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Creato da papife il 18/11/2008

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IL DIAVOLO VESTE PLACEMENT

Post n°68 pubblicato il 01 Settembre 2009 da LadyB_82
 

I contesti di mercato odierni vedono sempre più consumatori critici e refrattari nei confronti dell’advertising tradizionale.

Le aziende, quindi, consce degli scenari in cui si trovano ad agire, sono sempre alla ricerca di nuovi strumenti, valutati non convenzionali per comunicare col proprio target di riferimento.

Uno degli strumenti utilizzati è il product placement che è stato legalizzato nel nostro Paese con il decreto legislativo n° 28 del 22 gennaio 2004 noto come “legge Urbani”.

Ne avete mai sentito parlare?

“Il product placement è una sofisticata tecnica di comunicazione aziendale che consiste nel posizionare un prodotto o un brand all’interno di un contesto narrativo precostituito che può essere una pellicola cinematografica o televisiva, un romanzo, un video musicale, un videogioco, ecc., riuscendo a integrarsi in esso”.

Quali requisiti dovrebbe avere il product placement ideale?

  • deve cercare di inserire il prodotto di marca senza distogliere dallo scopo primario del film che non è quello di vendere i prodotti, ma di intrattenere lo spettatore
  • deve nascere dalla collaborazione tra il management delle imprese inserzioniste e la parte creativa designata dal produttore cinematografico in modo da progettare al meglio l’inserimento e l’integrazione dei prodotti di marca nella storia
  • deve legare il brand ad un particolare personaggio e/o integrarlo nella trama di un film per migliorare la brand image.

Quali potenzialità può avere?

Per farvi capire l’enorme potenzialità comunicativa di un product placement eseguito accuratamente è sufficiente citare quello che viene considerato un “caso da manuale” che ha segnato la storia del product placement: E.T. L’extraterrestre di Steven Spilberg. M&M’s fu contattata dalla compagnia di produzione di Spilberg per posizionare il proprio prodotto in E.T. L’extraterrestre. Le praline di cioccolato sarebbero servite per attirare E.T. da Elliot così da creare il primo incontro con l’alieno. Dato che M&M’s rifiutò il progetto, l’offerta passò alla Hershey per i Reeve’s Pieces, deboli concorrenti delle M&M’s che detenevano una piccola quota di mercato. L’Hershey accettò e in poco tempo, grazie al successo del film e al fatto che le praline di cioccolato avessero fatto nascere l’amicizia tra il bambino e l’alieno, le vendite di Reeve’s Pieces aumentarono del 66%, cominciarono a conquistare le quote di mercato della M&M’s fino a permettersi di competere allo stesso livello.

Quali sono dunque i vantaggi di questo strumento?

Maggiore visibilità e tempo di esposizione del prodotto/brand

  • Più efficacia: la soglia di attenzione del target nei confronti di questo strumento supera quella delle pubblicità tradizionali.
  • Effetto enfasi: il product placement consente di attribuire alla pellicola connotati di aderenza alla realtà, senza interrompere il naturale svolgimento della scena, anzi valorizzandola ed arricchendola di elementi.
  • Presentazione pianificata di prodotti e marche: la collocazione di marche e prodotti all’interno delle pellicole permette un’ambientazione naturale per i prodotti che sono presentati in situazioni concrete di utilizzo, convenzionale o non convenzionale.
  • Interesse attivo dell’audience: l’attenzione con cui le persone seguono lo sviluppo delle scene di un film ed il coinvolgimento emotivo che le rende partecipi dell’azione e del clima ricostruiti sono del tutto irripetibili con altri strumenti di comunicazione aziendale.
  • Elevata segmentazione dell’audience: ciascuna pellicola cinematografica è finalizzata ad attrarre specifiche fasce di pubblico e per questo il product placement è  idoneo a veicolare la comunicazione aziendale a target specifici e ben delineati nel loro profilo distintivo.
  • Rafforza la credibilità del prodotto: pensiamo ad esempio a Tom Hanks in Cast Away che è manager della Fedx e non della Pinco Pallino Wordwide Express.

Il Product Placement è quindi un’incredibile opportunità per dare nuova linfa vitale sia all'industria cinematografica sia agli investitori pubblicitari.

 
 
 
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