Creato da parolelente il 26/01/2010
Parole per dire - irene pizzimenti - (Tutti i diritti riservati-Riproduzioni vietate)-
 

 

Lucio Dalla. "Futura"

 La sera dell'ultimo concerto.

Le Rondini
di Lucio Dalla

Vorrei entrare dentro i fili di una radio
E volare sopra i tetti delle città
Incontrare le espressioni dialettali
Mescolarmi con l'odore del caffè
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre
Leggono i giornali
E con la polvere dei sogni volare e volare
Al fresco delle stelle, anche più in là
Coro :
Sogni, tu sogni nel mare dei sogni.
Vorrei girare il cielo come le rondini
E ogni tanto fermarmi qua e là
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici
E come loro quando è la sera chiudere
gli occhi con semplicità.
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
Per capire cosa succede dentro
e cos'è che lo muove
Da dove viene ogni tanto questo
strano dolore
Vorrei capire insomma che cos'è l'amore
Dov'è che si prende, dov'è che si dà
Coro :
Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni

 

 

 Francoise Hardy

- Des ronds dans l'eau-

 

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ai diversamente abili 

 

 

 

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'Toc - Toc' ...
Ascolta ....
bussano! dai
vai ad aprire ....
sn i miei auguri ... falli
entrare e poi
chiudi la porta
... tienili cn te sempre
son fatti col cuore!

Buon Natale

Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato..

 

 

 

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Il volo

Post n°506 pubblicato il 12 Ottobre 2013 da parolelente


Dedicata alle Vittime della tratta d' umani morti nei nostri mari.

 

 

Voleva volare la  farfalla

Voleva volare

Voleva sperare nel sole la farfalla

Voleva sperare  

 

Si ruppe le ali la farfalla


Capì l’attimo

Sentì dura la fine


 Sola

affondò

nel buio infinito.

 

 
 
 

Il mare

Post n°505 pubblicato il 12 Ottobre 2013 da parolelente

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Dedicata alle Vittime della tratta d' umani morti nei nostri mari.

Amico nemico

dai e prendi

Furia e culla

sei morte e vita

 

Natura offesa

da un uomo che ti distrugge

ti ribelli

cambi colore

forza

divenire

 

E nel silenzio del Tempo

oggi

diventi  pietosa

tomba

di profuga Speranza.

 
 
 

Dentro al colore

Post n°504 pubblicato il 12 Ottobre 2013 da parolelente

Foto

 

 

 

Attimi di vita
illuminano le nostre strade al buio

Sono luci improvvise che ci avvolgono
ci cullano ci abbracciano
ci asciugano mute lacrime disperse

Si colora così ogni abbandono
e nel silenzio matura nuovamente pace.

 
 
 

Per non dimenticare

Post n°503 pubblicato il 18 Luglio 2013 da parolelente

Dal libro " I colori della Speranza"...

"Ma da lassù, nel buio di ogni notte
e per tutti i popoli della terra
brillerà per sempre il loro fazzoletto di stelle."

 

 
 
 

Amati amando e basta!

Post n°502 pubblicato il 07 Luglio 2013 da parolelente

Amati un poco contro l’orrore
Amati un poco contro la rabbia
Amati un poco contro il furore che spara a vista
Amati un poco contro fughe oltre i dirupi

Amati amando ogni bambino della Terra
Amati amando ogni manipolo d’uomini
Amati amando ogni sangue che diverso dal tuo sgorga

Amati ed ama
Solitudine d’umano che cammini su ogni viso della Terra

Ama la Pace dai passi stanchi sotto al sole
Ama l’Umiltà che impara a perdonare
Ama il Coraggio che si porge mano al suo nemico

Ricorda!
Alla fine i morti stanno sempre accanto!
Vittime e carnefici!

E’ sempre questo il finale di ogni scena sulla Terra

Getta indietro l’odio
Getta via ogni domanda
Seppellisci ogni risposta amara
Poggia un papavero rosso sopra quelle silenziose lacrime

Si!

