La distribuzione veloce di prodotti cotti: il “cook & chill method” ed analoghi- Parte Quinta
Salvatore Parisi,
FoodChemTopics,
http://blog.libero.it/FoodChemTopics/
pubblicato il 22/ 03 / 2006
Il problema della “rigenerazione”
L’ultimo passaggio del processo prima della distribuzione finale è un trattamento termico ad alta temperatura che serva – riportando l’alimento almeno a 75°C al “punto freddo” – a far ritornare il prodotto esattamente com’era un istante prima del processo di raffreddamento.
Premesso che è teoricamente impossibile che l’alimento sia rimasto inalterato da allora – anche la surgelazione non preserva gli alimenti da mutazioni di tipo chimico e strutturale, e non si parli della normale “catena del freddo” – resta il fatto che il processo di rigenerazione presenta, come visto anche per le due precedenti fasi operative, qualche inconveniente tecnico :
a) in primo luogo, questo passaggio avviene sotto la totale e completa responsabilità del ristoratore finale ; in altre parole, Egli è considerato legalmente responsabile per quel che avviene dallo stoccaggio a basse temperature sotto il Suo possesso, fino alla scottatura ed alla distribuzione finale;
b) il punto di cui sopra indica che chi ha preparato originariamente il piatto pronto deve essere prodigo d’informazioni il più possibile dettagliate su come “scottare” l’alimento ;
c) in terzo luogo, un processo di “scottatura” troppo lento causa spesso un’alterazione dell’alimento cotto, poiché i microcristalli evaporano per quanto possibile mentre i principi nutriti basilari (proteine, zuccheri, grassi) finiscono per essere demoliti ancora di più rispetto al 1° trattamento, con il rischio di : caramellizzazioni ; gelatinizzazioni ; formazione di composti di Maillard ; ecc.; in questo caso il processo sarebbe non “rigenerativo” ma “degenerativo”;
d) in quarto ed ultimo luogo, da un punto di vista prettamente igienico-sanitario, è necessario arrivare al “cuore“ dell’alimento con almeno +75°C circa di temperatura accertata .
Questo processo “rigenerativo” deve essere effettuato in genere in macchine di questo tipo :
1) riscaldatori ad armadio, a tunnel (essi sfruttano la convezione del calore tramite un flusso d’aria calda a circolazione forzata; chiaramente il locale risulta umido all’interno, trattandosi di una scottatura in aria) ;
2) riscaldatori conduttivi (piastre calde sui cui è semplicemente appoggiato il prodotto) ;
3) riscaldatori a raggi infrarossi (tunnels sotto cui passa un nastro scorrevole con il prodotto ; l’irraggiamento è assicurato da un’appropriata lampada) ;
4) forni a microonde (apparecchi di tipo domestico, forzatamente soggetti ad un rigido controllo delle dimensioni del prodotto) .
Altre problematiche relative all’industria dei “Hyper-fastly ready” foods
Infine, per concludere la trattazione sui prodotti precucinati, è doveroso ricordare quanto segue (Rimmaudo, 2002):
1) il tipo di confezionamento deve essere ottimale : qualsiasi imballaggio a busta si utilizzi per queste applicazioni (in genere sacchi plastici) deve possedere elevate barriere all’ossigeno , ma anche avere una buona permeabilità per l’anidride carbonica, per l’utilizzo eventuale d’atmosfera modificata ;
2) in più, si devono usare polimeri con elevato potere saldante, anche e soprattutto in presenza di grassi ;
3) ancora, le buste o sacchi devono esser preferibilmente multistrato (come per i cartoni tetrapak), poter resistere alla termoretrazione, ai trattamenti di pastorizzazione, alle basse temperature (quindi , per esempio, il polipropilene non è per nulla adatto); infine, devono poter sopportare i raggi I.R. e le microonde senza però decomporsi ;
4) per quel che concerne i contenitori (non le buste), essi devono resistere agli agenti acidi, alle alte temperature, così come alle basse, alle sollecitazioni meccaniche, alle alte pressioni;
5) tutto il materiale usato come imballaggio deve essere in regola con le leggi vigenti (lezione sul packaging) ;
6) le atmosfere modificate sono sempre del tipo CO2 / N2 / H2O oppure bicomponenti a scelta tra CO2 , N2 ed H2O .
Tutte le altre questioni concernenti l’autocontrollo aziendale ei il rispetto delle vigenti Norme non differiscono molto dall’approccio usato in genere per segmenti di mercato più o meno “tradizionali ”.
BIBLIOGRAFIA
Rimmaudo C., 2002 . Cook and chill. Il Chimico Italiano, XIII, n. 6 novembre-dicembre .
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