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IO RICORDO.

Post n°17 pubblicato il 11 Febbraio 2007 da elalamein42

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Tra il settembre 1943 e l'immediato dopoguerra, le truppe partigiane jugoslave di Tito uccisero circa diecimila italiani. Una pulizia etnica ante litteram, dal momento che le finalità dell'eccidio non erano nè militari (le vittime furono in gran maggioranza civili), nè politiche (accanto a fascisti e repubblichini vennero giustiziati antifascisti italiani, anche di fede comunista). Le morti avvennero per fame, stenti ed esecuzioni nei campi di concentramento jugoslavi. E per il genocidio delle foibe: dove italiani, senza distinzione di età e sesso, furono gettati, spesso ancora vivi, dentro cavità naturali del paesaggio carsico, dette appunto foibe, dove volavano persono venti metri prima di toccare terra. Croati e sloveni hanno operato una gigantesca opera di rimozione e disinformazione su questi barbari avvenimenti. Gli stessi sloveni che sono già in una Comuità Europea che è un aggregato di solitudini senza storia, in attesa dell'ingresso della Turchia, o magari dell'Irak. Ancora più gigantesco e riprovevole il silenzio che la storiografia italiana prona all'egemonia culturale rossa ha gettato sulle foibe, tacciando di "provocatori" tutti coloro che osavano sollevare l'argomento. Dubbi sulle foibe sono stati avanzati in tempi recenti dal Capo dello Stato Presidente Giorgio Napolitano, precisamente in una lettera aperta a Il Manifesto del 2004, in cui ridimensionava l'argomento, usando peraltro l'espressione "tardivo revisionismo". Lo stesso Napolitano che oggi, solenne come un beccamorto, officia alle cerimonie del Giorno del Ricordo. Nel Giorno del Ricordo ricordiamo anche che Napolitano, nonostante la fama di migliorista, cioè di ex comunista di tendenze riformiste e occidentali, definì gli operai ungheresi in rivolta contro l'oppressione comunista, "teppaglia" controrivoluzionaria. Ricordiamo e vogliamo ricordare che la presenza del Presidente Napolitano alla rievocazione dei moti del '56 non è stata gradita dai reduci ungheresi, che ricordavano anch'essi. Non possiamo fare a meno di ricordare le parole di Franco Giordano (Rifondazione Comunista) di contrarietà all'istituzione di un Giorno del Ricordo per le foibe, nel terrore che questo possa ingenerare una pericolosa deriva "revisionista". La memoria delle foibe è stata gelosamente custodita dalla destra. Una destra spesso extraparlamentare, neofascista e impresentabile. Ma a cui l'omertà comunista ha consegnato su un piatto d'argento un cavallo di battaglia fatto di verità storica. Una destra che la storia rimossa delle foibe ha difeso in solitudine per decenni. Io oggi sento di rinnovare a questa destra, da una parte la mia avversione politica al mito neofascista, ma dall'altra il mio ringraziamento di cittadino italiano per questa meritoria battaglia storiografica e politica a favore del Paese e di una memoria condivisa. Oggi Io Ricordo.

 
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