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L'omicidio di George Floyd.

Post n°1114 pubblicato il 04 Giugno 2020 da rbx1dgl
 

Razzismo Usa: l’omicidio di George Floyd travolge gli Stati Uniti

 

 

Napoli, un murale di Jorit per Floyd e la lotta contro il razzismo

 

La morte dell'uomo afroamericano causata da una violenta azione della polizia di Minneapolis svela un sistema americano permeato di razzismo e discriminazione a vari livelli. Un problema antico che ora precipita a causa della politica di Donald Trump e della nuova sfida del Covid-19

di Giulia Cerqueti

Gli Stati Uniti sono attraversati da un mare di proteste, marce, sit-in in tutto il Paese e anche fuori dai confini nazionali. La miccia che ha accesso il fuoco è il terribile caso di Minneapolis: la morte di George Floyd, afroamericano di 46 anni, fermato dalla polizia la sera del 25 maggio per aver tentato di usare una banconota falsa da 20 dollari, morto dopo essere stato disteso a terra per nove minuti con il collo premuto con forza dal ginocchio di un poliziotto.

L’agente, come testimonia il video ripreso con il telefonino da una passante, non ha sollevato la gamba di fronte ai ripetuti «I can’t breathe» (non posso respirare) urlati dall’uomo. E neppure davanti alle grida della gente intorno che cercava di richiamare l’attenzione degli agenti sulla gravità della condizione dell’uomo, visibilmente in terribile sofferenza.

Bachelet (Onu): «Troppi afroamericani morti per mano della polizia»
Ancora una volta nella storia d’America si assiste a un episodio di violenza e abuso della forza da parte della polizia contro un cittadino afroamericano. A ricordare i casi degli ultimi anni è stata anche Michelle Bachelet, Alto commissario Onu per i diritti umani:

«Sono costernata di dover aggiungere il nome di George Floyd a quelli di Breonna Taylor, Eric Garner, Michael Brown e molti altri afroamericani disarmati che sono morti nel corso degli anni per mano della polizia – così come persone quali Ahmaud Arbery e Trayvon Martin che sono stati uccisi da membri armati della cittadinanza».

Eric Garner, 43 anni, vendeva sigarette di contrabbando a Staten Island: nel 2014 morì soffocato da un agente che, per fermarlo, lo aveva preso per il collo. Anche Garner continuò a gridare «non posso respirare», ma restò inascoltato. Per la sua morte il poliziotto responsabile non venne incriminato.

Sempre nel 2014 venne ucciso il 18enne Michael Brown, a Ferguson nel Missouri, colpito dagli spari di un agente: Brown aveva appena commesso un furto, ma era senza armi.

Breonna Taylor, 26 anni, è stata uccisa per sbaglio lo scorso 13 marzo, a Louisville, Kentucky, mentre dormiva, durante l’irruzione in casa di alcuni agenti per un’operazione contro lo spaccio di stupefacenti.

Trayvon Martin di anni ne aveva 17 ed era incensurato: nel 2012 a Miami Gardens venne colpito per la strada da un vigilante volontario delle ronde di quartiere che lo aveva scambiato per un ladro. Il ragazzo era disarmato.

Risale allo scorso 23 febbraio la morte di Ahmaud Arbery, 25enne della Georgia: era uscito per fare jogging, due cittadini bianchi lo hanno colpito sospettando che fosse stato lui a irrompere poco prima in una casa.

«Radicata e pervasiva discriminazione razziale»
La Bachelet ha accolto con favore l’annuncio delle autorità federali di Washington di voler condurre un’indagine sul caso. Ma, osserva, «in troppi casi nel passato queste indagini hanno fatto sì che le uccisioni venissero giustificate su basi discutibili, o indirizzate soltanto a misure amministrative. Anche il ruolo che la radicata e pervasiva discriminazione razziale gioca in queste morti deve essere esaminato, debitamente riconosciuto e affrontato».

La nazione che ha avuto un presidente afroamericano, Barack Obama, continua a fare i conti con una la discriminazione verso le minoranze.

Il razzismo negli Usa: un problema antico e mai risolto

«Partiamo da un presupposto: il razzismo negli Stati Uniti è un problema antico, mai risolto», dice a Osservatorio Diritti Stefano Salimbeni, 51 anni, giornalista residente a Boston da 25 anni, che lavora per Rai Italia.