E allora?
E allora… “Ama e Basta!”.

 
 
 

Ed improvviso il gusto di immergermi nel mondo

Post n°501 pubblicato il 25 Giugno 2013 da parolelente

 

E senti improvviso il gusto di immergerti nel mondo.

E ti infili una giacca di lana e scendi le scale e già il portone è alle tue spalle.
Ti guardi intorno e le mille cose di sempre le vedi diverse.
Donne già con i sacchi della spesa vanno ... una frettolosa, una stanca per il peso,una annoiata,una che parla da sola,persa nei suoi problemi.
Pensieri tristi ,sereni ,perplessi, nervosi,vuoti; li vedi disegnati sui visi e ci cammini in mezzo.
Il sole, a fasce di luce, gioca con i prospetti dei palazzi e luci ed ombre si vivono senza fratture.Nella villetta,due spazzini,segnalati in arancione,fermi, discutono concitati .

Sorridi,forse si contendono i pezzi di appartenenza dei marciapiedi da ripulire.
E file di macchine ordinate aspettano i loro padroni.Storie diverse le loro.Ricche e superbe alcune,dimesse e sporche altre, ma tutte silenziose e pronte ad aspettare il loro riavvio.
E sbirci in piazza nella farmacia, sempre piena, sempre gente che soffre.
Hanno messo finalmente una panchina con tettoia alla fermata dell´autobus , dinanzi alla villetta ...
Sorridi ancora, pensando alle mille telefonate e segnalazioni che hai fatto per raggiungere l´obiettivo.
La tenacia e la gentilezza alla fine hanno disarmato l´indifferenza.
Quatto vecchietti con i sacchi della spesa vicino ai piedi , ci si riposano.
C´e´ il mercato a due passi da "questo salotto... bene ..." di città , e tanta gente viene da lontano per risparmiare.
Sembrano pochi euro al giorno, sono tanti di risparmio a fine mese,non è più facile far quadrare i conti con un solo stipendio in casa o pensione che, spesso, offende il duro lavoro di anni.
E macchine vanno veloci e cerco di immaginare in un gioco fantastico le loro mete,dalle espressioni dei conducenti.
Arriva l´autobus è già pieno, salgono gli anziani ...dovranno restare in piedi,rifletto.

E´ tanto l´umano che gira ed io sassolino,in mezzo a questo grande cerchio dai confini non visibili,
ho imparato che anche il sorriso di uno sconosciuto ,a volte ,può aiutare , per un solo attimo ,per la meraviglia che quasi sempre suscita in chi lo riceve....è un estraneo che sorride ...e per un attimo , devii da pensieri piu´ gravi..e chissà , che dopo non ci ritorni sopra , più fiducioso , smussandone un po´ gli angoli.
Ed ora mi immergo io ,in questo sole, ed ho una gran voglia di fermarmi ,di allargare le braccia al cielo, di guardare le nuvole sollevando il viso...e stamattina mi direi proprio..."e non ti lamentare ,sei fortunata , sei sana ,con acciacchi ,magari ipertensione, artrosi,ma sana,qui non esplodono bombe.

Sorridi e se puoi ,porgi una mano a chi è solo ,li vedi sempre per strada ...sono persi ,spesso fermi ad un angolo,e guardano ...sguardo nel vuoto, oppure viso chiuso, seduti nella villetta a rimuginare, neri.
Non ti chiedere chi siano, non fare commenti sui loro vestiti, sieditici accanto e così, come per caso inizia a parlarci, anche se non ti risponderanno, ascolteranno.
Così ... due parole,diventano, se saprai farlo, un caffè e poi, forse, un sorriso ricambiato, un credere che improvviso si risveglia.
Anche questo è un contributo alla guerra solitaria che ci affligge nell´anonimato delle città.
Un sorriso contro il disinteresse, un sorriso contro l´odierno, terribile,terrorismo ..."casalingo".   


