Compito di uno Stato dovrebbe essere quello di ridistribuire il reddito non solo fra ricchi e poveri ma anche fra un’area geografica e un’altra. Ad esempio facendo pagare più imposte ai ricchi, con aliquote progressive sul reddito e dando un sussidio a chi ha redditi molto bassi. La funzione ridistributiva, pur essendo forse la più delicata fra quelle assegnate allo Stato, non può escludere che la politica economica debba intervenire per attenuare gli alti e bassi del ciclo, o per dare una iniezione di vitamine quando “il cavallo non beve”. Qui ci troviamo di fronte ad un problema che riguarda il conflitto fra “efficienza ed equità”. Questo conflitto tra giustizia sociale, come cioè si divide la torta, e crescita economica, come si accresce la torta, non è impossibile da risolvere. Alla domanda se è meglio una torta più grande con fette molto diverse, o una torta più piccola ma distribuita in modo meno diseguale, credo, si preferisca la seconda risposta. E la ridistribuzione deve essere attuata con due strumenti che riguardano non solo le entrate ma anche le spese. Se parliamo di entrate, con il sistema fiscale, si tratta di far pagare il costo dei servizi pubblici più ai ricchi che ai poveri anche se si potrebbe rispondere che il servizio pubblico è uguale per tutti. Ma così non è in quanto in questi casi l’economia deve cedere il passo al “comune sentire”, quale si è andato formando nel tempo e che dice che è giusto che il ricco contribuisca più del povero al costo di quei beni indivisibili che sono appunto i servizi pubblici. Se parliamo di spese, la prima spesa è quella per i servizi pubblici, dalle spese generali per l’amministrazione dello Stato all’istruzione, alla sanità alle opere pubbliche. Se i benefici di queste spese vengono offerti a tutti, questo è già un elemento di riduzione delle disuguaglianze. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui chi è povero viene spinto a rimanere povero e chi lo spinge sono i parametri del sistema fiscale con un disegno delle imposte e dei trasferimenti, da molto tempo ed ancora caotico, che porta ad una vera e propria trappola: quella della povertà! Intanto, scienza e politica dovrebbero sentirsi chiamate a prevedere conseguenti rimedi, orientando almeno, nel senso appropriato, le fondamentali opzioni del nostro vivere civile, pubblico e privato, che deve fare i conti anche con questa emergenza esistenziale.
Inviato da: giuseppedoria2010
il 18/06/2015 alle 07:19
Inviato da: Magic_Instinct
il 26/07/2014 alle 16:37
Inviato da: giusedoria0
il 28/06/2014 alle 09:47
Inviato da: ormalibera
il 28/06/2014 alle 08:00
Inviato da: giusedoria0
il 21/06/2014 alle 07:43