CONTROSCENA

Il teatro visto da Enrico Fiore

 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 3
 

 

« La "nottata" del teatr...Ritualità della parola n... »

Viviani, ritorno a Castellammare

Post n°446 pubblicato il 09 Maggio 2011 da arieleO
 

Oggi si chiama via Viviani. Ma allora si chiamava II Traversa Marchese De Turris, e faceva angolo - nella piazzetta detta Caporivo, in dialetto «'a Caperrina» - con la I Traversa Marchese De Turris. E in quella strada di Castellammare - strada di ladri e di pescatori, di puttane e di operai, di angeli decrepiti e di giovanissimi demoni - s'imparava a stare nel mondo, tra i sussulti e gli aneliti di un'umanità disperata e pure amorevole, col pudico furore, la famelica dolcezza e l'immemore dignità degli animali.
   Raffaele Viviani nacque nel palazzo immediatamente successivo a quello che ospitava la cantina di «Zerillo 'e fuosso», lo zio di Pupetta Maresca. E io sono sicuro che la sua Bammenella, nata a Napoli tanti anni dopo, aveva gli stessi occhi delle bambine che tanti anni prima erano entrate negli occhi di don Raffaele bambino tra le grida e le risa della II Traversa Marchese De Turris. Di questo si parlerà stamattina nella Reggia di Quisisana, per l'appunto a Castellammare, nell'ambito della rassegna «Che ci faccio qui? Campania on the road fra scrittori, parole e sapori» organizzata dalla Fondazione Premio Napoli. Interverrà anche Peppe Barra. E non si potrà fare a meno di parlare, soprattutto, di «Padroni di barche».
   «Padroni di barche», datato 1937, è uno degli ultimi testi di Viviani, e l'unico ambientato a Castellammare. Si direbbe che don Raffaele, avviandosi alla fine, abbia voluto scrivere una dedica alla sua città natale. E si tratta della sola dedica che poteva scrivere Viviani: l'affetto per Castellammare non gli vieta d'individuarne i problemi, al di là di qualsiasi mediazione ideologica o filtro consolatorio. Sono i problemi legati ai cardini del paradigma socio-economico stabiese, le acque minerali e il cantiere navale. E a dimostrare la lucidità e la lungimiranza con cui Viviani li esamina sta il fatto che ancora oggi risultano irrisolti.
   Sbotta Ettore: «Ah! Sulo pe' ll'acqua, Castiellammare avarri'a tene' furtuna!». E Catiello aggiunge: «Siente: io fino a chest'età, nun so' trasuto maie dint'a na farmacia. Qualunque disturbo, trovo ll'acqua adatta; e 'o disturbo passa!». Ma, poi, Catiello - rispondendo allo stesso Ettore, che aveva osservato: «Embè, 'a ggente va all'ati pparte, e nun vene ccà!» - denuncia le scarse attitudini commerciali che al riguardo manifestano i suoi concittadini, concludendo: «Eppure è ricchezza ca scorre! Esce d' 'a terra benedetta pe' gghi' a ferni' pe' tre quarte dint' 'e ffogne! È quase nu sacrilegio! n'offesa a Ddio! E comm'a ffiglio 'e Castiellammare, è na cosa ca nun ce pozzo penza'! St'acqua mm'è ssanghe, me coce!».
   Siamo di fronte, insieme, all'indignazione per una carenza e all'orgoglio dell'appartenenza, espresso finanche nei termini dell'iperbole: lo stesso orgoglio che porta l'operaio del cantiere navale stabiese a protestare («facitencella ferni' a nnuie, 'a nave, 'e tutto punto: 'a scorza 'a fore e 'o frutto 'a dinto!») contro la pratica di approntare gl'interni dello scafo nei cantieri di Monfalcone.
   La dedica singolarissima di Viviani alla sua città natale si riassume, infine, nel coro che accompagna la processione di San Catello, il patrono di Castellammare. Le grazie che si chiedono al Santo sono, sul piano generale, «'a fatica ca n'ha dda manca'; / pruvidenza, salute e magna'!» e, su quello particolare, «Nu buono sposo pe' chella figlia, / na varca nova, pronti contante». Ma ecco arrivare, prontissimo, il rifiuto di ogni tentazione populistica. Lo stesso Catiello, subito dopo aver invocato dal patrono i favori suddetti, prorompe rabbioso: «pe' chi è nemico, rinnovo 'a preghiera: / nun 'o fa' mettere 'o caccaviello, / e 'a varca affonnala primma 'e stasera».
   È vero che Catiello cerca di far marcia indietro: «Santu Catiello, te cerco perduono: / io nun desidero 'o mmale d' 'a ggente!». Ma insomma, oggi parleremmo di guerra fra i poveri. Ed è proprio uno sguardo tanto impietoso che traduce l'amore di Viviani per Castellammare. Non s'era augurato, in «Campanilismo», che «figlie e figliaste» siano uguali?

                                                   Enrico Fiore

(«Il Mattino», 8 maggio 2011)

 
 
 
Vai alla Home Page del blog
 
 

INFO


Un blog di: arieleO
Data di creazione: 16/02/2008
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

MirandaMirandaasc.ferraraLuigiLafranceschinaanitalaudandomadda6211avvespositoguglielmokizzy1965figio19cleomaraFicone1400leo00marcoalfa4delynnodefranceschi.chrisasdiwal
 

ULTIMI COMMENTI

solo tu beppe puoi interpretare questi personaggi...
Inviato da: roberto
il 11/12/2013 alle 16:45
 
Cara Floriana, anche per me è stato un piacere incontrarLa....
Inviato da: arieleO
il 12/11/2013 alle 09:39
 
Caro Maestro Fiore, condivido ( per quello che vale) la...
Inviato da: floriana
il 11/11/2013 alle 19:40
 
Cara Francesca, innanzitutto la ringrazio per...
Inviato da: Federico Vacalebre
il 16/10/2013 alle 17:14
 
Gentile Francesca, credo che nessuno possa risponderLe...
Inviato da: arieleO
il 16/10/2013 alle 17:10
 
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963