«La cultura razzista che pervade gli ambienti della polizia americana è un fenomeno ben noto e molto difficile da estirpare. In certi quartieri delle grandi città, si parte dall’idea preconcetta che se sei un nero probabilmente hai commesso qualcosa di illecito. I poliziotti hanno pregiudizi e gli afroamericani coltivano a loro volta una viscerale paura nei confronti della polizia. Si va avanti con una totale sfiducia reciproca. Va anche detto, a onor del vero, che in alcune zone e quartieri d’America i poliziotti vivono con il terrore perché la violenza è dilagante e si spara e si ammazza ancora prima di chiedere il nome. Ovviamente tutto questo non giustifica gli abusi da parte della polizia».

L’America è «segregata mentalmente»
Gli Usa, spiega Salimbeni, hanno sempre avuto una tendenza: nascondere la polvere sotto il tappeto piuttosto che rimuoverla. I problemi spesso vengono nascosti, invece che affrontati e gestiti. Questo succede anche con razzismo e pregiudizi verso le minoranze, in una nazione in cui al cammino dell’affermazione dei diritti civili in molti casi non ha corrisposto un reale cambiamento della mentalità e dell’immaginario collettivo.

«Si pensava che bastasse cambiare i nomi, sostituire la parola black (nero) con il politicamente corretto african american per cambiare le cose, ma si tratta di ipocrisia. La segregazione è finita da decenni, è un lontano ricordo. Ma buona parte dell’America è ancora segregata mentalmente: esistono dei confini immaginari, non fisici, ma ugualmente significativi, tra quartieri adiacenti, perfino all’interno di una stessa strada: così, capita che una via da un lato sia abitata da un certo tipo di persone, bianche e benestanti, dall’altro lato da afroamericani, poveri e marginalizzati». Vicini, sì, ma nettamente separati.

Pena di morte: se sei afroamericano rischi di più
La discriminazione razziale negli Usa – va ricordato – tuttora è un elemento rilevante nelle condanne alla pena di morte. Come sottolinea l’organizzazione National coalition to abolish the death penalty, in America la pena capitale viene comminata in modo sproporzionato alle persone di colore rispetto ai bianchi.

Inoltre, osserva l’organizzazione, spesso accade che nelle giurie popolari che devono giudicare i processi, vengano intenzionalmente esclusi giurati su base razziale per il pregiudizio secondo il quale un afroamericano non possa servire come giurato con la stessa correttezza e onestà di un bianco.

Altra questione: la pena di morte viene richiesta e comminata più spesso contro imputati che hanno ucciso vittime bianche piuttosto che afroamericane o di origine ispanica.

Razzismo Usa, coronavirus e sistema sanitario
In questo quadro generale di razzismo sotto traccia, latente e mai davvero risolto, oggi si è inserita di prepotenza la pandemia del nuovo coronavirus che esaspera i contrasti e approfondisce le discriminazioni razziali e insieme sociali, nel primo Paese al mondo per numero di contagi.

Commenta Salimbeni: «Il Coronavirus ha messo in luce con forza tutte le storture, le fragilità e le ingiustizie del sistema americano. Qui non esiste l’idea di welfare che è alla base di molte altre democrazie. Chi è che rischia e si ammala di più? Dopo le persone più anziane, sono coloro che devono andare a lavorare per forza, perché svolgono servizi essenziali, come ad esempio le pulizie, che sono spesso i lavori meno retribuiti. E chi svolge questi mestieri sono perlopiù i cosiddetti black and brown (neri e marroni), gli afroamericani e i latinoamericani.

«Ora – dice ancora Salimbeni – pensiamo che negli Stati Uniti la sanità di fatto non è considerata come un diritto garantito a priori: te la devi comprare. Più di 40 milioni di persone non hanno un’assicurazione sanitaria: la maggior parte sono gli working poor, ovvero i poveri che lavorano, tanti bianchi, ma soprattutto neri e latini, gli stessi che nel periodo del Covid-19 sono più a rischio. E che, se si ammalano, non possono avere assistenza perché non sanno come pagarla».

