Creato da LIBRERIAVENETA il 14/04/2010
libreria del Polesine e del Veneto : vagando qua' e la alla scoperta delle origini e delle tradizioni e delle storie Polesane

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

Area personale

 

FACEBOOK

 
 

Calicanto - Bealaguna

 

le mondine

 

Contatta l'autore

Nickname: LIBRERIAVENETA
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 57
Prov: RO
 

OGGETTO:

Testi degli autori della terra Polesana, scritti in lingua Veneta. Il sentire, le parole, gli ambienti di un tempo; le immagini dei luoghi della terra , della città, e dei dintorni , per aumentare la visibilità, farne ammirare la bellezza,far conoscere la storia; i personaggi e personalità del mondo Veneto.

 

Migliori

 

Blog Directory  BlogItalia - La directory italiana dei blog   Antivirus The Directories.org

 

 

Aggregatore rss

 

Scambio Link

 

Azienda premiata con lo Statuto Cylex Silver

 

abbigliamento
contatori visite

 

Tag

 

Ultime visite al Blog

scarlatti79unplirovigosilranicapino.schiesarifranco.rizzi51ddhartyilnastrinoshopclorindo_manzatosandro.spinellomauro_voltanMLGDvorreidartiunbaciomattia.riondatoleonardomeggiorinimenefrego100
 

MUSICA DEL BLOG

 

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

Chi può scrivere sul blog

Tutti gli utenti registrati possono pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
I messaggi sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 

LA TRADIZIONE

 ... che la saggezza degli antichi non sia una via di fuga?

Coro Monte Pasubio canta: "Me compare giacometo"

IL GRUPPO : ANDE CANTI E BALI

http://www.andecantebali.it/


un blog molto interessante 

 

EL MOETA


Su 'a porta de 'a casa
vien uno che dise:
"Co'l me furgonsin,
mi son l'arotin"
Tacà su 'a sintura
ga un masso de forbici,
che 'a par na picàia
de tordi ciapài;
in man i cortei,
na ròncoea, na brìcioea,
pirata el me par,
brigante del mar.

Mi penso al moèta,
che 'a roda el girava
alzando 'a ganbeta;
al vaso co'l fil
de fero tacà,
che assava cascar
sui sighi e lamenti
na gossa, na eàgrema,
precisa e costante
ea pena a lenir.

 

( Attilio Scremin da Dialettando.com)

 

 

CONTE

 
 

canzone dei gobeti

 

 

--------------

La Canzone Popolare

 

I CRONISTI DEL TEMPO

 

marco paolini

 

Rigoni Stern 

 

Marco Paolini legge Rigoni Stern

 

IL RICORDO DELLA CAMPAGNA DI RUSSIA

 

BY CORO MONTE PASUBIO

 

 

A ROVIGO A GH È ON CURATO

 

A Rovigo a gh é on curato
mia bela ti do.
A Rovigo a gh’é on curato
mia bela ti do.
E a Rovigo a gh é on curato
che l é bravo da confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
E a Rovigo a gh é on curato
che l é bravo da confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

Se l é una giovane mandatela avanti
mia bela ti do.
Se l é una giovane mandatela avanti
mia bela ti do.
Se l é una giovane mandatela avanti
che la vòlio confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
Se l é una giovane mandatela avanti
che la vòlio confesar
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

Se l é una vechia mandatela via
mia bela ti do.
Se l é una vechia mandatela via
mia bela ti do.
Se l é una vechia mandatela via
che il demonio la porta via
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
Se l é una vechia mandatela via
che il demonio la porta via
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

E anche il figlio raconta al padre
mia bela ti do.
E anche il figlio raconta al padre
mia bela ti do.
E anche il figlio raconta al padre
che il curato baciò la madre
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
E anche il figlio raconta al padre
che il curato baciò la madre
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

Se l à baciata à fato bene
mia bela ti do.
Se l à baciata à fato bene
mia bela ti do.
Se l à baciata à fato bene
l à solevata da tante pene
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.
Se l à baciata à fato bene
l à solevata da tante pene
mia bela ti do
bela ti do
ti do on bacin d amor.

