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L'ultimo volo dell'uccellino triste

Post n°48 pubblicato il 20 Gennaio 2008 da MagoGandalf2006
 
Tag: Sport


Rio de Janeiro, 20 gennaio 1983: Muore, in un letto d'ospedale,
Manoel Francisco dos Santos, meglio conosciuto come "El Garrincha".
A soli 49 anni, pertanto, se ne andava, in punta di piedi, uno dei
più grandi calciatori di tutti i tempi.
...E dire che, sempre in punta di piedi, aveva fatto impazzire i
terzini sinistri di tutto il mondo per più di 10 anni: con quella sua
falcata improbabile, con quella sua finta (sempre la stessa e
sempre micidiale), con quei suoi dribbling da ala vecchio stampo,
quella che prima guadagna il fondo e poi crossa nel mezzo.
Manoel Francisco dos Santos nacque nel 1933, da famiglia
poverissima, e la sua vita fu subito in salita: la poliomelite, avuta
da bambino, lo costrinse ad un'operazione chirurgica agli arti
inferiori che gli lasciò una gamba più corta dell'altra.
Cominciò da lì la parabola dell'ala destra più forte della storia: da
un ragazzo che, per tornare a camminare senza più perdere
l'equilibrio, dovette allenarsi correndo con una palla fra i piedi...
Venne soprannominato "Garrincha", dal nome dello sgraziato
uccellino brasiliano dalle gambe storte e dalle traiettorie di volo
irregolari ed imprevedibili.
Si propose per un provino al Botafogo, il club carioca in cui giocherà
per quasi tutta la carriera, durante il quale venne marcato dal
grande terzino sinistro brasiliano Nilton Santos.
Al termine di quella partitella d'allenamento Nilton Santos consigliò,
al presidente del suo club, l'ingaggio di quel ragazzo e questi
accettò pensando che il suo giocatore volesse, in questo modo,
aiutare finanziariamente quel ragazzino poverissimo e quasi zoppo.
8 anni dopo Nilton Santos e Garrincha regalarono al Brasile la sua
prima coppa del mondo.
Nella squadra stellare di Vicente Feola, c'era anche lui; e di lui Nils
Liedholm, che lo affrontò in finale, ebbe a dire: "Sembrava che
avesse 2 gambe destre, poi 2 gambe sinistre. Mai visto niente del
genere... ci fece a pezzi."
4 anni dopo, in Cile, riuscì a fare ancora meglio e la sua prova di
uomo-squadra può essere paragonata solo a quella di Diego
Maradona al mondiale messicano.
A quei mondiali, infatti, Pelé si infortunò durante la seconda partita
e la sua coppa del mondo finì prima ancora di cominciare.
Toccò, pertanto, a Garrincha caricarsi la squadra sulle sue fragili
spalle ed a trascinarla verso il successo finale.
Per farlo sfoggiò il meglio del suo repertorio: le sue finte, i suoi
tocchi, i suoi dribbling, i suoi cross ed i suoi assist riuscirono a
salvare un'edizione destinata, altrimenti, ad entrare nella storia
per gli inimmaginabili favoritismi ai padroni di casa che, complice la
povertà tecnica di quella rassegna, puntavano a vincere la coppa Rimet.
Per rivedere qualcosa di simile, ovvero una squadra men che
mediocre che cerca di vincere avendo dalla sua solo il
fattore-campo, si dovrà attendere per 40 anni ed attraversare
mezzo mondo per raggiungere la Corea del sud.
Ad accomunare queste 2 edizioni fu l'Italia: truffata in Asia da un
arbitraggio indimenticabile e massacrata in quel di Santiago dove
chiuse in 8 contro 11 il match del girone eliminatorio contro i
padroni di casa.
Alcuni articoli usciti sulla stampa italiana alla vigilia dei mondiali, nei
quali il Cile veniva messo in cattiva luce, furono amplificati per
creare il clima da corrida che poi si sarebbe visto in campo: gli
oriundi azzurri, Sivori, Sormani, Maschio ed Altafini, vennero
additati quali traditori del sudamerica.
Oltre a ciò la federazione cilena si fece assegnare, per
quell'incontro, l'inglese Aston, il futuro inventore dei cartellini per
ammonizioni ed espulsioni, notoriamente attento esecutore dei
"consigli" FIFA.
Il risultato fu 2-0: 2 goals, 2 espulsioni e 2 giocatori messi fuori uso
a suon di interventi assassini; gli stessi interventi assassini che
metteranno fuori causa anche Jascin, il grande portiere sovietico,
che gli andini si troveranno di fronte nel quarto di finale che li
oppose ai campioni d'Europa.
Fu così che, una squadra di picchiatori e di provocatori, riuscì ad
arrivare in semifinale dove avrebbe affrontato il Brasile di
Garrincha, sapendo che in finale l'avversario sarebbe stato una
squadra alquanto abbordabile: o la Cecoslovacchia o la Jugoslavia.
Insomma pareva fatta ed invece...
Irrise ai fabbriferrai della difesa cilena finchè rimase in campo,
autore di una doppietta e di un assist per Vavà, prima di essere
espulso, per un motivo qualunque, dall'arbitro.
La sua squalifica per la finale divenne un caso internazionale: per
fargliela togliere si mossero i ministri del governo brasiliano e ci
riusciranno assestando così un ulteriore colpo alla residua
credibilità di quell'edizione.
La felicità di Mané, però, fu di breve durata.
Conobbe una donna, Elza Soares, cantante e ballerina carioca di
cui si innamorò perdutamente e da lì ebbe inizio la sua parabola
discendente: lasciò la sua famiglia (7 figlie femmine più la moglie
sposata all'età di 15 anni) e cominciò a girare il mondo al seguito
della sua nuova compagna.
Quando anche questa relazione si concluse Garrincha si ritrovò
solo: in campo era l'ombra di sé stesso, ed il malinconico commiato
dalla maglia verde-oro numero 7 avvenne alla coppa del mondo del
1966 con una umiliante eliminazione al primo turno.
Fuori dal campo si rifugiò nell'alcool e perse rapidamente tutte le
ricchezze fino a quel momento accumulate, morendo povero, solo
e dimenticato da tutti.
L'immagine che sintetizza tutto questo è la sua espressione triste
nell'occasione di maggiore allegria possibile: il carnevale di Rio.
Vive sempre, invece, l'impietoso confronto con il suo più celebre
compagno di squadra: Pelé, non tanto in campo, quanto fuori dove
Edson Arantes do Nascimiento si dimostrò formidabile
amministratore di sé stesso ed, ancor oggi, pubblicizza gli
abbonamenti pay TV ridacchiando "Otra vez" oltre ad essere ben
ammanicato con gli alti papaveri del calcio mondiale.
Un altro spot che, ripensando allo sfortunato fuoriclasse brasiliano,
fa sorridere amaro è quello di Lionel Messi, per la Nike, dove
racconta la sua storia e la sua lotta contro il nanismo per affermarsi
come calciatore....
D'altronde i confronti improponibili con il calcio moderno sarebbero
moltissimi: basti pensare che oggi un ala destra qualunque si
chiama David Beckham e macina decine di milioni di $, un doppio
insulto tecnico e finanziario.
Sbagliò epoca, Mané, e lo fece tragicamente; ma visse quando il
calcio era ancora calcio e mi piace immaginarmelo finalmente felice,
fuori dalla sua gabbia, dopo la tanta felicità donata ai tifosi
verdeoro con le sue giocate ma che questa vita non seppe dargli,
se non dentro un rettangolo verde.

 
 
 
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