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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
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Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« Da dove vengono tutte le...La fine »

Erodoto, pater historiae

Post n°72 pubblicato il 17 Maggio 2007 da Virplatonicus
 

immagine«Questa è l'esposizione delle ricerche di Erodoto di Alicarnasso, perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci che dai barbari, non restino senza fama; in particolare, per quale causa essi si fecero la guerra.» (Storie, I, 1) 

Questo è l’incipit delle “Storie” di Erodoto di Alicarnasso, il primo “storico” della cultura occidentale. Cicerone lo definirà “pater historiae”. Molti si ispireranno a lui, quantunque la sua storia sia molto distante dall’essere oggettiva e presenti una spiccata dimensione favolistica. Pure, presenta perlomeno due concetti che sono degni di esser considerati anche oggi.

 La divinità è invidiosa e sovvertitrice

Per Erodoto motore della storia è la divinità. L’uomo, qualora voglia paragonarsi agli dei, sbaglia, pecca di superbia, di tracotanza. Così, invece di raggiungere il fine, viene accecato dagli dei, cosicché compia fino in fondo le sue azioni empie e sia punito (nemesis = punizione). La giustizia, pertanto, è equilibrata e regna l’armonia universale. Ma la nemesis colpisce anche in altro modo. La divinità, oltre a essere garante dell’armonia, è molto simile agli uomini: è invidiosa. Quando un uomo è eccessivamente felice, gli dei pensano ad stroncarlo. Creso, re di Lidia, era ricchissimo: Solone di Atene andò a trovarlo, e gli disse che la felicità andava valutata alla fine della vita, perché gli dei sono invidiosi e sovvertitori. Quando una situazione non va loro bene, la stroncano. Così il regno Creso, di lì a poco, sarà conquistato dai Persiani. La sua eccessiva felicità aveva messo in moto l’invidia della divinità. 

Può valere questo ragionamento, oggi? A volte sì. Sebbene non ci siano gli dei a garantire la giustizia nel cosmo, il concetto di punizione per il troppo è valido. Lo strappo dei capelli fa molto male a un capellone, per nulla a un calvo. Chi osa troppo viene punito, chi si comporta giustamente viene premiato. Pensiamo ad esempio a scuola: chi pensa solo ad ottenere un voto molto alto, non si concentra adeguatamente e non lo ottiene.  Ecco una applicazione pratica della teodicea di Erodoto. 

Il relativismo culturale.

Questo è invece un concetto molto valido e davvero utile ai giorni nostri. Erodono proveniva dalla Ionia, attuale Turchia, e viaggiò molto prima di mettersi a scrivere. Visitò la Persia, l’Egitto, la Grecia, forse anche la Sicilia. Venne in contatto con molte popolazioni, anche barbare. E apprese una cosa: che nessuna tradizione, nessuna cultura, nessun popolo è superiore ad un altro. Nessuno. Non i Greci (come affermerà Aristotele di lì a poco), non gli Egizi, non i Persiani. Concetto di sconcertante attualità. 

Temo di essermi dilungato un po’ troppo, ma spero che quanto scritto vi inviti alla riflessione. Di come uno storico del V secolo ci possa insegnare la tolleranza, la comprensione, l’accettazione dell’altro.

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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