irene pizzimenti

 
 
 

La barca mia

Post n°500 pubblicato il 25 Giugno 2013 da parolelente

 

 

 

E’ il porsi obiettivi nella vita, il cercare di realizzarli, che rende forte
negli anni.
Gli ostacoli improvvisi,le cadute, quel sapersi rialzare senza più forze a
volte, lentamente diventano esperienza che costruisce ,forza che ridà senso quando
tutto sembra diventare inutile.
E’ nell’ascolto di se stessi e degli altri, poi, la chiave per non perdere l’umanità
che ci distingue, oso dire il segreto dello stesso vivere,quel darsi e dare empatia,
sostegno,distinguo, e sempre con umiltà ma anche con fermezza se occorre.
Ed ancora, il non perdere mai la capacità di sapersi fermare dentro al
silenzio della natura amica, quando confusione e dubbi, fanno perdere le giuste dimensioni ai
problemi.
E’ nel silenzio che si ritrova se stessi dopo la salita aspra che ha fiaccato corpo e spirito.
Oggi guardo ai miei anni, alla mia storia, ai miei errori,a tutti i forti
alberi d’ulivo impiantati per la via, e, temprata albero d’ ulivo anch’io, so di dovermi dire sempre,
senza mai scordarlo, nel momento buio…”Dai, oggi è già passato, domani ricomincerai ancora ,
rivedrai il tutto, troverai una soluzione più equa e chissà che la forza stessa della vita, non faccia sorgere nella
nuova alba, anche per te, il sole”.

 
 
 

Le piccole cose del quotidiano

Post n°499 pubblicato il 25 Giugno 2013 da parolelente

 

Continuiamo a fare le piccole cose di ogni giorno senza mai pensare al posto
che le stesse occupano nella nostra storia, procurandoci negli anni, con quel
loro ripetersi quotidiano,un po’ del senso di sicurezza, di cui ognuno di noi
abbisogna nella vita. Sono abitudini che a poco a poco fanno casa dentro; sono
gesti,visi, dialoghi,oggetti, incontri,come quell’andare spesso al mercato,quel
viversi senza accorgersene a volte, i colori, il vocio, i rituali,i personaggi
caratteristici che vi si incontrano, venditori o compratori,… la farmacia, i
tabacchi, il bar con quel suo particolare buon caffè mattutino o pomeridiano,e
tanto di altro semplice e vario che ci riempie quotidianamente le giornate.
Spesso non ce ne accorgiamo nemmeno, presi dal lavoro, dal tempo che veloce ci
corre sempre appresso, ma loro ,le piccole cose, non si lamentano mai delle
nostre distrazioni, sanno di essere ormai, scatti fissi nella stessa memoria
nostra,e quel ripeterli inconsciamente dona sicurezza, tranquillità a volte,
come l’abbandonarsi dentro una vasca d’acqua calda la sera, prima di dormire.

Te ne accorgi di quel loro esistere ,spesso, quando dopo un anno di lavoro,,
stacchi,allontanandoti dai tuoi luoghi quotidiani con quasi un senso di
liberazione. Ed è così all’inizio, ma poi ,con il passare delle settimane, ad
un certo punto, lentamente, affiora impercettibile prima,la loro mancanza.

Un giorno ,poi, con l’andare d’anni, lo tocchi con mano il loro ruolo ,il peso
avuto nella tua stessa vita,le senti care queste piccole grandi cose,le
riosservi con affetto, le conti quasi, sorridendo quando una di loro,
dimenticata, ti riaffiora alla memoria,e sereno, ti ce ne avvolgi dentro,grato
alla fine di quel loro silenzioso averti dato sempre tanto.

 
 
 

Contro la violenza sulle donne

Post n°498 pubblicato il 25 Giugno 2013 da parolelente

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Prima è una pressa
pietra dura sul cervello
Poi è pietra lo stesso cervello
tenta di difendersi
ma il silenzio rompe
corrode come acido
uccide poco a poco

Fermati Donna fermati
Guardati Donna guardati
Credi in te stessa Donna credi

Grida Donna
grida quella violenza
Abbi fiducia Donna!
Le tue parole diventeranno solo Libertà!

