Il Balcone Fiorito
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GINKGO BILOBA
Post n°35 pubblicato il 05 Febbraio 2014 da matteop88
Il Ginkgo Biloba, noto anche con il nome di Salisburya adiantifolia, è una pianta originaria della Cina e viene chiamata volgarmente ginko o albero di capelvenere.
Il Gingko è una pianta decisamente interessante perché, pur appartenendo alla famiglia Gimnosperme, presenta alcuni caratteri che si discostano da quelli tipici del gruppo. Le piante di Gingko sono sempre dioiche, vi sono alberi solo femminili e alberi solo maschili, le foglie non sono aghiformi né squamate, ma hanno la forma di un ventaglio e sono caduche.
La storia
Il Ginkgo può essere considerato un fossile vivente dato che le sue origini risalgono a 250 milioni di anni fa. Centocinquanta milioni di anni fa, nelle terre oggi chiamate Asia, Europa e America del Nord, si estendevano immense foreste di Ginkgo abitate da dinosauri e da altri animali preistorici, poi tutto quel mondo scomparve. C’è da immaginarsi l’emozione quando, nel 1754, una spedizione botanica trovò che in Cina delle piante di Ginkgo Biloba erano sopravvissute a tutte le ere geologiche. Alla notizia il mondo scientifico entrò in fibrillazione e i più importanti orti botanici fecero a gara per assicurarsi un esemplare di questo fossile vivente. L’orto botanico di Parigi pagò la sua prima pianta ben 40 scudi: doveva essere una bella somma se da allora il Ginkgo è conosciuto anche col nome di ‘Albero dei 40 scudi’. In Italia fu l’orto botanico di Padova ad assicurarsi il primo Ginkgo Biloba che è tutt’ora vivente e gode di ottima salute. La pianta è originaria della Cina, nella quale sono stati rinvenuti fossili che risalgono all'era mesozoica.
La pianta è stata ritenuta estinta per secoli ma, recentemente, sono state scoperte almeno due zone nella provincia dello Zhejiang nella Cina orientale dove crescono diversi esemplari allo stato spontaneo. Non tutti i botanici concordano però sul fatto che queste stazioni siano davvero spontanee, perché il Ginkgo è stato estesamente coltivato per millenni dai monaci cinesi.
Nell'antichità il Ginkgo venne considerato, nel primo importante erbario cinese, una sostanza benefica per il cuore e i polmoni; i medici lo utilizzavano per curare l'asma, i geloni e le tumefazioni causate dal freddo; i monaci buddisti lo piantavano accanto al tè, gli antichi cinesi e giapponesi consumavano i semi tostati, ricchi di amido come rimedio digestivo; i guaritori indiani ayurvedici lo associavano alla longevità usandolo come ingrediente del "soma", l'elisir di lunga vita. In Estremo Oriente i semi sono considerati una prelibatezza e vengono mangiati dopo essere stati arrostiti. In Giappone e Cina è stato coltivato a lungo nelle vicinanze templi perché era ritenuto una pianta sacra. L'albero è stato introdotto in Europa nel 1730.
Caratteristiche e usi
È una specie eliofila che preferisce una posizione soleggiata e un clima fresco. Non è particolarmente esigente quanto a tipo di terreno ma vegeta meglio in terreni acidi e non asfittici. È una pianta che sopporta le basse temperature: è stato dimostrato che non subisce danni anche a -35 °C ??? e anzi predilige al contrario della quasi totalità delle altre piante inverni rigidi ed estati calde. La moltiplicazione avviene generalmente per margotta. La pianta si riproduce per seme o per talee semilegnose prelevate durante l'estate.
E’ una delle piante più resistenti allo smog ed è praticamente immune da malattie. Il Ginkgo Biloba si può coltivare anche in vaso. Si può usare un terriccio universale mischiato con sabbia di fiume aggiungendo sul fondo del vaso argilla espansa per favorire il drenaggio e accumulare umidità. Nella stagione estiva le annaffiature dovranno essere attente per evitare il prosciugamento della terra. Per proteggere i vasi si possono adottare vari sistemi, fasciature di tessuto non tessuto, tela di sacco o materiale plastico. Se si raggiungono temperature inferiori ai -10° gli apparati radicali si possono compromettere definitivamente nonostante la sua grande forza.
