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libreria del Polesine e del Veneto : vagando qua' e la alla scoperta delle origini e delle tradizioni e delle storie Polesane

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Testi degli autori della terra Polesana, scritti in lingua Veneta. Il sentire, le parole, gli ambienti di un tempo; le immagini dei luoghi della terra , della città, e dei dintorni , per aumentare la visibilità, farne ammirare la bellezza,far conoscere la storia; i personaggi e personalità del mondo Veneto.

 

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LA TRADIZIONE

 ... che la saggezza degli antichi non sia una via di fuga?

Coro Monte Pasubio canta: "Me compare giacometo"

IL GRUPPO : ANDE CANTI E BALI

http://www.andecantebali.it/


un blog molto interessante 

 

EL MOETA


Su 'a porta de 'a casa
vien uno che dise:
"Co'l me furgonsin,
mi son l'arotin"
Tacà su 'a sintura
ga un masso de forbici,
che 'a par na picàia
de tordi ciapài;
in man i cortei,
na ròncoea, na brìcioea,
pirata el me par,
brigante del mar.

Mi penso al moèta,
che 'a roda el girava
alzando 'a ganbeta;
al vaso co'l fil
de fero tacà,
che assava cascar
sui sighi e lamenti
na gossa, na eàgrema,
precisa e costante
ea pena a lenir.

 

( Attilio Scremin da Dialettando.com)

 

 

CONTE

 
 

canzone dei gobeti

 

 

--------------

La Canzone Popolare

 

I CRONISTI DEL TEMPO

 

marco paolini

 

Rigoni Stern 

 

Marco Paolini legge Rigoni Stern

 

IL RICORDO DELLA CAMPAGNA DI RUSSIA

 

BY CORO MONTE PASUBIO

 

 

A ROVIGO A GH È ON CURATO

 

A Rovigo a gh é on curato
mia bela ti do.
A Rovigo a gh’é on curato
mia bela ti do.
E a Rovigo a gh é on curato
che l é bravo da confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
E a Rovigo a gh é on curato
che l é bravo da confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

Se l é una giovane mandatela avanti
mia bela ti do.
Se l é una giovane mandatela avanti
mia bela ti do.
Se l é una giovane mandatela avanti
che la vòlio confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
Se l é una giovane mandatela avanti
che la vòlio confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

Se l é una vechia mandatela via
mia bela ti do.
Se l é una vechia mandatela via
mia bela ti do.
Se l é una vechia mandatela via
che il demonio la porta via
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
Se l é una vechia mandatela via
che il demonio la porta via
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

E anche il figlio raconta al padre
mia bela ti do.
E anche il figlio raconta al padre
mia bela ti do.
E anche il figlio raconta al padre
che il curato baciò la madre
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
E anche il figlio raconta al padre
che il curato baciò la madre
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

Se l à baciata à fato bene
mia bela ti do.
Se l à baciata à fato bene
mia bela ti do.
Se l à baciata à fato bene
l à solevata da tante pene
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
Se l à baciata à fato bene
l à solevata da tante pene
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

 

 

« STORIA DI ROVIGOEUGANEI - ugo suman »

Cenni storici della Diocesi di Adria-Rovigo

Post n°328 pubblicato il 24 Dicembre 2011 da LIBRERIAVENETA
 

Cenni storici della Diocesi di Adria-Rovigo

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cartinaPuò essere suggestivo immaginare che S. Apollinare, Vescovo di Ravenna, sul finire del secolo II, portando il Vangelo ai nostri avi, abbia fondato la Chiesa Adriese, ma storicamente nessun documento lo conferma. Certo è che fin dagli albori la Diocesi di Adria ha gravitato nell'area dell'esarcato ravennate, cui era congiunta dalla Via Romea e dalle facili comunicazioni marittime e fluviali. Non c'è data sicura per gli inizi della diocesi Adriese. Lungamente si prestò fede al privilegio di Valentiniano III (419-455) che, dichiarando Metropolita di Ravenna il leggendario Giovanni Angeloptes, gli concedeva pure la giurisdizione su 14 chiese suffraganee tra le quali Adria. Il Baronio negli "Annales ad annum 432" dimostrò la falsità del documento, composto tra il VII e l'VIII secolo.