 
 
 
 

I silenzi di una donna

Post n°497 pubblicato il 13 Giugno 2013 da parolelente

 

I silenzi di una donna sono case in riva al mare

 che nessuno apre nell'inverno 

dimore solitarie che solo il tempo vive 

senza più rumore tuffi o commensali a cena. 

Ascolto muto di sentimenti mai scoperti al sole 

percorsi lenti maturati che non sconvolgono il dolore

 stanchezze che ritornano sempre alla fine

nella propria casa dove ogni cosa ha un suo posto

dove ogni oggetto ha un suo nome

 Bisogni e storie mai rivelate in pieno

che le proprie mani sanno consolare

 i silenzi di una donna si allargano

piano piano come ragnatele agli angoli 

Vivono nelle stanze vuote

dove pure il mare lascia la sua tristezza 

dove le conchiglie abbandonate

sulla sabbia ritrovano i cassetti 

I silenzi di una donna…

ci passa di soppiatto sempre il vento... 

filano i pensieri con la pazienza

di chi deve dipanare nodi 

Angoli di vita sconosciuti

che solo il tempo scopre

 antichi ceppi pronti nelle ceste per riscaldare case

 Sfumature calde dell'inverno

per rivedere il cielo a modo tuo

 .

I silenzi di una donna... 

 

 

 

 
 
 

Uomini veri - Una pagina di Manfredi Borsellino dal libro: “Era d’estate” di Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi

Post n°496 pubblicato il 06 Maggio 2013 da parolelente

di MANFREDI BORSELLINO

 

 

 

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori,

preparavo l'esame di diritto commerciale, ero esattamente allo

"zenit" del mio percorso universitario. Mio padre era andato,

da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i

ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via

Zandonai, dove nel bel mezzo del "taglio" fu raggiunto dalla

telefonata di un collega che gli comunicava dell'attentato

a Giovanni Falcone lungo l'autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma

da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò

alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione

che in diretta trasmetteva le prime notizie sull'accaduto.

Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio

di chiedergli nulla né lui proferì parola. Si cambiò e

raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò,

non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui

stesso la macchina di servizio, nell'ospedale dove prima

Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero

spirati tra le braccia.


Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un

momento di non ritornoEra l'inizio della fine di nostro padre che

poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio,

salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell'uomo

dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti

conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto

mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente

allestita all'interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai

dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un

collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con

largo anticipo stessi già piangendo la sua.

Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di

attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo

tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto

non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio

era la vittima.

Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente

successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto

commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato

dell'economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo

stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo

(e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo

assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre

Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché

gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci

abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in

qualche modo "preparati" qualora a lui fosse toccato lo stesso

destino dell'amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una

domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai

abbastanza tardi, perlomeno rispetto all'orario in cui solitamente

si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno

(compresa la domenica) alle 5 del mattino per "fottere" il mondo

con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti,

come d'altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia,

Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva

anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza

estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra,

ci aveva invitati a pranzo il professore "Pippo" Tricoli, titolare della

cattedra di Storia contemporanea dell'Università di Palermo e storico

esponente dell'Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale

ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate

stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia "loffia" domenicale

tradendo un certo desiderio di "fare strada" insieme, ma non ci riuscì.

L'avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre.

Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare

una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo

esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega,

mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia

e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.

Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo

alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell'85,

quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati

"deportati" all'Asinara, o quella dell'anno precedente, nel corso

della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce

di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese.


Ma quella era un'estate particolare, rispetto alle precedenti

mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi

all'apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone,

lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire

a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni

precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell'estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo

trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e

spensierati, era rimasta chiusa. Troppo "esposta" per la sua

adiacenza all'autostrada per rendere possibile un'adeguata

protezione di chi vi dimorava.

Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era

appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello

che sarebbe stato l'ultimo bagno nel "suo" mare e non posso

dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D'Amelio,

sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi

quel sole e quel mare. Anche il pranzo in casa Tricoli fu un

momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano

a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la

cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti.

Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma

mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo,

dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel

"tenere comizio" come suo solito, decise di appisolarsi in una

camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto,

trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche

di sigarette che lasciava poco spazio all'immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio

padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno

(restituitoci ancora bagnato dopo l'eccidio) e l'agenda rossa

della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo

avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata

sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta.

Mia madre lo salutò sull'uscio della villa del professore

Tricoli, io l'accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina,

sapevo che aveva l'appuntamento con mia nonna per portarla

dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla.

Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci

saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.

Ho realizzato che mio padre non c'era più mentre quel

pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il

volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso

dell'attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere

il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa.

Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono

salito sulla moto di un amico d'infanzia che villeggia lì vicino ed

a grande velocità ci recammo in via D'Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi "resti", perché quando giunsi

in via D'Amelio fui riconosciuto dall'allora presidente della Corte

d'Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il

centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da

mia madre e dalla mia nonna paterna.

Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle

vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche

ricomporre e vestire all'interno della camera mortuaria.

Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del

padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando

incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto

sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine

dell'esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso

di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella

ha tratto una grande forza da quell'ultima immagine del padre,

è come se si fossero voluti salutare un'ultima volta.

La mia vita, come d'altra parte quella delle mie sorelle e di

mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo

cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito,

che dovevamo sottrarci senza "se" e senza "ma" a qualsivoglia

sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello

mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non

avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in "familiari

superstiti di una vittima della mafia", che noi vivessimo

come figli o moglie di ....., desiderava che noi proseguissimo

i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli

dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare

mi chiedeva "Paolino" sin da quando avevo le prime fidanzate,

non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il

20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo

e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo c

he ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti

gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso

le nostre strade senza "farci largo" con il nostro cognome,

divenuto "pesante" in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre

famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni

come lui ci ha insegnato, non ci siamo "montati la testa", rischio

purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l'onore di avere

un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra.

E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo

principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza,

senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente

nessuno di noi tre ce l'avrebbe fatta. Mi piace pensare che oggi

sono quello che sono, ovverosia un dirigente di polizia appassionato

del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri

concittadini come, in una dimensione ben più grande ed

importante, faceva suo padre, indipendentemente dall'evento

drammatico che mi sono trovato a vivere.

D'altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare

dopo la morte di mio padre, ovverosia una persona che in un

modo o nell'altro avrebbe "sfruttato" questo rapporto di sangue,

avrebbe "cavalcato" l'evento traendone vantaggi personali non

dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto

figlio di .... o perché di cognome fa Borsellino. (...) Ai miei figli,

ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno,

vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti,

raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali

trasmettergli i valori portanti della sua vita. Caro papà,

ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono

più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.



Il testo di Manfredi Borsellino è ospitato nel

volume "Era d'estate" edito da Pietro Vittorietti

 
 
 

Giovanni Falcone

Post n°495 pubblicato il 06 Maggio 2013 da parolelente

 
 
 

