Creato da lukyll il 19/08/2008
GIRO INTORNO AL MONDO IN BARCA A VELA
 

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« L'EQUIPAGGIO DI CHLOEOCEANO ATLANTICO »

RITORNO IN ITALIA

Post n°98 pubblicato il 27 Agosto 2010 da lukyll
Foto di lukyll

18 Maggio    Londra – aeroporto di Heathrow

 

Dormiamo nella Baia di Ta-ipi, Isola di Nuku Hiva, tranquilla, finalmente senza risacca che ci fa rollare come nelle ultime baie. Sistemiamo la barca, Cesare ed io rimettiamo la drizza dentro l’albero, Giuseppe e Fabio lavano lo spinnaker e mettono delle piccole toppe nei buchini del Gennaker. All’una tutto finito e possiamo pranzare. I soliti fagioli o lenticchie, non ricordo, tanto la differenza è solo nel pranzare a fagioli e cenare a lenticchie o l’inverso. Il pomeriggio andiamo al villaggio, poche case lungo la strada ma preparativi per il weekend: gare di bocce sulla spiaggia e le signore in terra sotto una capanna a giocare a tombola mentre si accendono dei grill e qualcuno si prepara a cucinare. Il capretto ci ispira e la sera Giuseppe e Fabio vanno a comprare la carne, finalmente dopo tanto tempo con la speranza che non ci faccia male. Pollo alla griglia, capretto alla salsa di cocco, riso in bianco al posto dl pane e delle verdure sconosciute. Non male ma niente di speciale. La notte ed  il giorno dopo Fabio e Giuseppe stanno poco bene, diarrea e tanta stanchezza. Bighelloniamo fra la barca ed il villaggio, tanto per fare due passi. E così anche il giorno successivo, Lunedì.

Martedì partiamo per raggiungere la baia di Taihoae, a motore, tanto è a pochissime miglia. Molto bella, sufficientemente riparata dal mare, dalla forma rotonda con tante barche a dondolare, la bella baia così come ce la possiamo immaginare.

Andiamo alla Gendarmeria così Giuseppe sbarca me e Giovanni, possiamo abbandonare la nave, il comandante ci restituisce i passaporti. Facciamo la spesa e cerchiamo un’auto a noleggio per il giorno dopo. La prendiamo alle 12 e in pochi minuti siamo in viaggio per visitare l’isola ed i siti archeologici più importanti. Il primo vicino alla baia di Ta-ipi, ma niente di speciale, delle sopraelevazioni rettangolari alte 80 cm, in pietre laviche con qualche Tiki negli angoli, in mezzo alla foresta. Ripartiamo e attraversiamo l’isola, strada sterrata con qualche tratto in cemento nei punti più scoscesi, ad una velocità di 10-20 Km/h. I due villaggi che visitiamo sono belli, puliti, con prati sotto le piante di cocco o di banano, in belle baie, con gente tranquilla che chiacchiera o svolge piccoli lavori.

Il sito archeologico non dice niente se non per un albero secolare che per abbracciarne il tronco occorreranno 8 persone. Bellissimo.  Ma al ritorno in una stretta curva con il cemento nella strada arriva una macchina che ci incrocia e Giuseppe mette una ruota nell’erba che è alta fino all’asfalto ma lo scalino è profondo. Quando rientra sul cemento con la ruota questa si taglia  e ci ritroviamo a camminare con il solo cerchione. Meno male che non è successo in un punto con qualche strapiombo dato che se ne incontrano molti. Cesare e Fabio cambiano la gomma in una curva e finalmente,risolti diversi problemi tecnici, ripartiamo per la nostra baia.

Sembrerà strano ma dopo 4000 miglia in mezzo all’oceano Pacifico gli unici momenti di pericolo li troviamo a terra: la prima volta con il piccolo bus che alle Galapagos ha urtato uno scalino, il muretto e stava per rovesciarsi e poi la gomma rotta a Nuku Hiva! Poi si dice che il mare è pericoloso! La mattina dopo ci inoltriamo nell’isola con il fuori strada senza ruota di scorta e andiamo nell’unica altra strada che esiste: verso l’aeroporto. Montagne scoscese e molto tornanti, pini in alto ed un bel fresco, mucche a pascolare insieme a cavalli e capre. Arriviamo in vista della pista di atterraggio e decidiamo di ritornare anche perché una seconda ruota risulta un poco sgonfia, meglio non rischiare visto che siamo senza quella di scorta! Il noleggiatore è stato onesto e gentile, solo 100 euro per una gomma nuova, se ne poteva approfittare!