Il primo documento che offre una data sicura è costituito dagli atti del Concilio Lateranense tenuto sotto il Pontificato di Martino I dal 5 al 30 ottobre 649: partecipano e vi si sottoscrivono 105 Vescovi, tra essi Gallionistus, o Gallinostius, Hadrianensis Episcopus. Il terzo Vescovo è Bono: il suo nome si legge nell'iscrizione del Fonte battesimale a S. Maria della Tomba in Adria. Il tipo di scrittura, a caratteri latini e greci frammisti, fa risalire al VII-VIII secolo. Pure alla stessa epoca, e per gli stessi motivi, viene collocato il quarto Vescovo, Giovanni I: il suo nome si legge nell'antichissima iscrizione del battistero di San Giovanni, attualmente murata nell'architrave della porta sinistra in facciata alla Chiesa di S. Maria della Tomba. Da questo momento la Chiesa Adriese entra nella storia appoggiata a documenti criticamenti sicuri. I suoi vescovi sono presenti ai Sinodi ravennati e la loro presenza è sempre eminente e vivace. Col diploma di Papa Nicolò III (14.3.863) al Vescovo Leone inizia quello che alcuni storici chiamano il Feudo vescovile: alla giurisdizione spirituale si aggiunge il potere temporale. Si parte con la concessione della Contea di Gavello e si continua con l'acquisizione di altri beni, altre terre, altri diritti. Con la Bolla dell'11.6.920 di Papa Giovanni X fa capolino Rovigo. Il Vescovo Paolo, profugo da Adria, forse per la paura dei barbari che premevano sul Brenta, e per le ricorrenti alluvioni che ne hanno diroccata la chiesa, riceve dal papa in feudo la "Curtem Bonevigo quae vocatur Rodige" e insieme l'autorizzazione a costruire un Castello di difesa. Da quasi dieci secoli si discute su questo documento che di sicuro non trasferisce la sede vescovile a Rovigo. Il potere temporale dei Vescovi viene eroso un po' alla volta dai potenti vicini e cessa attorno al 1200 con l'avvento degli Estensi. Si sono poi succeduti nel potere temporale, oltre agli Estensi, i Carraresi, i Veneziani, i Francesi, gli Austriaci.

storia-diocesiLa diocesi subì nei secoli varie ristrutturazioni di confini. Con decreto del Senato veneto del 7 settembre 1792, in seguito alla soppressione della Abbazia della Vangadizza, dodici parrocchie soggette alla giurisdizione abbaziale furono aggregate alla Diocesi di Adria: Badia (S. Giovanni Battista), Baruchella, Salvaterra, Crocetta, Villafora, Rasa, Barbuglio, Saguedo, Cavazzana, S. Martino di Venezze, Borsea e Fratta. Successivamente, con le Bolle di Pio VII De salute dominici gregis (1 maggio 1818) e Cum nos gravibus  (9 marzo 1819) ci fu il definitivo riassetto dei confini diocesani: Crespino e S. Apollinare dalla giurisdizione di Ravenna passarono alla Diocesi di Adria, mentre le Parrocchie dell'oltre Po (Cornacervina, Rero con Finale, Guarda Ferrarese, Ro, Ruina, Zocca, Serravalle e Mesola), che ab antiquo dipendevano da Adria, confluirono nella Diocesi di Ferrara; Barbona - oltre l'Adige - fu aggregata alla diocesi di Padova; dalla giurisdizione Vescovile di Ferrara confluirono nella Diocesi di Adria: Melara, Bergantino, Bariano con San Pietro, Massa, Ceneselli, Calto, Ficarolo, Gaiba, Stienta, Gurzone, S. Maria Maddalena, Canaro, Fiesso, Trecento, Pissatola, Sariano, Salara, Bagnolo, Zelo, Occhiobello. Rimasero invariati, come oggi, i confini con la diocesi di Chioggia. Nel 1819 la Diocesi di Adria contava 150.000 anime e 78 Parrocchie. In seguito ad un riassetto delle diocesi italiane il nome venne mutato nel 1986 in quello di Adria-Rovigo, riconoscendo la città capoluogo di provincia e ormai sede abituale del Vescovo. Una Bolla del pontefice Giovanni Paolo II erigeva il Duomo di S. Stefano in Rovigo P.M. a "Chiesa Concattedrale".