Si ritiene che l'esemplare più antico, in Cina, sia vecchio 3500 anni. Se ne coltivano diverse varietà: laciniata, monophylla, variegata e pendula. Proprio per la sua capacità di adattarsi e la sua forza è molto diffuso il suo utilizzo per creare dei bonsai. Vive bene in tutti i tipi di terreno, è resistente al caldo ed al freddo più intenso. Tutte virtù che ne fanno un albero eccellente per i giardini cittadini e per il verde pubblico ma un difetto c’è. Come abbiamo detto il Ginkgo biloba è una specie dioica, cioè i fiori maschili e femminili si trovano su piante diverse, le piante “femmine” iniziano a fruttificare dopo 15/30 anni e producono in ottobre una grande quantità di frutti rotondi, marroni, ricoperti all’esterno da un involucro carnoso e contenenti i semi provvisti di un guscio legnoso. Ed è questo il problema, perché a maturazione avvenuta l’involucro carnoso marcisce emettendo un odore sgradevole. Il frutto quando cade a terra si disgrega e provoca un cattivo odore a causa degli acidi carbossilici che contiene, quindi le piante femmina non sono indicate per utilizzi ornamentali. Chi si trova nel proprio giardino una pianta “femmina” non ha molte soluzioni anche perché se ne accorge quando ha 20/30 anni di età e nel frattempo è diventato un albero grande e anche molto bello. Abbatterlo per sostituirlo crea non pochi problemi pratici e naturalmente anche affettivi! La soluzione è piantare cloni maschili certificati.
In Europa da quando è stato introdotto non riveste interesse forestale a causa del suo legno che è fragile.
Vi consigliamo di acquistate una piccola pianta di Gingko Biloba maschio o piantare cloni maschili certificati e inserirli tra le piante del vostro balcone o giardino. Sicuramente questa pianta vi accompagnerà nel susseguirsi delle stagioni e vi farà compagnia nel corso degli anni. Potrete ammirare gli splendidi colori autunnali delle sue foglie, screziate di giallo e verde fino a quando cadranno per prepararsi al ritorno della primavera.
Viene coltivato industrialmente in Europa, Giappone, Corea e Stati Uniti per l'utilizzo medicinale delle sue foglie.
Il legno giallastro viene usato per la costruzione di mobili, lavori di tornio e intaglio; è però di bassa qualità data la sua fragilità.
La parte interna legnosa dei semi viene utilizzata come cibo prelibato in Asia e fa parte della tradizione culinaria cinese. Viene commercializzato sotto il nome di "White Nuts". In Giappone i semi di Ginkgo vengono aggiunti a molti piatti e utilizzati come contorno.
Posizione: un’altra avvertenza è di dare all’albero tutto lo spazio di cui ha bisogno, infatti se non abbiamo scelto una varietà dal portamento contenuto o fastigiato, avremo una pianta che continuerà a crescere per molti anni e forse solo i nostri nipoti potranno vederla completamente sviluppata.
I gingko biloba secolari in Italia
Sono diversi i Ginkgo Biloba secolari in Italia: Il primo fu importato in Italia nel 1750 e si trova nell'Orto Botanico di Padova (Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO). È un esemplare maschile maestoso su cui, verso la metà dell'Ottocento, fu innestato a scopo didattico un ramo femminile. Degni di attenzione, per età o per dimensioni, quello piantato nel 1791 nell'Orto Botanico di Parma, i due esemplari piantati nell’Orto Botanico di Brera a Milano nel 1775, quello di Villa Paolucci-Merlini a Forlimpopoli e quello di Villa Della Casa a Baveno. Non meno importante è quello piantato dal lord Scozzese Francis Neville Reid a Villa Rufolo (Ravello) nella seconda metà dell'Ottocento. Presenti alcuni grandi esemplari anche a Villa Sciarra (Roma), piantati dai Wurts ultimi proprietari del parco e nel parco di Villa Cavallini a Solcio di Lesa in provincia di Novara. Il Ginkgo Biloba presente nell'Orto Botanico comunale di Lucca ha un diametro di 2,28 metri e un'altezza di 23m ed è posto sotto la tutela del Corpo Forestale dello Stato che lo ha classificato come albero monumentale.
La sua straordinaria forza è simbolo di speranza (Box scritto in bianco su sfondo verde speranza)
Il Gingko Biloba è una pianta molto resistente ed estremamente forte: la più grande e assoluta testimonianza di ciò risiede nel fatto straordinario della sopravvivenza di sei esemplari, ancora esistenti, alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica caduta sulla città di Hiroshima, il 6 agosto 1945. Questi alberi sono sorprendentemente riusciti a sopravvivere tanto alla devastante esplosione quanto alla prolungata esposizione alle radiazioni: oggi questi alberi sono diventati un simbolo vivente di pace e di speranza. In particolare un gingko piantato nelle vicinanze di un tempio buddista, poco più di un chilometro dal luogo della deflagrazione della bomba, dopo un solo anno riprese a germogliare. Quando nel 1994 si stabilì di ampliare il tempio fu scartata l’ipotesi di trasferire altrove l’albero e si preferì adattare ad esso la nuova costruzione, inglobando il gingko tra le due rampe della scalinata di accesso. Sul posto un’iscrizione ammonisce le persone con la frase “Mai più Hiroshima”.
Per questo fatto in Oriente e negli Stati Uniti il Ginkgo Biloba è divenuto l’albero simbolo di rinascita, come da noi, da millenni, è considerato l’olivo. Il Ginkgo Biloba è il simbolo della città di Tokyo, capitale del Giappone.
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Inviato da: minarossi82
il 11/11/2016 alle 17:28