Il pomeriggio partiamo con la barca verso una baia meno frequentata, con un po’ di barriera corallina e speriamo con acqua limpida per fare l’ultimo bagno. In verità dopo più di due mesi di barca non è che ne abbiamo fatto molti a causa delle baie molto frequentate e con acqua torbida e poco invitante. Senza considerare gli squali che dicono essere tranquilli e che non hanno mai mangiato nessuno. C’è sempre una prima volta e poi solo il rammentarli fa paura e caso mai ci si tuffa un minuto accanto alla barca tanto per rinfrescarci.

La baia di Anaho è bellissima, entrando sulla destra c’è un promontorio che ci protegge da tutti le direzioni, almeno sembra, con intorno delle montagne molto scoscese e delle guglie di roccia. Vale la pena starci qualche giorno. Solo tre barche. Facciamo subito un bagno e anche la barriera corallina, l’unica di tutta l’isola è bella con le sue molteplici forme che ricoprono il fondale, anzi, ne sono l’unico costituente. Si vedono anche molti pesci e trascorro almeno venti minuti ad osservarli mentre percorro parte della barriera nuotando.

In mattinata abbiamo preparato le valigie, sembra che pesino  più del normale!

 

 

 

Il rientro in Italia inizia il sabato mattina, ore 8,30 partenza per la baia accanto , Hatihe, dove ci attende un taxi che in quasi due ore ci porta all’aeroporto. Avremo percorso 25 o 30 Km, immaginatevi come doveva essere la strada se ci abbiamo impiegato poco meno di 2 ore!

3-4 ore di attesa ed infine partenza per Papeete. Dall’aereo vedo qualche atollo, azzurro, il sogno che vediamo nelle foto nell’agenzia viaggi…. E che pur essendo così vicino non vedrò!

Attesa anche all’aeroporto dell’isola di Tahiti e a mezzanotte si parte. Atterriamo a Los Angeles da dove dovremmo ripartire nel primo pomeriggio. Si sale in aereo, si aspetta un poco, l’aeromobile si dirige nella pista di decollo, non parte, aspettiamo con trepidazione diversi minuti ed alla fine ci viene comunicati che l’aeroporto inglese dove dovremmo atterrare è chiuso per la polvere del vulcano islandese. Scendiamo, ci dicono che ci ospiteranno in un albergo, ciondoliamo tutti nell’aeroporto per 3 ore fino a che arriva la navetta per l’hotel. Decente. Cena in una trattoria messicana, indecente, offerta dalla compagnia Air New Zealand. Il giorno dopo si parte, finalmente, ma abbiamo perso la coincidenza per l’Italia! Per fortuna mi do da fare e a Londra, all'aeroporto di Heathrow, nonostante il mio inglese maccheronico, mi faccio spiegare dove si trova il terminal della British Airways. Ovviamente lontano. Devo prendere il trenino e andare dal terminal 5 al 2. Meno male che è gratuito perché non ho nemmeno una sterlina. Al checkin sono molto gentili e mi offrono un volo pomeridiano per Pisa, migliore di quello che avevo scelto io che era serale e soprattutto gratuito. Non ci speravo. Dall’aeroporto di Pisa trenino per la stazione FFSS ed infine per Firenze e poi veloce coincidenza per Arezzo. Totale: da sabato mattina a Martedì sera alle 9.  Viaggio un poco allucinante.

In Italia è fresco e sono solo con la magliettina ed un leggero golf di cotone. Era tanto che non sentivo del fresco, veramente piacevole, almeno cambia qualcosa! E’ finito il solito caldo umido e afoso. Mi lavo le mani prima di cenare e sento l’acqua che è fredda e dopo pochi secondi mi scottano le mani. La Ciguatera non è passata, anzi,trovando qui l’acqua fredda la sento molto di più. Passera? Speriamo!

 

 

L’avventura è finita dopo due mesi e mezzo, mia moglie non ha cambiato la serratura della porta di ingresso come tante volte promesso e la vita riprende il suo corso.

Il pensiero però vola subito alla mia barca che deve essere verniciata con l’antivegetativa, sistemata, pulita, curata per bene e messa in acqua per partire per le ferie estive.

Incorreggibile vagabondo?  Ebbene si, lo ammetto, ma che male c’è?

 
 
 
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