Agnese Borsellino

Post n°494 pubblicato il 06 Maggio 2013 da parolelente

Agnese Borsellino
Non è morta, vive e sempre vivrà nel cuore di tutti coloro che l'hanno conosciuta,il suo sguardo paziente, la muta dolcezza del suo sentire,il suo donare amore con la levità di chi conosce il linguaggio ed il valore del silenzio che sa parlare,il suo sorriso a volte timido ma sempre forte tra le pieghe espressive del viso che conosceva bene il peso del dover comunicare senza chi...asso, il suo caldo abbraccio-rifugio, nei momenti dolorosi che si attraversano nella vita, sono e saranno per me pagine indimenticabili della mia vita. Il vero dono che lascia è quel grande saper dare nel dolore, quel saper saltare fermamente le apparenze, andando a leggere nella profondità dell'animo degli uomini. Lei lo ha testimoniato sempre, senza mai alcuna forma di ostentazione o chiasso di giornali. Tanto ha fatto e continuerà a fare nel cuore di moltissima gente. Il suo esempio, il suo coraggio durante il funerale degli Agenti -Angeli del Suo amato Paolo Borsellino, mi accompagnerà sempre ,così come accompagnerà tutti i giovani ormai che quel giorno in diretta radio parlavano con me di un grande Eroe silenzioso,di Paolo Borsellino, padre adottivo per tanti di noi.

Agnese e Paolo Borsellino

non sono morti,vivono e sempre vivranno negli anni che si succederanno nella Storia.

Insieme resteranno sempre!

Agnese Borsellino con la Sua figura esile e coraggiosa di madre, moglie e cittadina pronta sempre a donare grande ed infinita comprensione ,Paolo Borsellino perchè Uomo che è stato solo fisicamente ucciso, perchè amava e combatteva per la Verità e la Giustizia, ma ad oggi e per le generazioni future, Uomo cardine della Storia del nostro Tempo. Loro hanno per sempre sconfitto la morte diventando, per quel loro modo di affrontare la vita stessa, simboli viventi per un esercito infinito di giovani e non solo di giovani!.

Si, Agnese e Paolo Borsellino non moriranno mai!.

fortunata francesca irene pizzimenti

 
 
 

Quando sogno

Post n°493 pubblicato il 28 Aprile 2013 da parolelente
Foto di parolelente

 

 

 

 

Quando sogno

mi abbraccia libertà

Batte forte il cuore

senza più paure che uccidono la vita

Vedo porte aprirsi serene

Il lavoro c’è per tutti

Via  fame violenza razzismo

Camminano piano umiltà tolleranza verità

 

Strade pulite sono angoli luminosi

Conversazioni sorrisi abbracci

colorano l’ umano vibrante d’amore

Conosciuto lo sconosciuto che intreccia lieve i passi

abbraccia  tenero di sguardi  ogni bambino

 

Ed Amicizia sorride finalmente

Solidarietà silenziosa piange di gioia

 

Quando sogno…

 


 

 

 
 
 

Tra una finestra e il tempo

Post n°492 pubblicato il 21 Marzo 2013 da parolelente

 

Sono poche le parole
quelle che contano
per una vita intera

Capita un giorno quasi per caso…

Diventi inquieta
ti giri per le stanze
ti ripassi il volto nello specchio
senti svanire il vuoto
senti calore l’ora
senti capito il tuo essere non semplice

Ed apri la finestra
nella notte che ti viene addosso
ed offri all’aria fresca i tuoi pensieri
biglietti appesi all’anima
pagine fissate con lo sguardo dritto al cuore

Diventano persi gli occhi che sconfinano
Carezze al colletto
le mani che salgono nel leggere
I sospiri a stento
cercano le sillabe per le parole
Immobilità di un attimo
che lascia fuori porta il Tempo

Sono abbracci per una vita intera
quelli che vestono nella penombra l’abbandono
Racconto di vissuti che combaciano perfetti
Intensità profonde dello stesso vivere
Ombreggiature a specchio tra una finestra e il Tempo

E poi…

E poi continui nel tuo andare
solida tra le tue stesse cose
farfalla che nel suo volare
ha colto la propria essenza  

Ricordo che nel ricordare
nulla toglierà mai al suo vissuto
Consapevolezza di aver fermato
un attimo
al tuo comando
il Tempo

E vivi
goccia di pioggia
che abbraccerà sempre amore.

