Che «Misura per misura» sia una meditazione non v'è dubbio. Si tratta solo di stabilire - e non a caso questa «dark comedy» rientra fra i testi di Shakespeare che vengono definiti «problem plays» - se è una meditazione di carattere etico-religioso sul tema della giustizia intesa come strumento di potere o una meditazione che, sotto specie di allegoria estetica, riguarda la natura del teatro.
Infatti, il Duca di Vienna, il personaggio protagonista, parla, sì, come un acceso predicatore che tuoni dal pulpito, ma è anche un teatrante a tutto tondo: attore e regista insieme, si traveste da frate per verificare il comportamento del cugino Angelo, al quale ha lasciato la cura del governo fingendo di doversi allontanare dalla città; e, quando scopre che lo stesso Angelo pretende dalla novizia Isabella che gli si offra in cambio della vita del fratello Claudio, da lui condannato a morte, spedisce nel letto del vicario Mariana, la fidanzata ripudiata da quest'ultimo.
Ma Marco Sciaccaluga - regista dell'allestimento di «Misura per misura» che lo Stabile di Genova presenta al Mercadante - non sceglie né l'una né l'altra ipotesi. E si limita, inalberando la solita bandiera dell'altrettanto solita «attualità» del testo, a disseminare in giro telefoni, computer portatili e sedie a sdraio, fino alla sequenza che vede il finto frate rompersi la testa nel vano tentativo di far funzionare il walkman di Mariana.
Ovviamente, non mancano, sempre in omaggio alla fatidica «attualità», i monologhi rivolti direttamente agli spettatori e che, così, diventano veri e propri comizi. E restano, allora, soltanto la professionalità e l'ironia dispiegate da Eros Pagni nel ruolo del Duca: un po' poco, a fronte di una recita che, per suo conto, cammina senza scosse sui binari della prevedibilità e della «gastronomia».
Enrico Fiore
(«Il Mattino», 20 novembre 2011)
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