 

 

« La vendetta di Eolo Boccato p.1Andrea Zanzotto »

La vendetta di Eolo Boccato P.2

Post n°219 pubblicato il 13 Febbraio 2011 da LIBRERIAVENETA
 

 

Si sentiva in colpa perché lo riteneva morto per causa sua, e poi perché era suo fratello minore, Espero, poverino, che non aveva mai fatto niente a nessuno. Uscito dalla casa, mi guardò e soggiunse: "La bambina non voleva morire": un ricordo, quello della bambina che gli era attaccata alle gambe e non voleva morire, che lo perseguitò sempre, ogni notte, come in un incubo. Poi ci dirigemmo da una maestra per prendere una bicicletta e traghettammo il Po a Mazzorno, oltrepassato il quale ci recammo a Miarin di Ceregnano, in casa di un certo Marangoni. E li raccontò della strage dei Gaffarelli. Poi annunciò che avrebbe scritto una lettera al federale Anteo Zamboni invitandolo a rilasciare la moglie e la figlia che i fascisti tenevano in ostaggio, altrimenti avrebbe cominciato a sterminare le famiglie dei fascisti del Polesine, una per notte ... Dopo quell'episodio, io mi staccai dal gruppo. Voi non potete capire: si fa presto a dire assassino! Bisogna viverli, quei momenti, vedere un fratello ucciso davanti a te, e in quale modo! ed essere impotenti ad intervenire; bisogna dormire ogni notte all'addiaccio, una volta qui, una là, inseguito come un cane rabbioso a cui si dà la caccia mortale; bisogna che ti arrestino la moglie e la figlia, per ricattarti moralmente; bisogna vivere nel terrore e nella diffidenza, con la paura del tradimento, con la realtà di torture incredibili ai tuoi compagni, il freddo della notte, la nebbia, la pioggia, giorno e notte, all'erta sempre; bisogna viverlo, quell'odio, per capire: solo allora si potrà giudicare Eolo Boccato, non altrimenti". Fin qui, Sante Romagnoli.

Quella notte legò per sempre il suo nome a quello di Eolo Boccato. La strage portò la taglia di Eolo a L. 100.000 e isolò moralmente la sua figura. In tutti i centri della provincia fu affisso, a cura della Federazione dei Fasci Repubblicani del Polesine il seguente manifesto: "Continuando la lunga serie dei suoi delitti il bandito Boccato e la sua muta hanno assaltata nella notte del 27 al 28 novembre la casa del contadino Gaffarelli Alberico di Ariano Polesine. Dopo aver costretto tutti i familiari ad alzarsi dal letto e a scendere in cucina, dopo aver razziato gli scarsi risparmi ed ogni oggetto utile, la banda criminale, con ributtante cinismo, ha trucidato a colpi di arma da fuoco l'intera famiglia. Sono così caduti: Gaffarelli Alberico di anni 35, Braga Elidia di anni 37, Gaffarelli Arrigo di anni 4, Gaffarelli Anna di anni 2, Braga Elisa di anni 39. Nessuno di essi era fascista. Nessuno di essi aveva opposto la minima resistenza. Il giovanissimo Arrigo è ancora nelle braccia della madre, che aveva cercato di proteggerlo, confuso col suo sangue.

Avvinta alla zia Teresa, in un'estrema, disperata ricerca di scampo, è la giovanissima Anna. Tanta inumana ferocia inorridisce e sconvolge; né si limitano l'esecrazione e l'istinto di una necessaria vendetta contro i bestiali esecutori materiali. Sono con loro accomunati, in un giudizio senza appello, quanti, in ogni modo danno aiuto, mezzi, e ospitalità ai banditi. E non c'è maggiore condanna per i numerosi aderenti e simpatizzanti del Comitato di liberazione, di un Boccato che si vanta di essere capo dei partigiani e sotto questa qualifica rinnova eccidi e grassazioni. Non c'è maggior condanna di quel sangue di quei due bambini che è marchio esecrabile di una eterna infamia su una dilagante complicità. L'ora è scoccata ed era ben matura: quella della forca. E così sia. Il Direttorio Federale".

