Di solito le persone, per giudicare gli altri, il loro operato, il loro modo di essere, prendono riferimenti relativi, e non assoluti.
E, quasi sempre, il modello di paragone è loro stesse.
Tra queste, poi, ci sono quelle tolleranti, che accettano la diversità dell'animo umano, e quello meno.
Ecco, quando mi capita di frequentare queste ultime, di solito, il mio rapporto con loro si trasforma quasi sempre in un conflitto permanente, e dalla parte dell'imputato.
Ad ogni incontro, qualsiasi mio comportamento, o lato caratteriale, "non consoni" al loro modo di essere, diventa motivo di critica, di contestazione, di esacrazione nei miei confronti.
Una critica che, di solito, non è "una tantum" ma riverbera, ridonda, si alimenta e si potenzia ad ogni incontro.
Il fatto che si possa essere diversi, vivere la vita, essere se stessi in modi differenti, pur nel rispetto delgi altri, non sfiora quasi mai la persona giudicante.
Non ti comporti come mi comporterei io?
Sei nel torto, senza "se" e senza "ma".
Quando tutto questo capita con semplici conoscenti, la mia soluzione è semplice: un bel Vaffanculo con dito medio incorporato, e la cosa finisce li.
Ma quando succede con le persone care, allora la faccenda si fa più complicata.
All'inizio cerchi di spiegarti, invano (han sempre ragione loro).
Poi tenti di cambiare atteggiamento per accontentarli, seguendo le loro critiche, ma finisci per snaturarti, e non puoi reggere il gioco a lungo.
Alla fine, ritorni te stesso ed accetti lo scontro permanente, ma stando più attento alle proprie azioni e parole (e quindi perdendo la spontaneità).
Perchè, come dicono nei film poliziesci americani "hai diritto di stare in silenzio, ma se parli, qualunque cosa dirai potrà essere usata contro di te".
Inviato da: titentosempre
il 24/10/2011 alle 22:16
Inviato da: veuve_cliquot
il 22/10/2011 alle 14:30
Inviato da: tizi.m
il 21/10/2011 alle 23:59
Inviato da: queen888
il 21/10/2011 alle 19:24
Inviato da: veuve_cliquot
il 21/10/2011 alle 15:47