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I HAVE A DREAM, LA MORATORIA

Post n°104 pubblicato il 23 Gennaio 2008 da Il.Don.Camillo
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Alveda, nipote di Martin Luther King, vuole un emendamento che dica che "la vita deve essere tutelata a partire dal concepimento". Lo chiede in nome dei diritti civili. "Ogni bambino abortito è uno schiavo nel ventre"

Il dibattito sulla vita e sulla morte si è insinuato nella campagna elettorale americana. Soprattutto a sinistra, dove Hillary Clinton - fresca di vittoria all'appuntamento in Nevada - fa a gara con il suo rivale Barack Obama su chi dei due è più abortista. A destra, la dimensione etica è ancora subordinata a quella principale, che riguarda l'individuazione di un front runner, dopo che Mitt Romney si è affermato in Nevada e John McCain in Carolina del sud (anche con l'appoggio di gruppi pro life). Ormai non resta che trattenere il fiato in attesa del voto decisivo del 29 gennaio in Florida, dove scenderà in campo finalmente pure Rudy Giuliani, e poi quello del Super Tuesday del 5 febbraio. Intanto, mentre l'America festeggia il Martin Luther King Day e Hillary e Obama si pizzicano su diritti civili e questione razziale, il volto della moratoria americana sull'aborto è quello di Alveda King, la nipote del leader afroamericano. Madre di sei figli, nonna, fondatrice di King of America, ricercatrice dell'Alexis de Tocqueville Institution e vicina ai "preti del Vangelo della vita" del sacerdote cattolico Frank Pavone, Alveda è una delle più celebri attiviste pro life d'America.
Sabato scorso, ha lanciato il suo messaggio di speranza da San Francisco, dove si è tenuta la quarta edizione della Walk for Life, la marcia per la vita per dire che "l'aborto fa male innanzitutto alle donne". "Se il sogno di Martin Luther King era la vita - ha detto agli altri 25mila partecipanti - allora i bambini devono vivere, le nostre mamme devono scegliere la vita. Questo è il vero movimento per i diritti civili: senza il diritto alla vita non ci sono diritti civili". Alla marcia ha preso parte anche l'attore e produttore messicano Eduardo Veràstegui, protagonista del film "Bella", elogiato dalla portavoce della manifestazione, Karen Hodel: "E' un film meraviglioso perchè riesce a parlare con il tono giusto del dramma dell'aborto - ha spiegato la donna in un'intervista - Il nostro tono non vuol essere infatti quello di chi chiama baby killers le donne che decidono di interrompere una gravidanza. E' quello di chi cerca di raggiungere con il proprio messaggio quelle donne per far sapere loro che possono essere aiutate. E che, come mostra il film, ci sono tanti modi per ottenere sostegno umano ed economico ed evitare un aborto".
Citando lo zio ("perchè il sogno continui i bambini devono vivere"), Alveda ha parlato della possibilità di far approvare dal Congresso degli Stati Uniti uno Human Life Amendment, un emendamento alla Costituzione americana che sancisca la tutela della vita "fin dal concepimento". Questa e altre posizioni (come quella sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, che lei avversa) l'hanno portata negli anni ad allontanarsi dalla zia Coretta, vedova del dottor King e considerata, soprattutto a sinistra, custode legittima del messaggio del reverendo nero. Anche il rapporto con il Partito democratico, sempre più pro choice, si è andato deteriorando con il tempo, tanto che Alveda King era arrivata ad annunciare il suo appoggio per la breve avventura presidenziale del senatore repubblicano Sam Brownback del Kansas, ritiratosi lo scorso ottobre. L'avvicinamento al cattolicesimo, così come l'addio ai democratici (era stata a lungo vicina alla lobby della sinistra antiabortista, Democrats for Life), le sono valsi l'accusa di essersi allontanata dal messaggio dello zio. Alveda, che prima di diventare un'attivista pro life ha avuto due aborti di cui parla come di esperienze laceranti, non lo crede e ricorda come Martin Luther King fosse anche un uomo di fede: "Abbiamo alimentato tanto il fuoco dei 'diritti delle donne' - diceva in un'intervista dello scorso anno - da essere diventati sordi di fronte al grido delle vere vittime, i cui diritti vengono violati: i bambini e le madri. Legalmente la donna ha il diritto di decidere cosa fare del proprio corpo, ma anche quello di conoscere le serie conseguenze e ripercussioni della decisione di abortire. Come può sopravvivere il 'sogno' se uccidiamo i bambini? Ogni bambino abortito è come uno schiavo nel ventre. La madre decide la sua sorte".
Il Foglio. 22 gennaio 2008

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