Razzismo Usa e divisioni ai tempi di Donald Trump
L’amministrazione di Donald Trump ha peggiorato terribilmente la cose, esasperando i contrasti e alimentando un clima di tensione sociale e razziale, già molto tempo prima della pandemia. «In questi anni di presidenza, Trump si è avvicinato agli esponenti di ultradestra dando loro credito e accaparrandosi il loro favore. Ha legittimato movimenti estremisti e razzisti come quello dei suprematisti bianchi. Nel caso di Minneapolis, invece di smorzare i toni, ha gettato litri e litri di benzina sul fuoco, alimentando le divisioni, lo scontro e la guerra tra i disperati, bianchi poveri contro afroamericani altrettanto poveri».

Mai in America si erano viste manifestazioni e proteste così vaste per l’uccisione di un afroamericano dai tempi dell’assassinio di Martin Luther King, nel 1968, aggiunge il giornalista. «Io amo questa nazione. Ma Trump ne sta facendo scempio. In 25 anni di vita qui non ho mai visto gli Usa ridotti così male. Il livello della divisione ideologica e quello della tensione sociale non sono mai stati così alti. Oggi, l’America è una nazione a pezzi».

DA: https://www.osservatoriodiritti.it/…/razzismo-usa-stati-un…/

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The sound of silence...di P.Simon and Garfunkel

Post n°1113 pubblicato il 31 Maggio 2020 da rbx1dgl
 

Raccolta di 200 imperdibili immagini di copertina per il proprio ...

 

 

 

 

 

UNA DELLE PIU' BELLE CANZONI AL MONDO!!!

iL SUONO DEL SILENZIO DI SIMON E GARFUNKEL


Simon + Garfunkel by balletonwater _n DeviantArt 

 

 
 
 

29 Maggio Giornata internazionale dei Peacekeepers.

Post n°1112 pubblicato il 29 Maggio 2020 da rbx1dgl
 

Giornata internazionale dei peacekeeper

peacelink.it

In risposta alle crisi mondiali che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, le Nazioni Unite ricorrono allo strumento del peacekeeping, vale a dire l’impiego di migliaia di uomini e donne (militari, polizia e civili), che operano in contesti di conflitti armati per condurre operazioni di pace, intese in senso multidimensionale: non più solo monitoraggio degli accordi di “cessate il fuoco” ma anche promozione del dialogo nazionale e riconciliazione, tutela dei civili, disarmo, reintegrazione dei combattenti, supporto nell’organizzazione delle elezioni, promozione dei diritti umani.

Certo, pur trattandosi sempre di personale armato, che ha facoltà di ricorrere alle armi qualora necessario, si può ritenere positivo che la comunità internazionale si affidi alle Nazioni Unite, anziché ad azioni singole, per le missioni di mantenimento della pace (sono ad oggi 120 i paesi membri che forniscono personale militare e polizia per missioni di peacekeeping come previsto dall’art. 43 della Carta dell’Onu).

In occasione della Giornata Mondiale ONU del peacekeeping, s’intende onorare quanti sono morti nel corso di operazioni di pace. Accanto al doveroso omaggio, la società civile vuole però ricordare anche le migliaia di attivisti e volontari, non armati e non protetti dai mandati politici internazionali, che prestano il loro lavoro a servizio di pace nelle zone di guerra e di tensione nel mondo. Per questo è auspicabile che all’interno della Commissione Onu di peace building siano previste e sostenute azioni della società civile con il compito di peacekeeping non armato e non violento.

dal web


29 Maggio- Giornata Internazionale dei Peacekeeper

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione 57/129 del 2003 ha scelto il 29 maggio per celebrare la Giornata internazionale dei Peacekeepers.

Lo stesso giorno, nel 1948, fu inaugurata la prima operazione di peacekeeping delle Nazioni Unite con la nascita dell’UNTSO United Nations Truce Supervision Organization la quale iniziò un’attività di monitoraggio in Palestina nel mese di giugno dello stesso anno.

Il 29 maggio del 1948 il Consiglio di Sicurezza con la Risoluzione 50 chiese la cessazione delle ostilità in Palestina e decise che la tregua sarebbe stata monitorata da mediatori delle Nazioni Unite assistiti da un gruppo di militari che avrebbero avuto esclusivamente un ruolo di osservatori: in questo contesto nacque appunto l’UNTSO.

