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Funambola

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Quando ci vuole, ci vuole...

Post n°58 pubblicato il 01 Maggio 2007 da Gioiasole

Ho un problema di fondo, che non credo riuscirò a superare tanto facilmente.
Con il telefono. Il cellulare, per intenderci.
Non sopporto l’invasività dell’oggetto in questione. Eppure non posso farne a meno.
Al mattino mi saluta tre volte al suono della sveglia.
Poi, l’immancabile messaggio di Buongiorno. A volte preceduto da quello della Buonanotte che non ho fatto in tempo a leggere la sera prima perché sono crollata.
E se il giorno inizia senza di essi, ecco che d’improvviso divento ombrosa.
Dipendente? Non so. Forse.
Al lavoro squilla incessantemente. Sembra che non funzioni mai nulla, nei cantieri. E tu, tranquilla e serafica come neanche San Paolo, devi tranquillizzare un gruppo di operai schizzati, che sembra non possano assolutamente fare a meno di te. Quando invece vorresti che qualcuno tranquillizzasse te. Mai che telefonassero da lì, per dirti che va tutto bene. Macchè.
Ma non squilla solo per lavoro, per fortuna.
Messaggi e telefonate brevi anche da amiche e amici. Pausa caffè.
Quando puoi, è un tale sollievo alzare la testa da carteggi vari e Mac.
Quando non puoi, ti rattrista il pensiero di non poter dire neanche un ciao, perché magari sei in riunione stretta.
Ma restano piacevolezze che ti rendono la giornata gradevole e ariosa. Fresca.
Fino a quando…
Alcuni mesi fa ho litigato con un’amica storica proprio a causa del cellulare. Ogni tanto ci aggradano della possibilità di mandare un numero considerevole di sms gratis al giorno, ad utenti dello stesso gestore. E naturalmente chi lo trova utile se ne avvantaggia. Una di questi gaudenti utenti è proprio la mia ex-amica. Fanatica del cellulare fino all’inverosimile (ne ha ben quattro, di gestori diversi), era capace di mandarmene anche 20 all’ora, e tutti di seguito. Li ho contati, giuro. Così, l’ultima volta che si è fatta viva in tal modo, mentre me ne stavo tranquilla in studio a concentrarmi sulla problematica del momento, vedevo il mio cellulare muoversi sinuosamente sul tavolo al suono di un ripetuto ‘prrrrr’, ‘prrrrr’, ‘prrrrr’. Avevo messo il vibracall, sì.
Già dal primo messaggio capisco l’andazzo: è il primo, di una non si sa quanto lunga serie. Aspetto, fiduciosa, che l’andazzo abbia fine. Cominciato alle 10.30, è terminato alla benedetta ora delle 12.30. Senza esagerazione. Non ci ho visto più: volevo chiamarla per intimarle di smettere immediatamente quella tortura, ma non era possibile. Non solo me lo aveva reso inutilizzabile per altri scopi, ma era riuscita a mandarlo persino in tilt: non riuscivo neanche a spegnerlo e lampeggiava come una lampadina di Natale a intermittenza. Quando, dopo ore, sono riuscita a sbloccarlo, inserendo e disinserendo la sim, ovviamente ero fuori di me dalla rabbia. Per cui alla prima occasione gliene ho letteralmente urlate quattro. E lei, flemmatica: “Quante storie, per qualche messaggio…”
Ieri mattina, dopo mesi che non la sentivo, mi sono decisa a fare il primo passo di riappacificazione e l’ho chiamata. Nessuna risposta. Alla sera, prima di andare a dormire, mi vedo arrivare un suo messaggio. E ti pareva, a chiamare no, solo messaggi… Leggo e rispondo. Sto per chiudere definitivamente il cellulare e andare a nanna. Prrrrr, prrrrr, prrrrr… Prrrrr, prrrrr, prrrrr… Prrrrr, prrrrr, prrrrr…
Vaffanculo.

 
 
 
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E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza
E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare perché mi piace ciò che pensi e che dici perché in te vedo le mie radici
E ti vengo a cercare perché sto bene con te perché ho bisogno della tua presenza
F. Battiato
 
 
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Non vi è nulla di meno seducente della presenza ossessiva, quasi ingombrante di una persona che invade ogni spazio della vita dell'altro. Impara dai musicisti a dosare le pause. Come nella musica le pause hanno la funzione di creare attesa, di lasciare senza fiato, così la tua assenza e il tuo silenzio possono alimentare il desiderio che l'altro ha di stare con te.

 

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