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EUGENETICA COSTITUZIONALE. PERCHE' LA VITA, DA NOI, LA STABILISCONO I GIUDICI.

Post n°195 pubblicato il 02 Aprile 2009 da Il.Don.Camillo

Eugenetica costituzionale
Così la consulta ha abbattuto uno dei pilastri con cui la legge 40 tutela gli esseri umani chiamati alla vita con la fecondazione in vitro. Resta (per ora) il divieto di congelamento, soppressione e selezione

Roma. Cantano vittoria, i nemici della legge 40, dopo che la Consulta ha annunciato la bocciatura dell'articolo 14 della normativa, nei punti in cui prevede il limite massimo di tre embrioni da produrre per ogni ciclo di fecondazione e dispone che gli embrioni prodotti siano trasferiti con unico impianto nell'utero della donna. Rigettate, invece, le eccezioni di incostituzionalità per le parti della legge che riguardano l'irrevocabilità del consenso da parte della donna all'impianto e il divieto, se non in casi eccezionali, della crioconservazione, oltre al divieto di riduzione embrionaria di gravidanze plurime. A sollevare la questione di legittimità davanti alla Corte, per violazione degli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, inerenti ai princìpi di uguaglianza, del diritto alla salute, e del rispetto della dignità umana, erano stati il Tar del Lazio e, con due diverse ordinanze, il Tribunale di Firenze.
Nonostante rimangano in piedi sia il divieto di congelamento degli embrioni (a parte "casi eccezionali") sia il divieto della loro soppressione, è innegabile che l'abbattimento del limite di tre embrioni ha ben mirato al cuore della legge e la colpisce duramente. Si ripropone, con la decisione della Corte costituzionale, una logica che vede l'embrione come puro mezzo "farmacologico" per soddisfare il desiderio di maternità e paternità. Se è così, poco importa se se ne producono tanti, molti dei quali destinati al congelamento perpetuo o alla distruzione (comunque non all'impianto). Ma non è per spirito vessatorio o per accanimento antifemminile che la legge 40 ha previsto che "le tecniche di produzione degli embrioni... non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre". Questa disposizione tutela (tutelava, bisogna ormai dire) gli esseri umani allo stato embrionale chiamati all'esistenza attraverso procedure mediche che non sono - bisogna ricordarlo - terapie contro la sterilità, ma strumenti per aggirarla. Nessun embrione, per la legge 40, va considerato un'entità " a perdere" o insignificante, e da qui discende la necessità di non produrne più di quelli destinati all'impianto. Vanificare il limite dei tre embrioni, reintrodurre la possibilità di produrne abbastanza da condannarne la più parte al non impianto, significa dunque minare il sistema di garanzie che tiene conto di tutti i soggetti coinvolti. Compreso l'embrione, soggetto del diritto a essere considerato qualcuno e non qualcosa.
La Consulta ha deciso di non considerare, a proposito della salute della donna, la circostanza - documentata dalla Relazione sullo stato di attuazione della legge nel 2007 - che fa dell'Italia la punta di eccellenza nel contenimento della sindrome da iperstimolazione ovarica. Guarda caso, là dove si possono produrre otto-dieci embrioni per volta, gli effetti collaterali per le donne, iperstimolate farmacologicamente, sono il doppio rispetto all'Italia della legge 40. Singolare, non è vero? La verità è che il limite di tre embrioni doveva cadere per motivi ben diversi dalla difesa della salute della donna. La diagnosi selettiva preimpianto, vietata dalla legge 40 in quanto pratica smaccatamente eugenetica, ha bisogno di almeno sei embrioni tra i quali poter scegliere i "sani". Il limite di tre embrioni era un inciampo sulla strada dell'adozione di quella pratica anche in Italia. "Eliminare il divieto di creare più di tre embrioni e l'obbligo di impiato degli embrioni creati tende a introdurre la possibilità di selezionare gli embrioni considerati 'migliori' e scartare gli altri - dice il giurista Alberto Gambino - e questo finisce per stravolgere la disciplina in materia di procreazione assistita dettata dal Parlamento. Il legislatore non ha previsto la procreazione artificiale come strumento per operare soluzioni eugenetiche".
Rimane però intatto, si diceva all'inizio, il divieto di congelamento e di soppressione di embrioni. E la Consulta non ha toccato nemmeno il divieto di selezioni eugenetica degli embrioni e dei gameti: forse i giudici costituzionali hanno fatto le pentole, ma non ancora i coperchi.

Il Foglio. Giovedì 2 aprile 2009

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insorgente
insorgente il 03/04/09 alle 23:08 via WEB
Direi che con il titolo hai già detto tutto.
In Italia i giudici decidono tutto.
Chi, come e quando deve vivere o morire.
 
panther01
panther01 il 03/05/09 alle 12:49 via WEB
Non ne capisci una zucchina della vita. Fatti nà scopata e ti passa tutto
 
 
Il.Don.Camillo
Il.Don.Camillo il 02/06/09 alle 12:17 via WEB
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