Alla minaccia contenuta nel manifesto, seguirono le vicende del tragico dicembre 1944, apertosi con un imponente rastrellamento in tutta l'Isola di Ariano e nell'intero Delta, dove, caso unico in tutta la provincia, fu imposto il coprifuoco a partire dalle ore 18:55. Diresse le operazioni il Comando germanico, "anche perché era d'avviso che i molti generi di vestiario rubati dalla banda Boccato nei suoi frequenti furti servissero a rifornire un concentramento di ribelli, che si doveva trovare nell'isola del Bacucco". All'azione guidata dal ten. col. Peter e formata da reparti speciali tedeschi, si affiancarono una compagnia della G.N.R., un ufficiale della B.N. (Rinaldi) con un certo numero di fascisti e la polizia speciale della XII armata tedesca al comando di un ufficiale italiano (Magnatti). Ma Boccato era già fuori zona. "Mi accorsi ben presto - scrive ancora A. Zamboni - che, non potendo catturare i veri colpevoli, si dava la caccia ai responsabili minori". Costoro infatti pagarono anche per l'avvilimento dei fascisti, accentuato dall'imprendibilità di Boccato. La brigata nera, agli ordini del tenente Antonio Rinaldi "ordinatore ed anche esecutore di massacri, sevizie, di rapine ed incendi, diffuse il terrore nella zona delle operazioni... sia mediante l'azione diretta, ottenuta con la privazione della libertà e assai spesso della vita dei patrioti, sia con l'azione indiretta generando tra loro, e soprattutto in quelli disposti ad aiutarli, il panico... Il Rinaldi è indubbiamente la figura di primo piano non tanto per le sue qualità di comandante, quanto per aver dimostrato nelle sue azioni che culminavano negli "interrogatori" tale violenza di temperamento, tale perversità, onde la fama di lui resterà nel Basso Polesine...".

Il primo a cadere sotto i suoi colpi è Gastone Armando Romagnoli. Arrestato con i congiunti Ugo e Arturo il 5 dicembre, su delazione di Corrado Luise e di certi Previato e Formaggi, da Natale Oneri, Rino Fregnan e Previato, fu condotto nella sede della Brigata Nera sotto l'accusa di aver ospitato partigiani e di aver partecipato alla strage Gaffarelli (evidente l'omonimia con Sante Romagnoli!). "Interrogato" da Rinaldi, Santacroce, Turchetti e Cacciatori, alla presenza del suo accusatore, il Previato, Armando si rivolse a quest'ultimo dicendogli: Se mi uccideranno, i miei compagni mi vendicheranno!. Furono le sue ultime parole, perché Rinaldi gli sparò all'istante due colpi di pistola. Il suo corpo fu poi appeso in piazza ad Ariano. Dell'omicidio di Romagnoli i giornali diedero questa versione: "Dopo l'assassinio dell'intera famiglia Gaffarelli di Tombe di Ariano.., il Comando della Brigata Nera di Ariano ha iniziato un ampio rastrellamento che ha portato alla cattura di circa 30 individui fra ribelli e favoreggiatori. In questo rastrellamento veniva fucilato sul posto lo sbandato Gastone Romagnoli, perché trovato con le armi in pugno...". Qualche giorno dopo il "Gazzettino" aggiunse: "Il 5 scorso è stato giustiziato ad Ariano Polesine il fuorilegge Armando Romagnoli, appartenente alla banda Boccato. Era stato catturato con le armi in pugno nella notte da elementi della 19 Brigata Nera ed aveva confermato di essere coinvolto nell'eccidio della famiglia Gaffarelli, oltreché in tutti gli altri crimini della banda".

Nello stesso giorno era stato arrestato anche il dott. Sestilio Sanesi. Il giorno successivo fu la volta dell'agricoltore Giovanni Spiller, di Egisto Girotti, Emilio Feggi e infine di Arthur Banks e Salvatore Calì. Leggiamo le loro testimonianze. Così sottoscrisse il dott. Sanesi, il 4 agosto 1945, alla R.A.F.: "lo sottoscritto dichiaro che ero il capo di due bande partigiane, una che operava ad Ariano Polesine, e l'altra che operava ad Arianino. Nel settembre del 1944, il sergente Banks Arthur, pilota di un caccia-bombardiere della RAF, venne in questa zona accompagnato dal partigiano Boccato e da uno dei suoi uomini... Venni arrestato dalle B. N. di Rovigo e fra i membri di tale Brigata Nera vi era un certo Maresciallo Marzucchi ed il milite Mancini Mario. Venni portato nella caserma della B.N. di Ariano da dove... venni portato al carcere di Taglio di Po. Due giorni dopo venni trasferito al carcere di Ariano, dove rimasi circa 10 giorni. Dopo questi 10 giorni, verso le ore 23, venni portato al Castello Estense di Mesola...