Attualmente le parrocchie della diocesi sono 109 per un totale di circa 204.000 abitanti, distribuiti su 1.193 kmq.

Per maggiori informazioni:

  • Diocesi di Adria - Rovigo / Filiberto Agostini... [et al.] ; a cura di Gianpaolo Romanato. - [Venezia] : Giunta regionale del Veneto ; Padova : Gregoriana libreria editrice, 2001, (Storia religiosa del Veneto; 9)

e le seguenti opere:

  • Ughelli, Italia Sacra, Venezia 1717.
  • C. Silvestri, Istorica descrizione delle Paludi Adriane
  • A. Speroni, Adriensium Episcoporum series, Padova 1788
  • F.A. Bocchi, Della Sede Episcopale di Adria Veneta, Adria 1858
  • B. Gams, Series Episcoporum Eclesiae Catholicae, Ratisbona 1873
  • K. Eubel, Hierarchia Catholica, Munster 1913
  • A. Samaritani, I Vescovi di Comacchio, Tip. Antoniana, Padova 1961
  • A. Simonini, La Chiesa Ravennate, Monte di Ravenna 1966
  • A. Gabrielli, Comunita e chiese nella diocesi di Adria-Rovigo, Roma 1993

 
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INDICE DEL BLOG

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I MESTIERI (A.SAVARIS)

de sciatori prinzipianti,

ma ogni tanto me vien l'estro

de ingessàrghene raquanti.

*

Son Febraro, gran Stilista

de costumi de ogni pano,

ma da bravo trasformista

a lavoro tuto l'ano.

*

A son Marzo, l'Ombrelaro,

ma 'sta piova inacidà

mena tuti dal stagnaro

e mi son disocupà.

*

Son Aprile e vendo vento,

ma de mi se pòl far senza

da chel dì che el Parlamento

el me fà la concorenza.

 

A son Magio e vendo fiori,

ma da quando sula Tera

a ghe xè l'efeto-sèra,

più che fiori i xè dolori.

*

A son Giugno campagnolo,

miedo al dì co' la falzina,

ma de note, co' son solo,

cargo i campi de atrazina.

*

A son Lujo, el Vagabondo,

scapo via dale cità,

par catare un fià de mondo

che no'l sia anca lu inquinà.

 

*

 

Son Agosto, el gran Bagnin,

ma col mare che ghe xè,

no' ghe meto gnanca un pié

e me tufo in t'un cadin.

*

 

Son Setembre, el Giardiniere

e rinfresco un fià l'està,

ma me basta do'.. ..Marghere

par brusare campi e prà.

*

Son Otobre e pisso vin

in social-cooperativa.

Scarpe grosse e zervèo fin:

metà "uva" e metà Iva....

*

Son Novembre, el Tabacaro

de 'sto Stato, e dago a smaca

nebia, tasse, fumo, snaro....

E ti, popolo, tabaca!

*

Son Dicembre, Spaladore

dela neve su la strada,

ma vorìa. .. .spalarghe al cuore

dele mafie de casada.

 

 

una fonte di approfondimento

 

I MIEI PENSIERI

QUESTO BLOG

L'HO INIZIATO PIANO PIANO,

MI HA PRESO SEMPRE

PIU' LA MANO.

 


 

VORREI NON AVESSE

UN FINALE,

MA UN FINE.

VORREI LASCIARVI

NEI RICORDI,

NON MIEI,

VORREI.

VIVI!!

 


 

UN ESEMPIO

 

 

 

Canzone popolare

La pègra e la mateina la bèla e la sira la bala

La me morosa

 

 

 

 

ACQUA (L'ELEMENTO PRINCIPALE)

a stago inte a bassa

Sa sbato un pié

me s-cianzo el viso.

A stago in te la Bassa.

La tera l'é aqua

l'aqua l'é tera.

Cresse el riso.

La me cà l'é bagnà.

El fango ciapa i muri

la cusina -el vien soto la tola.

Fora gh'é le cane

ca speta na bava de vento

par scrolarse.

(Passé 'nde - giré!

Mi no me movo).

Ei me mondo l'é chi.

A son ligà al Po

come na corda a la canpana.

