete la scena. Stavolta io entro dall’entrata principale con 2 polizzioti armati dietro di me, mentre altri 2 entrano dall’entrata opposta. Sfondiamo alcune porte bloccate appositamente dai ladri ed entriamo di corsa. Ci dirigiamo subito nello spogliatoio ed ….. Eccoli li. 3 stranieri in pantaloni e senza maglietta. Uno di loro armato con un rotolo di mortadella su entrambe le mani…. Frastornati, sorpresi e spaventati. Braccia dietro la schiena. Ammanettati sono stati subito arrestati, e non li ho visti più. Che avventura però. Dite possa metterla all’interno del mio Curriculum Vitae? Chi può vantare nella propria esperienza professionale un’avventura simile?

 
 
 

IL NIENTE

Post n°168 pubblicato il 01 Marzo 2012 da algori
Foto di algori

8 mesi scivolati via. Un po di meritate vacanze nei primi mesi, poi tutti i lavori di casa tralasciati in tanti anni di frenetico impegno in azienda, e poi ….. più niente. E nel mentre, una continua ricerca di opportunita’, di proposte di lavoro, a pensare cos’è successo e cosa doveva essere fatto diversamente….. per imparare dai propri errori ed essere migliori nel futuro. Ma dentro il vuoto. Ora comprendo tutte quelle persone viste alla tv, amareggiate, spente, tristi ed arrabbiate per aver perso il lavoro. Pensiamo per il solo fatto di averle viste alla tv di aver compreso ciò che provano, ma non è vero. Non sappiamo un bel niente. Bisogna viverle certe situazioni per capirle. Sapete, in questi anni di lavoro, preso dai mille impegni, dalle cose frenetiche da fare tutti i giorni, dai contatti con le persone, clienti, fornitori, colleghi, mi sono sentito parte di un mondo così grande e vasto, da impedirmi di capire chi, per varie ragioni, continuava a dire di sentirsi solo. In realtà è bastato poco. Una volta perso il lavoro, nonostante le continue ricerche, gli invii del CV in ogni dove, nessuna risposta è arrivata. Anche gli amici, i colleghi, le persone con le quali ho condiviso 25 anni di lavoro, a poco a poco si sono allontanate. E le comprendo. Incontrarsi con chi non ha nulla da fare tutto il giorno, non ha progetti, niente da raccontare di particolare, impegnato nel niente, mentre loro affaccendati in mille cose….. quasi infastiditi o invidiosi del confronto. Nemmeno io resterei a parlare con me stesso a volte. Ed ora tutto intorno il niente. Quel mondo cosi vasto senza confini e limiti, in un solo istante si è ridotto drasticamente alle quattro mura di casa, dove ora, gira e vive ogni mio momento. Uscire, non è più importante se non hai un dove andare. Acquistare qualcosa deve avere una finalità di utilizzo che al momento non c’è. Strano davvero questo niente. TI fa pensare cosi tante cose. Ti fa credere di essere sbagliato, inadatto al mondo che sta fuori, incapace di far fronte alle sfide del momento e di doverti rassegnare per i prossimi anni al niente. Voglio ricordare questo niente. Questa sensazione di impotenza e di sopraffazione degli eventi che mi hanno travolto e stanno cercando di portarmi via in questi mesi, verso il niente. Voglio ricordarla davvero, perché farà parte della mia esperienza e mi renderà diverso da quello che sono stato fino a ieri. Forse migliore, più comprensivo verso gli altri, e magari anche più forte e tenace nell'affrontare le sfide del futuro. Ma oggi, in questo momento, quanto è difficile andare avanti e ripetersi ogni giorno 'coraggio, non devo lasciarmi andare, devo continuare a guardare avanti e a credere che ci sarà un futuro migliore'. E ci sarà.

 
 
 

E' NATALE

Post n°167 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da algori
Foto di algori

E’ già arrivato il natale. Sarà speciale davvero quest’anno. Fino a poco tempo fa lo vedevo come una festa non mia, un qualcosa che arriva ogni anno come sempre, come l’autunno e l’inverno. Quasi senza senso, solo occasione per scambiarci regali e auguri, spesso e volentieri, non sentiti ma solo dovuti. Termine usuale in questo periodo, il natale è solo una festa consumistica. Ed invece…… Provate a pensarsi un solo istante. Presi dal lavoro, dai mille impegni, dalle cose di tutti i giorni, che riempiono oltre misura la Vostra giornata. Il Natale è un qualcosa in più, che spesso rende ancor più frenetica e pesante la Vostra giornata. Si certo, buoni sentimenti, buone parole, la fede, la nascita di Gesu’. Ma dentro di Voi se ci pensate, hanno senso davvero queste parole??. Ora provate a fermarvi un’attimo. Io mio malgrado l’ho dovuto fare davvero vista l’attuale situazione di non impiego. Fermatevi e togliete tutto ciò che ogni giorno riempiva le vostre giornate. Il lavoro, le mille cose da fare, le cose mai fatte e che per la vita frenetica non siete riusciti a fare. Ecco, togliete tutto…. E vi sembrera non sia rimasto nulla. Ma nulla davvero a cui aggrapparvi. Perché ogni cosa da fare l’avete già fatta. Perché al telefono nessuno più vi cerca. Ogni commissione, ogni pensiero o progetto per il futuro è di colpo svanito. Ecco, se siete riusciti a ricostruire nella vostra mente questa situazione, inserite nel bel mezzo di questa stanza vuota che è la vita che vi rimane il NATALE. Con tutte le sue luci, la magia e la voglia di vita che è simbolo della nascita di gesu’. Quella capanna di poveri pastori, che risuona a festa, nonostante il nulla che li circonda. Questo sarà il natale 2011. Nel vuoto che mi circonda, questo è il mio presepe. I miei ricordi di bambino che per anni sono stati sovrastati dagli impegni di lavoro e dai problemi di tutti i giorni. Quando mio padre mi svegliava alle 4.30 del mattino per andare nei cantieri aperti sulle strade a prendere i sassolini da mettere sul presepe, e dedicava l’intera vigilia a preparare un presepe sontuoso pieno di statuine e casette, montagne, laghetto, alberi, muschio, luci in ogni dove. E noi bambini incantati a guardare ed ammirare la bravura del nostro papa’.

Ora sono io quel papa’, e dedico questo natale alla mia famiglia, e regalero’ loro un papa’ più buono, affettuoso, sereno e sorridente (nonostante tutto), perché altro di più quest’anno non potro’ loro offrire. E faro’ dolci ogni giorno se possibile, pizze, festa, coccole, abbracci, parole……..

Faro’ di tutto perché questo Natale si imprima nei loro ricordi con un sorriso…….

Buon Natale a tutti voi. Che sia felice, sincero, profondo come il mio.

 
 
 
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UN GRANDE UOMO

Anche per me, la fede, ha gli occhi ed il coraggio di quest'uomo

 

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