Creato da Alessandra_Fontana il 10/03/2007

Alessandra Fontana

Vorrei parlare con voi di sentimenti, di politica, di esperienze, di vita. Vorrei volare tra le emozioni, quelli forti, che appassionano ...

 

 

« CARO GESU' BAMBINO ...BUON ANNO NUOVO, AMICI MIEI !!! »

LORO SEMINANO ODIO E VIOLENZA, NOI RACCOGLIAMO VOTI ... GRAZIE ITALIA !!

Post n°298 pubblicato il 25 Dicembre 2009 da Alessandra_Fontana

Crescono i due partiti di maggioranza, che insieme superano addirittura il 50%. E' il clamoroso risultato dell'ultimo sondaggio Digis sulle intenzioni di voto, realizzato tra il 18 e il 19 dicembre. Il Pdl sale al 39,5% e la Lega all'11. Tiene il Pd, perdono terreno l'Udc e l'Italia dei Valori.
La fiducia nel Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è sopra quota 50 per cento. Lo rivela l'ultimo sondaggio realizzato da Nicola Piepoli, del 21 dicembre.

 



Il consenso nel Cavaliere è più alto di tre punti rispetto a quindici giorni fa, ovvero prima dell'aggressione a piazza Duomo. Il governo, nel suo complesso, è stabile a un livello inferiore rispetto al premier.
Il gradimento di Pierluigi Bersani, però, "è abbastanza basso" - spiega il ricercatore. "Quindici punti percentuali sotto Berlusconi".

Vediamo i numeri, dicevamo... Il Popolo della Libertà sale al 39,5%, in rialzo sia rispetto alle Europee (35,3) sia nei confronti delle Politiche (37,4). La Lega Nord vola all'11% dal 10,2 di giugno e dall'8,3 del 2008 (Camera).
In calo all'1% in Polo dell'Autonomia. L'Udc si attesta al 6% e perde terreno rispetto alle Europee, guadagnando qualcosa però sulle Politiche.
Il Partito Democratico ottiene il 29% e sale nettamente sul dato delle ultime consultazioni (26,1) ma è lontano dal risultato delle Politiche (33,1).
L'Italia dei Valori scivola al 7% dall'8 del giugno di quest'anno.
In sensibile ribasso la lista comunista (Prc-Pdci), Sinistra e Libertà e i Radicali.

E per le Regionali 2010?? Piepoli dice: probabile vittoria del centro-destra.




 

