Lei ci scherza su, lo chiama «il rovescio della medaglia» o «il mio alter ego»; e ce lo mostra pure, nel senso della famosa immagine in cui compariva appena appena velato da un ridottissimo slip e sormontato da una lunga treccia bionda. Ma infine a quel suo strepitoso lato b dedica, insieme, un pensiero di gratitudine (a diciassette anni le fece guadagnare i primi soldi) e una constatazione disincantata («Oggi non è più lo stesso, ci vuole il cric»).
Insomma, avete capito: «Mi scappa da ridere» - lo «one woman show» che Michelle Hunziker presenta al Diana - naviga fra l'autobiografia e l'autoironia. Comincia con la rivelazione che lei si chiama così perché i suoi genitori si diedero il primo bacio mentre ascoltavano la «Michelle» dei Beatles e si conclude con il racconto della «favola» in cui incontrò un «principe azzurro» che cantava. E pazienza se la «favola» poi finì. Diede comunque origine a un'altra storia, sotto forma di una bambina che, infatti, venne chiamata Aurora.
In mezzo, tra la premessa e il consuntivo, l'elvetica «scugnizza» (la definizione se l'è coniata da sé) ci mette davvero un po' di tutto: canta «Smile» di Chaplin, rifà il verso alla Liza Minnelli di «Cabaret» e alla Kim Basinger di «Nove settimane e mezzo», tenta un impossibile incrocio fra Bruno Vespa e Brad Pitt, tira una frecciatina a Emilio Fede, parla del criceto che ha tenuto in casa, traduce in tedesco «Champagne» e «Fin che la barca va» e, specialmente, battibecca con l'ologramma di un Mago Forest atteggiato a metà fra il Grillo Parlante e lo Stregatto.
Intorno alla mattatrice sgambetta un corpo di ballo che, altro spunto autoironico, accoglie anche un paio di ragazze «oversize». E la cornice è quella di una rivista connotata dall'adozione dei più moderni ritrovati tecnologici: vedi, a parte il citato ologramma del Mago Forest, l'orchestra virtuale che compare su un velatino o sul fondale.
Certo, i testi (ci si son applicati in cinque: la stessa Hunziker, il regista Giampiero Solari, Riccardo Cassini, Francesco Freyrie e Piero Guerrera) non risultano quel che si dice eccelsi; e la nostra «scugnizza» non è né Loretta Goggi né Mariangela Melato, ai cui «one woman show» («Se stasera sono qui» e «Sola me ne vo...») ha voluto, magari con un pizzico d'imprudenza, accostare il suo.
In compenso, lo spettacolino - che non ha picchi ma nemmeno cadute disastrose - conta sul motore inesauribile della straripante simpatia di Michelle. Fa tutto lui.
Enrico Fiore
(«Il Mattino», 20 ottobre 2011)
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