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Domenech è sempre Domenech

Post n°61 pubblicato il 17 Giugno 2008 da MagoGandalf2006
 
Tag: Sport


Quanto dista Zurigo da Berlino?
Le poche centinaia di Km della cartina geografica diventano, in
termini calcistici, diversi anni luce.
Ne abbiamo avuto la conferma stasera, dopo il match del dentro o
fuori -Olanda permettendo- fra le finaliste di 2 anni fà.
E' stata una partita del tutto diversa, a cominciare dai protagonisti
di allora: Non c'è Materazzi che, dopo la squalifica e l'infortunio che
lo estromisero dalle partite del girone di qualificazione giocate
contro i francesi, manca -per l'ultima volta- la possibilità di affrontare
nuovamente les bleus.
L'uomo che decise l'ultima coppa del mondo siede, pertanto,
malinconicamente in panchina dopo la sua disastrosa prestazione
nell'esordio contro l'Olanda.
Non c'è Zinedine Zidane, che si congedò dal calcio con 10 minuti di
anticipo sul previsto pur di lavare l'onta familiare appena subita.
Non c'è Lippi, che però tornerà presto...
Ma soprattutto non c'è lei: la coppa del mondo; così, le 2 squadre
che 2 anni fà si giocarono ai rigori la kermesse planetaria, oggi si
giocano la sopravvivenza in una banale rassegna continentale
appesi alla sportività e, soprattutto, ai calcoli dell'Olanda.
Già, l'Olanda...
Ha fatto vedere che sia il Re che il vice Re sono entrambi nudi:
7 goals con i 3 rifilati all'Italia particolarmente significativi.
Il primo ci ha fatto scoprire, a nostre spese, la regola più stupida
e la meno conosciuta del gioco del calcio: quella secondo cui il
difensore infortunato che, pur finito fuori dal campo, tiene
comunque in gioco gli attaccanti avversari.
Gli altri 2 hanno visto l'Olanda del calcio totale trafiggere in
contropiede l'Italia difensivista per definizione: un'autentica
lezione, prima ancora che di gioco, di filosofia calcistica.
Mentre l'Olanda continuava a divertirsi a spese della Francia, l'Italia
veniva fermata da Lobont e dal guardalinee nel successivo
impegno contro i romeni ed anche questa partita proponeva una
singolare inversione dei ruoli, stavolta dal significato extrasportivo.
Sono sempre stati gli italiani a chiedere alla nazionale azzurra un
momento di riscatto sociale, in particolar modo gli italiani residenti
in stati come la Svizzera o la Germania; mentre stavolta sono i
giornali romeni ad invocare l'eliminazione di chi, a loro dire, si era
recentemente profuso in una campagna mediatica di stampo
razzista orchestrata ai loro danni.
Fra tante corbellerie, mi sarebbe piaciuto che qualcuno si fosse
ricordato che i precedenti campioni del mondo, quelli dell'82,
vennero eliminati proprio dalla Romania che si qualificò, a spese
nostre, per la fase finale di Euro 1984.
Sulla partita in sé, invece, c'è poco da dire: quando il guardalinee
annulla un goal regolare, l'arbitro fischia rigore contro a pochi
minuti dal termine, si regala agli avversari il goal del vantaggio ed
il loro portiere è il migliore in campo si perde nel 99% dei casi; se,
però, non si perde e si resta in corsa tutto ridiventa possibile.
Specie se, sulla panchina dei transalpini, siede ancora Monsieur
Domenech; uno dei pochi protagonisti della notte di Berlino
sopravvissuti a distanza di 2 anni.
Sopravvissuto -soprattutto- a sé stesso: non tanto per le solite
convocazioni cervellotiche o le solite scelte tattiche prive di senso
dettate dall'astrologia; quanto per aver, horribile dictu, preso le
difese dell'Italia nelle polemiche seguite alla convalida del primo
goal olandese con Panucci infortunato a bordocampo.
Stasera si è tornati nella normalità ed è andata come doveva
andare: ai romeni sarebbe bastato dare un'occhiata all'almanacco
per capire che la loro posizione, rassicurante all'apparenza, era
destinata a crollare.
Prima di loro, nei precedenti all'Europeo a 16 squadre, in altri 3
casi era accaduto che la squadra matematicamente sicura del
primo posto affrontasse una squadra che, vincendo, si sarebbe
qualificata alle sue spalle ed in tutti e 3 i casi quella squadra è
stata eliminata.
Nel 2000 l'Italia, dopo aver liquidato Turchia e Belgio, affrontò una
Svezia a quota 1: per arrivare seconda le sarebbero state
necessarie la vittoria della Turchia sul Belgio (che arrivò) e la
vittoria sull'Italia che, invece, si impose 2-1.
Sempre nel 2000 il Portogallo, vincente contro Inghilterra e
Romania, giocò contro la Germania campione uscente cui serviva,
per il secondo posto, la sconfitta dell'Inghilterra (che, in effetti,
perse 2-3) e la vittoria che, invece, non arrivò: il Portogallo
passeggiò 3-0.
Nel 2004 la Repubblica Ceka, dopo aver superato Lettonia ed
Olanda, affrontò i tedeschi che vincendo, visti i loro 2 punti
contro il punto di Olanda e Lettonia, erano sicuri della
qualificazione a prescindere dal risultato dell'altro match: persero
2-1 e vennero eliminati.
Ciononostante, anziché elencare i precedenti omogenei alla
situazione creatasi nel nostro girone, si parlava di biscotto e di
Svezia-Danimarca dimostrando una volta di più, anche se non ce
n'era alcun bisogno, il livello di ignoranza e malafede della stampa
sportiva italiana.
Il trait d'union di questi precedenti è la scelta comune di dare
spazio alle seconde linee, fresche e motivate, per le quali questa
chance rappresenta l'unica possibilità di farsi vedere dal CT:
Italia-Svezia venne decisa da DelPiero, allora fuori dall'11 titolare,
Portogallo-Germania da una tripletta di Sergio Conceiçao, con cui
l'ala laziale conquistò una maglia da titolare per le partite
successive e Repubblica Ceka-Germania da una doppietta di Milan
Baros grazie alla quale l'attaccante del Liverpool venne promosso
titolare.
C'era comunque da battere una Francia che, stando a quel che si
legge sui giornali, non battiamo da 30 anni.
Gli stessi giornali non scrivono quante volte ci hanno battuto loro
durante questi 30 anni: 1 volta sola, in Messico 1986, perché se
non valgono i rigori di Berlino 2006, parimenti non valgono neppure
quelli di Parigi 1998 o, tantomeno, i prolungamenti di 2 anni dopo
alla finale di Euro 2000.
La partita è stata poca cosa ed è finita sull'acrobatico controllo di
palla di Luca Toni che valeva il rigore dell'1-0 ed il cartellino rosso
per Abjdal (e qui, duole ammetterlo, Monsieur Domenech ha
ragione: è una regola da cambiare quanto prima, magari assieme
a quella del difensore infortunato a bordocampo che tiene in gioco
gli attaccanti avversari) mettendo pressione ad una Romania fino
a quel momento magnificata per i pareggi ottenuti contro 2
squadre fantasma; costretti a far gioco dal risultato di Italia-Francia
per i romeni si è spenta la luce e le parate dell'ottimo Lobont
hanno solo prolungato l'agonia.
Adesso ci tocca la Spagna di Torres e Zapatero: sapremo fra
qualche giorno quanto dista Zurigo da Berlino.

 
 
 
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