Dunque ci siamo: il gran giorno è arrivato ed a Pristina è ormai tutto pronto per la dichiarazione d'indipendenza unilaterale che arriverà al termine della seduta del parlamento kosovaro previsto per questo pomeriggio. Migliaia di bandierine albanesi, degli Stati Uniti, dell'UE e dei singoli stati dell'ex-gruppo di contatto sono state distribuite alla popolazione mentre i primi caroselli di clacson sono già cominciati da stanotte. Non è una novità: anche nel '41 il Kosovo divenne, temporaneamente, albanese grazie alla Germania che, con l'operazione castigo, toglieva dalle peste l'alleato italiano (incautamente incartatosi 6 mesi prima attaccando la Grecia solo per assecondare le rivendicazioni albanesi sulla Chameria -il nome albanese dell'antico Epiro-) e ridisegnava, in questo modo, l'intera mappa dei Balcani; guardandosi però bene dall'assegnare la Chameria stessa agli albanesi.
A nord della provincia -ancora per poche ore serba- in quel di Kosovska-Mitrovica (che da domani si chiamerà solo Mitrovica) l'attesa del grande evento è vissuta con apprensione o, per meglio dire, terrore dai pochi serbi rimasti in Kosovo che, dopo il 1999, si sono concentrati in questa città; mentre, nella parte albanese, lo scenario è uguale a quello delle altre città kosovare amplificato dalla possibilità di allungare, finalmente, le mani sulla parte serba della città. Ad unire le 2 metà di Kosovska-Mitrovica, come a Mostar, un ponte che, a differenza di quello croato, è modernissimo ma, esattamente come quest'ultimo, non unisce granchè vista la nube di filo spinato ed i posti di blocco della polizia internazionale ai 2 ingressi. Non deve stupire che, da queste parti, Nikolic sia stato votato all'80-90%.
Nevica a Belgrado, nel giorno dell'Indipendence-day di Pristina. I pochi che ne hanno ancora la voglia e la forza protestano, sfogando così la loro impotente rabbia. Gli altri, e sono la maggioranza, hanno già metabolizzato e guardano avanti: qui hanno votato quasi tutti per Tadic e proprio per questa ragione. Del Kosovo, e di tutto il resto dell'armamentario connesso, ne hanno piene le tasche: adesso vorrebbero riempirsele di Euro dopo che, dell'UE, ne hanno già assaggiato le bombe. Non sanno, però, che l'Euro fa più danni dell'uranio impoverito con cui vennero umanitariamente bombardati a suo tempo e che l'UE si prepara a dargli una fregatura ancor più grande di quelle prese fino a questo momento.
A Banja Luka, capitale della Srpska Republika, c'è fermento ed incertezza. Allo smacco della perdita del Kosovo, sentito in quanto serbi, fa da contraltare il fatto di poter essere una delle opzioni del misterioso "Piano-Kostunica" che circola già da alcune settimane. Il primo ministro serbo, infatti, avrebbe messo a punto tutta una serie di contromisure da adottare dal momento in cui Pristina avrebbe dichiarato la propria indipendenza; tali mosse però sono coperte da segreto di stato, il che ha alimentato le ipotesi più disparate: dalla più blanda ovvero la rinuncia all'adesione all'UE, alla più improbabile ovvero una dichiarazione di guerra. Fra le possibilità intermedie ipotizzate una di queste è proprio la dichiarazione d'indipendenza unilaterale da parte della Srpska Republika dalla Bosnia-Erzegovina, passo propedeutico ad un successivo ricongiungimento a Belgrado. Solo illazioni? Forse. L'unica cosa certa è che il piano venne illustrato a Boris Tadic nel bel mezzo del ballottaggio contro Nikolic e che il presidente serbo si rifiutò di sottoscriverlo: per tutta risposta il premier Kostunica lasciò libertà di voto al proprio elettorato (il candidato di bandiera del partito di Kostunica al primo turno aveva raccolto un 9% potenzialmente decisivo per l'esito finale) negando un sostegno aperto all'ex-compagno di merende e non recandosi alle urne in occasione del ballottaggio. Inevitabile la crisi di governo e la resa dei conti fra ex-alleati che dovrebbe concretizzarsi durante la seduta parlamentare convocata per reagire a quanto accadrà in quel di Pristina. Finora il premier è rimasto piuttosto abbottonato sui contenuti, limitandosi ad un appello generico affinchè i cittadini serbi "rimangano nelle loro case, nel loro Kosovo, nella loro Serbia" ma da stasera, oltre a procedere all'annullamento della dichiarazione d'indipendenza, Kostunica dovrà alzare i veli sul suo piano e calare le sue carte sul tavolo. Un bluff? Non sarebbe il primo da quando questa storia è cominciata nell'ormai lontano 1991. Non conosco il suo piano ma conosco Kostunica e tanto mi basta: l'unico piano che possa funzionare, per quel che lo riguarda, è un piano di fuga. Ciò che appare chiaro è che, a ruota del divorzio di Pristina da Belgrado, dovrebbe seguire quello di Vojislav da Boris che potrà tornare ad abbracciare apertamente Tomislav dopo la fuitina dello scorso anno quando Nikolic venne eletto presidente del parlamento serbo con i voti del DSS e lo rimase per non più di 48 ore. Non può meravigliare, in questo scenario, che dinaro, borsa e titoli di stato siano colati a picco in questa prima metà di febbraio dando il colpo di grazia ad un'economia già dissestata. Se non ci è dato conoscere il piano di Kostunica, siamo comunque in grado di ricordare quello Euro-Atlantico: riconoscimento immediato della nuova entità da parte degli stati più importanti, dispiegamento di una nuova forza in sostituzione di quella presente attualmente e cooptazione nella NATO di tutti gli stati confinanti. Tutto questo mentre l'unico sponsor serbo (anche la posizione greca, negli ultimi tempi, si è alquanto ammorbidita), ovvero Putin, ha le valigie pronte e lascerà, in primavera, il Cremlino. Il Kosovo se ne va, l'ormai ventennale incubo serbo resta; promettendo di scrivere ancora nuove e peggiori pagine di quelle già lette.
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