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Messaggi del 10/05/2024

 

L’attacco concertato contro San Giovanni Paolo II continua. E stavolta non è il mainstream - Seconda parte

Post n°168 pubblicato il 10 Maggio 2024 da daniela.g0
 

Papa Giovanni Paolo II prende la parola durante l'incontro interreligioso di Assisi, il 27 ottobre 1986  

 

L'incontro di preghiera di Assisi del 1986   

Torniamo adesso alle accuse mosse dal dott. Sacchetti al papa polacco, che la Chiesa Cattolica ha fatto santo. Infatti dopo qualche giorno dal nostro bannaggio, scrive sul suo canale Telegram: 

«Abbiamo assistito a qualche maldestro tentativo degli apologeti della Chiesa post-conciliare che hanno affermato che Wojtyla non avrebbe preso la decisione di porre il Buddha sull'altare della chiesa di Assisi nel 1986. Non solo prese lui quella decisione ma impedì alla statua della Madonna di Fatima di essere portata in chiesa per non "offendere" i buddisti. Jorge Mario Bergoglio è soltanto la conseguenza di un problema iniziato 60 anni prima con il Concilio Vaticano II.» 

Probabilmente, uno dei maldestri tentativi è stato proprio il mio. Mi chiedo tuttavia come faccia il dott. Sacchetti ad essere così sicuro dello svolgimento dei fatti di allora e quali siano le fonti certe a cui attinge. Da testimoni dell'epoca, come scritto nel mio primo messaggio sopra, risulta invece come la responsabilità di quegli eccessi fosse diretta responsabilità dei frati francescani custodi del Sacro Convento di Assisi.  

Scrive il giornalista e scrittore Americo Mascarucci: 

«Sarebbe comunque ingiusto, oltre che ingeneroso, addebitare a San Giovanni Paolo II gli eccessi che si verificarono in occasione dell'incontro di preghiera del 1986 e che furono invece diretta responsabilità dei frati francescani custodi del Sacro Convento d'Assisi imbevuti di fanatismo ecumenico e soprattutto di una superbia, assai poco francescana, derivante dall'autonomia concessa loro da Paolo VI. 

Un'autonomia che li portò, non soltanto ad eccedere con certi discutibilissimi riti proprio nella suddetta giornata del 1986, ma negli anni successivi ad estromettere il vescovo di Assisi da ogni decisione inerente le attività del Sacro Convento; ad iniziare dall'organizzazione di eventi pubblici anche di rilevanza internazionale organizzati nell'ambito delle attività ecumeniche frutto dello spirito di Assisi. 

Fu anche per questo, per mettere fine all'anomalia di un'autonomia che di fatto portava i frati di Assisi a disconoscere totalmente l'autorità del vescovo diocesano (come ebbe più volte a denunciare monsignor Sergio Goretti), che Benedetto XVI decise di rimettere le cose a posto, revocando l'autonomia e obbligando i francescani del Sacro Convento a sottomettersi al capo della diocesi. 

E, secondo quanto riferì Vittorio Messori in un'intervista rilasciata al quotidiano La Stampa nel novembre del 2005 a commento della decisione di Ratzinger, il provvedimento si rese necessario anche per correggere lo spirito di Assisi. Disse Messori: "Ratzinger non ha perdonato alla comunità francescana gli eccessi della prima giornata di preghiera dei leader religiosi con Karol Wojtyla. Una carnevalata, a detta di molti, che forzò la mano al Papa e furono proprio i frati ad andare molto aldilà degli accordi presi. Permisero addirittura agli animisti africani di uccidere due polli sull'altare di Santa Chiara e ai pellerossa americani di danzare in chiesa. Ratzinger aveva fortissime perplessità dall'inizio, non volle andare ad Assisi e le sue riserve limitarono i danni". E poi ancora: "I frati hanno abusato del cosiddetto spirito di Assisi. In realtà loro venerano e diffondono illegittimamente un santino romantico e di derivazione protestante, ossia il San Francesco del mito, uno scemo del villaggio che parla con lupi e uccellini, dà pacche sulle spalle a tutti. Una vulgata falsa, che ne svilisce il messaggio. Il Francesco della storia, infatti, è il figlio più autentico della Chiesa delle crociate"».  

E' bene ricordare inoltre quale fu il contesto storico in cui nacque l'incontro di preghiera ad Assisi del 1986. La tensione tra i due blocchi, quello occidentale e quello orientale, rappresentato dall'allora Unione Sovietica, era in quei giorni molto alta. Si anelava una distensione fra le parti e il rischio di un conflitto nucleare era molto serio. 