 
Rispondi al commento:
Vince198
Vince198 il 31/12/09 alle 15:16 via WEB
Sempre peggio, Alessandra, sempre peggio da parte di chi ben conosciamo. Trascrivo qui da te - sempre copia e incolla di travaglina "memoria" - di un interessante pezzo ofierno di Facci (come sai noto "amico" d'infanzia del .. "diversamente" laureato..) .. «Vergognoso», «menzogne», «odio», «totalitarismo», «frequentazioni mafiose», «corrotti». Sembra un articolo di Paolo Flores d’Arcais o un editoriale del Fatto: è un editoriale di Paolo Flores d’Arcais sul Fatto. Il filosofo già direttore di Micromega, ex marxista, ex comunista, ex trotzkista, ex sessantottino, ex craxiano, ex martelliano, ex occhiettiano, ex girotondino, insomma lui - forcaiolo sempre - ieri ha scritto appunto un editoriale titolato «Caro Di Pietro, l’Idv non basta» ed è tornato alla carica con la sua idea fissa: un rassemblemant che sommi all’Italia dei valori anche quel movimentismo pulviscolare e para-politico che da almeno diec’anni sfugge regolarmente dalle mani di chi tenti di coagularlo. Il leitmotive è sintetizzabile in ciò che i pennivendoli abbreviamo in «giustizialismo», acclamata scorciatoia politica per eliminare il nemico politico restando lontano dall’urna e vicino alla procura. Il filosofo, in altre parole, indica «la strada maestra dello scoglimento del partito di Di Pietro dentro un crogiuolo da lui stesso proposto e che veda co-protagonisti», tenetevi forte, «i movimenti della società civile, le lotte sindacali che si moltiplicano, le nuove generazioni viola, la cultura azionista e la scienza illuminista». Anche la scienza illuminista. Viene suggerita un’Italia dei valori gruppettara e movimentista e antipolitica, cioè, rispetto a un Di Pietro che guarda più al centro e soprattutto a cannibalizzare il Pd. A dire il vero, è da giugno che Flores scrive questa cosa: a ciò era dedicato anche quel numero estivo di Micromega in cui si elencavano le liste di impresentabili che l’Italia dei valori, per non dar retta a Flores, si era ritrovata giocoforza a candidare. A dirla tutta, è da quindic’anni che Flores scrive questa cosa: però adesso Di Pietro deve cogliere l’occasione storica - secondo il filosofo - di «diventare uno statista», di modellare «un grande Partito della Costituzione», qualcosa che «in un domani non lontano può ambire alla maggioranza», scrive il nostro, sempre più lucido. Altrimenti «l’Italia dei valori», conclude con dolcezza, «è meno di un’aspirina per curare un cancro». Bene. Non è chiaro come Flores, fingendo di prenderlo sul serio, possa parlare di «irripetibile opportunità» visto che lo schema resta quello fallito di sempre. I problemi sono almeno due. Il primo lo sbrighiamo in fretta: non c’è rassemblement o caravanserraglio che non implicherebbe comunque una divisione di responsabilità, qualcosa cioè che a Di Pietro non passa neppure per l’anticamera del cervello: nel simbolo dell’Italia dei valori c’è il suo nome, il presidente a vita è lui, gestisce la cassa da solo, ha piazzato i suoi famigli nei posti chiave e se n’è sbattuto dei meritevoli. Dovrebbe perdere tutto questo: difficile. La seconda ragione è, esageriamo, storica: ogni governo Berlusconi ha sempre avuto contro dipietristi, verdi, comunisti, Micromega, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, i grillini, Forca Italia: e ha sempre rappresentato, il governo Berlusconi, almeno metà del Paese. Ogni governo Prodi, poi, ha sempre avuto contro - o è caduto - per via di problemi ancora con dipietristi, verdi, comunisti, Micromega, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, i grillini, Forca Italia: e ha sempre rappresentato, il governo Prodi, l’altra metà del Paese. Ora: le metà sono finite, da un lato, mentre dall’altro non c’è ipotesi di dialogo o addirittura di grande coalizione – ciò che rappresenterebbe la quasi totalità del Paese - che i citati dipietristi, comunisti, Micromega, comici eccetera non abbiano evocato come il demonio. Sicché l’equazione è chiara: sono loro il problema di questo Paese, non la soluzione. Poi i tempi sono quello che sono - la crisi, lo scontento, il risveglio delle procure, l’ormai cronico tentennamento del Partito democratico - e quindi le premesse per arroventare un partito della forca ci sono sempre, da noi. Resta improbabile che a favorirlo possa essere Flores d’Arcais rispetto a un Di Pietro che nel rastrellare tra il peggio, per ora, non ne ha sbagliata una. È da due anni, senza bisogno di filosofi, che Di Pietro succhia consensi al Pd con questa faccenda dell’opposizione unica che attrae le aree più movimentiste, i più giovani, i più incazzati, i più Tartaglia: un’opposizione a misura Duomo. È da almeno due anni, pure, che il Pd non riesce a scrollarsi dai polpacci questo botolo mordacchiante - l’Italia dei valori - che in quel ruolo ha sostituito Rifondazione. Ma a Di Pietro, come detto, e come Flores e altri non hanno ancora capito, interessa soprattutto il centro: è lì, secondo calcoli suoi, che l’espansione elettorale del suo partito potrebbe sfiorare il 30 per cento. È a loro che pensa nel rivolgersi a Presidente della Repubblica, come ha fatto ieri, per scongiurare che allo statista Bettino Craxi possa essere intestata una via milanese. Flores e Di Pietro, naturalmente, contano sino a un certo punto. A giocare un ruolo chiave, nella maturazione o regressione di qualsiasi partito della forca, resta il Partito democratico. Resta, a oggi, un D’Alema che appare tuttavia ancora disorentato, e resta, nondimeno, quel partito di Repubblica che a sua volta sta spiando il vento. Non sarebbe per merito di un Flores o di un Di Pietro se nascesse o rinascesse Forca Italia: certe cose non accadono per merito, ma per colpe. Altrui." Non c'è che dire: un quadro semplicemente desolante per la politica parlamentare, un quadro semplicemente pericoloso par la politica piazzaiola dei soliti noti azzimati, quelli che non sbagliano mai e che del voto popolare se ne fanno un baffo (o un baffino?).. Ciao, Vince
 
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