Ve la ricordate la «Francesca da Rimini» di Petito, con quella scalcagnata compagnia di comici napoletani che improvvisamente si trova a dover recitare nell'italiano gonfio e paludato di Silvio Pellico? Bene: mettetela nello shaker della rivista, innaffiate con abbondanti dosi di varietà e cabaret, guarnite con le fette dei frutti succosi chiamati Micheli e Solenghi, agitate bene ed ecco pronto il cocktail - battezzato «Italiani si nasce... e noi lo nacquimo» - che lo Stabile triestino La Contrada serve al Bellini.
Nella Piazza dell'Unità d'Italia di un qualsiasi borgo del Belpaese, la compagnia Gatta Ci Cova viene invitata - in occasione del 150mo anniversario di quell'unità - a rappresentare, davanti alle statue di Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il drammone «La patria crogiuolo di libertà», scritto dall'assessore al verde pubblico Egidio Baldetti. Ma i nostri guitti capiscono subito che non è il caso di andare avanti a botta di ambasce, daghe, acanti e ligustri. E così cambiano strada e si mettono a fare ciò che sanno fare: ripercorrendo a modo loro la storia d'Italia e rifacendo il verso ai più emblematici dei suoi protagonisti.
L'operazione, mi affretto ad aggiungere, risulta fondata e godibile insieme: giacché, per cominciare, si affida a testi nient'affatto banali, firmati dagli stessi Maurizio Micheli e Tullio Solenghi in collaborazione con Marco Presta e con la consulenza di Michele Mirabella; e poi perché, si capisce, pesca - sotto la guida efficace del regista Marcello Cotugno - nella non trascurabile riserva di comicità dei due mattatori in campo, per l'appunto versati, come sappiamo, specialmente nella parodia.
Basterebbe fare, al riguardo, l'esempio dello sketch di Leopardi-Micheli che, munito di una gobba spropositata, si presenta con «L'Infinito» a una sorta di X Factor e si vede piombare addosso un Mughini-Solenghi che, contorcendosi schifato, gl'intima di piantarla con poesie così lunghe e giaculatorie così afflittive. Finisce, naturalmente, con Don Backy che canta «L'immensità». E che dire del Casanova-Solenghi che, diventato Domenico Soriano, implora la Marturano-Micheli di rivelargli chi è suo figlio, salvo trasformarsi, i due, in Mario Merola e Gigi D'Alessio che miagolano insieme «Cient'anne»?
Un'Italia da rifare, concludono Garibaldi-Solenghi e Vittorio Emanuele II-Micheli, finiti davanti alle telecamere a recitare lo slogan: «Usa il lassativo Porta Pia, apri una breccia nel tuo intestino pigro». Ma, comunque, l'inno di Mameli, insieme con tutta la compagnia vestita con la maglietta della Nazionale, alla fine l'intonano anche loro.
Enrico Fiore
(«Il Mattino», 28 gennaio 2011)
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