In questo clima di tensione il Papa volle la giornata di Assisi, allo scopo di mostrare l'unità del genere umano e il desiderio di invocare insieme la pace. Non vi fu alcun intento sincretistico da parte del pontefice, e questo fu sottolineato già nel corso di quella giornata, quando affermò

«Nel concludere questa giornata mondiale di preghiera per la pace, a cui voi siete intervenuti da molte parti del mondo, accettando gentilmente il mio invito, vorrei esprimere i miei sentimenti, come un fratello e un amico, ma anche come un credente in Gesù Cristo, e, nella Chiesa cattolica, il primo testimone della fede in lui. 

In relazione all'ultima preghiera, quella cristiana, nella serie che abbiamo ascoltato, professo di nuovo la mia convinzione, condivisa da tutti i cristiani, che in Gesù Cristo, quale Salvatore di tutti, è da ricercare la vera pace, "pace a coloro che sono lontani e pace a quelli che sono vicini" (Ef 2, 17). La sua nascita fu salutata dal canto degli angeli: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace agli uomini che egli ama" (Lc 2, 14). Predicò l'amore tra tutti, anche tra i nemici, proclamò beati quelli che operano per la pace (cf. Mt 5, 9) e mediante la morte e la risurrezione ha portato riconciliazione tra cielo e terra (cf. Col 1, 20). Per usare un'espressione di san Paolo apostolo: "Egli è la nostra pace" (Ef 2, 14).  

[...] [...]  

Mossi dall'esempio di san Francesco e di santa Chiara, veri discepoli di Cristo, e convinti dall'esperienza di questo giorno che abbiamo vissuto insieme, noi ci impegniamo a riesaminare le nostre coscienze, ad ascoltare più fedelmente la loro voce, a purificare i nostri spiriti dal pregiudizio, dall'odio, dall'inimicizia, dalla gelosia e dall'invidia. Cercheremo di essere operatori di pace nel pensiero e nell'azione, con la mente e col cuore rivolti all'unità della famiglia umana. E invitiamo tutti i nostri fratelli e sorelle che ci ascoltano perché facciano lo stesso. 

Lo facciamo con la consapevolezza dei nostri limiti umani e consci del fatto che, lasciati a noi stessi, falliremmo. Riaffermiamo quindi e riconosciamo che la nostra vita e la nostra pace futura dipendono sempre da un dono che Dio ci fa. 

In questo spirito, invitiamo i leaders mondiali a prender atto della nostra umile implorazione a Dio per la pace. Ma chiediamo pure ad essi di riconoscere le loro responsabilità e di dedicarsi con rinnovato impegno al compito della pace, a porre in atto le strategie della pace con coraggio e lungimiranza.»  

E nel discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale (22 dicembre 1986), papa Giovanni Paolo II rigettò con forza ogni tentativo atto a seminare «confusione» o a considerare l'iniziativa di Assisi come «sincretismo» religioso. 

Afferma il pontefice, riferendosi all'incontro di preghiera di Assisi: 

«In quella giornata, e nella preghiera che ne era il motivo e l'unico contenuto, sembrava per un attivo esprimersi anche visibilmente l'unità nascosta ma radicale che il Verbo divino, "nel quale tutto fu creato e nel quale tutto sussiste" (Col 1, 16; Gv 1, 3), ha stabilito tra gli uomini e le donne di questo mondo, coloro che adesso condividono insieme le ansie e le gioie di questo scorcio del secolo XX, ma anche coloro che ci hanno preceduto nella storia e coloro che prenderanno il nostro posto "finché venga il Signore" (cf. 1 Cor 11, 26). Il fatto di essere convenuti ad Assisi per pregare, digiunare e camminare in silenzio - e ciò per la pace sempre fragile e sempre minacciata, forse oggi più che mai - è stato come un limpido segno dell'unità profonda di coloro che cercano nella religione valori spirituali e trascendenti in risposta ai grandi interrogativi del cuore umano, nonostante le divisioni concrete (cf. Nostra Aetate, 1)».  

E ancora: 

«Il Concilio ha messo più d'una volta in rapporto l'identità stessa e la missione della Chiesa con l'unità del genere umano, in specie quando ha voluto definire la Chiesa "come sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Lumen Gentium, 1,1; cf. Gaudium et Spes, 42). 