La sera stessa venni torturato dal tenente Rinaldi e dal ten. Magnatti... Valente, un milite dell'O.P. di Adria, mi torturò in presenza del medico tedesco Gatti, del cap. Zamboni..., di Lannuzzi, comandante della Brigata Nera di Codigoro, di un sergente dell'O.P. di Adria che aveva il braccio ferito (Borrini n. d. a.) e di Moretti dell'O. P.... Il tenente Rinaldi mi legò con l'aiuto di altri presenti e mi sospese ad una porta. Il ten. Rinaldi prese una coda di bue grossa ed asciutta e mi colpì alla testa per circa un'ora. Poiché non parlavo, il Magnatti suggerì al Rinaldi di farmi quanto avevano fatto all'inglese (Banks n. d. a.). Il tenente Rinaldi ed il sergente con il braccio ferito mi tolsero i calzoni ed il Rinaldi pose un ferro nella stufa. Poco dopo il ferro era diventato incandescente ed il Rinaldi mi bruciò le gambe, lo stomaco e.... ripetendo questo trattamento quattro volte... Quando ripresi conoscenza ero ancora appeso...

Il sergente mi slegò e caddi pesantemente al suolo... Ero in uno stato di quasi incoscienza e qualcuno (Valente) mi colpì con la coda di bue. Dopo di ciò perdetti i sensi... Venni portato in una cella della G. N. R. Venni sospeso alla porta dalla mezzanotte sino alle 5.40 del giorno successivo. Il giorno seguente venni chiuso in cella, ove incontrai il sergente pilota inglese Arthur Banks, che giaceva su una grossa panca. Aveva i polsi segnati e feriti da una corda... Quando dissi che ero un partigiano, si tolse i calzoni e mi mostrò le scottature. Vidi che era gravemente ustionato alle cosce, allo stomaco e agli organi genitali. Mi accorsi che le ferite del Banks erano diventate settiche e puzzavano molto. Si reggeva in piedi in maniera penosa. Il giorno dopo il caporale Zani Edoardo dell'O.P., che era chiamato "il boja" di Adria, unitamente ad altri militi dell'O.P. portarono il Banks assieme a me e a circa 20 persone arrestate, al Castello Estense... Verso le 10 dello stesso giorno giungemmo ad Adria... Nel carcere di Adria ero nella stessa cella del Banks, il quale mi disse di essere stato torturato dal ten. Rinaldi, dal Magnatti, dal dott. Gatti, dal Valente, dal Lanuzzi e da altri... Le condizioni del Banks, a causa delle torture che gli erano state inflitte, peggioravano e doveva essere coricato giorno e notte...

Due giorno dopo, il Banks venne portato via dal Rinaldi... Il Serg. Banks era alto 1,90 cm, aveva folti capelli rossi color rame, ben piantato, viso ovale, e sapeva parlare benissimo l'italiano...". "... Da Pavin fui arrestato pure io - dichiarò Giovanni Spiller il 10 maggio 1945 al C. L. N. di Ariano - e condotto ad Ariano. Una prima volta fui bastonato a sangue dal Rinaldi e con pugni e schiaffi da Santacroce e Marzucchi. Il Santacroce mi spostò due denti... Dopo due giorni fui richiamato in caserma e nuovamente sottoposto a maltrattamenti dal Rinaldi che mi abbandonò a terra privo di sensi... Ritornato in prigione il 15 fui nuovamente chiamato presso la Brigata Nera e in presenza di Calì, presente Turrini Francesco ed altri, il Rinaldi mi interrogò in contraddittorio col Calì ed io ho dovuto ammettere di aver dato asilo e aiutato a vestire due americani. Ricondotto in carcere dopo la seconda bastonata ero ridotto in tali condizioni fisiche che credevo morire per cui ho fatto chiamare un prete per confessarmi...