El Po - grande o picolo -

l'é la me crose, la me tana.

Mi ghe pisso dentro.

Lu me conta tuto.

El vien zo fredo come el giazzo,

sto pajazzo, incoconà

de pàesi, canpagne, zità.

La Bassa la lo ciùcia,

la se lo tira adosso. Che missioto!

Aqua de monte o de colina

de canale o de fosso

prima de finire in mare

la se mùcia a speciare

un cielo grande assé.

A stago in te la Bassa.

L'aqua l'é cielo, el cielo l'é aqua.

 

Carlo Lezziero

 

ANCHE CON LA MUSICA E IL CANTO

 

DISPONIBILI I CD DEL GRUPPO:

http://www.bookshopro.it/documenti/shared/calicanto%2025.htm

BONIFICA EMILIANO VENETA  (BEV)

 

pensieri personali e non solo

MI TE SERÒ AMIGO (Piero Conforto Pavarin) 


Mi te serò amigo

come el vento

su la strada de baro

o la piova sul campo

ai primi de luio.

Come el can

che menando la coa

leca la man al paron

mi te serò amigo

par sempre

pur che te gàbia:

un fià de vento

de piova, o almanco

el sguardo de un can.

 

Le mie Fonti

Cante d'Adese e Po - Gino Piva - 1931

....e invezhe no! - Jani de-la-Ranpa -1984

Almanacco Veneto 1979

Omani, cépe e scupetun - Gianni Sparapan -1992

Veneto Raccont popolari - Giuseppe Consolaro - 1976

Verso l'imbrunire -Ugo Suman - 1990

QUADRETI VILANI - Angelo Savaris -1993

 La Magnifica (Magnemo inversi) - Angelo Savaris -1995

da jeri a ouquò - Gianni Sparapan - 2° ed. -2005

Do schei de morbin - Giuliano Scaranello - 1995

Foje sperse - Leone Fabbris - 1978

abecedario dei vilani - 2001

 

CO’ STA PIOVA E CO’ STO VENTO (TOC-TOC)

«

 chì che bate a sto convénto?»

«L'e 'na pòra veciarèla

che si vuole confessàre»

«Co' sta piova e ce' sto vento

no se confèssa un sacraménto!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

 (TOC-TOC)

« Co' sta piòva e co' sto vento

chi che bate a sto convénto?»

«L'é 'na pòra verginèla

che si vuole confessàre»

«Entra, entra, verginèla

che te meno a la capèla»

Ciàppeo, ligheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà la ganba»

«Padre sì, ma no son stranba!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà le tete»

«Padre si, i me le è anca strete!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà la pansa»

«Padre si, ma co creànsai»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà la figa»

«Padre si, ma co fadìga!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«Se tu vuoi l'assolussione

 prendi in mano sto cordone!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«Caro Padre no son Òrba

questo é un casso e no 'na corda!»

Ciàppeo, ligheo, méÉeo in gaèra

chippeo, ligheo, méteo in presòn!

Co' sta piòva e co' sto vento

chiò restà drento 'l convénto?

L'é restà Padre Formìga

 che ghe piàse tant la figa!

Ciàppeo, flgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

 

 

E ME MARI LE BON

E me marì l'è bon

e l'è tre volte bon

e 'l sabo e la doménega

e 'l sabo e la doménega,

e me marì l'é bon

e l'è tre volte bon

e 'l sabo e la doménega

el me òn'se col baston'

E co ste cìcoe

e co ste ciàcoe

e co ste Cìcoe, Cìcoe, ciàcoe,

e co ste cicoe e Cìcoe Ciàcoe

l'é saltà fòra un ciacoeòn!

 

baston nel doppio significato di bastone e membro maschile; òn'ser, ungere;

ciòcoe, chiacchiere; lé saltà fòra, ne è nato; ciacoeòn, chiacchierone.

(spiegazione: la bontà di mio marito - rime ambigue e simpatiche)

 

RUZANTE "IL REDUCE"

arte e commedia nella storia

e con alcuni autori di oggi:

Rino Gobbi

 

 

 

 

 

 

 

9788895352312

Perpetua zovane...Casin in canonica

Commedia brillante in tre atti in lingua veneta popolana 

Dante Callegari

 
 

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