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LA REGOLA DEL MAFIOSO

Post n°1709 pubblicato il 27 Gennaio 2023 da cannibale3
 
Foto di cannibale3

Per la grande maggioranza degli Italiani le tecniche investigative non rappresentano argomento noto. Anche la “tuttologia” imperante nel web, ha dei limiti e l’opinione pubblica è rimasta interdetta nel venire a conoscenza della “regola del mafioso” non disponibile ad allontanarsi dal suo territorio e determinato, a rischio cattura, a proseguire ad essere stanziale nel paese di origine.

Provenzano viveva isolato in un casolare, MMD certamente no. Il ricercato numero uno aveva più di una identità ed era proprietario di quattro immobili (N.B.: fino ad ora quelli scoperti) intestati a prestanome e prossimi alla zona di Castelvetrano. L’omertà ha coperto la sua latitanza perchè risulta difficile da credere che nessuno sapesse. Siamo disinformati/male informati, ma appare lecito domandarsi il motivo per cui le ricerche per trenta lunghi anni, non si siano concentrate in questa zona. Probabile che MMD non abbia trascorso la sua latitanza in questi covi, ma sia ritornato di recente arrendendosi all’età ed alla malattia. Risulta che con il suo pseudonimo di Andrea Bonafede (lui o quello vero?) o con possibili altri, abbia girato il mondo, gestito business in Sud America (Venezuela) e Inghilterra, in Italia in vacanza a Viareggio, Roma, Genova. Se ne lamentò persino il “capo dei capi” Riina, che si chiedeva “ma cosa fa questo?” intercettato durante l’ora d’aria nel 2013. L’alias Andrea Bonafede veniva utilizzato dal latitante, per sottoporsi alle cure mediche perchè in un piccolo centro sarebbe stato rischioso presentarsi in altri ambienti dove il “vero” Andrea era conosciuto. Ha vissuto spudoratamente nel lusso, da mafioso, e riceverà le stesse cure (forse anche più accurate!) di un comune cittadino disgraziato vecchio e malato con la fedina penale immacolata, magari senza pensione, senza parenti ed amici che abbiano a cuore la sua esistenza. La medicina ed i medici sono tenuti a rispettare il giuramento di Ippocrate, curando senza giudicare gli ammalati, cercando di guarire con impegno e dedizione. La “giustizia” non è di questo mondo e lo verifichiamo  ogni giorno della nostra vita. Le persone buone, disponibili e generose vengono punite, umiliate ed il “karma” pare sempre si debba occupare di altro. La giustizia non è vendetta ma tutto questo rispetto (niente manette, cure immediate con stanza ambulatoriale dedicata) per un criminale stragista, mi appare esagerato. Che lo curino con la medesima solerzia con la quale assistono il comune cittadino disgraziato vecchio e malato, che dovrebbe attendere sessanta giorni (accordo Stato Regioni del 11/07/2002) per una tac (ma sono molti di più i giorni di attesa che variano sensibilmente da Regione a Regione) senza essere colpevole di omicidi o stragi.

 
 
 
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