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Detective Dante

Post n°1995 pubblicato il 22 Maggio 2007 da Cane_nero
 
Tag: Kultura

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Con il ventiquattresimo numero della serie, uscito proprio stamani, si è conclusa definitivamente l'avventura editoriale di Detective Dante, fumetto tutto italiano pubblicato dalla Editoriale Eura e creato da Bartoli e Recchioni, gli stessi sceneggiatori che già ci regalano ogni mese le avventure di John Doe.
La chiusura delle serie non è da vedersi nè come una bocciatura nè come un segnale di scarso successo: fin dall'inizio, infatti, era previsto che Detective Dante fosse una miniserie, strutturata in 3 "cantiche" di 8 volumetti ciascuna, cosa non troppo comune per un fumetto italiano, e scelta che ho molto apprezzato. Il termine "cantiche" non è usato a caso, le tre parti sono intitolate "Inferno", "Purgatorio" e "Paradiso", e come è facile notare tutto il contesto del fumetto è pieno di riferimenti alla Divina Commedia, dal nome del protagonista, alla città dove è ambientato (Paradise City), fino a particolari apparentemente meno significativi come la scritta "dimonio" sulla maglietta di uno dei personaggi minori della serie.
Avevo atteso molto, due anni fa, l'uscita del primo numero, visto che io *adoro* John Doe, e devo confessare che inizialmente il fumetto mi aveva un po' deluso. Le avventure di Dante, detective trasferitosi a Paradise City per sfuggire al fantasma della moglie morta che lo tormenta per non essere mai stata vendicata, e la relazione con la collega Meridiana Cortez erano si una lettura abbastanza piacevole, ma suonavano un po' come un noir stereotipato, e certi passaggi alla Raymond Chandler suonavano un po' forzati. Forse era una scelta voluta, forse no, fatto sta che con il proseguire della serie la trama acquista di forza, le molte domande che nei primi numeri venivano a galla hanno tutte una risposta, i personaggi crescono di tono e con loro cresce la qualità della narrazione. A partire dalla fine della prima cantica, DD è un gioiellino, e seppure con qualche piccola ed inevitabile caduta di tono in alcuni episodi, resta altissima fino alla fine della serie, molto intelligente e ben scritta anche se improvvisa, con un colpo di scena finale che... ma meglio non dire nulla per non rovinare la sorpresa.
Detto della sceneggiatura, rimane da parlare del disegno. Sono molti gli autori della scuderia Eura che si alternano alle matite, con risultati spesso ottimi e solo rarissimamente poco soddisfacenti, quindi anche se è difficile dare un giudizio globale la serie è promossa anche da questo punto di vista. Le copertine, infine, sono sempre ottime, come da tradizione Eura, in particolare quelle dell'ultima cantica disegnate dal grandissimo Massimo Carnevale, che più di una volta ha saputo lasciarmi a bocca aperta.
Consigliatissimo!

 
 
 
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