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Obituary + Holy Moses + Avatar - Live al Viper

Post n°2152 pubblicato il 15 Gennaio 2008 da Cane_nero
 
Tag: MetaLlo


Ci voleva proprio una serata di metallo poderoso contro gli stress della vita moderna: con gli Obituary ieri sera ho ritirato fuori la mia indole da metallaro duro e puro, rimettendo per qualche ora il caldo hard rock nel cassetto... che poi caldi lo sono anche gli Obituary, cavolo, vengono da Tampa! :D

Ma andiamo con ordine...

Cominciano gli sconosciuti (per me) Avatar, io me li perdo e francamente (a giudicare dall'ultimo pezzo) non me ne pento granchè. Offro una birra al sempre mitico Giulione (che piacere averti rivisto!) che ci da la buona novella di un prossimo concerto Diamond Head + Tygers of Pan Tang ed arriva il momento degli Holy Moses, che ero davvero curioso di sentire.

Eccoli qua gli Holy Moses, una icona minore del thrash tedesco, guidati dalla cantante, la fascinosa Sabina... che sfoggia una panza da birra da fare invidia. Va bene così, questa si che è una vera donna! La sua vocina delicata pone il gruppo a ruota dei vari Lacuna Coil, Within Temptation e... no, scherzo, questo è thrash sulla scia dei Destruction con qualche spruzzata più amerregana. Bello pestone, ma anche un po' banale... gli Holy Moses si riprendono con l'attitudine e lo spirito, coinvolgendo il pubblico (e lo spettatore Christian, con vena da vero frontman) nell'inno conclusivo "Too Drunk To Fuck".

Tutti (beh, forse tranne Christian) sono qui per loro, per gli Obituary, è inutile negarlo. E i cinque floridiani arrivano, con qualche capello bianco e qualche chilo in più ma con la stessa attitudine distruttiva di sempre. Cause of Death, Slowly We Rot, The End Complete, un trio di dischi che ogni fan del death metal dovrebbe avere e che forniscono innumerevoli pezzi da headbanging sfrenato ai circa 200 (boh) presenti tra il pubblico del Viper. Ma perchè non m'hanno fatto "I Don't Care"? Vabbè. Molti i pezzi dall'ultimo Xecutioner's Return, prova convincente che anche nel 2007(/08) il death metal è vivo e vegeto, anche se i tre sopracitati erano ben altra cosa. The Evil Ways però spacca davvero, quasi come la finale Slowly We Rot, che ci rimanda a casa tutti contenti.

Venti euro per spesi, per una volta. In attesa del prossimo concerto.

 
 
 
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