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Pensiero n.53
Post n°59 pubblicato il 08 Febbraio 2014 da emile_2013
L´Italia viveva un boom economico inebriante, che obbligava il parallelismo tra esistenza e dinamismo. Le palestre fecero capolino dapprima timide e isolate poi sempre più diffuse, perché il credo del corpo aveva bisogno dei suoi luoghi di preghiera. L’abnegazione lavorativa trasformò l’hippie in yuppie, la professionalità divenne uno stato d’animo, sfumando in carrierismo. La felicità finì di essere una particolare situazione dello spirito per diventare mercanzia acquistabile; Bellezza e giovinezza divennero valori morali e il consumismo assurse allo status di fine ultimo di profluvio sociale che fu quel decennio. Questa descrizione del mondo, anche se profondamente mortificante, non possedeva né poteva possedere esempi rappresentativi di morte. Il femminismo, se anche aveva meditato di morte, di fatto non ne ha lasciato nessun retaggio. Rimanevano, solitarie, soltanto le sperimentate trasposizioni comuni dell’impronta del cristianesimo secondo il quale la morte è il risultato di una colpa dell’essere e, per essere esatti, completamente della donna.
Prima di allora la donna era costretta, per così dire, alla "vita" come pena, ridotta a simbolo di fattrice, senza alcuna opportunità di scegliere. Così fu per millenni finché le battaglie femministe non hanno distrutto quell’icona. Gli anni 80 rese questa vittoria civile in un rifiuto alla prolificazione rinuncia alla riproduzione tout court. Il credito atavico femminile non si può comunque eludere così. Aver affermato che donare la vita è una libera scelta e non un’imposizione non ha lavato la colpa: la donna che non procrea diventa un’addetta obbligata agli aspetti più critici della vita, la malattia, la vecchiaia, la fatica e il dolore. È nella natura femminile prendersi cura, ma è solamente un’altra maniera di affermare che se non vogliamo donare la vita, siamo obbligate a occuparci del suo limite con l’aggravamento di "non dover morire" perché non c’è concesso spegnerci con dignità. Non c’è permesso nemmeno invecchiare, di fatto, di una donna che non nasconde la sua età, si dice che "si cura poco". L´uomo, muore e lo sa da secoli di narrazioni che lo vedono eroe o martire. Ma per la femmina, la morte è lo spazio di un altro. Nessuno ci ha insegnato che moriremo ma che vedremo morire tutti, dalla Madonna del Cristo in croce, all’ultima delle vedove palestinesi. Dopo aver combattuto per non costringerci alla vita dovremo lottare per riprenderci la morte. La nostra
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il 31/08/2014 alle 16:06
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il 29/08/2014 alle 07:03
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