 
 
 

Giocando...giocando

Post n°491 pubblicato il 21 Marzo 2013 da parolelente


E invento un gioco
per i momenti tristi


Sposto allo specchio la mia tristezza


La osservo

La carezzo
Le tingo parole d´aria addosso
La ritaglio a forma d´ aquilone
Le aggiungo strisce di luce ad ogni punta
Libero pensiero la libero nell´aria

Mi ride complice ed azzurro il cielo

Arrivano le nuvole

Gitane fantasiose
Spumeggiano...

Intrigano…
E la tristezza mia... confusa, risente un brivido
Si tinge di curiosità il suo sguardo triste
Diventa colore nel colore
Tinge di nuovo ogni pensiero


Stanchezza  lascia il velo

Danza libero nel vento l’aquilone
distrugge paziente il mio dolore
Ride in cielo l’aquilone


Sorrido piano alla finestra
Solletico leggero mi ritorna dentro l´allegria


E giocando... giocando divento io quell´aquilone.   

 
 
 

Pensieri impigliati

Post n°490 pubblicato il 21 Marzo 2013 da parolelente

 

 

L'esistenza?.........una goccia persa nell'oceano della vita.
La vita?................un passaggio intricato d'anni che alla fine ritorna al suo inizio.
La terra?..............il cammino dell'uomo le cui impronte hanno lasciato segno per un certo tempo.
Il tempo?.............l'incanto di un momento, il tormento delle attese, il rintocco dell'esperienza.
La memoria?.......una veste calda per le tempeste dell'esistenza..
Il malessere?.......l'oscuro fungo che avvelena le radici della vita.
Il dolore?............un nemico perenne da trasformare in amico.
La morte?............l'annullamento fisico dell'umano andare.
La speranza?.......l'illusione che eguaglia i popoli.
La religione?....la speranza che diventa "credo".
La gioia?.............un fascio d'intensa luce e tu radiosa che ci cammini dentro.
L'arte?.................tormento ed incanto dello stesso vivere.
I desideri?............il sale dell'esistere.
I sogni?................lo zucchero filato della vita.
Le stagioni?.........i vestiti che la terra indossa per far cambiare d'abito ai desideri umani.
Le stelle?.............il riposo dell'uomo che si racconta i sogni.
Il cielo?...............l'immaginario infinito dell'uomo che vola alto.

 
 
 

Il giorno

Post n°489 pubblicato il 21 Marzo 2013 da parolelente

 

 

Vagano i pensieri all'alba
Per le stanze della mente
Ristorano l'essere

Senti ovattato il mondo
Ascolti il ticchettio lento dell'orologio
Ne segui senza accorgertene il ritmo
Ed il pensare si fa dolce
Come l'andare sicuro per strade certe
Dove il tempo ha segnato la tua stessa storia

Sensuale arriva l'aroma del caffè
Ti penetra
T'assorbe

Apri gli occhi
Ti alzi
Infili le pantofole
Sorridi ai rumori familiari
Sicurezze amate della tua casa
Ti giri attorno
Coi gesti usuali
Domande e risposte si inseguono
E mani sicure, le tue,
Aprono le finestre al giorno.

 
 
 

Tutti i si del mondo

Post n°488 pubblicato il 21 Marzo 2013 da parolelente

 

E un giorno poi all'improvviso
non sai neppure come
apri gli occhi
e vivi

Vivi il sole se c'è l'acqua
Vivi l'aurora se c'è il buio
Vivi la gioia
Se passa tristezza

Vivi
semplicemente
meravigliosamente
Vivi!

E ti senti Donna infinitamente Donna!

 
 
 

Sensuale

Post n°487 pubblicato il 21 Marzo 2013 da parolelente

 

 

Sensuale
accende passione
raccoglie furtivi gli sguardi
s'allarga nel darsi porgendosi
fulgore d'esistere riempie il sentire
profumo intenso in giorni brevi s'effonde
a petali lascia, leggera malìa, ogni suo istante di vita

Attento!

Ha spine la rosa e se distratto la prendi senza guardare
Gocciola sangue della stessa vita che addosso ti scrive, la rosa.

 
 
 
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