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Utopia

Post n°146 pubblicato il 09 Giugno 2025 da bb034rl

Nel 1516 venne pubblicato il libro “De optimo republicae statu deque nova insula Utopia”, noto semplicemente come “Utopia” di Thomas More, conosciuto in Italia come Tommaso Moro.

In questo libro More parla di quest'isola ove non esiste il denaro (se non quello necessario a commerciare con altre nazioni ove il denaro è necessario), ove il cibo è diviso tra tutti, ove tutti dispongono di un'abitazione e di vestiti, ove non esistono ricchi e quindi nemmeno poveri in quanto non esiste la proprietà privata. Spiega come in quest'isola l'oro, non avendo applicazioni pratiche, è considerato di nessun valore al contrario di piante, animali, acque e terre. Spiega come tutti collaborino per il benessere di tutti ma per poche ore alla settimana, visto che vengono soddisfatte le necessità vitali e non gli sfizi. La popolazione di quest'isola non conosce guerre, criminalità e ingiustizie in quanto non ha senso derubare qualcuno di tutto ciò che ti viene comunque dato se ne hai necessità.

È interessante anche il raffronto che Thomas More fa tra questa ipotetica isola e le nostre società, ove “si ragiona molto del pubblico, ma non ci si occupa che del privato”, ove coloro che lavorano di più per il benessere della società (operai, muratori, contadini, etc) sono le stesse persone che faticano ad arrivare a fine mese (scritto nel 1516, non nel 2025) e giunte alla vecchiaia non hanno di che vivere, ove negli anni di carestia queste stesse persone muoiono di fame mentre i ricchi hanno magazzini pieni nei quali il cibo non consumato marcisce.

More giunge anche a una conclusione di tipo psicologico: la classe dei ricchi “si ritiene felice non per i propri veri vantaggi, ma pel danno degli altri, e rinunzierebbe al cielo se non vi trovasse infelici da calpestare. La sua felicità si basa e s'adorna con queste miserie, e se fa pompa di sé lo fa per umiliare la povertà e per incoraggiarla.” Non so se qualcuno si ricorda di quel politico che venne trovato in casa a fare una festa con attori pagati per interpretare cassa-integrati della Fiat che, camminando sulle ginocchia, chiedevano l'elemosina tra le risate degli astanti.

Ora c'è da chiedersi: perché tutto questo male e come mai il male è sempre di più? La mia idea è che coloro che aspirano alla ricchezza, e quindi al potere, nel proprio inconscio soffrano di complesso di inferiorità che bilanciano col potere esercitato sugli altri. Il guaio è che non ci si può sentire bene procurando il male, ma non lo capiscono e quindi aumentano sempre più la dose di ingiustizie, dolori, soprusi e quant'altro, nella speranza di sentirsi finalmente bene. Non ha mai funzionato e non funzionerà mai, ma intanto continueremo a pagare i loro problemi psicologici grazie a tutti coloro che ascoltano questi “esperti” quando spiegano che dobbiamo fare sacrifici oggi per un miglior domani, quel domani migliore che si allontana sempre di più.

L'altra domanda da farsi è: perché utopia è sinonimo di fantasia infantile, ingenuità e forse anche anarchia? È semplice: come fai, senza denaro, a corrompere qualcuno? Provate a dirgli “ti do 20 tonnellate di patate se mi fai questo lavoro” e vedete cosa vi risponde. Il potere lo si raggiunge in due modi: dimostrando di esserne degni oppure comprandolo. Senza denaro il secondo scompare. Quindi, viene definito utopia tutto ciò che può infastidire il sistema vigente. Ve lo ricordate Piero Angela quando in una trasmissione televisiva spiegò (?) che avevano scoperto che su un'isola “usavano le conchiglie come denaro”? Ragionateci un attimo e poi chiedetevi se è credibile. E quando avrete capito che non lo è, chiedetevi a chi giovano simili baggianate.

Al prossimo post.

Riccardo Levi

 
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