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48 Ore

Post n°47 pubblicato il 08 Dicembre 2007 da MagoGandalf2006
 


Mancano 48 ore alla dichiarazione d'indipendenza unilaterale del
Kosovo: 48 ore furono un tempo sufficiente all'accoppiata
Nick Nolte/Eddy Murphy per risolvere il caso nella pellicola di
Walter Hill; ma qui il film, e soprattutto i suoi protagonisti, sono del
tutto diversi.
La coppia protagonista, in questo caso, è il tandem democratico
Vojislav Kostunica/Boris Tadic (serbo il primo, democratico
tout-court il secondo) che non ne ha azzeccata una in 5 anni.
Per la Serbia, quindi, sono cambiati i metodi ed i leader ma non il
risultato finale: si continua a perdere pezzi e, con ogni probabilità,
non finirà qui.
Dalle guerre di Slobo alla pace della premiata ditta Vojislav&Boris:
si partì per la "Grande Serbia" per arrivare oggi alla versione più
mignon di tutta la storia dello stato balcanico.
Dalle Alpi Dinariche ai fanghi della Pannonia, dalle spiagge del
MonteNegro ai comignoli delle case coloniche sulla Drina, ovvero
dai luoghi dove lo sfratto è già arrivato, la bandiera con le 4C è
stata già mestamente ammainata e, da dopodomani, lo sarà
anche dai monasteri, o da quel poco che ne resta, del Kosovo.
I negoziati sono stati, per Belgrado, una farsa umiliante:
l'ineffabile duo democratico fece capire, sin dalle prime battute,
che avrebbe accettato tutto tranne la formale indipendenza.
All'accoppiata democratica interessava, infatti, solo salvare la
faccia di fronte all'opinione pubblica interna per poter continuare
a scambiarsi la poltrona e, per questo, hanno dato fondo alla
fantasia inventandosi obbrobri simili a quelli già in vigore in
Bosnia-Erzegovina pur di continuare ad essere i "nudi proprietari"
di un Kosovo divenuto, nel frattempo, la regione etnicamente più
pura della ex-Jugoslavija sorpassando anche la Slovenija.
La delegazione kosovara, dal canto suo, forte dell'appoggio
statunitense si accomodò al tavolo delle trattative solo pro-forma
perchè, per quel che li riguardava, non vi era alcun margine di
manovra: avrebbero accettato unicamente la piena indipendenza
rigettando al mittente qualsiasi altro tipo di proposta arrivasse da
Belgrado.
Non tutti i mali, però, vengono per nuocere penserà Boris Tadic
perchè la costituzione prevede che le elezioni presidenziali, in
programma nel gennaio 2008, verranno congelate in caso di
dichiarazione d'indipendenza unilaterale: il problema più
importante è risolto.
Potrà continuare a ripetere ad libitum che "E' colpa di Milosevic"
il Kosovo, come tutto il resto; e potrà anche continuare il suo
Excuse-tour toccando tutte le città della ex-Jugoslavia dove un
chetnik ha sputato per terra.
Anche se la seconda da più fastidio (fu uno spettacolo rivoltante
vederlo biascicare alla TV di stato croata, di fronte ad un giornalista
che alzava la voce, che "come serbo provo vergogna e chiedo
scusa" chissà invece cosa avrebbe provato suo padre, ammazzato
dagli ustasa quando era bambino, sentendolo parlare in quel modo
davanti allo stesso simbolo che indossavano i suoi esecutori), la
prima è senz'altro più grave: dare la colpa al predecessore, a torto
o a ragione, può far parte di una campagna elettorale ma, una
volta conclusa quest'ultima, serve una strategia chiara e precisa.
Non chiedetela però a Boris Tadic che è il sosia -purtroppo anche
politico- di PierFerdinando Casini e, esattamente come quest'ultimo,
divenne leader del partito democratico quando il suo mentore fu
tolto di mezzo; ovvero quando Zoran Djindjic venne ammazzato,
come un capobanda rivale, in pieno centro a Belgrado.
L'anno dopo, nel 2004, vinse le elezioni presidenziali, superando al
ballottaggio Tomislav Nikolic, il moscio reggente del CPC.
Sotto la sua presidenza, d'altronde, prima del Kosovo, se n'era già
andato il MonteNegro con un referendum nel giugno del 2006.
Referendum o dichiarazioni d'indipendenza unilaterale non lo
turbano più di tanto: per lui ciò che conta è entrare nell'UE e,
presto o tardi, ci entrerà; fossanco, continuando l'andazzo, come
sindaco di Belgrado.
Il suo degno compare è Vojislav Kostunica, il leader del Partito
Democratico Serbo
, colui che superò uno Slobo al tramonto nelle
elezioni presidenziali del 2000.
Per i primi 3 anni coabitò con Zoran Djindjic, in seguito con Boris
Tadic, scambiandosi le poltrone di premier e presidente nel 2004.
Il loro ménage è, in effetti, fondato sulle poltrone: al ballottaggio
delle elezioni presidenziali del 2004 il presidente uscente
Kostunica, trombato al primo turno, diede ai suoi elettori
indicazione di voto per l'allora primo ministro uscente Tadic, in
corsa contro il radicale Nikolic, facendolo eleggere; costui, a sua
volta, si sdebitò affidando a Vojislav l'incarico di formare il nuovo
governo ovvero cedendogli, in questa maniera, la poltrona di
premier rimasta vacante.
Ottima manovra ed eccellente tattica.
Peccato non siano stati capaci di ripetere l'exploit di fronte agli
ex(?)-terroristi UCK nel triennio di inutili incontri conclusisi a Baden,
in Austria, a fine novembre.
Sulle Alpi, per l'ultimo round dei negoziati, aprì pacatamente il più
moderato della delegazione kosovara: "L'unica cosa sensata che
può fare la Serbia è congratularsi per la nostra indipendenza".
Chiuse un rassegnato Kostunica, che, con il ciuffo più ribelle del
solito, dichiarava di fronte alle telecamere: "La Serbia non starà a
guardare mentre le viene sfilata una provincia e farà tutto per
proteggere la propria integrità territoriale".
"Tutto?" chiesero a gran voce i giornalisti, mentre il premier si
allontanava senza rispondere alle domande.
Tadic, in quel mentre, era già andato a mangiare assieme alla
delegazione kosovara per lo scambio delle maglie visto che questo
era l'ultimo incontro stabilito dalla trojka.
Il termine ultimo, in realtà, sarebbe il 10 dicembre, dopodichè, il
percorso verso l'indipendenza del Kosovo avrebbe seguito
"un'agenda unilaterale".
Vedrà la luce, pertanto, il settimo stato nato dalla dissoluzione
della ex-Jugoslavija: il primo che non fosse già una repubblica
federata all'interno della stessa ed anche il primo ad essere
destinato ad un'unione con uno stato pre-esistente: l'Albania.
Ai serbi quindi, sotto scopa dal 1999, non resta che abbozzare e
rimanere (per sempre?) nell'anticamera dell'UE e della NATO a
rimuginare sui propri errori ed a ripetere, in una sorta di finora
poco efficace training autogeno, che "E' colpa di Milosevic".
Mentre Tadic&Kostunica continuano a cantare la loro hit, un altro
pezzo di terra e di storia serba se ne va, e se, a Zagabria ed
a Sarajevo, già sono aperte le scommesse su quale sarà il
prossimo, a Belgrado ormai non rimane altro da fare che
prenderla in ridere.

 
 
 
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