Mentre ero in carcere... da alcuni della Brigata Nera con a capo Rinaldi, Santacroce, Marzucchi, ed altri (Turrini Mario, Tampieri Nello, Polello padre e figlio, Mancin da Grillara, Fregnan Rino, Pavanini, Veronese Ermanno, Ruzza Wogler) fu appiccato il fuoco al mio fienile e ad una tettoia... per un danno totale di 1 milione... Verso il 20.12.'44, ore 23 circa, fui ricondotto dalle carceri alla Brigata Nera ove fu introdotto in presenza di Rinaldi, Santacroce, Sara Turolla, Paola (Annamaria Cattani), Marzucchi, un toscano dai capelli rossi, un inglese, Arturo Banks, in uno stato comatoso che rispondeva a sillabe... Stavo per essere ricondotto in carcere e varcare la porta della Brigata Nera sennonché fui richiamato indietro e subito mi slacciarono i pantaloni e con uno spago sottile mi legarono i testicoli mentre il toscano dai capelli rossi (pare un certo Montecchi) tirava a strappi. Svenuto fui accompagnato alla mensa della Brigata nera ed uno mi disse: "Siedi e se parli con qualcuno, ti ammazzo con un colpo di pistola". Pare che questi sia il Pavin da Contarina...". "Il 6 dicembre 1944 - dichiarò Egisto Girotti ai carabinieri di Contarina (17.7.1945) - venivo arrestato insieme ad un aviatore inglese di nome Arthur Banks e tradotto nelle carceri di Mesola. Qui venivo interrogato dal tenente Magnatti, dal quale venivo ripetutamente colpito da pugni e schiaffi. Lo stesso, durante l'interrogatorio, teneva in mano un ferro rovente minacciandomi di conficcarlo nel corpo...

Ho visto l'aviatore inglese con le inguine bruciate... Tali scottature sono state praticate dal tenente Magnatti. Spontaneamente dichiaro di aver assistito alle torture fatte al povero carabiniere Calì Salvatore ad opera del suddetto Magnatti e di un milite in borghese Spina non meglio identificato... Tali torture consistevano nel legargli le mani all'indietro, e con una corda sollevarlo da terra, svestendolo completamente e con un ferro rovente lo scottavano in tutto il corpo e con un nervo veniva frustato al viso, alle tempie, alle spalle... 1964. "Il 5 o 6 dicembre, verso le ore 20 - dichiarò Feggi al CLN di Ariano nel luglio del '45 - sono venuti in casa mia a Porto Tolle degli uomini della Brigata Nera fra i quali ho conosciuto Mario Turrini e Santacroce...

Senza interrogatorio fui legato alle gambe e con le mani dietro alla schiena fui buttato in giù. Mi cominciarono a picchiare con scudiscio e nervate in tutto il corpo e mi lasciarono a terra tramortito. Sono rimasto a Porto Tolle per tre giorni e indi fui portato ad Ariano alle carceri... Stanchi di battermi mi legarono alle travi con una corda... ove rilegato mi battevano di nuovo.. Il giorno dopo mi fecero ingoiare circa 300 grammi di sale e mi lasciarono cinque giorni senza mangiare e senza bere. Ricordo allora che ho visto spesso il Vicentini Otello che alle mie continue richieste di pane ed acqua mi rispondeva: devi morire.

Trascorsi cinque giorni, mi picchiarono nuovamente e poscia, con le mani legate dietro, mi appesero con la fune passata attraverso le braccia, lasciandomi sospeso circa dieci centimetri da terra. In questa fase di supplizio vi erano altre quattro persone, tutte erano state picchiate e maltrattate e poi legate con me alle travi. Santacroce puntava la rivoltella ora verso l'uno ed ora verso l'altro. Il movente di tutte le misure draconiane era perché volevano sapere se io o i miei compagni avessimo traghettato da Villareggia al Molo il Boccato insieme alla signorina Cacciatori.. ". Per chi potesse dubitare della parola del Feggi, faccio seguire una dichiarazione al CLN di Ariano di un testimone fascista: è Otello Vicentini, barcaiolo di S. Maria: "Ero iscritto al PFN dal maggio del 1921 antemarcia, squadrista, marcia su Roma, sciarpa littoria, ho partecipato a qualche azione punitiva. Componenti di varie squadre erano: Ruzza Attilio, Ruzza Giuseppe, Tumiatti Aristide, Maccapani Ulisse, Mantovani Ugolino, Forza Gustavo, Rossin Guido, De Feletti Michele, e qualche altro che non ricordo... Nel periodo nefasto del novembre/dicembre 1944 al comando del famigerato tenente Rinaldi e degno compare Santacroce partecipai a rastrellamenti per catturare Boccato Eolo e aviatori americani lanciatisi col paracadute. I componenti che parteciparono a questa impresa di rastrellamento furono Fregnan Rino, Pavanini Federico, Turrini Mario, Turrini Francesco, Tampieri Nello e altri che non ricordo.