Il tema scelto quest’anno per celebrare la Giornata è “Onoriamo i nostri eroi”. Un tema che vuole rendere omaggio a tutti coloro che hanno servito e continuano a servire la causa della pace nel mondo attraverso le missioni dell’ONU. Dalla prima operazione dei caschi blu nel 1948 ad oggi, sono circa 3400 le persone (militari, agenti delle forze dell’ordine e civili) che hanno perso la vita durante le missioni di pace.

Dal 1948 si sono svolte 71 missioni di mantenimento della pace e attualmente sono attive 16 missioni  in 4 continenti, tra le quali la più ampia per mezzi e personale impiegato è quella attiva nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO) Mission de l’Organisation des Nations Unies pour la Stabilisation en RD Congo che vede impegnate 22.492 persone tra forze di polizia, militari e  civili.

Più del 95% delle missioni hanno come principale compito la protezione dei civili e più di 600 persone in 9 operazioni di peacekeeping sono impegnate nella promozione e protezione dei diritti umani.

Le operazioni di peacekeeping che vedono coinvolti anche 1103 militari italiani  sono MINUSMA United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali e UNIFIL United Nations Interim Force in Lebanon.

In Italia, le celebrazioni della Giornata Internazionale si svolgeranno il 27 maggio nella base delle Nazioni Unite a Brindisi. All’evento prenderanno parte anche alcuni degli istituti superiori che hanno partecipato al concorso “BeLIeVE in PEACE”. Gli studenti attraverso opere artistiche o audiovisive sono stati invitati a rappresentare il tema del “Peacekeeping”.

Il 19 maggio, presso la FAO, il Ministro della Difesa Roberta Pinotti e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno premiato gli studenti vincitori del concorso Nazioni Unite per la pace” che è stato indetto nel contesto delle celebrazioni del 70° anniversario dell’ONU. I partecipanti hanno presentato saggi, temi, video multimediali, blog e composizioni poetiche sul tema. Obiettivo del concorso era quello di far conoscere anche ai più giovani il contributo dei Caschi Blu  alle missioni nelle aree di crisi.

dal web


 
 
 

adele when we were young

Post n°1111 pubblicato il 21 Maggio 2020 da rbx1dgl
 

 

I bambini cantano — Vettoriale Stock

 

 

 

 

 

 

 

 

Un po di buona musica!!!

ADELE

 

 

25 Maravillosas ilustraciones de famosos que te fascinarán

 

 

 

 
 
 

Cosa saremo, cosa diventeremo.....

Post n°1110 pubblicato il 19 Maggio 2020 da rbx1dgl
 


Intreccerò la mia tristezza” – Poesia di Paola Krug – In Nomine ...



Il fatto è che la quarantena, l'isolamento, tutte le corse per procacciarsi
l'indispensabile, la distanza, hanno creato una sorta di
tristezza in noi per cui le cose nn sono e saranno piu' le stesse.
La tristezza ci assale e fare progetti a lungo termine diventa un rebus.
Si vive alla giornata pensando che in qualche modo una  diversa  strada
ci sara'. L'uomo è troppo egoista e forse troppo presuntuoso per nn 
vivere nelle precauzioni e rispettando cio' che lo rispetta .
L'ecosostenibilita' diventa un progetto adesso indispensabile ma lo era anche
prima, non siamo e non saremo uguali.
Certo passera' ma bisogna vedere cosa saremo cosa faremo.
Tutti a cercare una normalita' perduta e nessuna certezza.
Anche i sogni ci hanno distrutto, la fantasia nn riprende piu' il  suo posto
nei ns pensieri.
In nome di che cosa succede tutto cio': l'umanita' purtroppo è stupida
si sa'. Non rimane che piangere su noi stessi e cercare una normalita'
che forse nn troveremo mai!!!!
Passera' ma nn saremo piu' gli stessi e questo ce lo porteremo
dietro per sempre.
Se avessi potuto scegliere mi sarebbe piaciuto non esserci!!!!!

Ciao!



 
 
 
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