Si gioca oggi, valida per la fase a gironi di coppa U.E.F.A., il remake di una partita emozionante e drammatica, che, a suo tempo, andò molto aldilà dell'episodio sportivo. E' infatti in programma stasera, al Marakanà di Belgrado, Stella Rossa Belgrado-Bayern Monaco. Le 2 squadre si affrontarono per l'ultima volta nell'aprile 1991, ed il ricordo di quella sfida è ben vivo nella memoria della tifoseria delije. Sullo sfondo di una guerra inevitabile, che sarebbe arrivata un paio di mesi più tardi, Stella Rossa e Bayern Monaco si affrontarono nella semifinale dell'ultima edizione ad eliminazione diretta della coppa dei campioni; mentre nell'altra semifinale l'Olympique Marseille ebbe facilmente ragione dello Spartak Mosca. La Germania, allora guidata dal cancelliere Helmut Kohl, era stata riunificata da meno di 6 mesi ma già faceva la voce grossa in politica estera essendo la nazione che maggiormente spingeva, dall'interno della CEE, per l'indipendenza di Slovenija e Croazia e la conseguente dissoluzione della Jugoslavija. La posizione tedesca, peraltro, riproponeva un sistema di alleanze identico a quello della IIWW, con la Croazia di Ante Pavelic satellite del III Reich. Tale argomento venne cavalcato dai media jugoslavi con la conseguenza di arroventare il clima, ed ogni qualvolta serbi e tedeschi si incontravano finiva malissimo. Era già successo nei quarti di finale, allorquando la Stella Rossa affrontò la Dinamo Dresda, vincitrice dell'ultimo campionato della Germania est, proprio nella stessa serata in cui per il Milan si spense la luce in quel di Marsiglia. La partita venne sospesa per i gravissimi incidenti sugli spalti e venne data vinta a tavolino ai serbi. Si arrivò così alla sfida, che non si limitava al rettangolo verde, fra il Bayern Monaco e la Stella Rossa: i 2 club più blasonati, più rappresentativi e con il maggior seguito di tifosi delle rispettive nazioni. Il Bayern era una squadra dalla forza fisica straripante, dal gioco senza fronzoli e dal rendimento costante che si trovava a suo agio nei match con alta posta in palio perchè, per loro, giocare una semifinale di coppa campioni era "normale". Nelle sue fila militavano i futuri bianconeri Jurgen Kohler e Stefan Reuter oltre a Klaus Augenthaler, Olaf Thon, Raimond Aumann ed Hans Pflügler, con cui KaiserFranz aveva vinto la coppa del mondo disputata in Italia l'anno prima. La Stella Rossa era l'esatto contrario: squadra di giocolieri brevilinei, con un gioco spumeggiante ed imprevedibile, capace di tutto nel bene e nel male e per la quale una semifinale di coppa campioni era già storica di per sé. Anche il paragone fra le caratteristiche delle 2 squadre con quelle dei rispettivi eserciti che si scontrarono sulla Neretva o nella Sutjeska mezzo secolo prima, alimentava le polemiche della vigilia: la potenza della Wehrmacht calcistica contro l'agilità di manovra dei Partizani (absit iniuria verbis, visto che parliamo di Stella Rossa) jugoslavi. Perchè di Jugoslavija si trattava: in quella squadra giocavano serbi (il portiere e capitano Stevan Stojanovic, omonimo del più famoso musicista serbo, Vladimir Jugovic, Sinisa Mihajlovic e Slobodan Marovic), ma anche montenegrini (Sabanadzovic e Savicevic), macedoni (Pancev e Najdoski), persino un bosgnacco (Dragisa Binic) ed -addirittura- un croato: Robert Prosinecki. I precedenti non erano granchè incoraggianti: alla coppa del mondo dell'anno prima la Germania (ovest) aveva stracciato i plavi 4-1, ma, nonostante questo, la Stella Rossa riuscì ad imporsi per 2-1 nella gara di andata disputata all'OlympiaStadion. La gara di ritorno, vietatissima ai deboli di cuore, venne giocata di fronte a 110.000 spettatori. Sbloccò il risultato Mihajlovic su punizione ed il primo tempo finì 1-0, nella ripresa però il Bayern riuscì a capovolgere la situazione portandosi sul 2-1 con 2 goals che sembravano far capire che non era serata. Il pareggio tedesco arrivò grazie ad una punizione dal limite di Augenthaler, con lo straccetto bagnato del centrale del Bayern che andò ad infilarsi fra le gambe del portiere Stojanovic; mentre il goal del vantaggio fu segnato, 5 minuti dopo, da Wolfharth che, lasciato smarcato in piena area di rigore, sfruttava una carambola del pallone per battere a colpo sicuro. Dopo l'uno-due tedesco riemergevano i difetti di sempre: lo scoramento facile, la difficoltà a reagire, le ingenuità e l'incostanza che hanno frenato in molte occasioni le selezioni slave giunte ad un passo dalla vittoria. Il terzo goal tedesco, quello che avrebbe chiuso la partita rendendo vano un successivo goal della Stella Rossa, però non arrivava malgrado le numerose occasioni che la frastornata squadra di casa concedeva a ripetizione. Al 40° minuto Olaf Thon servì Wohlfarth, scattato sul filo del fuorigioco, mettendolo, in posizione defilata da destra, solo davanti al portiere: tiro...palo interno! Il Bayern spingeva furiosamente per evitare i supplementari ed a tempo scaduto venne trafitto dall'ultima percussione della Stella Rossa: Jugovic pompò palla in avanti, la cedette a Robert Prosinecki che attirò su di sé 2 difensori tedeschi prima di dare indietro a Mihajlovic che, dallo spigolo dell'area di rigore, mise in mezzo un pallone innocuo sul quale però intervenne Klaus Augenthaler in maniera scoordinata, nonostante non fosse pressato da attaccanti avversari. Ne venne fuori una parabola beffarda che si insaccò alle spalle dell'esterrefatto e malpiazzato Torwart tedesco per l'ormai insperato pareggio. Il radiocronista jugoslavo ammutolì per poi esplodere molti secondi dopo: "Autogoal nemacke dva-dvaaaaaaaaaaaaa". Fu l'ultima esplosione di gioia, prima di ben altro tipo di esplosioni; non a caso la settimana prima si era recato a Belgrado per l'ultima volta in vita sua Franjo Tudjman, che, in quella occasione, con Slobo parlò di Bosnia-Erzegovina e di altro. La Stella Rossa, dal canto suo, si disgregò a sua volta; anticipando, con una raffica di inevitabili cessioni, il rio destino che attendeva la nazione della quale seppe essere mirabolante espressione. Anche i tifosi dovettero a loro volta abbandonare sciarpe e fumogeni ed uscire dalla curva del Marakanà per seguire il loro capo Arkan in trasferte ad alto rischio in Bosnia-Erzegovina e Krajina. Oggi, dopo guerre ed embarghi sportivi e non, ci si ritrova ed è bello vedere che, almeno una cosa, non è mai cambiata: Pune tribine ludih navijaca I baklje svetle, ceo sever gori, bubnjevi tutnje i pesma se ori Jedite govna mi smo sampioni!! Alé, alé...
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