Creato da toughenough il 22/08/2007

Cinema e Amenità

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IL PROFETA di Jaques Audiard

Post n°170 pubblicato il 10 Aprile 2010 da toughenough
 

Malik èun arabo non religioso, vissuto da sempre in un orfanotrofio e ora, maggiorenne, deve farsi sei anni di carcere. E' solo, è nuovo per il carcere che non sia quello minorile. Viene aggredito, pestato, rimane isolato, e a causa della sua scarsa appartenenza al mondo islamico non viene neppure protetto da "le barbe", gli arabi  all'interno del carcere. All'interno dell'istituto correttivo, manovrato da poteri più forti di lui, saprà comunque cavalcare il suo destino con umiltà e fermezza, riuscendo ad emergere e a fare "carriera" criminale.
Il profeta è un film molto lungo, ben girato, interessante, ma a cui manca un pochino d'anima. Le peripezie dell'intelligente carcerato Malik sono ben costruite, e quasi si potrebbe godere di quell'evoluzione da ladruncolo a novello Scarface, ma non coinvolgono. Anche il titolo, "Il Profeta", sembra più riferito ad una piccolissima parte del film nemmeno così importante. Di oltre 150 minuti non rimane poi molto allo spettatore, se non forse uno spaccato delle carceri francesi e sul loro ruolo tutt'altro che educativo o "correttivo".
Un peccato, poichè nel complesso la pellicola è gradevole.

 

                                                                      T.

 
 
 
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Hank
 

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HAGAKURE

Si può imparare qualcosa da un temporale.
Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente.
Se invece, fin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose.

Yamamoto Tsunetomo(1 - 79)
 
 

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bella carrellata di serie tv! insomma da vedere! ciao da...
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LA MORTE E IL BUSHIDO

Ho scoperto che la via del samurai è la morte.
Quando sopraggiunge una crisi, davanti al dilemma fra vita e morte,è necessario scegliere subito la seconda. Non è difficile: basta armarsi di coraggio e agire. Alcuni dicono che morire senza aver portato a termine la propria missione equivale a una morire invano. Questa è la logica dei mercanti gonfi di orgoglio che tiranneggiano Osaka ed è solo un calcolo fallace, un'imitazione grottesca dell'etica del samurai.
E' quasi impossibile compiere una scelta ponderata in una situazione in cui le possibilità di vita e di morte si equivalgono. Noi tutti amiamo la vita ed è naturale che troviamo sempre delle buone ragioni per continuare a vivere. Colui che sceglie di farlo pur avendo fallito nel suo scopo, incorre nel disprezzo ed al tempo stesso è un vigliacco e un perdente.
Chi muore senza aver portato a termine la propria missione muore da fanatico, in modo vano, ma non disonorevole. Questa è infatti la Via del samurai.
L'essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata.
Quando un samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la Via.
 
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