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Il teatro visto da Enrico Fiore

 

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Addio a Rossella Falk

Post n°704 pubblicato il 06 Maggio 2013 da arieleO
 

Rossella Falk, o dell'eleganza e della versatilità. Potremmo sintetizzare così le caratteristiche d'interprete della grande attrice, non a caso soprannominata «la Greta Garbo italiana», spentasi ieri, a 86 anni, nell'ospedale San Giovanni di Roma. Infatti, difficilmente si riuscirebbe a immaginare una carriera pari alla sua per la molteplicità e la varietà dei generi, degli autori e dei personaggi affrontati e, nello stesso tempo, per l'algido rigore con cui questo raffinato esercizio professionale s'è svolto.
   La Falk, all'anagrafe Antonia Falzacappa, debuttò - appena diplomata all'Accademia d'Arte Drammatica - nei «Sei personaggi in cerca d'autore» diretti da Orazio Costa. E interpretava il ruolo impegnativo della Figliastra, ciò che fu il primo segnale delle sue doti non comuni: quelle doti che subito dopo, e in rapidissima successione, mise a frutto in «Un tram che si chiama Desiderio» di Williams per la regia di Visconti, ne «Il seduttore» di Fabbri, ne «La locandiera» di Goldoni e in «Tre sorelle» di Cechov.
   La svolta decisiva ebbe luogo, però, nel 1954, quando Rossella Falk fondò - insieme con Giorgio De Lullo, Romolo Valli, Annamaria Guarnieri e Tino Buazzelli - la mitica Compagnia dei Giovani. Vennero le sue celebri interpretazioni nei capolavori pirandelliani: ancora «Sei personaggi in cerca d'autore», «Così è (se vi pare)», «Il giuoco delle parti», «Enrico IV», «Trovarsi»; e venne «La bugiarda», che Diego Fabbri scrisse proprio per lei.
   Poi, finita l'esperienza con la Compagnia dei Giovani, la Falk diede vita a quella di capocomico, ma senza recidere del tutto i legami col passato: tanto è vero che interpretò di nuovo «Trovarsi» e di nuovo con la regia di De Lullo, che la diresse anche ne «La signora dalle camelie» di Dumas. E dopo un'assenza di quattro anni dalle scene, tornò nel 1980 - un altro segno della sua capacità di rinnovarsi - con il musical «Applause» di Green e Comden allestito per la regia di Antonello Falqui.
   Quindi, ancora una svolta: dall'81 al '97 Rossella Falk è direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma, insieme con Giuseppe Battista e Umberto Orsini; e - svolta nella svolta - accoppia a quelle mansioni di tipo sostanzialmente organizzativo, e in un teatro quant'altri mai «ufficiale», la pratica di autori e testi assolutamente imprevedibili: cito, a caso, «Due voci per un "a solo"» di Tom Kempinski, la versione al femminile de «La strana coppia» di Neil Simon (la regia era di Franca Valeri e la Falk aveva come coprotagonista nientemeno che Monica Vitti), «Amanda Amaranda» di Peter Shaffer al fianco della nostra Marina Confalone e «Il treno del latte non ferma più qui» di Tennessee Williams.
   Ebbene, è a partire da questa pratica che si determina, negli anni della maturità, una fase della carriera di Rossella Falk interessante ben al di là delle sempre pregevoli prove offerte dall'attrice. Voglio dire che alle interpretazioni si affiancò una riflessione via via più approfondita sulla natura del teatro e, in particolare, su quello che, appunto pirandellianamente, si suol chiamare «teatro nel teatro».
   Avvenne, nel '96, con «Master Class con Maria Callas» di Terrence McNally, in cui lei - tra ironia, autoironia e lirismo - si cuciva letteralmente addosso il celeberrimo personaggio, che del resto aveva molto frequentato nella vita reale; e avvenne ancora, nel '99, con «Differenti opinioni» di David Hare, in cui la Falk era una grande attrice di mezz'età animata dalla fede incrollabile nel teatro come strumento insostituibile per la costruzione del rapporto fra gli uomini.
   Da citare, fra gli altri spettacoli di rango interpretati dalla Falk, «Maria Stuarda» di Schiller con la regia di Zeffirelli e «L'aquila a due teste» di Cocteau con la regia di Lavia. E, per quanto riguarda il cinema, basta ricordare le prove fornite con Losey e Aldrich oltre che con Fellini in «Otto e mezzo».
   Ma valga un piccolo episodio a dimostrare definitivamente l'eleganza di cui all'inizio, e stavolta anche e soprattutto nel senso della signorilità e della generosità. A proposito della riedizione de «La bugiarda», nel 2004, avevo elogiato specialmente lei. E Rossella Falk mi mandò un biglietto in cui diceva fra l'altro: «La ringrazio delle belle parole usate nei miei confronti, anche se avrei preferito che avesse amato di più gli altri attori, per me bravissimi».

                                                 Enrico Fiore

(«Il Mattino», 6 maggio 2013)

 
 
 
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