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Salviamo i Pronto Soccorso

Post n°1060 pubblicato il 19 Maggio 2019 da rbx1dgl
 

Salviamo i Pronto Soccorso!

Il Pronto Soccorso (PS) è da sempre un punto di riferimento per la tutela della salute del Cittadino. La carenza di personale medico ed infermieristico ha ormai raggiunto livelli critici. Nessuno vuole più lavorare in PS poichè è un ambiente stressante, complesso, sottopagato, con enormi responsabilità, aperto 365 giorni all'anno, 24 ore al giorno. Anziché cercare soluzioni strutturali le Regioni hanno proposto soluzioni emergenziali, quali ad esempio il reclutamento di medici stranieri convenzionati, di medici pensionati richiamati in servizio ed ora anche di medici neolaureati. Queste soluzioni sono svilenti per gli specialisti che lavorano in PS e pericolose per l'utenza, che rischia di essere curata da personale senza competenze specifiche. Chiediamo che vengano ascoltate le nostre proposte, che mirano a correggere le cause e non a tamponare le conseguenze.

Sul lungo periodo chiediamo di:

1) aumentare le borse ministeriali e regionali per la formazione specialistica in  Medicina d’Emergenza-Urgenza fino al massimo consentito dalla rete formativa per raggiungere gli 800 contratti annuali;
2) riconoscere al lavoro di Medico ed Infermiere d’Emergenza-Urgenza lo status di lavori usuranti;
3) incrementare lo stipendio per il personale medico ed infermieristico dei Pronto Soccorso;
4) incrementare l’efficienza del filtro territoriale ed aumentare i posti di degenza presso i reparti ospedalieri;
5) elaborare una carriera universitaria specifica per la Medicina d’Emergenza Urgenza.

Nell'immediato chiediamo di: 

1) attivare i concorsi a tempo indeterminato per gli specialisti e per gli specializzandi dell’ultimo anno, recependo appieno i commi 547 e 548 recentemente approvati in Legge di Bilancio 2019;
2) eliminare immediatamente la possibilità di un canale formativo parallelo non standardizzato che porterebbe alla creazione di un medico di Emergenza-Urgenza di serie B con le stesse responsabilità;
3) permettere agli specializzandi dell'ultimo anno di Medicina d'Emergenza Urgenza, delle specialità equipollenti e delle specialità affini di fornire prestazioni limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo, con vincoli tali da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale.

 

dal web

 
 
 

Why did you do that.

Post n°1059 pubblicato il 16 Maggio 2019 da rbx1dgl

 

 

 


 


 

 

 

 

 

 
 
 

I cambiamenti climatici e la disuguaglianza economica.

Post n°1058 pubblicato il 07 Maggio 2019 da rbx1dgl

I cambiamenti climatici hanno peggiorato la disuguaglianza economica globale


Il divario tra la produzione economica dei Paesi più ricchi e dei Paesi più poveri del mondo è superiore del 25% rispetto a quanto sarebbe stato senza il riscaldamento globale.

 

Lo studio “Global warming has increased global economic inequality” pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da Noah Diffenbaugh e Marshall Burke del Department of Earth system science della Stanford University, dimostra che «Dagli anni ’60, il riscaldamento globale ha aumentato la disuguaglianza economica. I cambiamenti di temperatura causati dalle crescenti concentrazioni di gas serra nell’atmosfera terrestre hanno arricchito Paesi freddi come Norvegia e Svezia, mentre trattenevano la crescita economica in Paesi caldi come l’India e la Nigeria».

Diffenbaugh, un climatologo, spiega che «I nostri risultati dimostrano che la maggior parte dei Paesi più poveri della Terra sono notevolmente più poveri di quanto sarebbe stato senza il riscaldamento globale. Allo stesso tempo, la maggior parte dei paesi ricchi è più ricca di quanto sarebbe stata».

