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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
Clothed in crinoline
Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« L'amoreBuon compleanno, lily of... »

Caronte e Menippo

Post n°24 pubblicato il 03 Settembre 2006 da Virplatonicus
 

Quella che vi propongo è una versione che ho tradotto io... quindi spero sia comprensibile, ma soprattutto giusta...

Menippo fu un filosofo cinico, e come tale, visse considerando la ricchezza come un male, poiché non permetteva agli uomini di essere liberi. Ora, da morto, non ha nemmeno l'obolo da dare a Caronte

Caronte: Dammi, maledetto, la paga per il tragitto.
Menippo: Grida, se ti par giusto, Caronte.
Car. Dammi, dico, quello per amore del quale noi ti trasportammo
Men. Non ne avrai da chi non ne ha.
Car: Chi non ha l’obolo?
Men: Se c’è qualcun altro, non so; io non ne ho.
Car: Ti strangolerò, per Plutone, se non me ne dai, scellerato.
Men: E io dopo averti percosso col tuo bastone, ti mozzerò la testa
Car: Sarà invano, dopo aver navigato per questo tragitto?
Men: Che Ermes, che mi consegnò a te, paghi a nome mio.
Car: Non sapevi che un dio ti portasse?
Men: Sapevo, ma non avevo, e che? Bisognava che io non morissi per questo?
C
ar: Dunque millanterai di aver navigato gratis?
Men: Non gratis, mio caro; e infatti presi un remo e non piangevo,  l’unico fra gli altri sventurati.
Car: Per nulla ciò vale al posto del pedaggio; bisogna che tu mi dia l’obolo; non mi è permesso in altro modo.
Men: Almeno riportarmi in vita.
Car: Parli amabilmente, perché io prenda bastonate, per questo, da Eaco1.
Men: Non mi è di disturbo
Car: Mostra, hai qualcosa nella bisaccia.
Men: Ho dei lupini, se vuoi, e il pasto di Ecate2.
Car: Da dove portasti questo cane3 da noi, o Ermes? Parlava di quali cose al posto della ricchezza mentre tutti gli altri sventurati lo deridevano, lo schernivano, e cantando da solo mentre gli altri si lamentavano!
Ermes: Non sai, o Caronte, poiché hai portato qualunque uomo; scrupolosamente libero, non gli importa di nulla. Questo è Menippo.

Note:
1. Eaco, uno dei costruttori delle mura di Troia, era uno dei giudici infernali
2. Era un offerta in cibo che veniva posta ai piedi della statua di Ecate e che diveniva cibo per i poveri.
3. I filosofi cinici erano chiamati cani (kunes)

Da Luciano, Dialoghi dei morti

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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