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Disastri marittimi: prima le donne e i bambini?

Post n°210 pubblicato il 18 Aprile 2012 da Blogini
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A cent'anni dal naufragio del Titanic, commemorato con eventi in tutto il mondo, la sua eredità, così come ci è stata tramandata dai libri di storia e dalla cultura popolare, ha forgiato il nostro modo di pensare riguardo al protocollo da seguire durante un disastro marittimo. Ora, però, un'équipe di scienziati svedesi afferma che uno dei più famosi adagi, "prima le donne e i bambini", sia in realtà correlato unicamente al caso del Titanic.

Quando il Titanic entrò in collisione con un iceberg nell'Atlantico settentrionale durante il suo viaggio inaugurale da Southampton (Regno Unito) a New York (USA), il 15 aprile 1912, il capitano della nave ordinò agli uomini di farsi indietro e di dare a donne e bambini la precedenza sulle scialuppe di salvataggio. Diede inoltre disposizioni ai suoi ufficiali affinché facessero fuoco sui trasgressori. Si salvarono dunque il 70% delle donne e dei bambini, rispetto al 20% degli uomini, e lo sfortunato transatlantico venne consacrato come massimo esempio di cavalleria in mare.

Il Titanic, tuttavia, sembra essere stato un'eccezione alla regola, come dimostrano le scoperte di due ricercatori dell'università di Uppsala, Mikael Elinder e Oscar Erixon.

Mikael Elinder:
"Ci si aspetta che il personale di bordo salvi i passeggeri, ma i risultati del nostro studio dimostrano che sopravvivono soprattutto capitani ed equipaggi. Abbiamo inoltre scoperto che le donne e i bambini perdono la vita in maggior numero rispetto agli uomini. Varrebbe, dunque, il principio del 'si salvi chi può'. Quello del Titanic fu pertanto un caso eccezionale, che però alimentò la convinzione che le donne e i bambini siano sempre i primi a venire messi in salvo".

I ricercatori hanno analizzato un database contenente informazioni su passeggeri ed equipaggi presenti nei 18 naufragi più celebri tra il 1852 e il 2011, riscontrando che nella maggior parte dei casi il tasso di sopravvivenza delle donne è stato sensibilmente inferiore a quello degli uomini. Il tasso di sopravvivenza più basso in assoluto è quello dei bambini, mentre quello di equipaggi e capitani è il più elevato.

Lo studio, che rappresenta una delle analisi più estese dei modelli di sopravvivenza nei disastri marittimi, si è basato su informazioni concernenti i destini di oltre 15.000 persone. In precedenza, erano stati esaminati solo i casi del Titanic e dell'RMS Lusitania, affondato al largo dell'Irlanda nel 1915.

Nonostante il Titanic rappresenti un'eccezione e il principio del "si salvi chi può" descriva meglio il panico che si crea in occasione di un disastro marittimo, l'idea che in questi casi venga data la precedenza a donne e bambini è tuttora radicata nell'opinione pubblica.

Sulle navi in cui il capitano aveva dato l'ordine di mettere in salvo "prima le donne e i bambini", affermano gli scienziati, il divario tra i tassi di sopravvivenza di donne e uomini è risultato inferiore. Il tasso di sopravvivenza delle donne, tuttavia, è risultato più elevato rispetto a quello degli uomini soltanto in caso l'ordine sia stato fatto rispettare con l'uso della forza.

L'équipe suggerisce che la peculiarità del caso del Titanic sia dovuta semplicemente ai severi ordini impartiti dal capitano, evidenziando il ruolo determinante rivestito da chi occupa posizioni di comando in queste circostanze. I ricercatori affermano che è tuttora inusuale che un capitano segua tale esempio: è infatti più comune che abbandoni la nave e si salvi prima dei passeggeri.

"I disastri marittimi, pur nella loro tragicità, ci aiutano a comprendere come gli esseri umani si comportano in situazioni di stress estremo e in casi di vita o di morte", aggiunge Mikael Elinder. "Il comportamento del capitano nel recente e ampiamente dibattuto naufragio della Costa Concordia non è stato dunque l'eccezione, ma piuttosto la regola".

Per maggiori informazioni:

Università di Uppsala:
http://www.ugr.es/en/

 
 
 
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