Lo studio rivela che «Dal 1961 al 2010, il riscaldamento globale ha ridotto del 17-30% la ricchezza pro capite nei paesi più poveri del mondo. Nel frattempo, il divario tra il gruppo di nazioni con il più alto e il più basso livello di produzione economica pro-capite è ora di circa il 25% percento più grande di quanto sarebbe stato senza i cambiamenti climatici». La ricerca suggerisce che «Sebbene la disuguaglianza economica tra Paesi sia diminuita negli ultimi decenni, il divario si sarebbe ridotto più rapidamente senza il riscaldamento globale».

Lo studio si basa su due ricerche precedenti, “Global non-linear effect of temperature on economic production” (2015) e “Large potential reduction in economic damages under UN mitigation targets” (2018) pubblicate su Nature da Burke ed altri scienziati statunitensi, che hanno analizzato 50 anni di temperature e misurazioni del Pil annuali di 165 Paesi per stimare gli effetti delle fluttuazioni di temperatura sulla crescita economica, dimostrando che «La crescita durante gli anni più caldi della media è accelerata nelle nazioni fredde e rallentata nelle nazioni calde».

Burke evidenzia che «I dati storici mostrano chiaramente che le coltivazioni sono più produttive, le persone sono più sane e che siamo più produttivi sul lavoro quando le temperature non sono né troppo calde né troppo fredde. Ciò significa che nei Paesi freddi, un po’ di riscaldamento può aiutare. È vero il contrario in posti che sono già caldi».

Nel nuovo studio, Diffenbaugh e Burke hanno messo insieme le stime pubblicate da Burke con i dati di oltre 20 modelli climatici sviluppati dai centri di ricerca di tutto il mondo. Utilizzando i modelli climatici per isolare quanto ciascun Paese si sia già riscaldato a causa dei cambiamenti climatici di origine antropica, i due ricercatori sono stati in grado di determinare quale sarebbe stata la produzione economica di ciascun Paese se le temperature non fossero salite. Alla Stanford University sottolineano che «Per spiegare l’incertezza, i ricercatori hanno calcolato oltre 20.000 versioni di quello che sarebbe potuto essere stato il tasso di crescita economica annuale di ogni Paese senza il riscaldamento globale. Le stime contenute nello studio comprendono la gamma di risultati forniti da quelle migliaia di percorsi diversi».

Burke fa notare che «Per la maggior parte dei Paesi, se il riscaldamento globale abbia aiutato o danneggiato la crescita economica è piuttosto certo. I Paesi tropicali, in particolare, tendono ad avere temperature molto al di fuori dell’ideale per la crescita economica. Non c’è sostanzialmente alcuna incertezza sul fatto che siano stati danneggiati».

È meno chiaro come il riscaldamento abbia influenzato la crescita nei Paesi a latitudini medie, compresi Stati Uniti, Cina e Giappone. Per queste e altre nazioni a clima temperato, l’analisi rivela impatti economici inferiori al 10%.

I 5 Paesi più colpiti economicamente dal riscaldamento globale sono: Sudan (41 milioni di abitanti): -36%; India (popolazione 1,3 miliardi): -31%; Nigeria (popolazione 191 milioni): -29%; Indonesia (popolazione 264 milioni): -27%; Brasile (popolazione 209 milioni ): -25%.

I 5 Paesi più favoriti economicamente dal riscaldamento globale sono: Norvegia (popolazione 5 milioni): + 34%; Canada (popolazione 37 milioni): + 32% ; Svezia (popolazione 10 milioni): + 25%; Gran Bretagna (popolazione 66 milioni): + 9,5%;
Francia (popolazione 67 milioni): + 4,8%

L’impatto del cambiamento climatico è negativo in tutte e 3 le maggiori economie del mondo: Stati Uniti d’America (327 milioni di abitanti): -0,2%; Cina (popolazione 1,4 miliardi): -1,4%; Giappone (popolazione 127 milioni): -1,1%

(Le percentuali si riferiscono alla variazione mediana del PIL pro capite derivante dal riscaldamento globale tra il 1961 e il 2010.)

Burke aggiunge: «Alcune delle maggiori economie sono vicine alla temperatura perfetta per la produzione economica. Il riscaldamento globale non le ha spinte fuori dalla cima della collina e, in molti casi le ha spinte verso di essa. Ma il grande ammontare di riscaldamento in futuro li spingerà sempre più lontano dalla temperatura ottimale».