Questa unità radicale che appartiene all'identità stessa dell'essere umano, si fonda sul mistero della creazione divina. Il Dio uno in cui crediamo, Padre, Figlio e Spirito Santo, Trinità santissima, ha creato con un'attenzione particolare l'uomo e la donna, secondo il racconto della Genesi; questa affermazione contiene e comunica una profonda verità: l'unità dell'origine divina di tutta la famiglia umana, di ogni uomo e donna, che si riflette nell'unità della immagine divina che ciascuno porta in sé (cf. Gen 1, 26), e orienta di per se stessa a un fine comune (cf. Nostra Aetate, 1)».   

Alla luce di queste parole, piene di fede in Gesù Cristo e ricolme di speranza nello Spirito Santo, appare allora pretestuosa ogni accusa di relativismo o sincretismo religioso contro il papa polacco. 

Come appare del tutto infondata l'accusa di apostasia mossa da questi zelanti gruppi tradizionalisti, i quali vorrebbero porre papa san Giovanni Paolo II sullo stesso piano della chiesa bergogliana.   

 

La devozione di Donald Trump e della moglie Melania per san Giovanni Paolo II  

Sono molti in Italia e all'estero coloro che si dichiarano fedeli sostenitori di Donald Trump. Fra questi anche il giornalista Cesare Sacchetti. 

Pochi ricordano però come la moglie Melania sia anche devotamente cattolica. E pochi ricordano come il 3 giugno 2020 Trump e la moglie si recarono in visita al santuario dedicato al papa polacco a Washington per rendere omaggio alla memoria di san Giovanni Paolo II. Lo fecero in un momento di grande prova, dopo aver trascorso la notte nel bunker di sicurezza, mentre Washington veniva messa a ferro e fuoco da una violentissima guerriglia urbana di dimensioni nazionali e orchestrata dallo stato profondo.

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con la moglie Melania in visita al santuario dedicato a San Giovanni Paolo II, il 3 giugno 2020  

 

Manifestarono entrambi rispetto e fiduciosa devozione verso il papa polacco. 

Chissà se anche Donald e Melania oggi sarebbero bannati...   

 

L'attacco dei media liberali contro san Giovanni Paolo II   

Ma non finisce ancora qui. 

Ho già parlato degli avvenimenti che hanno infiammato la Polonia e degli attacchi mondiali alla memoria di san Giovanni Paolo II. Tuttavia questi fatti assumono una dimensione ben più importante di quel che si potrebbe pensare a un primo sguardo superficiale. 

Se si scorrono i giornali polacchi degli ultimi anni, si può avere un quadro molto più dettagliato. Il giornalista Sacchetti, come tutti i giornalisti, possiede certamente mezzi più approfonditi ed efficaci dei miei, nell'informarsi. 

Scorrendo i media polacchi si comprende bene come l'attacco concertato contro la Polonia, in quanto Nazione rappresentativa dell'ultimo baluardo di cattolicesimo in Europa, sia stato sferrato con premeditazione allo scopo di distruggere la Chiesa. 

E per ottenere questo, occorre far crollare la memoria e la devozione che i polacchi nutrono per Karol Wojtyla. 

Così ha riportato Remix News nel marzo 2023: 

«Aspettavano da tempo questo momento. Sebbene avessero già arrecato molti danni in passato, si erano fermati nell'attaccare ciò che era più sacro. Avevano paura e il coraggio non è mai stato il loro punto forte. Qualsiasi campagna diretta contro un papa che era polacco, che aveva guidato la rivolta contro il comunismo e che era stato un così grande comunicatore, si sarebbe rivelata per loro un suicidio. Ma ormai il loro momento è arrivato. 

Si è scatenata una campagna d'odio contro san Giovanni Paolo II. Come di solito accade in tali circostanze, tutto avviene sotto false flag. Nessuno attacca direttamente la fede o la Chiesa. La narrazione è che si tratta di proteggere i deboli e cercare la verità. Non importa che milioni di giovani siano stati demoralizzati dai media, dagli educatori sessuali e dai club LGBT. 

I loro metodi sono sempre gli stessi. Un'accusa ben formulata è difficile da combattere, poiché devi dimostrare la tua innocenza e loro non devono dimostrare la tua colpevolezza».  

E così ha scritto - nel marzo del 2023 - «l'arcivescovo polacco Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza episcopale polacca, che ha lanciato un appello per la tutela del "bene comune" e dell'eredità di papa Giovanni Paolo II in seguito alle accuse di abusi contro il papa. 

Recentemente, i media di sinistra liberale hanno lanciato un altro attacco a san Giovanni Paolo II, accusando il papa di aver presumibilmente insabbiato casi di abusi sessuali su minori nella Chiesa, sia come Santo Padre che come vescovo metropolita di Cracovia. Inoltre, è accusato di essere indulgente nei confronti dei "pedofili in tonaca". Le accuse sono state formulate in un servizio trasmesso dal canale di notizie liberale Tvn24. 