Non ho partecipato a sevizie ed a torture dell'inglese Arthur Banks, ho dato solo un calcio alla testa quando era già morto nello scantinato, come pure ho visto la Turrini (Zoe) che oltraggiava la salma con un calcio. Ho visto Beltrame Giovanni sputare sul viso del Banks dopo morto. Per ordine del tenente Rinaldi sorvegliai due prigionieri inglesi in camera di sicurezza e vietai a uno di questi di dar cibo a un prigioniero italiano mentre consumavano i pasti, avendo l'italiano precedentemente ingoiato per forza 300 grammi di sale. Doveva restare digiuno, perché non confessava ciò che il Rinaldi voleva sapere ed in questo stato vi rimase per circa cinque giorni.

Informatore segreto della brigata nera conosciutissimo era Maccapani Dino". Banks fu catturato in seguito ad una delazione, sottoscritta da un certo Antonio Duò, a Polesine Camerini; Calì, invece, fu preso in località Oca di Taglio di Po. Dei due partigiani lasciamo parlare i loro assassini: "Andai a Mesola a pigliare il militare inglese Arthur Banks - dichiarò nella sua prosa asciutta e raccapricciante Antonio Rinaldi -. Fu portato ad Ariano perché appartenente alla banda Boccato. Il Banks fu legato dal milite Pavin Aldo. Ho dato ordine che fossero spalmate di grasso le parti inferiori del Banks perché un cane leccandolo si eccitasse e lo coprisse. Non ricordo i nomi dei militi che hanno spalmato il grasso. Erano presenti il capitano Zamboni, la Paola, il Santacroce, un sergente mutilato a un braccio (Borrini n.d.a.) e altri due militi dell'O.P. Era pure presente Sara Turolla. Il cane era di Pavanini Federico. L'esperimento non riusci per cui diedi ordine di spalmare le parti inferiori del Banks con benzina. lo appiccai il fuoco. Quindi diedi ordine di legare il Banks e di gettarlo nel fiume Po perché annegasse. All'uopo fu legato un sasso ai piedi. Ricordo tra quelli che lo hanno gettato in Po i militi Ferracin, maresciallo Marzucchi, Bordon, due toscani, padre e figlio della Brigata di Villanova M., Pavin Aldo ed altri. Chi legò il sasso al prigioniero fu il maresciallo Marzucchi.

Portata a termine l'operazione tornammo. Poco dopo arrivarono di corsa alla Brigata il maresciallo Marzucchi ed il milite Pavin Aldo, riferendo che il Banks era vivo. Allora ci recammo di nuovo sul fiume, lo raccogliemmo e lo portammo nello scantinato della brigata nera. Qui io sparai il primo colpo di pistola sul Banks, colpendolo alla testa. Gli altri colpi furono sparati dal maresciallo Marzucchi e dal milite toscano padre. Il giorno dopo il maresciallo Marzucchi ha provveduto a seppellire senza bara il cadavere del prigioniero nel cimitero". Era il 19 dicembre 1944. Il calvario di Calì, invece, era finito due giorni prima, intrecciato anch'esso a quello riservato ai partigiani del Delta. Stavolta è il braccio destro di Rinaldi a raccontare, Francesco Santacroce: "Accusato e malmenato dalla brigata nera di Mesola, è poi portato alla brigata nera di Ariano, dopo aver confessato la partecipazione al delitto Pagani. La commissione esaminatrice era composta: Santacroce, Rinaldi, Mario Turrini; il Calì confessò tutte le operazioni nelle quali aveva partecipato col Boccato, indicò anche dove si trovasse la salma del Pagani. Ha confessato essere il Pagani ancora vivo quando fu portato sul luogo del delitto. Assieme con gli altri suoi compagni egli ritornò in casa Marangoni...

