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Figlio di Putin

Post n°51 pubblicato il 29 Febbraio 2008 da MagoGandalf2006
 


Ultimo giorno di campagna elettorale in Russia ed ultima sortita
da presidente per Vladimir Putin visto che, nella giornata di
domenica, verrà eletto il nuovo presidente della repubblica.
La costituzione russa che, al pari di quella statunitense, non
prevede un terzo mandato impedisce a Putin di ricandidarsi
privandolo, pertanto, della scontata rielezione.
Favorito d'obbligo è l'attuale primo ministro Dmitrij Medvedev,
scelto dal congresso del partito "Russia Unita", tenutosi in
dicembre, proprio su indicazione dello Zar di tutte le Russie.
Zar Vladimir che, all'apparenza, si starebbe preparando ad un
passo indietro solo di facciata dopo essersi scambiato le attuali
poltrone con il suo delfino.
Ma sarà veramente così?
Se sul risultato delle elezioni non paiono esserci dubbi (a
contendere l'investitura popolare a Medvedev saranno i comunisti
del sempiterno Zjuganov ed un altro paio di candidati più vicini al
folklore che alla politica) le incognite più evidenti riguardano il dopo.
La scommessa di Vladimir Putin appare, in realtà, un azzardo da
giocatore incallito: di quelli che riempirono le pagine dai romanzi
della letteratura di quel paese.
Sapranno il suo carisma e la sua personalità continuare a
mantenere gli attuali rapporti di forza anche ad inversione dei
ruoli avvenuta?
Da primo ministro -scelto direttamente dal neopresidente- dovrà
rispondere a quest'ultimo del suo operato e, sull'approccio di
Medvedev a proposito di molte importanti questioni, nulla è dato
sapere.
Non in politica estera, ad esempio, dove si occupava di tutto
l'infaticabile ex-colonnello del KGB, ed i dossier aperti sulla
scrivania del Cremlino sono molteplici: il Kosovo, il rapporto
con i vari Rogue-State in giro per il mondo, la gestione
dell'energia, lo scudo spaziale....
Durante la campagna elettorale, inutile ad uso interno, Medvedev
ha provato a dare di sé un'immagine più conciliante e malleabile
dell'uomo che andrà a sostituire.
Tentativo di smarcarsi o gioco delle parti?
Gioverà ricordare che Vladimir Putin entrò al Cremlino di soppiatto.
Era il dicembre 1999 quando, all'ombra di uno Eltsin pronto a
passare la mano, avveniva una ferocissima guerra di successione.
Nell'entourage di corvo bianco si trovava di tutto: ex-oligarchi,
nuovi mafiosi, trafficanti di ogni genere, boiardi di stato e di
partito, gangster finanziari e non... insomma la crème della Russia
post-comunista.
Dal cilindro di Boris, invece, uscì proprio lui: lo sconosciuto
capo del governo in carica in quel momento (Boris bruciò più
premier di quanti allenatori abbia licenziato Zamparini).
La cricca eltsiniana abbozzò, convinta di poter disporre a proprio
piacimento di quel bassotto con l'aria da rigor mortis, e,
all'occorrenza, di dargli il benservito in qualsiasi momento.
Sbagliarono drammaticamente (per loro) previsione.
Putin si rivelò un osso durissimo e prese in mano da subito la
situazione: per oligarchi, mafiosi e capicosca la festa finì
improvvisamente e male e la loro scelta fu fra l'esilio (Roman
Abramovich, Boris Berezovski) e la galera (Mikhail Kodorkovski, il
suo degno compare Lebedev ed il suo vice Aleksanian).
L'epopea del saccheggio e delle svendite delle immense risorse
russe targata Eltsin era, grazie a lui, terminata dall'oggi al
domani e poté ripartire il processo opposto di rinazionalizzazione
dell'energia e, a ruota, di Telecoms, Media ed industria pesante.
Gli arricchiti più celebri che erano riusciti a scappare in tempo
trovarono rifugio in quel di Londra, dove Abramovich si dedicherà
al calcio e Berezovski alla vendetta ordendo trame politiche di ogni
tipo (dal caso Litvinenko alla rivoluzione arancione ucraina
finanziata con un suo prestito di cui, da tempo, attende invano la
restituzione).
La svolta in politica economica, peraltro, non tardò a ripercuotersi
su quella internazionale, dove i rapporti mutarono rapidamente:
rispetto alla distensione eltsiniana, i media occidentali, voltarono
pagina e cominciarono ad esprimere riserve sempre più pesanti
sulla "democraticità" della Russia di Putin condite da alcune
variazioni sul tema (la tragedia del sottomarino Kursk o la uccisione
della giornalista Politkovskaja).
Non sarà superfluo ricordare che gli editori dei prestigiosi
giornali che si esprimevano in codesti termini verso Putin erano gli
stessi che vennero privati degli ottimi affari che il banchetto
eltsiniano aveva loro concesso per 8 anni consecutivi.
La politica economica, inoltre, contribuì al ritrovato ruolo russo
in politica estera dove dovette intessere nuove relazioni e
rivedere le vecchie.
La Russia si riproponeva come superpotenza, non più militare,
bensì energetica, trovando naturale partnership con la nazione
destinata a divenire il primo consumatore planetario di energia:
la Cina.
Proprio nello stesso momento, infatti, in occidente si pensava
unicamente a delocalizzare spostando investimenti e posti di
lavoro in estremo oriente candidando, in questo modo, la Cina al
ruolo di superpotenza industriale che si propone come naturale
interlocutore del primo produttore ed esportatore di energia del
pianeta.
Divenne conseguentemente prioritaria anche la stabilizzazione
degli staterelli nati dalla dissoluzione dell'ex-U.R.S.S.
attraverso i quali passano pipeline e gasdotti che portano la
materia prima dai pozzi siberiani al cuore dell'Europa.
Grazie all'aumento del prezzo del barile, che gonfiò le casse
federali, la Russia potè pagare in anticipo il suo debito estero
dicendo addio ai vari Soros ed alle speculazioni contro il rublo che
prima erano di ordinaria amministrazione.
In campo finanziario la GazProm (l'attivissimo monopolista russo
dell'energia che venne fondato dal predecessore di Putin,
Chernomyrdin) è destinata a divenire, nel giro di pochi anni, la
società a maggiore capitalizzazione del pianeta; ed essendo di
proprietà pubblica i suoi utili sempre maggiori verranno utilizzati,
come peraltro già succede, per il sostegno demografico che Putin
ed il suo successore hanno sempre indicato come prioritario.
La fine o la continuazione di questa insperata ed inattesa
rinascita di Santa Madre Russia è tutta legata alla scelta del suo
successore: sapremo presto se l'ex-tassista di Berlino-Est sia
realmente giunto a fine corsa.

 
 
 
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