Creato da pensiero.ambulante il 09/05/2006
Noi siamo quello che pensiamo (Buddha)

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2021 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

Ultime visite al Blog

angelo_fiorellaokkiazzurri0108pegaso_sAnnibale47letuedonnecampanatibetanasheajahto590isabeaudreamspoohforeverParis.at.nightfalco58dglSole.ad.Orientearimatec
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

« MIRACOLI DELLA MORTE

SUGLI ALBERI, CON LA PIOGGIA 

Post n°30 pubblicato il 21 Luglio 2006 da pensiero.ambulante

 

            Stavamo immersi tra le spighe mietute del campo, simile ad un esile canneto, attenti alla vista dei contadini. Durante l’estate eravamo soliti depredare gli alberi carichi di frutta. Dopo la stagione delle ciliegie, da cui traevamo tutto il rosso della vita, partivamo alla conquista dei tralci. A ridosso di un’erta, segnato a terra, tra la varia vegetazione, da un sentiero prodigo di passaggi, stava un albero di fico e un complesso di viti. Le innumeravoli orme impresse sul terreno, i rami spezzati, testimoniavano il via vai di fanciulli. Vicino a questo campo sorgeva un insieme di palazzine, dove abitavano diverse ragazze del paese. Tra queste, ricordo bene, c’era una, adesso donna bella e affascinanate, che radunava sotto il suo balcone tutti i maschi adolescenti. Era corteggiatissima. Anche io cercai di entrare nell sue grazie, ma invano. Lei era sempre affascinata dai ragazzi più grandi, almeno sedicenni. Io, invece, che in quel periodo avevo dodici o tredici anni, era attratto non solo da lei, ma anche dal saccheggio degli alberi. Così, prima che la donna potesse diventare donna e il mio costante oggetto di passione, fu verso la fine di Settembre – la scuola riniziata da pochi giorni – quando ci recammo nel campo. Eravamo più di dodici ragazzi e a noi si aggiunsero anche le ragazze dei palazzi vicini. Da prima, solo i più audaci tentarono di convincerle a venire con noi, poi decisero loro stesse di raggiungerci, convinte dal divertimento che si prospettava. Ci sentivamo dei fuorilegge, attenti a non farci scoprire dal proprietario del vitigno. Non appena fummo entrati nel campo, iniziammo a divorare tutta l’uva, a momenti più dolce, a momenti più acerba. Ma quella circostanza fu importante anche perché scoprimmo le ragazze. Scoprimmo quel loro odore così diverso dal nostro – noi ragazzi ancora così sporchi; scoprimmo quella loro grazia nei movimenti, il seno delle più prosperose, scoprimmo quello che di li a poco avremmo scoperto, ovvero la fatale attrazione, il sesso. L’uomo si aggrazia della presenza di tante donne; ma allo stesso tempo quel girono noi ci sentivamo così orgogliosi, virili, sicuri del fatto che saremmo riusciti nella generale conquista. Cinzia, una delle ragazze più belle, più formose, che in tutto quell’avvicendarsi di gesti, di mani che coglievano l’uva per portarla alla bocca, fu l’unica che si concesse ad un bacio. Sotto quel vitigno cresceva il nostro desiderio di baciare tutte le ragazze. Sentivamo il nostro membro rispondere ai richiami della vita, avvertivamo tutta quella incredulità solidificarsi nella carne, nei nostri muscoli imberbi. Poi venne l’ora dell'’assolto più sfrenato.

            L’uva divenne il mezzo per colpire le ragazze. Gli acini e i grappoli volavano nell’aria di Settembre, quasi fossero proiettili d’amore. Si schiacciavano sulle magliette, sulle gambe, nei capelli lunghi delle ragazze. Lanciavamo l’uva con tutta la nostra forza, colpivamo anche noi stessi in quel delirio di pubescenza, e non ci importava nulla, ci interessava solo dimostrare tutta la nostra forza, la nostra ribellione vinta dal rifiuto delle ragazzre. Cinzia fu colpita più di tutte le altre, perché da noi ritenuta responsabile di aver accettato la corte da un solo ragazzo. La fuga delle fanciulle fu immediata; i loro insulti ci inorgoglivano e si univamo alle risate, al nostro puerile piacere nel vedere chi è sconfitto tentare ancora un’impossibile vittoria. Noi, noi soli fummo i vincitori, adolescenti avvinazzati, inebriati di odere di uva pesta disseminata in tutto il campo. Restammo lì a ridere, a prendere in giro quelle ragazze che ci sentivano in lontananza mostrare tutta quell’imprevedibilità di cui l’uomo è capace. Su di noi il cielo era mutato. Si stendeva gonfio di nubi e plumbeo all’orizzonte sembrava urlare di gioia e di paura. Per concludere e per osannare, per celebrare quei nostri gesti, decidemmo di salire sugli alberi che stavano tutti intorno. Ridevamo, sentivamo forte l’importanza dell'’azione, della concretezza degli atti, veri perché involontari, veri perché fonte di istinto e ragione. Saliti sugli alberi ci lasciammo cullare dal vento, travolgere di lì a poco da un’acquazzone, avvalendoci di quella autentica, ma adesso perduta, facoltà di poter disporre ognuno delle proprie vite, della propria sorte, senza essere gestiti e limitati negli affetti e nel pensiero. Respiravamo pioggia e libertà. Respiravamo tutto ciò che non ha catene. Respiravamo. Quello fu l’ultimo nostro respiro, sugli alberi con la pioggia.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
La URL per il Trackback di questo messaggio è:
https://blog.libero.it/DeviPensare/trackback.php?msg=1438798

I blog che hanno inviato un Trackback a questo messaggio:
 
Nessun Trackback
 
Commenti al Post:
Paris.at.night
Paris.at.night il 22/07/06 alle 16:48 via WEB
Mi hai trasporato col pensiero tra i vitigni di un'estate lontana, mai vissuta eppure così vivida davanti ai miei occhi...bentornato poeta :)
(Rispondi)
 
 
pensiero.ambulante
pensiero.ambulante il 27/07/06 alle 22:57 via WEB
Grazie mille, gentile amica! Scritti superbi, azioni selvagge, numeri di sorte combinati con l'estro del giorno. A presto... :-D bacio
(Rispondi)
 
poohforever
poohforever il 27/04/08 alle 23:21 via WEB
mi hai fatto rivivere una poesia: "la pioggia nel pineto", sopratutto mi hai fatto ricordare di una persona che stimo molto..grazie. continua così
(Rispondi)
 
Gli Ospiti sono gli utenti non iscritti alla Community di Libero.