Dalla brigata nera di Ariano dove fu compilato il verbale fu inviato a Rovigo e di lì venne la sentenza di morte per cui fu portato a Corbola per l'esecuzione". "So che Tampieri, Bordon, Pavin tirarono a sorte per il privilegio di impiccare Calì. Il camioncino era pilotato dall'autista dello zuccherificio di Bottrighe..."IO. Vinse Luigi Bordon che sottoposte la sua vittima a bastonatura anche durante il tragitto". Lo impiccò nella pubblica piazza di Corbola domenica 17 dicembre. Poi il cadavere fu agganciato con una corda al camion e trascinato ad Adria, dove fu appeso a un lampione di Piazza Garibaldi. La gente costretta a guardare il miserabile spettacolo, veniva obbligata dai militi dell'O.P. a sputare sul corpo che stringeva tra le labbra, come suprema umiliazione, una sigaretta. Nel frattempo, nell'isola di Ariano e in tutto il Delta, venivano arrestate tante altre persone. Tra queste furono catturati: Melchiorre Girotti, Luigi Moretto, Arduino Finotto, Agostino Grandi, Antonio Brunello, Pietro Marangoni e i suoi familiari, Mario Zanellati, Alfredo Pregnolato, Sem Sanesi, Ottorino Turolla, Italo Farinelli, Vittorio Campagnoli, Oreste Vigato, Dante Belluco, Narciso Avanzi, Emilio Patergnani, Paganini, i barcari di Villaregia... Dalle loro sofferenze nulla dirò, per carità del lettore e perché consimili alle altre già descritte. La bestialità dei loro persecutori (oltre a quelli già ricordati, registriamo, tra gli altri, i nomi di Tonino Monticchio e Mario Fabbri), accentuata dall'imprendibilità di Eolo Boccato, si accanì anche sulle cose: e case, capanni, barche, tettoie, pagliai, fienili, a centinaia, furono dati alle fiamme. Tra questi bagliori di fiamme e di odio, si chiuse il 1944 nel basso Polesine. Il suo regista, Antonio Rinaldi, ricevette un encomio solenne per l'opera svolta.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
Vai alla Home Page del blog

INDICE DEL BLOG

Caricamento...
 

I MESTIERI (A.SAVARIS)

de sciatori prinzipianti,

ma ogni tanto me vien l'estro

de ingessàrghene raquanti.

*

Son Febraro, gran Stilista

de costumi de ogni pano,

ma da bravo trasformista

a lavoro tuto l'ano.

*

A son Marzo, l'Ombrelaro,

ma 'sta piova inacidà

mena tuti dal stagnaro

e mi son disocupà.

*

Son Aprile e vendo vento,

ma de mi se pòl far senza

da chel dì che el Parlamento

el me fà la concorenza.

 

A son Magio e vendo fiori,

ma da quando sula Tera

a ghe xè l'efeto-sèra,

più che fiori i xè dolori.

*

A son Giugno campagnolo,

miedo al dì co' la falzina,

ma de note, co' son solo,

cargo i campi de atrazina.

*

A son Lujo, el Vagabondo,

scapo via dale cità,

par catare un fià de mondo

che no'l sia anca lu inquinà.

 

*

 

Son Agosto, el gran Bagnin,

ma col mare che ghe xè,

no' ghe meto gnanca un pié

e me tufo in t'un cadin.

*

 

Son Setembre, el Giardiniere

e rinfresco un fià l'està,

ma me basta do'.. ..Marghere

par brusare campi e prà.

*

Son Otobre e pisso vin

in social-cooperativa.

Scarpe grosse e zervèo fin:

metà "uva" e metà Iva....

*

Son Novembre, el Tabacaro

de 'sto Stato, e dago a smaca

nebia, tasse, fumo, snaro....

E ti, popolo, tabaca!

*

Son Dicembre, Spaladore

dela neve su la strada,

ma vorìa. .. .spalarghe al cuore

dele mafie de casada.

 

 

una fonte di approfondimento

 

I MIEI PENSIERI

QUESTO BLOG

L'HO INIZIATO PIANO PIANO,

MI HA PRESO SEMPRE

PIU' LA MANO.

 


 

VORREI NON AVESSE

UN FINALE,

MA UN FINE.

VORREI LASCIARVI

NEI RICORDI,

NON MIEI,

VORREI.

VIVI!!

 


 

UN ESEMPIO

 

 

 

Canzone popolare

La pègra e la mateina la bèla e la sira la bala

La me morosa

 

 

 

 

ACQUA (L'ELEMENTO PRINCIPALE)

a stago inte a bassa

Sa sbato un pié

me s-cianzo el viso.

A stago in te la Bassa.

La tera l'é aqua

l'aqua l'é tera.

Cresse el riso.

La me cà l'é bagnà.

El fango ciapa i muri

la cusina -el vien soto la tola.

Fora gh'é le cane

ca speta na bava de vento

par scrolarse.

(Passé 'nde - giré!

Mi no me movo).

Ei me mondo l'é chi.

A son ligà al Po

come na corda a la canpana.

