Creato da Darkness.Mind il 27/08/2010

A Dark Mind

Io, con i miei pensieri e le mie paure. Come nebbie mi avvolgono nel buio della notte per liberarmi quasi subito ai primi rosei e candidi barlumi di luce mattutina. Mi ritrovo quì, nelle cobaltee fragranze di luce a raccontare di me e dei miei pensieri. Io, con le mie paure e i miei pensieri...

 

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DARKNESS

Post n°193 pubblicato il 25 Maggio 2011 da Darkness.Mind
 

wolf

 

continua ...

Il lupo, come ebbero potuto notare, era incredibilmente magro, le sue costole erano visibili ad una ad una, come se uscissero fuori dal corpo, le sue gambe nerborute sembravano allungarsi innaturalmente dal corpo. A prima vista sembrava quasi morto, ma ad un occhio esperto di canine creature non poteva non sfuggire che questo animale non era affatto malaticcio. I suoi occhi erano di color grigio chiaro, ed erano meravigliosamente incastonati nell’insieme della sua struttura e armoniosamente dipinti nel grigio argento della sua pelliccia. In questo istante, i suoi globi oculari erano brillanti come gli smeraldi, un veleno verde brillante nell'oscurità. Era dotato di zampe enormi e caviglie allungate, fragili. Il suo torace ed il collo massicci e compatti come un tronco, il colpo d’occhio lasciava intendere di essere di fronte ad un lupo forte, mentre il suo stomaco si ergeva elegante. L’animale sembrava essere fatto per la velocità e l'agilità.

“Sembra che non ha abbia mangiato per settimane.”

Esclamò un uomo dietro a Forest, con un tocco di timore riverenziale e confusione nella sua voce.
In tutta la sua normalità, Aerien si mosse verso la porta della cella, camminando come in un alone di luce, catturando lo sguardo dei presenti con la sua pelliccia grigia e scura, che sembrava accendersi d'argento come fosse fluito attraverso di esso.
Il lupo fece brillare le sue zanne. Erano lunghe e cattive, ma si vedettero solo per un attimo prima che il lupo ruotasse il suo muso longilineo ed elegante nella direzione della sua compagna.

La donna introdusse la sua mano attraverso le sbarre, le guardie ansimarono eccitate ed al tempo stesso impaurite, nonostante sapessero bene che i due erano amici ed alleati. Il lupo gli leccò la mano, poi si sedette sulle proprie zampe facendo vedere così i propri artigli color onice. Le guardie aprirono la gabbia, silenziosamente. Lei sedette sul pavimento. La donna dagli scuri capelli guardò Aerien, il quale riuscì a sentire il suo messaggio senza parole e risponderle. Fu un dialogo di occhi e corpi. Lei gettò un occhiata sul pavimento della cella, scorgendo in apparenza solo paglia ed escrementi di topo. Ma un occhiata più acuta e più fine, come poteva uscire dagli occhi di un lupo, le disse che un pochino più all’interno ci poteva essere qualcosa oltre all’abbondante immondizia.

Simulando di cercar una posizione più comoda, si allungò sposando più dentro alla cella la sua testa, accorgendosi di un bagliore proveniente da in mezzo alla paglia. Lei allungò le sue dita verso il lupo, senza dare all’occhio, cercando di prendere l’oggetto che forse avrebbe potuto esserle di aiuto.
Non appena le sue dita toccarono la pietra fredda, lei si mise in piedi in un baleno, ed in men che non si dica, più veloce di un fulmine aveva scanalato un buco nella faccia della guardia-pipistrello, e mentre la guardia portandosi le mani per contenersi il viso riempiva la cella di grida di dolore, lei era già sul secondo uomo. Lei dovette lottare con un istinto antico che lei ritenne dover rimanere segreto, i suoi denti le dolevano in bocca come se stessero lanciando aghi che si conficcavano sulle gengive, e quindi lo pugnalò alle spalle, con tutta la forza di una bestia. Tutta la forza che poteva avere raccolto lottando con una sola mano.

Forest, l’ultima guardia rimasta in vita le andò incontro con il suo pugnale da guardia in mano. Lei maneggio la pietra con cui aveva eliminato l’uomo-pipistrello, fissando la lama del suo avversario. Pensò al pugnale in possesso della seconda guardia ormai inconscia a terra. Troppo tardi ormai per appropriarsene. Forest stava incalzando con il pugnale nella sua mano ben addestrata. Lei si scansò, incapace di bloccare o reagire al colpo inferto dall’avversario. Era stata colta suo malgrado di sorpresa, ma nonostante ciò, grazie ad un movimento agile ed aggraziato, con un gesto che aveva quasi dell’innaturale, riuscì a portarsi alle spalle dell’uomo colpendolo con forza alla nuca, con la pietra, producendo un rumore ottuso di rottura. La guardia barcollò e lei lo buttò a terra senza lasciare la presa sulla pietra.
Naturalmente l’avversario non era ancora morto. Non era certo questa l’abitudine della donna, certo se avesse avuto un arma migliore sarebbe stata tutta un’altra storia. Come d’abitudine, volle farla finita. Prese posizione in piedi, con la mano tenne la pietra schiacciata contro la trachea della guardia, il suo viso vicino a quello dell’avversario con un gesto che lasciava intendere che non aveva paura, che era lei in superiorità tra i due. Forest raccolse il suo ultimo respiro, mentre la faccia impallidiva senza lasciar intravedere la benché minima espressione di implorazione o di paura, passò dalla vita alla morte.

Lasciò la guardia, rimase in silenzio comprendendo la dignità del suo avversario, un silenzio commemorativo, facendo penzolare le chiavi della cella nella mano incolume. La donna aprì la cella del suo compagno d’armi, avanzando, il grande animale con dignità uscì e la seguì, altrettanto silenziosamente.

continua ...

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