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Eduardo tra il farsesco e il buffo

Post n°505 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da arieleO
 

Come sappiamo, la trama di «Ditegli sempre di sì» è centrata sul personaggio di Michele Murri, uno che, uscito dal manicomio convinto d'essere guarito, si vede costretto ad affrontare - nella sua stessa casa, dove ritrova la sorella vedova Teresa - tutta la confusione, e le ricorrenti mene, che determina il vizio di voler parere quello che non si è. E di qui la battuta-chiave più volte ripetuta da Michele: «C'è la parola adatta, perché non la dobbiamo usare?».
   Allora, chi è il vero pazzo: Michele Murri o, per esempio, Luigi Strada, lo sfaccendato che si picca d'essere, a giorni alterni, attore o poeta? E in ogni caso, se è pazzo, Michele Murri, è un pazzo metodico, e, a suo modo, un sottile «causeur» che si pone come una bomba perennemente innescata contro l'ipocrisia e le convenzioni (non escluse quelle dei ceti intellettuali che Eduardo fustiga - ferocemente e impagabilmente - nella scena della poesia detta da Luigi e di continuo disturbata da Michele).
   Ma rispetto a una simile problematica, di evidente ascendenza pirandelliana, Maurizio Panici - regista dell'allestimento di «Ditegli sempre di sì» che la Ginestra Produzioni presenta al Delle Palme - preferisce pigiare a fondo sul pedale del farsesco e del buffo. Vedi, poniamo, quel Vincenzo Gallucci che, trasformato in una specie di Cirillino con tanto di ciuffo al centro della testa, s'imbroglia sia con la memoria che con le parole, dicendo, per esempio, «fioccoli» invece di fiocchi.
   Però, nei panni di Vincenzo Gallucci c'è quell'Antonio Casagrande che offre l'ennesima lezione di stile e di misura. E assai bravo, ci mancherebbe, si dimostra Gigi Savoia, un Michele Murri scavato in un autentico catalogo delle smorfie allusive. Di modo che - siccome Casagrande e Savoia già interpretarono «Ditegli sempre di sì» al fianco dell'autore, il primo nella parte di Luigi Strada e il secondo in quelle di Nicola e dello stesso Gallucci - questo spettacolo va considerato (e non è un merito da poco) come un vero e proprio omaggio a Eduardo, e una volta tanto un omaggio doc.
   Fra gli altri, si distinguono per l'esperienza Maria Basile, una Teresa tanto smarrita (come donna) quanto trepidante (come sorella), e per la fresca e convincente vena espressiva Massimo Masiello, un Luigi Strada tanto supponente (come artista presunto) quanto timoroso (come aspirante fidanzato).
   Gran divertimento e molti applausi, spesso a scena aperta.

                                                Enrico Fiore

(«Il Mattino», 8 dicembre 2011)

 
 
 
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