Creato da: contastorie1961 il 11/03/2015
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Galdino (storia di un matto) Ottavo Capitolo

Post n°10 pubblicato il 21 Marzo 2015 da contastorie1961

Campi. Nient’altro che campi coltivati e alberi, dappertutto. Esausto, Galdino si fermò a prendere fiato. Non era affatto pentito di aver liberato il dottore e la signora. Alla fine, gli sarebbero stati solamente d’impaccio. E poi, non voleva che la signora morisse, anche se lo aveva sempre trattato male. Voltò la testa di scatto. Un rumore, un movimento colto con la coda dell’occhio.

-No! Non è possibile, non può essere, Galdino?!- La figura si materializzò subito dopo, laddove un sentiero tagliava il campo come una ferita aperta. D’istinto, Galdino alzò la pistola. La donna poteva avere tra i cinquanta e i sessant’anni, impossibile stabilirlo con esattezza. Portandosi le mani alla bocca, lasciò cadere la borsa che stava trasportando. Una bottiglia si ruppe nell’impatto, mentre alcuni filoni di pane, fuoriusciti da un sacchetto marrone, rotolarono nell’erba. In un istante, Galdino le fu davanti.

-Io…io non ti conosco, eppure…eppure c’è qualcosa che…- Tremando vistosamente, la donna arretrò di qualche passo. Fu un sasso di discrete dimensioni a tradirla. Urtandolo, perse l’equilibrio rovinando al suolo. La gonna al ginocchio le risalì alla vita, mostrando gambe magre e bianchissime -Michela!-

Il nome uscì dalle labbra di Galdino come un tuono. Incredulo e spaventato, la raggiunse chinandosi al suo fianco -No, non accadrà un’altra volta- quindi, con estrema delicatezza, le sistemò la sottana aiutandola poi a rialzarsi.

-Ciao Miriam, come stai?- Ancora tremante, la donna cercò di articolare qualcosa, l’aveva riconosciuta nonostante il lapsus. Gli occhi bassi, Galdino rimise la pistola in tasca-Quelli la mi sono appresso. Ma io devo fare una cosa, mi vuoi aiutare?-La mente di Miriam, frastornata e confusa, sembrava non voler elaborare ciò che le stava accadendo. Dopo anni di silenzio, dopo aver versato tutte le lacrime che aveva in corpo, e dopo aver sepolto un marito, straziato dal dolore e dalla malattia. Non era possibile. Il destino non poteva accanirsi in quel modo contro di lei. Quante probabilità c’erano di ritrovare l’assassino della propria, unica figlia, nel bel mezzo della campagna, ventidue anni più tardi?

-Ascoltami Galdino…- riuscì finalmente a dire-Non ti denuncerò. Se mi chiederanno di te, dirò che non ti ho mai visto. Ma lasciami andare, ti scongiuro- Galdino l’osservò meglio. La somiglianza con Michela, in quel volto sconvolto e sofferente, gli apparve in tutta la sua nitidezza -Non sono stato io, Miriam- La donna lo guardò stranita, le unghie a scavarsi solchi nei palmi sudati -Non importa ora, è passato tanto tempo. Lasciami andare, ti prego-Galdino parve non averla nemmeno udita, lo sguardo sempre fisso al suolo-Non sono mai stato bravo con i ragionamenti. Ma, restando chiuso la dentro, ho capito. Anche se non volevo capire, mi sembrava una stupidata- Ancor più confusa, Miriam decise di lasciarlo parlare. Forse, in quel modo, sarebbe riuscita a venirne fuori.

-Ed è per questo che sto andando la. Per sapere, per chiedere il motivo, perché…perché…perché…-Prendendosi la testa tra le mani, si mise sulle ginocchia, quindi iniziò a dondolarsi lentamente-Perché…perché…-Rimase in quella posizione per qualche minuto. Quando si rialzò, le guance erano rigate di lacrime-Avevo due persone con me sai? Però ho preferito lasciarle andare, una stava poco bene. Ma ora ho trovato te, Miriam. Mi sono perso, e tu mi aiuterai a ritrovare la strada di casa. Vero che lo farai?-Il cuore della donna perse un paio di battiti. Si rese conto, suo malgrado, che non avrebbe avuto via di scampo. Doveva assecondarlo. Annuendo impercettibilmente, cercò di tenere il tono di voce il più suadente possibile-La tua abitazione non è molto lontana. Seguendo questo sentiero, ci si arriva in poco tempo. Però mi devi promettere che, una volta a casa, mi lascerai andare. Va bene?-

Le due proprietà erano confinanti e isolate, ma questo Galdino sembrava non ricordarlo. La speranza di Miriam, una volta giunti, era quella di saltare in auto e fuggire il più lontano possibile. Vivendo sola, nessuno avrebbe potuto aiutarla. Tanto meno Giuseppe, il padre di Galdino, invalido e assistito saltuariamente da un’infermiera. Schermandosi il volto dal sole accecante, raccolse la borsa e lo guardò. Per quale dannato motivo, quel giorno, aveva deciso di andare a far provviste al piccolo spaccio piuttosto che al supermercato?-Possiamo andare se vuoi, ma non mi hai ancora risposto-

Asciugandosi la fronte madida di sudore, Galdino fece qualche passo-Non so, Miriam. Fa caldo e voglio andare a casa, muoviamoci-La donna, inizialmente, non si mosse. Ma le bastò uno sguardo al suo volto per farle cambiare idea. L’espressione contrita e sofferente, simile a quella di un bambino che si è appena sbucciato le ginocchia, aveva lasciato il posto a quella risoluta di un uomo deciso a tutto. Dandogli le spalle, si avviò lungo il sentiero. Nonostante il caldo, il gelo l’investì da capo a piedi. Cosa sarebbe accaduto una volta arrivati?

 
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Commenti al Post:
lascrivana
lascrivana il 21/03/15 alle 08:42 via WEB
Dopo tanti anni, sono curiosa di saperlo pure io. Ciao Danio.
(Rispondi)
 
 
contastorie1961
contastorie1961 il 21/03/15 alle 08:53 via WEB
Non manca molto. Galdino avrà giustizia?
(Rispondi)
 
lascrivana
lascrivana il 28/03/15 alle 06:48 via WEB
Quand'è ne mi pubblichi l'ultima parte qui? Lo sai che mi voglio godere la lettura a caratteri cubitali. Li non è possibile! E pii ormai non sono più la sola a seguirti.-
(Rispondi)
 
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