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Pensiero n.54
Post n°58 pubblicato il 01 Febbraio 2014 da emile_2013
Mi ritrovo a scrivere ancora con la pioggia, che batte incessante da due giorni e non risparmia nulla, si infila nei pertugi più nascosti bagnandoli con la complicità del vento. L'aria è umida anche se non è pioggia, si respira a fatica: è un'aria che dovrebbe asciugarci ma non fa assolutamente il suo dovere. Pioggia e vento, complici.... ho visto complici imprevedibili, vite che mi hanno coinvolto e mai l'avrei sospettato. Di altre, invece, intravedo qualcosa anche se la strada si presenta diversa. Vite che se ne vanno senza che sfiorino il mio pensiero, altre che si allontanano per sempre o perlomeno è come se lo fosse, poichè qualcosa è andato perduto o cambiato e non serve il nostalgico ricordo per farlo ritornare. Persone che scivolano via, semplicemente, alle quali mi sono aggrappata per non farle andare, la mia rabbia mesta le ha trattenute solo un po' ma non abbastanza per godersele fino in fondo. E ci si rende conto che il pensiero del possesso assoluto, al quale siamo rimasti appesi e la sensazione di morire in caso di assenza, non esistono: la morte non è arrivata. Mi consideravo troppo debole? Ho davvero vinto la guerra o solo rosicato un po' di terreno al fronte? Non lo so dire....ancora, riesco solo ad avvertire il leggero sapore amaro di questa vita che corre in fretta e mi lascia indietro. Ognuno di noi può trovare amarezza in qualcosa, trovare un alibi per smontare tutto, spegnere le luci e andarsene via, trasformare le lacrime in cinismo e la paura in giustificazione e vivere di parole dette solo per dare aria ai polmoni. Tutto serve, per non guardare quel vuoto a lungo trascurato e, probabilmente mai visto, perchè credo che accorgersi del vuoto spinga a rimediare, a muoverci, a fare qualcosa per riempirlo, buttarcisi dentro o allontanarsi quando si capisce che è inutile riempirlo di banalità e qualunquismo. Non è un miracolo e non funziona così. Io non funziono così e forse continuo ad ignorarlo, a mentire a me stessa perchè ammetterlo significherebbe segnare l'ennesima sconfitta e in tempi magri anche una vana illusione può lenire il dolore. Forse sono pazza se penso che la soluzione sia a due passi da me, che basti "buttarsi nella mischia" che "tanto qualcosa si prende sempre" lasciando parlare il cuore ma tappandosi l'anima per non ascoltarlo. Che basti un amico (che non arriverà) a darti una pacca sulla spalla. Che basti non aver paura di avere paura, perchè bisogna esseri forti ad ogni costo, perchè piangere è roba di cui non andare fieri e sssssstttt....attenti a non dirlo in giro, perchè l'imperativo è "conoscere il prorpio IO", coltivare la positività, alzare l'autostima. Va tanto di moda essere padroni di noi stessi e della nostra solitudine, coltivandola solo perché ci si è persi qualche volta, solo perché il mondo si è fatto sentire ingiusto e sa di amaro. Eppure so che c'è anche la giustizia e vivo la dolcezza di cose di cui non so parlare.
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