Il parlamento polacco ha adottato una risoluzione per condannare una "vergognosa campagna mediatica diffamatoria contro san Giovanni Paolo II" e ha definito il defunto papa "il più grande polacco della storia". [...] 

"Il Papa polacco è stato e resta un punto di riferimento morale, un maestro della fede e anche un avvocato in cielo per milioni di polacchi", ha osservato. "In questa luce, i tentativi di screditare la sua persona e la sua opera, intrapresi con il pretesto della preoccupazione per la verità e il bene, sono scioccanti". 

L'arcivescovo ha scritto che "gli autori di queste voci discreditanti hanno adottato un approccio parziale e spesso antistorico alla valutazione di Karol Wojtyła, senza conoscenza né contesto", accettando acriticamente i documenti creati dai servizi di sicurezza comunisti come fonti affidabili. Egli ha aggiunto che gli autori del servizio televisivo non hanno tenuto conto dei rapporti e degli studi esistenti che presentano il papa polacco in una luce giusta. 

Mons. Gądecki ha sottolineato che, a partire dalla decisione di Giovanni Paolo II, la Chiesa si è impegnata con determinazione a creare strutture e a sviluppare procedure chiare per garantire la sicurezza dei bambini e dei giovani, punire adeguatamente i colpevoli di crimini sessuali e, soprattutto, sostenere coloro che sono stati danneggiati. 

Ha aggiunto che difendere la santità e la grandezza di Giovanni Paolo II non significa affermare che non potesse commettere errori. 

"Essere pastore della Chiesa in tempi di divisione dell'Europa tra Occidente e blocco sovietico significava affrontare sfide difficili. Bisogna anche essere consapevoli che a quel tempo, non solo in Polonia, vigevano leggi diverse da quelle di oggi, e la consapevolezza sociale e le modalità consuete di risolvere i problemi erano diverse", ha affermato».  

Ma chi sono i media liberali di sinistra? 

Tvn24 di proprietà del colosso americano Discovery, di cui abbiamo già parlato. C'è il quotidiano liberal Gazeta Wyborcza di George Soros ma ci sono anche media polacchi di proprietà tedesca. 

Il loro scopo? secondo quanto riporta Remix News è mettere in ginocchio i polacchi. 

«I segugi vengono scatenati per spaventarci. Sperano che rinunceremo al nostro Papa e permetteremo loro di prendere la Polonia per la quale abbiamo dato tanto sangue e di trasformarla in un'altra terra del Reich. E che abbracceremo la loro follia ideologica. 

Si sbagliano. Abbiamo compreso i loro piani. Non abbiamo paura. Possiamo difenderci dai segugi delle SS. Vediamo queste copertine scandalose delle riviste di proprietà tedesca (Newsweek di questa settimana mostra Jarosław Kaczyński con cani arrabbiati al guinzaglio ed etichettati con nomi di media conservatori polacchi) per quello che sono. Segno che Berlino è arrabbiata e ringhia. Ma li ignoreremo e lasceremo che vinca la verità».

 

La copertina di Newsweek attacca i media conservatori (Fonte: Newsweek.pl)  

 

Alla luce di quanto riportato sopra, non è difficile capire lo scopo degli attacchi sferrati contro san Giovanni Paolo II. Bisogna sottolineare infatti che gli attacchi, che hanno colpito più profondamente la Polonia, sono stati scatenati quasi contemporaneamente in tutto il mondo. 

Dal Vaticano è arrivato - il 10 novembre 2020 - il rapporto McCarrick. Gli hanno fatto eco oltreoceano il New York Times e il National Catholic Reporter

A difendere Wojtyla è rimasto l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, che ha parlato telefonicamente in un'intervista con il conduttore televisivo Raymond Arroyo. Per attaccare Wojtyla, non si è esitato infatti a «trascinare l'intera Chiesa nel fango», ha sottolineato l'arcivescovo. 

E dunque l'attacco sferrato contro Wojtyla viene rivolto in ultima analisi contro la Chiesa Cattolica stessa.   

 

Vogliono strapparci dal cuore Giovanni Paolo II      

Lo ha detto «l'arcivescovo Marek Jędraszewski che ha tenuto nel 2020 un'omelia nel castello di Wawel a Cracovia, in Polonia, in occasione dell'anniversario dell'introduzione della legge marziale in Polonia, il 13 dicembre 1981, parlando in riferimento a una serie di attacchi diretti contro san Giovanni Paolo II. 