El Po - grande o picolo -

l'é la me crose, la me tana.

Mi ghe pisso dentro.

Lu me conta tuto.

El vien zo fredo come el giazzo,

sto pajazzo, incoconà

de pàesi, canpagne, zità.

La Bassa la lo ciùcia,

la se lo tira adosso. Che missioto!

Aqua de monte o de colina

de canale o de fosso

prima de finire in mare

la se mùcia a speciare

un cielo grande assé.

A stago in te la Bassa.

L'aqua l'é cielo, el cielo l'é aqua.

 

Carlo Lezziero

 

ANCHE CON LA MUSICA E IL CANTO

 

DISPONIBILI I CD DEL GRUPPO:

http://www.bookshopro.it/documenti/shared/calicanto%2025.htm

BONIFICA EMILIANO VENETA  (BEV)

 

pensieri personali e non solo

MI TE SERÒ AMIGO (Piero Conforto Pavarin) 


Mi te serò amigo

come el vento

su la strada de baro

o la piova sul campo

ai primi de luio.

Come el can

che menando la coa

leca la man al paron

mi te serò amigo

par sempre

pur che te gàbia:

un fià de vento

de piova, o almanco

el sguardo de un can.

 

Le mie Fonti

Cante d'Adese e Po - Gino Piva - 1931

....e invezhe no! - Jani de-la-Ranpa -1984

Almanacco Veneto 1979

Omani, cépe e scupetun - Gianni Sparapan -1992

Veneto Raccont popolari - Giuseppe Consolaro - 1976

Verso l'imbrunire -Ugo Suman - 1990

QUADRETI VILANI - Angelo Savaris -1993

 La Magnifica (Magnemo inversi) - Angelo Savaris -1995

da jeri a ouquò - Gianni Sparapan - 2° ed. -2005

Do schei de morbin - Giuliano Scaranello - 1995

Foje sperse - Leone Fabbris - 1978

abecedario dei vilani - 2001

 

CO’ STA PIOVA E CO’ STO VENTO (TOC-TOC)

«

 chì che bate a sto convénto?»

«L'e 'na pòra veciarèla

che si vuole confessàre»

«Co' sta piova e ce' sto vento

no se confèssa un sacraménto!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

 (TOC-TOC)

« Co' sta piòva e co' sto vento

chi che bate a sto convénto?»

«L'é 'na pòra verginèla

che si vuole confessàre»

«Entra, entra, verginèla

che te meno a la capèla»

Ciàppeo, ligheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà la ganba»

«Padre sì, ma no son stranba!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà le tete»

«Padre si, i me le è anca strete!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà la pansa»

«Padre si, ma co creànsai»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«E te ài mai tocà la figa»

«Padre si, ma co fadìga!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«Se tu vuoi l'assolussione

 prendi in mano sto cordone!»

Ciàppeo, lìgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

«Caro Padre no son Òrba

questo é un casso e no 'na corda!»

Ciàppeo, ligheo, méÉeo in gaèra

chippeo, ligheo, méteo in presòn!

Co' sta piòva e co' sto vento

chiò restà drento 'l convénto?

L'é restà Padre Formìga

 che ghe piàse tant la figa!

Ciàppeo, flgheo, méteo in gaèra

ciàppeo, lìgheo, méteo in presòn!

 

 

E ME MARI LE BON

E me marì l'è bon

e l'è tre volte bon

e 'l sabo e la doménega

e 'l sabo e la doménega,

e me marì l'é bon

e l'è tre volte bon

e 'l sabo e la doménega

el me òn'se col baston'

E co ste cìcoe

e co ste ciàcoe

e co ste Cìcoe, Cìcoe, ciàcoe,

e co ste cicoe e Cìcoe Ciàcoe

l'é saltà fòra un ciacoeòn!

 

baston nel doppio significato di bastone e membro maschile; òn'ser, ungere;

ciòcoe, chiacchiere; lé saltà fòra, ne è nato; ciacoeòn, chiacchierone.

(spiegazione: la bontà di mio marito - rime ambigue e simpatiche)

 

RUZANTE "IL REDUCE"

arte e commedia nella storia

e con alcuni autori di oggi:

Rino Gobbi

 

 

 

 

 

 

 

9788895352312

Perpetua zovane...Casin in canonica

Commedia brillante in tre atti in lingua veneta popolana 

Dante Callegari

 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963