Mentre gli impatti annuali della temperatura possono sembrare piccoli, nel tempo possono produrre guadagni o perdite eccezionali: «E’ come un conto corrente bancario, nel quale piccole differenze nel tasso di interesse genereranno grandi differenze nel saldo del conto in 30 o 50 anni – spiega a sua volta Diffenbaugh – Ad esempio, dopo aver accumulato decenni di piccoli effetti dal riscaldamento, l’economia indiana è ora il 31% più piccola di quanto sarebbe stata in assenza del riscaldamento globale».

Mentre i negoziati sulle politiche climatiche spesso si bloccano su ome dividere equamente le responsabilità per frenare il riscaldamento futuro, lo studio di Diffenbaugh e Burke offre una nuova misura del prezzo che molti Paesi hanno già pagato. Diffenbaugh conferma: «Il nostro studio fa la prima contabilità di esattamente quanto ogni Paese sia stato influenzato economicamente dal riscaldamento globale, in relazione ai suoi contributi storici ai gas serra»

Mentre i maggiori emettitori godono oggi in media di circa il 10% di PIL pro capite più alto di quello che avrebbero in un mondo senza riscaldamento, gli emettitori minori sono stati trascinati verso il basso di circa il 25%. L’ingiustizia climatica è evidente e Burke sottolinea che «Questo è alla pari con il calo della produzione economica visto negli Stati Uniti durante la Grande Depressione. E’ una perdita enorme rispetto a dove sarebbero arrivati altrimenti questi Paesi”.

I ricercatori sottolineano l’importanza di aumentare l’accesso all’energia sostenibile per lo sviluppo economico nei paesi più poveri: «Più questi paesi si riscaldano, maggiore saranno gli ostacoli al loro sviluppo – ha detto Diffenbaugh – Storicamente, il rapido sviluppo economico è stato alimentato dai combustibili fossili. La nostra scoperta che il riscaldamento globale ha esacerbato la disuguaglianza economica suggerisce che vi è un ulteriore vantaggio economico delle fonti energetiche che non contribuiscono a un ulteriore riscaldamento».

DA: http://www.greenreport.it/…/i-cambiamenti-climatici-hanno…/…

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

Sciopero generale il 24 maggio

Post n°1057 pubblicato il 05 Maggio 2019 da rbx1dgl
 

 

24 maggio sciopero in tutte le piazze del mondo

perche' il futuro ci appartiene!!!!

 

 

 

 

 

100 PIAZZE PER IL CLIMA
il Comitato Rodotà aderisce allo sciopero per il clima:
insieme il 24 maggio 2019 in tutte le piazze italiane

Inserire il diritto delle generazioni future nel Codice Civile italiano, insieme alla categoria dei Beni Comuni, è un'ambizione che può e deve essere fatta propria da ogni persona ed organizzazione del nostro Paese: lo stesso anelito, la stessa urgente voglia di cambiamento, che caratterizzano ogni singola piazza dei ragazzi e delle ragazze dei "Friday for Future".

Ecco perchè il Comitato Rodotà ha aderito ufficialmente allo sciopero del 24 maggio "Global Climate Strike For Future", e lancia l'appuntamento in 100 piazze italiane: l'impegno in tutto il Paese è duplice, raccogliere le firme per la legge d'iniziativa popolare e proporre le sottoscrizioni di azioni per la Società Cooperativa di Mutuo Soccorso intergenerazionale.

Un modo concreto di essere testimonianza e di lavorare concretamente insieme a cittadine e cittadini, in tutto il mondo, che lottano per consegnare un mondo migliore alle generazioni future.

1) Scegli la piazza della tua città
2) Organizza la raccolta firme:
ACCETTA LA SFIDA, IL FUTURO CI RIGUARDA!

 

 

 

da questo momento finisce la disperazione e inizia la strategia. Bansky

 

 

 

 

 

 

 

Il clima cambia..... è tempo di cambiare!!!!

 

 


 
 
 

Look What I Found

Post n°1055 pubblicato il 02 Aprile 2019 da rbx1dgl
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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