Creato da Darkness.Mind il 27/08/2010

A Dark Mind

Io, con i miei pensieri e le mie paure. Come nebbie mi avvolgono nel buio della notte per liberarmi quasi subito ai primi rosei e candidi barlumi di luce mattutina. Mi ritrovo quì, nelle cobaltee fragranze di luce a raccontare di me e dei miei pensieri. Io, con le mie paure e i miei pensieri...

 

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DARKNESS

Post n°174 pubblicato il 05 Aprile 2011 da Darkness.Mind
 

 

Eye

 

Si trattava di un pipistrello, della razza chiamata “Free Tailed “, arrivava dall'ovest. La sua coda era come quella di un ratto, ma più snella, a forma di frusta. La giovane donna camminò a sghembo verso il pipistrello, fissandolo intensamente, ma il suo sguardo fisso era stanco, si esaurì. Alzando il braccio per accarezzare con un dito il corpo della creatura, foderato di una splendente pelliccia, ebbe un fremito per il dolore provato.
L’uomo, che lei aveva momentaneamente dimenticato, aprì la cella, afferrandola in modo rozzo per il braccio ferito. Gridò di dolore, ritraendo il suo braccio e accostandoselo al proprio corpo.

Il dolore era bruciante, la vista si annebbiò. Fu colta da nausea, e dovette soffocare la voglia di vomitare. Ella potè vedere la posizione maledettamente innaturale ed ad angolo che assumeva il suo braccio, invece di quella perfettamente allineata e normale. Questa visione le procurò un nuovo annebbiamento della vista che durò per un attimo. Si riprese dallo shock e li seguì, con la tentazione di lacerare le loro gole in un momento. “Non c’era bisogno di afferrarmi” disse digrignando i denti, erano le prime parole che rivolgeva a quegli estranei. L’uomo più vicino a lei, il quale ora notò aver i capelli di color castano chiaro e lo sguardo fisso e profondo, sbottò in una fragorosa risata a bocca aperta, facendole odorare il suo alito rancido e mostrandole i denti in completa decomposizione. Potè sentire il suo disgustoso alito contro la sua guancia pallida. Si sentì la rabbia crescergli dentro, fu tentata di farlo in quel preciso istante, ma riuscì a trattenersi, per questa volta.
“Dov'è che mi sta portando precisamente?” chiese, il tono della sua voce lasciò trasparire una piccola nota gelida. “Abbiamo bisogno di te per dare un senso a questa possente bestia”, disse Forest con un tono di voce che profonda ed irritante che gli fece vibrare i nervi. “Non farà comunque avvicinare nessuno alla cella.” Ridacchiò lei , cercando di nascondere la sua irritazione dietro ad un finto umorismo, che riusciva comunque a cogliere nella richiesta di costoro. Era ridicolo, veramente. Potevano questi uomini pensare che lei li avrebbe aiutati? Una guardia le diede una spinta, e lei ne approfittò per accucciarsi vicino alla cella dov’era tenuto prigioniero l’animale. Le guardie guardarono dentro.

... continua

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