"Con tutte le mie forze ricordo la sua persona [di Giovanni Paolo] nel contesto di quanto accaduto 39 anni fa. Lo faccio per comprendere la mostruosità di ciò che sta accadendo oggi in Polonia, quando alcuni attivisti attaccano questo santo radioso. Vogliono strapparlo dal nostro cuore, profanare la nostra memoria di lui", ha detto in un'omelia. 

Jędraszewski ha osservato che il 13 dicembre 1981 Giovanni Paolo II chiese ai fedeli presenti nella Città del Vaticano durante l'Angelus di pregare per la Polonia e la nazione polacca».   

 

Conclusioni   

Attaccare la memoria di san Giovanni Paolo II, non è soltanto un fatto che riguarda la Polonia. L'attacco silente e sotto mentite spoglie, come abbiamo visto, è in realtà di portata mondiale. 

E attaccare il santo pontefice ha come scopo ultimo la distruzione della Chiesa Cattolica. Significa infatti strappare il Papa dal cuore dei fedeli per mettervi al suo posto un vuoto di identità e di memoria, le quali non devono e non possono essere cancellate. Significa anche rendere le masse più deboli e facilmente manipolabili: è ciò a cui anela da sempre lo stato profondo. 

Karol Wojtyla è stato il santo che ha auspicato un'Europa unita, ma nelle sue radici cristiane. Giovanni Paolo II, infatti, che aveva vissuto sulla propria persona l'invasione della Polonia da parte dei nazisti di Hitler e aveva visto con i propri occhi lo sterminio di tanti suoi connazionali cattolici, desiderava un'Europa unita ma che non annientasse le nazioni. 

Un'Europa dove ogni nazione avesse mantenuto i propri confini, la propria storia e la propria identità.   

Il cardinale Stanislaw Dziwisz, parlando il 16 ottobre 2023, anniversario dell'elezione a pontefice di Karol Wojtyla, ha affermato che in molti chiedono ancora notizie su Giovanni Paolo II. 

Secondo il segretario particolare di papa Giovanni Paolo II, l'appello che il pontefice fece allora: «Non abbiate paura di spalancare le porte a Cristo!», risuonerebbe ancora oggi con rinnovato vigore. 

Visitando la Basilica di San Pietro in Vaticano o il Santuario Papale a Cracovia o altri luoghi che recano l'impronta di Giovanni Paolo II, ha detto Dziwisz, si possono vedere anche adesso le persone immerse nella preghiera: «La gente lo ascolta ancora; cercano la sua amicizia spirituale». 

La memoria e la devozione verso papa Giovanni Paolo II appartengono infatti non solo alla Polonia ma anche all'Italia, che è stato insieme alla Polonia il Paese più vicino al pontefice. E che insieme alla Polonia rappresenta ancora l'ultimo baluardo di cattolicità in Europa

San Giovanni Paolo II appartiene alla memoria che serbiamo dei santi della Chiesa Cattolica. Di lui, come afferma il cardinale Dziwisz, «risplende la saggezza senza tempo della sua eredità». 

Karol Wojtyla «ha difeso e ha parlato per coloro che erano stati messi a tacere», come è stato ricordato nell'ultimo anniversario della sua elezione a pontefice. Il cardinale Dziwisz ha anche ricordato come san Giovanni Paolo II abbia vissuto le conseguenze delle guerre e del totalitarismo e di come abbia cercato di combatterlo sostenendo i più deboli e cercando di portare speranza nei tempi più turbolenti.  

Non lasciamo che ce lo strappino dal cuore.  

Un vecchio sogno, risalente ormai a parecchi anni fa e poco dopo la morte di Wojtyla, mi vedeva protagonista di un incubo dove tentavo di sfuggire ai miei inseguitori in una fuga forsennata durante la lunga notte. Avevo con me dei documenti preziosi, che non dovevano cadere assolutamente nelle mani avide dei miei nemici. 

Improvvisamente fece giorno pieno e di fronte a me c'era proprio lui, san Giovanni Paolo II, giovane come al tempo della sua elezione. Mi disse con un grande sorriso: «Non preoccuparti. Ormai nessuno te li potrà togliere.»  

Si riferiva ai documenti che stringevo ancora fra le mani. Io lo guardavo attonita, non capendo cosa volesse dire. 

«Sono qui, nella mia carne. Vedi? Nessuno te li potrà togliere!», mi disse ancora mostrandomi il braccio scoperto.  

Credevo, per le circostanze della vita, che ormai il valore profetico di quel sogno fosse giunto a termine.   

Invece, mi accorgo che è appena cominciato.

 

 

 

 
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